Alzo zero

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           Il  gigante  dai  piedi  d’argilla

 

                Stati Uniti e Cuba, due modi diversi di affrontare gli uragani

 

Katrina è il nome di fantasia dell’uragano che si è abbattuto in questi giorni sulle coste meridionali degli Stati Uniti seminando morte e distruzione.

Un’intera città come New Orleans inghiottita dalla tracimazione delle acque del fiume Mississippi ed a tutt’oggi il bilancio delle vittime e dei danni resta del tutto provvisorio.

Fonti attendibili parlano di migliaia di morti e di una città, dal sapore francese e patria indiscussa della musica jazz, andata inesorabilmente perduta. Ma a colpire il mondo intero per questa triste notizia non sono solo le dimensioni della catastrofe, bensì, l’inefficienza dimostrata dagli Stati Uniti nei sistemi di protezione civile in una zona a forte rischi di calamità naturali. Emerge nitido il paradosso di una potenza mondiale che in politica estera si erge a difensore della libertà e democrazia spesso imposta con le armi e poi in casa propria taglia i fondi per la protezione civile, lasciando nella disperazione e nella fame migliaia di disgraziati il cui istinto di sopravvivenza viene stroncato dal fuoco dei soldati reduci dall’Iraq chiamati da Bush a riportarvi l’ordine. Nulla di nuovo sotto il cielo dello zio Sam, ma ciò che colpisce i più attenti osservatori statunitensi allorquando, all’indomani della catastrofe Fidel Castro, con grande senso di umanità, ha messo ha disposizione degli odiati cugini più di mille medici e alcuni container di medicinali.. Un gesto fiero da parte di una nazione, come quella cubana, alle prese con una grande crisi economica in parte dovuta alle famigerate sanzioni ed embarghi voluti dagli Usa per lontani rancori ed ingiustificate logiche politiche.

Quando parliamo di mali del sistema statunitense ci riferiamo alle ingiustizie di una nazione che dopo il vittorioso secondo conflitto mondiale continua ad imporre la sua sete di potenza e di dominio del mondo intero, strangolando economicamente o militarmente chi non accetta le sue direttive.

Inaccettabile per la piccola e fiera isola del caimano, che vive con compostezza e dignitosa povertà la sua fede incrollabile nel trionfo della giustizia dei popoli e dell’abbattimento di ogni logica tendente a creare un mondo globalizzato ed ubbidiente ai dettami dello zio Sam.

Il modello cubano con le sue imperfezioni ha molto da insegnare ai cugini statunitensi in fatto di calamità naturali; basti pensare che a seguito del recente uragano Dennis abbattutosi sull’isola, è risuscita ad evacuare circa 660.000 persone, contando dieci morti.

Ciò è stato possibile perché Cuba investe non solo nella preparazione alle calamità naturali e nella difesa civile, ma anche perché la sua gente è fortemente coinvolta nel superamento di questi accadimenti grazie ad efficienti e numerose strutture mediche pronte ad intervenire , inoltre a differenza degli Stati Uniti vi è anche un alto livello di scolarizzazione che aiuta nell’attuare sistemi preventivi di protezione sociale. Uragani e tempeste tropicali sono numerosi e ciclici a Cuba, ma non per questo hanno creato distruzione e morti come per katrina, i cubani credono in un modello economico che investe nel sociale e pertanto nella prevenzione e difesa della popolazione.

Quando l’uragano Ivan ha colpito Cuba non è stato imposto alcun coprifuoco ed inoltre non ci sono stati saccheggi o violenze e l’esercito non è intervenuto a differenza di quello che abbiamo purtroppo assistito attraverso i mass media in questi giorni a New Orleans.

Su tutto ciò occorre riflettere.

                                                                          Andrea Cucco

Ultimo aggiornamento: martedì 13 settembre 2005