TERRORISMO CONTRO TERRORISMO
di Carmelo R. Viola
"Il terrorismo è un'ignominia senza attenuanti". Non so
quante volte
io abbia scritto queste parole di cui sono sempre più
convinto, come
dovrebbe esserlo, penso, ogni persona di sufficiente
sensibilità
socio-affettiva.
Soggetti, diretti o indiretti, di terrorismo, sono
detentori di
potere: è ovvio che ad esserne maggiormente responsabili
sono quelli
che detengono maggiore potere e che sanno di più, non
foss'altro
perché per loro il terrorismo è un'opzione politica. E' un
dato di
fatto che autori sostenitori di terrorismo sono – e non da
ora – le
maggiori potenze del mondo (con in testa gli Usa e la Gran
Bretagna)
e, come risposta, le loro vittime. Ma solo quando i vari
Bush e
Blair ed eventuali complici (come Aznar) sono presi di mira
dal
terrorismo "di risposta", padroni e servi gridano
all'unisono al
terrorismo e recitano la barzelletta, ormai vecchia, che il
mondo è
minacciato dal terrorismo, nemico numero uno contro cui
tutto il
mondo sedicente civile si dovrebbe armare e combattere.
Ma le cose non stanno così: l'Afghanistan e soprattutto
l'Iraq sono
vittime quotidiane del terrorismo angloamericano. Se Bush e
Blair,
invece di starsene a fare i padreterni con tanto di aureola
e un
sorriso ironico e sfottente, lasciassero le loro vittime,
affidandole ad una commissione interaraba sotto la gestione
dell'Onu
e si costituissero alla Corte di Giustizia Internazionale
dell'Aja
per essere processati dei loro crimini imprescrittibili
contro
l'umanità, le cose potrebbero cambiare. Invece se la
spassano come
gente perbene mentre continuano ad infliggere ogni forma di
terrorismo a carico di Stati illegittimamente occupati
minacciando
di fare la stessa cosa contro Stati indocili.
Quando le loro vittime ricorrono all'ignominia del
terrorismo,
recitano – loro! – la parte delle vittime e chiamano il
mondo a
raccolta contro il nemico che gli tende degli agguati e per
un
momento perdono la serenità dei padreterni. E l'ignominia,
che
offende la storia non è tanto il terrorismo per se stesso
quanto il
fatto che loro – i più potenti, i più violenti e i più
bugiardi –
fanno la parte delle vittime, degli innocenti, anzi dei
paladini del
bene con la piaggeria ipocrita del popolo, delle
opposizioni
parlamentari e dei sindacati e di quanti con il pretesto di
essere
imparziali davanti al dolore, finiscono per essere parziali
con
coloro che, come i responsabili delle grandi potenze e dei
loro
complici, ne sono i veri responsabili.
Vero è che il mondo è minacciato dal terrorismo-
l`ignominia senza
attenuanti – ma non è affatto vero che esso sia diviso in
due parti:
quella che lo commette e quella che lo subisce. Non è
affatto vero
che a consumarlo sia una parte del mondo islamico e meno
che mai
agli ordini di un certo Bin Laden, fondatore e dirigente di
Al
Qaeda. Questa semplificazione è opera dei veri produttori
di
terrorismo, i quali, per aggredire gli Stati indocili,
definiti "canaglia", hanno bisogno di un pretesto per
camuffare il
loro terrorismo come azione legale, legittima e perfino
liberatrice.
Ciò spiega perché i "pupari" occulti della Cia e della
politica
estera degli Usa facciano parlare Bin Laden ogni volta che
ce ne sia
bisogno, e soprattutto attribuiscono puntualmente a Bin
Laden la
regia dei vari attentati terroristici come se ne fossero
puntualmente informati.
Quando la Casa Bianca decise di aggredire l'Iraq per
ragioni
tutt'altro che democratiche, gli aggressori ripeterono
essere quello
Stato al servizio di Al Qaeda, il che non poté mai essere
dimostrato. Il mondo è sì diviso in Stati docili e
Stati-canaglia ma
anche questa risulta essere una semplificazione di
propaganda
demagogico-terroristica perché consente ad Usa e Gran
Bretagna di
minacciare ed aggredire terroristicamente gli Stati
avversari. La
realtà è un pochino diversa: è tripolare. Un polo è
rappresentato
dai padroni e dai loro accoliti. Un secondo polo è
rappresentato dai
paesi di fatto soggiogati di cui l'Iraq è una zona sui
generis di
resistenza partigiana senza fine. Il terzo polo è
rappresentato da
Stati che non intendono affatto essere soggiogati e che gli
Alleati
anglo-americani non sono in grado di "occupare con una
passeggiata".
Il gesto di Zapatero nel cuore dell'Europa con accanto una
Francia
nucleare è un gesto assai significativo.
L'imperialismo anglo-americano trova proprio nella
resistenza
terroristica extraterritoriale ciò che non si aspettava.
Che
l'Iraq "ribelle" aggredisca se stesso, ma quando colpisce i
liberatori o porta fuori casa, per esempio a Londra, la
propria
rabbia, allora è un'altra cosa. Il mostro dell'imperialismo
divora
se stesso ed è esso stesso a distribuire alla propria gente
il
terrore della morte e il panico. Si dà il caso che la fede
islamica
nell'amore per la propria terra occupata e massacrata,
produca
soggetti capaci di sacrificare la propria vita con un
eroismo che
ricorderebbe i primi cristiani se non si confondesse con il
terrorismo.
