Alzo zero

HOME - Scrivici

 

Gli eroi di Chernobyl

di Marco Cottignoli

Venti anni fa il dramma di Cernobyl, una esplosione 500 volte più potente di Hiroshima. Eppure, oggi, il luogo dell'orrore è diventato una discutibile meta turistica.

Venti anni fa, nella notte del 25 aprile 1986, in uno dei quattro reattori della centrale nucleare di Chernobyl, venne a cessare il flusso dell’acqua che raffreddava il nocciolo del reattore, quello in cui uranio e plutonio, scindendosi, liberavano energia ad alta temperatura. In breve tempo la temperatura del nocciolo si alzò, provocando l’incendio della massa di grafite che circondava il nocciolo, la fusione del nocciolo ed una potente esplosione che distrusse la struttura superiore del reattore. Dal tetto scoperchiato furono gettati nell’aria, per alcuni giorni, fiamme e fumi radioattivi. Fu in quel momento drammatico che migliaia di eroici pompieri e di operatori intervenirono per spegnere l’incendio, nonostante i pochi mezzi a disposizione e la situazione disperata. Si opposero con coraggio e spirito di sacrificio davanti all’immenso fuoco che si ergeva davanti a loro. Una fiammata mortale, costituita da fumi e da materiale radioattivo, che sprigionava radiazioni letali. In seguito morirono tutti, così come morirono i piloti degli elicotteri che non smisero di sorvolare il reattore incandescente per gettare al suo interno centinaia di migliaia di tonnellate di sabbia, cemento e piombo e per tentare di bloccare la reazione nucleare che ancora continuava. E’grazie al loro sacrificio che la radioattività delle polveri e dei gas che si diffusero nell’Europa centrale e meridionale, fino in Italia, non hanno avuto quantità e, quindi, effetti ben più disastrosi. Dopo il libro uscito nel 1996, di  Grigori Medvedev, “Dentro Cernobyl”, è appena stato pubblicato un altro libro che ricorda quel tragico evento, “Chernobyl, confessioni di un reporter” di Igor Kostin che presenta  una toccante documentazione fotografica delle prime settimane della grande paura e degli sforzi dei tecnici e degli operai impegnati a fermare la fuoriuscita della radioattività. Kostin che fu il primo fotoreporter accorso sul posto il giorno stesso dell’esplosione radioattiva- a causa di cui si ammalò gravemente e negli anni successivi fu sottoposto a vari interventi chirurgici- ebbe una brutta sorpresa; tutte le fotografie scattate risultavano nere a causa della tremenda quantità di radiazioni cui erano state esposte, tranne una- che fece immediatamente il giro del mondo e venne pubblicata su tutti i principali quotidiani del mondo, tranne quelli russi, che, secondo il consueto metodo sovietico, blindarono la notizia. Nonostante le difficoltà drammatiche del momento, Kostin ritornò sul luogo del disastro e- dopo aver studiato un sistema per proteggere le macchine fotografiche dalle radiazioni- ebbe la forza di immortalare il coraggio di «liquidatori» ( furono fra i 600-000- 800.000 ): uomini che ripulirono praticamente a mani nude il luogo del disastro, equipaggiati di materiale inadatto- tute per la guerra chimica e maschere inadatte per le radiazioni- che contrastarono la catastrofe armati di semplici badili, ridotti a spostare con le mani blocchi di materiale radioattivo; uomini eroici che avevano 40 secondi per arrampicarsi sul tetto della centrale, con  35 chili di protezione in piombo, per gettare una palata di detriti giù nella voragine, verso il cuore pulsante del nocciolo e poi scappare affannosamente, con una dose di radiazioni assorbite superiore a quella tollerabile nell’arco di una intera vita; vide i piloti degli elicotteri che scaraventavano il liquido dall’alto  per evitare che le polveri radioattive si spargessero e svenivano ai comandi per morire poco dopo; riprese l’evacuazione della popolazione, la costruzione del sarcofago intorno ai resti del reattore esploso, gli inutili lavaggi per decontaminare le case ed i veicoli. Il lavoro di Kostin ha il grande pregio di immortalare il coraggio, il sacrificio e l’opera di questi uomini coraggiosi. Soprattutto ha il merito di invitare a meditare al nucleare in maniera più umana e meno imprenditoriale, meno legata cioè ai noti concetti imprenditoriali ed economici dettati dalle grande imprese. Le foto che riportano gli atroci effetti collaterali- morti, ustionati, malati di cancro- non possono non far riflettere, con più ponderatezza, sul pericolo latente del nucleare e sulla possibilità, invece, non solo di combattere gli sprechi energetici ma anche di sostenere, finalmente con maggior vigore e costrutto, forme di energia alternativa come le biomasse, il biogas, il solare o l’eolico

“ Chernobyl, Confessioni di un reporter “. In questo libro straordinario, sono riunite per la prima volta in un'unica opera, le celebri fotografie di Igor Kostin.
Vincitrici di due World Press Photo, le celebri immagini sono presentate insieme a un centinaio di scatti inediti e all'appassionato racconto in presa diretta del fotografo stesso.
Tradotto in dieci lingue, questo libro è senza dubbio una della testimonianze più complete sulla catastrofe e sulle sue conseguenze.

Ultimo aggiornamento: lunedì 08 maggio 2006