Analisi di un mito
Premesse
Vediamo che significato si dà di solito al termine sviluppo,
soprattutto nel linguaggio corrente e nei mezzi di comunicazione di
massa.
Il concetto espresso con questa parola è di norma l'aumento
del fluire dei beni materiali attraverso il processo produrre-
vendere-consumare. E' evidente che, con questo significato, lo
sviluppo richiede l'aumento dei consumi. In altre parole, il termine
sviluppo significa oggi la crescita economica, come dimostra anche
la traduzione inglese più frequente (growth). Gli abituali
indicatori dello sviluppo sono sostanzialmente quantitativi.
In genere si pensa che questa crescita aumenti il benessere
dell'umanità, indipendentemente dai valori e dalla cultura che li
esprime. Inoltre, fino ad oggi non si è mai presa in considerazione
la possibilità che l'aumento dei consumi sia incompatibile con il
funzionamento della Biosfera, anche perchè è mancata la percezione
che l'uomo fa parte integrante della Biosfera stessa.
Le discussioni sulla differenza fra crescita e sviluppo
hanno senz'altro un significato profondo, ma di fatto i due termini
sono impiegati come sinonimi dal mondo ufficiale e dalle componenti
economiche, politiche, industriali e sindacali.
La Biosfera
Per usare il linguaggio della teoria dei sistemi, un essere vivente
è un sistema che si mantiene in situazione stazionaria lontana
dall'equilibrio termodinamico. In altre parole, vive finché un
flusso di energia lo attraversa continuamente senza che si alterino
le sue condizioni generali, se si trascurano le piccole
oscillazioni: la Biosfera nel suo complesso si comporta come un
unico organismo vivente, anche se in generale su tempi molto lunghi.
Se si considerano tempi dell'ordine di decenni o secoli, e non
geologici, la Terra è stazionaria: il problema sta nel fatto che le
modifiche causate dallo sviluppo economico nei cicli naturali hanno
velocità dieci-centomila volte più grandi di quelle normali, che
consentono alla vita di adattarsi gradualmente alle nuove
situazioni.
La crescita economica continua è un processo che impedisce il
funzionamento della Biosfera perché ne disarticola i cicli: è quindi
un fenomeno impossibile. Un'economia complessivamente in crescita
può soltanto essere un transitorio, un fenomeno patologico che - se
non arrestato rapidamente - porta necessariamente verso un punto "di
catastrofe".
Anche l'idea che lo sviluppo costituisca sempre un
miglioramento non ha validi fondamenti: è probabile che, se si
potesse disegnare un diagramma che riporta l'andamento del benessere
psicofisico (anche soltanto umano, o di una particolare cultura) in
funzione dei consumi materiali o degli oggetti a disposizione, non
si avrebbe una funzione sempre-crescente, ma una specie di curva a
campana. Ad una certa quantità di beni materiali la funzione
raggiunge un massimo: il corrispondente valore di consumi è già
stato abbondantemente superato in tutto il mondo occidentale. Un
ulteriore aumento peggiora la qualità della vita. Se poi mettiamo in
conto anche la bellezza del mondo e il benessere degli altri esseri
senzienti, la situazione si aggrava ulteriormente.
Ci si può rendere conto di questo fatto se si pensa a una
qualunque località rivisitata a distanza di qualche decennio: la si
troverà inesorabilmente peggiorata, sia sul piano naturale, sia dal
punto di vista estetico ed umano. La varietà dei viventi è sempre
diminuita.
E' forse superfluo ricordare il totale fallimento sul piano
ecologico dello "sviluppo di Stato" un tempo perseguito nell'Est
europeo, in cui il materialismo era addirittura portato al rango di
metafisica ufficiale.
Lo sviluppo sostenibile
Recentemente è stato formulato il concetto di sviluppo
sostenibile, definito dalla Commissione Bruntland dell'ONU come "lo
sviluppo che soddisfa le esigenze del presente senza compromettere
la possibilità, per le future generazioni, di soddisfare i propri
bisogni".
Successivamente il concetto di sostenibilità è stato
ulteriormente analizzato e suddiviso in due posizioni diverse
(K.Turner e D.Pearce - Economia Ambientale):
- Una sostenibilità debole, che si realizza quando, a fronte di un
deterioramento ambientale, si ottiene una compensazione uguale o
superiore in altre forme di capitale.
