Alzo zero

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Una cosiddetta "destra sociale"

 

di Paolo Emiliani-

La montagna di Alleanza Nazionale ha partorito il topolino.
Altro che scontro finale, altro che sfiducia a Fini, altro che
profonda sterzata nella politica del partito di via della
Scrofa. Iscritti e simpatizzanti di An se ne facciano una
ragione: quella è una formazione neodemocristiana e come tale
è governata dalla voglia di poltrona.
E se Fini è comunque uscito ridimensionato (non è più il capo
indiscusso di una volta) il vero sconfitto è Alemanno e la sua
cosiddetta destra sociale. Non si può nemmeno più dire l’asse
Alemanno-Storace perché i due sembrano ormai separati in casa.
L’insanabile contrapposizione è stata sanata, in extremis, ma
sanata ed ora in casa An regna di nuovo l’unità, anche se non
certamente l’armonia.
Il fatto veramente grave è però un altro.
Credete forse voi che dopo oltre dieci anni di deriva
neoliberista, filoatlantica e filosionista (tutto secondo gli
insegnamenti almirantiani, sia ben chiaro) Alemanno abbia
dissotterrato l’ascia di guerra per difendere quanto di
sociale è rimasto in An?
Nemmeno per sogno.
Il documento che ha rimesso insieme i cocci del partito aveva
come fulcro la difesa della legge 40.
Fini, insomma, per rimanere in sella ad An (quasi
all’unanimità) non ha dovuto rinnegare le spinte
turboliberiste del governo del quale è vicepresidente del
consiglio; non ha dovuto criticare la distruzione dello stato
sociale portata avanti dall’allegra brigata berlusconiana con
il consenso colpevole delle opposizioni; non ha dovuto
promettere di non fare altri pellegrinaggi per omaggiare i
caporioni dell’entità sionista che massacra il popolo
palestinese; non ha dovuto nemmeno giurare di smettere di
leccare gli stivali a chi ci ha invasi a metà del secolo
scorso distruggendo con le armi quell’Italia di cui lui un
giorno andava dichiarandosi erede: ha dovuto solamente
promettere che non cercherà più di affossare una legge tanto
cara a santa madre chiesa.
In fondo, non crediamo che una simile promessa possa essere
costata tanto a Gianfranco Fini, ma non credevamo che la
massima aspirazione di Alemanno fosse quella di capo
sacrestano.
Sì, nei congressi (e per chi, come An, non li fa, nei consigli
nazionali) si vince aggregando le correnti su qualcosa, ma che
la colonizzazione democristiana del partito fosse giunta a
tanto non potevamo immaginarlo.
Berlusconi vuole il partito unico del centrodestra, ma a
questo punto An è pronta per la fusione con l’Udc, Forza
Italia è fin troppo laica per Alemanno e la sua confraternita.

 

Ultimo aggiornamento: sabato 09 luglio 2005