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Il problema del debito
Grande attenzione è stata riservata dall’opinione pubblica italiana al concerto che a Roma, così come in altre 9 capitali mondiali, ha propagandato la proposta dell’annullamento del debito dei Paesi africani. Solo poche settimane fa (l’ 11 giugno) i cd. “Grandi della Terra” riuniti nel G7 finanza avevano deciso di cancellare i debiti di 18 popoli, africani e latino-americani (ricordiamo che nel continente latino-americano 96 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà, quasi il 20% della popolazione), per la cifra complessiva di 40 miliardi di dollari. L’Africa sub-sahariana, in particolare, non è gravata solo dal peso dei prestiti esteri, ma si trova in piena emergenza sanitaria a causa della diffusione dell’Hiv-Aids (1) (il 70% dei 36 milioni di individui affetti da questo morbo nel mondo vivono in quella zona).
La stessa richiesta degli oltre 100 musicisti esibitisi sotto la direzione del cantante Bob Geldof lascia perplessi: mettere fine alle misure protezionistiche, meccanismo effettivamente utilizzato in maniera machiavellica dalle potenze industriali (2) ma allo stesso tempo estrema risorsa a disposizione dei cd. “paesi in via di sviluppo” per sfuggire ai meccanismi usurocratici delle istituzioni finanziarie internazionali e al saccheggio delle proprie ricchezze naturali ad opera delle multinazionali. Se guardiamo alla storia europea, peraltro, nessuno Stato ha mai aperto la propria economia alla concorrenza mondiale senza prima aver accumulato una sufficiente base industriale nazionale grazie al protezionismo. Esiste anche una notevole letteratura sui consigli “disinteressati” che Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale (3) hanno elargito ai popoli del cd. “Terzo Mondo”: privatizzazione dei servizi sociali e delle imprese pubbliche, monocultura in agricoltura, ricorso ai prestiti internazionali, con le conseguenze che oggi tutti conosciamo (24.000 morti per fame ogni giorno). Un esempio tra tanti, la privatizzazione dell’acqua in Tanzania aveva garantito il controllo delle risorse idriche alla “City water”, gestita dalla multinazionale inglese “Biwater”; questa decisione è stata poi sconfessata dal governo tanzaniano nel maggio 2005, perché non era affatto migliorato l’approvvigionamento idrico della città di Dar es Salaam. Anche se le attuali scuole di pensiero si dividono in due campi contrapposti, coloro che ritengono l’attuale crisi sociale mondiale dovuta a un eccesso d’integrazione e coloro che invece la imputano a una carenza di globalizzazione, bisogna ricordare come numerosi economisti non pregiudizialmente ostili alla mondializzazione dei mercati sottolineino la centralità dello Stato nello sviluppo economico ad es. delle cd. “Tigri asiatiche”. Emblematici sono i recenti casi di crisi finanziarie in Malaysia e in Argentina: entrambi crack borsistici sono stati risolti positivamente contravvenendo in maniera esplicita alle indicazioni del Fondo Monetario Internazionale. In un contesto globale di crescita a volte contenuta – vedi UE e USA – a volte fortissima – come nel caso di Cina e India – rimane difficile capire quali possibilità di accesso alle risorse potranno avere gli Stati africani, spesso privi anche delle strutture tecnologiche indispensabili al decollo interno. Citando Gandhi alla vigilia d’indipendenza del suo Paese: “Alla piccola Inghilterra c’è voluto mezzo mondo per raggiungere l’attuale modello di sviluppo. Di quanti mondi avrebbe bisogno l’India?”. Se il solito Gheddafi sembra svolgere il ruolo di guastafeste, respingendo con sdegno le offerte del G8 come “un’elemosina legata a condizioni che la Libia non intende accettare”, gli altri capi di governo africani sembrano più concilianti. Tuttavia, i contadini riuniti nella rete “Poppa”, che rappresenta oltre 60 organizzazioni di 10 paesi dell’Africa occidentale, hanno manifestato tutta la loro contrarietà agli aiuti occidentali, in nome di una minore invadenza del mercato internazionale e di uno sviluppo autocentrico.
STEFANO VERNOLE
Note
1) Nel 2001 i paesi più ricchi del mondo hanno istituito il Fondo globale per la lotta all’aids, alla tubercolosi e alla malaria, ma i contributi non sono sufficienti. Gli USA hanno offerto aiuto ad alcune nazioni africane, a patto che esse accettino di comprare le medicine brevettate dalle case farmaceutiche americane invece delle versioni generiche che costano circa la metà. 2) L’Unione Europea, gli Stati Uniti e altri Paesi del G8 versano ogni anno 300 milioni di dollari come sussidi ai loro agricoltori e alle rispettive aziende, falsando così le regole della libera concorrenza sul mercato mondiale. 3) Le nazioni del G8 fanno ovviamente parte del Consiglio di amministrazione della Banca Mondiale. |
Ultimo aggiornamento: sabato 09 luglio 2005