- Una sostenibilità forte, dove si richiede che il capitale naturale
non decresca mai, mentre le altre forme di capitale possono crescere
o restare costanti.
Queste definizioni della sostenibilità sono decisamente
insufficienti: inoltre dànno per scontata un'assoluta centralità
della nostra specie, su cui si possono avere fondati dubbi sul piano
scientifico-filosofico: già la definizione di "capitale" data al
Complesso dei viventi, o alla Biosfera, o alla Terra stessa, denota
la posizione antropocentrica di partenza, anche nella
sostenibilità "forte". Mi sembra invece che si possa definire
sostenibile solo una forma di sviluppo che consente a tempo
indefinito la vita della Biosfera, cioè ne mantiene le condizioni
stazionarie complessive.
In sostanza, se non modifichiamo profondamente il significato del
termine, la locuzione sviluppo sostenibile è contradditoria e non ha
alcun senso. L'unico "sviluppo" che può durare a tempo indefinito è
un processo di tipo stazionario.
Se poi facciamo anche considerazioni morali o filosofiche,
lo sviluppo è finora sempre partito dall'idea dogmatica che l'unico
soggetto di diritti e l'unico essere in grado di provare "benessere"
sia l'uomo, relegando gli altri esseri senzienti, gli ecosistemi e
tutto il mondo naturale al rango di "materia" a nostra disposizione.
Oggi invece sappiamo che l'uomo non è nella posizione di "abitante
di una casa", ma è come un gruppo di cellule di un Organismo, cioè
l'ecosistema globale, da cui dipende totalmente: questa posizione
della nostra specie deve ancora essere recepita da tutte le
istituzioni.
Riassumendo, come fenomeno complessivo visto "dall'esterno", lo
sviluppo - nel significato del mondo ufficiale - appare come un
processo che:
- sancisce la sopraffazione della nostra specie su tutte le altre
specie viventi, sugli ecosistemi e in genere sul mondo naturale:
distrugge la diversità biologica;
- impone a tutta l'umanità di vivere secondo il modello occidentale;
- sostituisce materia inerte al posto di sostanza vivente; mette
strade, macchine, impianti, dove c'erano foreste, paludi, savane.
L' etica del lavoro e l' etica della Terra
Di solito nel nostro mondo si è formata l'idea che il lavoro
sia sempre qualcosa di positivo, da premiare indipendentemente da
ogni altra considerazione.
Così si pensa che chi lavora di più debba automaticamente
guadagnare di più, che in sostanza sia più bravo di chi lavora di
meno: il lavoro ha acquistato un valore etico in sé, anche se si
tratta di lavoro che danneggia l'intero Organismo terrestre o
contribuisce a qualche patologia della Biosfera. Solo recentemente
si è cominciato a considerare negativa almeno la produzione di
sostanze inquinanti, limitando però l'esame localmente ad ogni
singolo processo, come se fosse possibile isolarlo.
Non si è mai tenuto come valore etico il mantenimento in
condizioni vitali della Biosfera terrestre, oppure degli ecosistemi
di cui il processo fa parte. Non si è neppure considerato, se non in
tempi recentissimi e limitatamente a specie "rare", il danno
arrecato ad altre specie viventi o a processi naturali. In sostanza,
è mancata la percezione della non-separabilità di ogni processo
lavorativo umano dall'ecosistema globale.
E' invece indispensabile avere sempre presente questa
percezione, tenere come primo valore l'etica della Terra.
I consumi
Oggi si assiste in modo macroscopico, anche senza più giri
di parole, ad un fenomeno che rende evidente la natura di quello che
viene chiamato sviluppo: tutto il mondo economico-industriale-
sindacale fa il possibile per fare aumentare i consumi. Si è
arrivati a distribuire, anche se indirettamente, denaro ai
potenziali consumatori per invitarli a "comprare". Invece, se per
caso questa continua pressione non dovesse avere esito, sarebbe
proprio l'unico segnale positivo: se i consumi non aumentano, può
essere che cominciamo ad averne abbastanza di oggetti materiali che
in realtà non portano alcun miglioramento. Forse siamo stanchi di
consumi, malgrado un intollerabile bombardamento pubblicitario che
investe tutti i momenti della vita. Il mondo ufficiale è arrivato a
propagandare gli acquisti, anche senza dire che cosa si debba
acquistare! Si invita a "rottamare", cioè a buttare in montagne di
rifiuti apparecchi perfettamente funzionanti!
