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Alzo zero |
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Sopravvivere a stento E l’Italia detiene pure il primato di povertà infantile in Europa: 16,6 bambini su 100 sono poveri di Marco Cottignoli Da una recente ricerca dell'istituto di ricerca Ispos sulle vacanze degli italiani che ha evidenziato che ben il 40% degli italiani, questa estate, non andrà in vacanza ma resterà a casa, si possono dedurre molte considerazioni. I dati attestano che tra giugno e settembre, il 37% degli italiani resterà a casa e tra il 60% di quelli che andranno sicuramente in vacanza, il 39% ha scelto di fare un unico periodo di riposo mentre il 21% ha programmato ferie frazionate; per il 58% degli italiani la vacanza estiva sarà di appena una settimana o meno mentre il 37% sarà, invece, più fortunato con due settimane, mentre solo l'8% avrà a disposizione un mese o poco più. Da questi dati si comprende non solo quanto le famiglie italiane percepiscano il momento di crisi economica e cerchino di risparmiare sulle ferie estive ma, in generale, come si evince da altre statistiche, quanto tentino di fare econome pure sui beni necessari, come, ad esempio, gli alimenti. I consumi calano, la produzione ristagna, le esportazioni e gli investimenti diminuiscono. In questa situazione di povertà generalizzata vi sono alcuni settori della società particolarmente esposti alla crisi come gli anziani i quali, secondo una ricerca Cna, in questi ultimi anni hanno visto ridurre il loro potere d’acquisto delle pensioni e, di conseguenza, la propria qualità di vita; per il 42,09% di essi, che hanno pensioni sotto i 535 euro, arrivare a fine mese, è una ardua impresa. Altri dati, sempre sulla condizione della terza età, parlano di precarietà crescente o, addirittura, di vera e propria miseria: le difficoltà maggiori riguardano la difficoltà a pagare le spese condominiali, le bollette della luce, dell’acqua e del gas, il riscaldamento ed, addirittura, le spese mediche. Per poter affrontare queste uscite gli anziani risparmiano sull’abbigliamento, sul consumo di corrente elettrica ed anche sul cibo. Anche le donne sole con prole, spesso costrette a lavorare a tempo parziale, rientrano nelle categorie a rischio. I dati Istat riportano la notizia che in Italia vi sono due milioni e 456 mila di famiglie povere, oltre 7 milioni e 100 mila persone che spendono meno di 823,45 euro al mese; tra queste vi sono ben quasi 3 milioni di italiani i quali non possono permettersi molti beni fondamentali. Tra questi vi sarebbero ben 3 milioni di "lavoratori poveri" con una paga tra i 600 e gli 800 euro mensili ed altri tre milioni con, a malapena, un migliaio di euro.Una altra categoria a rischio di emarginazione sono le famiglie monoreddito, formate da due componenti, che sono povere nel 13,5% dei casi; nel 16,9% se i componenti sono tre; nel 22,6% se sono 4; nel 33,8% se sono 5 o più. In questa situazione emergono anche le figure dei “nuovi poveri”, con una istruzione medio-alta, che rappresentano, secondo un rapporto Eurispes, il 22%degli italiani; spesso giovani con lavori precari, atipici, discontinui, a tempo determinato, deprivati di qualsiasi tutela sociale – come l’indennità di malattia o l’assegno di maternità- impossibilitati ad accedere a finanziamenti per l’acquisto di beni, con un reddito non fisso e con seri problemi per ciò che concerne i versamenti pensionistici. Uno degli elementi di questa situazione di penuria deriva anche dalla perdita del potere d'acquisto dei salari italiani a causa della scarsa crescita delle retribuzioni rispetto all’inflazione; per fare un esempio, in pochi anni, una famiglia composta da tre persone, con due redditi medi da lavoro dipendente, ha perso potere d'acquisto per 720 euro. Il risultato di uno studio della Federconsumatori è quantomeno grottesco perché indica che tra coloro che sono costretti a contrarre debiti, ben il 33%, lo abbia fatto per arrivare alla fine del mese! Da questi studi emerge comunque, sempre, che il rischio di povertà effettiva si crea e si sviluppa grazie alle particolari condizioni socio-lavorative presenti attualmente dai contratti flessibili al sommerso, dall’aumento dell’inflazione alla crisi occupazionale, dai tagli allo stato sociale allo spostamento dei servizi dal pubblico al privato; anzi la diffusione della cosiddetta "povertà oscillante", cioè una condizione di difficoltà momentanea, caratterizzata da una certa variabilità della condizione economica dell’individuo, è l’odierna, specifica espressione di una precarietà sempre più diffusa ed estesa all’interno di tutta la società italiana. Non bisogna mai dimenticare che questo drammatico problema è la diretta conseguenza della dominante logica liberista che prevale nel mondo del lavoro e nella società moderna, con la sua flessibilità e con i suoi profitti, con le sue delocalizzazioni e con le sue deregolamentazioni, sradicando diritti, solidarietà, partecipazione e senso di appartenenza. |
Ultimo aggiornamento: sabato 16 luglio 2005