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Alzo zero |
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LO SPORT DI SALIRE SUL CARRO DEL VINCITORE
Il caso Sgarbi
DI MASSIMO FINI
È
sempre penoso, imbarazzante e quasi raccapricciante vedere un uomo
che si umilia oltre ogni limite, calpestando per intero la propria
dignità, se mai ne ha avuta una, pur di mantenere il posto al sole e
i privilegi di cui ha immeritatamente goduto. È quanto ha fatto
l'onorevole Vittorio Sgarbi con una lettera aperta al Corriere della
Sera (4/9) indirizzata ai massimi esponenti della sinistra ("Caro
Prodi, caro Fassino, caro Rutelli... oggi chiedo ospitalità a voi"). Adesso l'ex deputato di Forza Italia chiede ai leader della sinistra di "non escludere la mia sensibilità per l'individuo e le sue libertà". Vittorio Sgarbi ha avuto sensibilità per la libertà di un solo individuo: la sua. Quest'uomo che per anni, protetto dall'immunità parlamentare e dal potere berlusconiano, ha insultato, ingiuriato, diffamato tutti, non solo personaggi di rilievo ma anche cittadini inermi (una professoressa, una certa Puppi, che aveva scritto "stà" con l'accento, come si usava peraltro nell'Ottocento, doveva essere, secondo il delicato e coprolalico linguaggio dell'onorevole, "Cacciata dall'Università a calci nel sedere. Calci! Nel sedere! Sedere! Calci!") arrivando alle volgarità più basse, vili, razziste (basta pensare, ma è solo un esempio, a quanto disse di Rosy Bindi, colpevole di non essere avvenente), una volta che a Napoli, nel febbraio del 1995, un automobilista si permise di rivolgergli un modestissimo "Si vergogni!", radunò gli uomini della sua scorta (pagati dallo Stato e quindi da noi contribuenti) e lo fece inseguire a sirene spiegate per tutta la città da due macchine dei carabinieri che, con le palette rosse regolamentari, alla fine fermarono l'incauto, lo costrinsero a scendere dalla macchina e lo circondarono. Questa è la sensibilità che l'onorevole Sgarbi ha per le libertà dell'individuo e per l'individuo stesso quando non si tratta di lui. Costui, che se la dà da libertino e tuona contro i moralisti, è lo stesso che accusa il ministro Giuliano Urbani di avere una relazione con un'attrice. Adesso ha la spudoratezza di fare anche la vittima. "Sono stato un disperato e deluso alleato del centrodestra". Dal centrodestra Sgarbi ha avuto tutto: un seggio parlamentare che mai avrebbe conquistato con le sue forze (nei testa a testa maggioritari è stato sempre trombato), una visibilità televisiva straordinaria e i conseguenti quattrini onori e prebende. E ora attacca, ingenerosamente, proprio il centrodestra: "Quell'area politica, per la sua stessa inconsistenza, oggi si è dissolta. E il centrodestra è un non-luogo diviso fra confusione e contraddizioni. La politica nei prossimi anni sarà tutta nel centrosinistra". Ma, guarda caso, l'onorevole Sgarbi si è accorto che il centrodestra è "incosistente", è "un non luogo", è zeppo di confusione e di contraddizioni solo da quando è diventato evidente che perderà le prossime elezioni politiche. È stato il primo topo a scappare dalla nave che affonda.Io, che negli anni Ottanta condussi una solitaria battaglia contro la partitocrazia e che nel 1992-94, all'epoca in cui la partitocrazia sembrava finalmente sconfitta grazie alle inchieste della Magistratura e all'avvento della Lega, che appoggiai sull'Indipendente, potevo starmene comodamente assiso sul carro dei vincitori, ne sono sceso. Sgarbi, senza alcun merito, vi è invece salito e adesso pretende di saltare su quello opposto perché, pietisce miserabilmente ai leader della sinistra, "non vorrei fare mancare nella prossima legislatura il mio anelito". Vittorio Sgarbi, in sè, non è un problema, non conta nulla e non vale nulla. A cinquant'anni suonati è doveroso fare dei bilanci. Ha passato la sua vita a seminare insulti senza costruire niente, nella sua professione, che sarebbe quella di critico d'arte, non ha espresso nulla di significativo tranne un conservatorismo ottuso di cui sarebbe capace anche "la mi zia". Sgarbi conta come simbolo. Se il centrosinistra lo accetterà nelle sue file allora vorrà dire che in politica è davvero lecito tutto e che le oligarchie politiche sono disposte a calpestare ogni cosa, dignità, lealtà, onore e il senso stesso della politica, in nome della propria autoconservazione. Una ragione in più per muover loro, fuori ma anche dentro le Istituzioni repubblicane, una battaglia senza quartiere.
Massimo Fini
Il
Gazzettino.
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Ultimo aggiornamento: sabato 10 settembre 2005