Pochi giorni dopo un evento terroristico della gravità del crollo
delle Torri Gemelle, il presidente USA ha pubblicamente invitato i
cittadini americani a riprendere i consumi, ad aumentare gli
acquisti il più possibile!
Nelle città non si gira più, la mobilità diminuisce
all'aumentare del numero di macchine, l'aria è irrespirabile, e il
mondo ufficiale non sa escogitare altro che "il rilancio dell'auto".
Inoltre, gli inviti alla sicurezza stradale difficilmente avranno
gli esiti sperati quando tutti i mezzi di informazione sono una
continua esaltazione - anche inconscia - della velocità come valore.
Nel mondo occidentale le prime cause di morte fra i giovani sono gli
incidenti stradali e i suicidi, ma la massima preoccupazione dei
responsabili è il Prodotto Interno Lordo.
Forse è davvero venuto il momento di diminuire i consumi materiali e
di pervenire ad un'economia stazionaria. Naturalmente si deve
svincolare l'occupazione dalla crescita, ma questo è un problema che
riguarda solo il sistema economico e non le leggi naturali del
Pianeta: dovrebbe quindi essere risolvibile.
Qualcuno obietterà che lo sviluppo porta miglioramenti "a chi non
ha", ma basta fare la considerazione che la forbice fra "ricchi"
e "poveri" si è sempre allargata: con la crescita economica, il
solco aumenta e non diminuisce. Per inciso, i concetti di ricchezza
e povertà sono spesso solo un'esportazione dell'Occidente.
E' inoltre abbastanza chiaro che il discorso vale in termini
complessivi: in linea teorica potrebbero aumentare i consumi pro-
capite a condizione che diminuisca in proporzione il numero di
consumatori.
Qualche citazione
Dal libro La Terra scoppia di G. Sartori e G. Mazzoleni (Ed.
Rizzoli, 2003):
Per le persone di normale buonsenso il problema è che la Terra è
malata di sovraconsumo: noi stiamo consumando molto più di quanto la
natura può dare. Pertanto a livello globale il dilemma è questo: o
riduciamo drasticamente i consumi, oppure riduciamo altrettanto
drasticamente i consumatori.
Si noti che Sartori e Mazzoleni partono da posizioni
completamente antropocentriche e non si pongono il problema della
liceità morale della distruzione di ecosistemi e dei danni agli
altri esseri senzienti. Infatti usano i termini uomo e natura come
se fossero distinti o in contrapposizione, fatto abituale nella
nostra cultura. Anche così i due Autori non hanno alcun dubbio sul
fatto che è assolutamente necessario ridurre i consumi.
Nel libro Assalto al pianeta di S. Pignatti e B. Trezza (Ed.
Bollati Boringhieri, 2000) viene evidenziato il sorpasso, avvenuto a
cavallo del 1970, dell'energia di origine tecnologica rispetto a
quella della fotosintesi, ma"Non si tratta soltanto di una questione
di quantità: infatti l'output del processo fotosintetico è
costituito da ossigeno e molecole biologiche, completamente
compatibili con i processi dei viventi e riciclabili. L'output
derivante dall'uso dell'energia industriale, invece, è formato da
scorie e da inquinanti atmosferici. La produzione di energia
tecnologica continua ad aumentare secondo il modello esponenziale.
Un capitolo dello stesso libro è dedicato ai rischi che
comporta l'accettazione del mito dello sviluppo sostenibile. A pag.
267 si legge: "Trattare la sostenibilità come un problema di risorse
scarse è dunque un'impostazione fuorviante che, potendo venire
facilmente confutata, può addirittura venire utilizzata come alibi
da chi vuole negare il problema". Il libro contiene un'accurata
analisi dell'impossibilità della continuazione del processo di
sviluppo, in quanto disarticola i cicli vitali della Terra.
Da un articolo di Guido Ceronetti, pubblicato su La Stampa
del 9 marzo 1993:
...La sola voce concorde, universale, in alto e in basso, grida che
nessuna industria si fermi o chiuda, qualsiasi cosa produca, sia
pure inutilissima o micidialissima, sia pure destinata a restare
invenduta; la sola voce concorde invoca che si aprano cantieri su
cantieri e che si investano finanze in nuovi progetti industriali: a
costo di qualsiasi inquinamento e imbruttimento, a costo anche di
fare accorrere, per l'immediata ritorsione morale che colpisce chi
accolga progetti simili, le furie di una intensificata violenza. E
se deve, sul mare delle voci tutte uguali, planare una promessa
rassicurante, è sempre la stessa: ci sarà la "ripresa", ne avrete il
triplo di questa roba...