I vari Bush, Blair e diretti complici hanno fatto male i
loro conti
non pensando all'universalizzazione della resistenza
partigiana
delle loro vittime e del terrorismo di ritorno. Liberatisi
del polo
sovietico, hanno creduto di trovarsi davanti ad una strada
spianata.
La biologia sociale c'insegna che in un mondo di antropozoi
(animali-
uomini) in universale lotta predatoria (predonomica),
dapprima
emerge il gruppo più forte, il quale, per soggiogare il
resto del
mondo, ricorre ad ogni forma di terrorismo. Ma, nello
stesso tempo,
ingegna quest'arte ignobile e si espone vieppiù a quanto
esso stesso
ha insegnato.
L'imperialismo sta perendo di se stesso. L'11 settembre
delle Due
Torri, con molta probabilità, fu anche un auto-attentato
come Pearl
Harbour: la superpotenza sa anche giocare con se stessa. Ma
con i
fatti di Madrid e con quelli di Londra, le cose sono ben
diverse.
Soprattutto sono vere. La possibilità che in un momento
qualsiasi
esploda qualcosa: questo è il peggio che al mostro
dell'imperialismo
potesse capitare. Ed è quanto sta capitando. Non si tratta
di
ripristinare la vita normale: proprio adoperandosi perché
ciò
avvenga, il padronato politico – anche di casa nostra –
dimostra di
non avere capito in quale "sabbia mobile" sia finito.
Dietro la
forza antropozoica si cela una grande stupidità: la guerra
terroristica è la peggiore che il padronato potesse
dichiarare ai
deboli e ai poveri e quindi a se stesso perché la risposta
terroristica non ha limiti di tempo né di luogo. E più si
accusano
deboli e i poveri di fare terrorismo più si suggerisce loro
di farlo
effettivamente. Il mondo è quello che i vari Bush, Blair e
complici
diretti hanno fatto effettivamente: un campo minato dove da
un
momento all'altro costoro possono saltare per aria assieme,
purtroppo, ad innocenti che per malaugurato caso, si
trovino accanto
a loro.
Gli attentati di Londra sono capitati nel bel mezzo degli
incontri
dei "G-8", come dire degli Otto Grandi ovvero dei
rappresentanti di
quegli Stati la cui storia conta lo sfruttamento coloniale
e
selvaggio dei paesi africani, a cui ora forniscono povertà
ed armi,
cioè che continuano a sfruttare ancora e che "ripetono" di
volere
redimere. Non credo si tratti di una coincidenza. Gli
attentati
confermano quanto abbiamo detto più sopra: la possibilità
che i
deboli e i poveri abbiano imparato a restituire il
terrorismo
colpendo dove e quando vogliono. L'importanza non è tanto
nella
quantità della morte e del terrore quanto
nell'imprevedibilità e nel
costante "stato di allerta".
Lo sviluppo, di cui si parla a proposito dei "grandi" si
riferisce
solo alla tecnologia e al commercio, non certo al livello
morale
cioè antropologico. Si tratta, infatti, degli Stati che
continuano a
massacrare l'Afghanistan e l'Iraq, dopo avere fatto la
stessa cosa
con la Serbia e il Kosovo, sempre per adeguarli
forzatamente agli
interessi dei padroni Usa. I rappresentanti dei "G-8",
seppure
volessero come persone, liberare i paesi africani del
debito a nodo
scorsoio, dovrebbero fare i conti con il potere della
moneta
espresso da istituti monetocratici tutt'altro che umanitari
come la
Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale e, per
la parte
italiana, anche con la Banca d'Italia. Sono quindi dei
"giocolieri"
(di parole) e dei bugiardi, che non hanno il coraggio di
essere
uomini.
La circostanza ha consentito agli italiani di conoscere i
trecentomila inservienti "umanitari" in missione in Iraq a
servizio
del Pentagono, tenuto conto che la stessa Opposizione,
quando non è
concorde, manca del coraggio "costituzionale" di gridare
tutti i
giorni il prezzo della servitù feudale ai padroni
americani. La
paura fa novanta, si dice, e il novanta di Berlusconi è la
promessa
di ritirare un primo minuscolo contingente a settembre: se
poi
questo non avverrà, fa parte del comportamento di chi crede
di
potere ingannare gli iracheni e i connazionali alla stregua
dei
padroni finché gli attentati non esploderanno sotto casa.
Questo
tira e molla è molto simile a bambini che giocano a chi
prende la
scossa finché qualcuno non ci resta stecchito o a ragazzi
che fanno
gare di corsa finché qualcuno non ci resta travolto. Giochi
del
genere al livello politico sono indice di poca serietà,
intelligenza
e responsabilità.
Le vittime di Londra pare che superino di molto le
cinquanta. Non le
conosciamo e ciò non c'impedisce di sentire per costoro una
grande
pena e per i familiari che le piangono. Altrettanto grande
è il
nostro disprezzo per coloro che, per amore di potere,
mentre fanno
finta di dolersene, solo perché la "scossa" ha dato loro
una brutta
sensazione, continuano a semirare le ragioni emotive ed
"animali"
del terrorismo, l'ignominia senza attenuanti della storia.
Carmelo R. Viola
Centro Studi Biologia Sociale