Dal libro di Edward Goldsmith Processo alla globalizzazione (Ed.
Arianna, 2003):
Lo sviluppo economico, nonostante i suoi devastanti effetti sulle
società e l'ambiente, resta il principale obiettivo delle agenzie
internazionali, dei governi nazionali e delle corporazioni
transnazionali che sono naturalmente i suoi principali sostenitori e
beneficiari. Ciò viene giustificato col fatto che solo lo sviluppo,
e ovviamente il libero commercio globale che alimenta, può sradicare
la povertà. Oggi quasi nessuno di coloro che occupano posizioni di
comando sembra disposto a mettere in discussione questa tesi,
sebbene non sia sostenuta da prove teoriche né empiriche, né serie.
Tanto per cominciare, si consideri che poco dopo la Seconda
Guerra Mondiale, quando il commercio mondiale e lo sviluppo
economico erano davvero in atto, quello è aumentato di diciannove
volte e questo non meno di sei volte - una performance senza
precedenti. Appare evidente che se questi processi fornissero
veramente la risposta alla povertà mondiale, allora questa dovrebbe
ormai essere stata ridotta a poco più di un vago ricordo del nostro
barbarico e sottosviluppato passato. Invece, è vero il contrario.
Seguono numerosi dati quantitativi a sostegno di queste
affermazioni.
Si noti che anche questo libro non esce da posizioni
antropocentriche.
Dal Giornale di Fisica n. 2, 1979 (Energia e stabilità di
Luigi Sertorio):
I pregi di un'economia stazionaria sono stati illustrati con parole
che oggi appaiono molto affascinanti forse per il linguaggio un po'
arcaico (1858) sereno e profondo, da John Stuart Mill. Tale bellezza
naturalmente ha colpito rari spiriti isolati, mentre il resto
dell'umanità, se è stato in grado di farlo, proprio a partire
dall'epoca del positivismo, è partito sulla strada della growth
economy.
Conclusioni
Lo sviluppo economico continuo è un fenomeno impossibile sulla
Terra, perché incompatibile con il suo funzionamento.
L'unico "sviluppo" che consente la vita della Biosfera è un processo
completamente non-materiale, qualcosa che significhi l'evolversi di
cultura, arte, spiritualità, pensiero, informazione, e così via. Ma
in tal caso, visto che il significato attuale del termine è
consolidato ormai da un paio di secoli, sarebbe meglio cambiarlo.
Sintetizzando al massimo, due sono le cause dei guai del
mondo: l'eccesso di popolazione umana e l'eccesso dei consumi.
Entrambi i fattori non possono restare in crescita ancora per molto
tempo.
Ma cosa può succedere? Proviamo a formulare qualche ipotesi:
- Lo sviluppo economico prosegue ad oltranza: in tal caso si arriva
ad un mondo terribilmente degradato, con gli ecosistemi naturali
scomparsi, migliaia di specie estinte o degenerate, le foreste
distrutte, l'atmosfera irrespirabile, fino a manifestazioni
macroscopiche di impossibilità di vita;
- Lo sviluppo economico prosegue fino a un punto "di collasso", dopo
il quale si ha la rinascita di culture umane con valori diversi da
quelli attuali;
- Lo sviluppo economico si arresta gradualmente per la progressiva
quasi-scomparsa della filosofia che ne costituisce il fondamento (il
materialismo).
L'ipotesi più pessimista sembra la prima, quella più probabile la
seconda; resta la speranza che si verifichi la terza.
Nel mondo moderno lo sviluppo è visto come un tabù intoccabile, una
divinità, ma proprio per questo è opportuna qualche considerazione
in controtendenza.
Dopotutto, nella seconda metà dell'Ottocento, i "sacerdoti"
dello sviluppo erano convinti che la crescita economica avrebbe
fatto terminare la fame e le guerre, che un'éra di prosperità senza
fine si stava aprendo all'umanità e che la criminalità sarebbe
presto diventata un ricordo del passato. Quindi mi sembra che non ci
siano dubbi perlomeno sul fatto che c'è qualcosa che non va in
questo "sviluppo".
Guido Dalla Casa
Est-Ovest