Alzo zero

HOME - Scrivici

 

 

Schiaffo all’Europa: la strategia asiatica di Vladimir Putin

 

 

Messo alle strette, Vladimir Putin ha scoperto le sue carte, probabilmente in maniera definitiva.

Irritato dall’atteggiamento favorevole dell’Unione Europea alla caduta di Milosevic, suo unico alleato nei Balcani (1), comprensivo verso l’allineamento globale in Afghanistan dopo l’11 settembre 2001, fiducioso per il no franco-tedesco alla guerra contro l’Iraq, il Presidente russo ha assistito quasi in silenzio negli ultimi due anni e mezzo al tentativo di portare le truppe della NATO ai confini di Mosca.

Scegliendo l’appoggio a tutte le “rivoluzioni colorate” possibili, da Belgrado a Tblisi, passando per Bishek e Kiev, l’Europa “legale” ha dimostrato di non essere in grado di sganciare la propria visione geopolitica da quella di Washington, arrivando ora a minacciare anche l’ultimo alleato di Putin nella CSI, la Bielorussia di Alexander Lukashenko (2).

Sono così lontanissimi i giorni nei quali, parlando di fronte al Bundestag, il capo del Cremino auspicava un’Unione eurasiatica basata sulla cooperazione strategica, economica, politica e militare tra la Russia e l’Unione Europea (3).

Assediato all’esterno dalla pressione atlantista, condizionato all’interno dalle preferenze occidentaliste degli oligarchi rimasti in libertà, sotto il ricatto costante del separatismo ceceno, Vladimir Putin ha deciso di lanciare un segnale chiaro.

Nel momento stesso in cui le tensioni tra Pechino e Washington raggiungevano il culmine (4), Russia e Cina annunciavano e svolgevano nel mese di agosto manovre militari comuni, dimostrando un’intesa che non era più così stretta dai tempi di Stalin e Mao.

Aldilà del significato strategico dell’avvenimento (5), che culmina il processo iniziato dall’ex premier Primakov e suggellato dallo stesso Putin con l’alleanza stretta nella Organizzazione per la Cooperazione di Shangai (6), l’elemento che merita di essere sottolineato è la spettacolarità delle esercitazioni.

Esse sono state volutamente compiute sotto gli occhi attenti dei satelliti statunitensi, ma se per Pechino si tratta di un avvertimento lanciato al Pentagono per Mosca il vero obiettivo è dimostrare all’Europa che la sua alleanza non è più indispensabile.

Ciò, ovviamente, non pregiudicherà i buoni rapporti economici tra Russia ed Unione Europea, recentemente confermati dal contratto firmato da Finmeccanica per la costruzione degli aerei Sukhoi (7).

Ma non è certo un caso che proprio in questi giorni, sia Berlusconi che Schroder stiano correndo dall’ “amico Putin”, nel timore che la nuova vocazione asiatica del Cremino prenda definitivamente il sopravvento.

Mosca, in realtà, ha ormai fatto la sua scelta, forte anche dei tradizionali buoni rapporti con l’altro gigante economico in ascesa, l’India del Partito del Congresso, sulla quale la Casa Bianca sta disperatamente cercando di recuperare (8).

 Nonostante fosse evidente la loro importanza le manovre militari russo-cinesi non hanno però suscitato la giusta attenzione mediatica e ciò suona come un segnale della consapevolezza (o meglio della cattiva coscienza) dell’Europa, che ha finalmente “ammesso” il proprio errore strategico nel costringere Putin prima all’isolamento e poi al tuffo tra le braccia di Pechino.

L’ultimo tram passa allora per le prossime elezioni politiche franco-tedesche; se il duo multipolarista Schroder-Villepin sarà sconfitto dagli agenti atlantisti Sarkozy-Merkel, per l’Unione Europea suoneranno definitivamente le campane della sudditanza agli Stati Uniti, in caso contrario la Russia potrebbe anche rivedere le proprie opzioni geopolitiche e rendersi nuovamente disponibile per una grande alleanza, basata sull’asse Parigi-Berlino-Mosca.

 

 

                                          STEFANO VERNOLE

Note

 

1)      Ecco cosa dichiarava il Presidente russo all’inizio del suo mandato a proposito della Cecenia e delle richieste di mediazione europea : “Non è pensabile niente di simile a ciò che è avvenuto in Kosovo. E non sarà mai possibile … Noi non abbiamo bisogno di nessun mediatore. Sarebbe il primo passo verso l’internazionalizzazione del conflitto: prima arrivano i mediatori, poi qualcun altro, poi degli osservatori e poi osservatori militari e in seguito un contingente di truppe. E avanti di questo passo …”. E ancora: “Anche con l’orientamento atlantico dell’attuale politica europea non possiamo dimenticare che la NATO e l’Europa non sono la medesima cosa. E ho già detto che la Russia è un paese di cultura europea e non di cultura NATO”. Cfr. Vladimir Putin, “Memorie d’Oltrecortina”, Roma, 2001, pp. 168-169 e p. 171.

2)      Di pochi giorni fa è l’appello per l’esportazione della democrazia in Bielorussia, firmato tra gli altri dall’ex Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Havel, dall’ex Presidente d’Irlanda Mary Robinson, dal filosofo Andrè Glucksmann, dall’ex  Direttore generale del WTO Mike Moore, dal teologo nordamericano Michael Novak … Cfr. “L’ultima dittatura d’Europa” in “Repubblica”, 19/08/2005.

3)      “Io credo che l’Europa può consolidare a lungo termine la sua fama di fulcro della politica mondiale, potente e indipendente, soltanto se unifica i propri mezzi con gli uomini, il territorio, le risorse naturali russe, così come con il potenziale economico, culturale e difensivo della Russia” - 25 settembre 2001. Cfr. Henri de Grossouvre; “Parigi-Berlino-Mosca: geopolitica dell’indipendenza europea”, Roma, 2004.

4)      Cfr. “Un generale cinese minaccia la guerra nucleare” in “Gazzetta di Modena”, 16/07/2005.

5)      L’esercitazione militare simula un conflitto etnico in uno dei tre “Stati immaginari” ipotizzati sul terreno delle manovre. In una prima fase si tengono i colloqui strategici fra i comandanti dei due contingenti, si prosegue con lo sbarco di paracadutisti e infine con manovre aeree e navali. Il teatro bellico coinvolge il porto di Vladivostok, il Mare Giallo, la penisola di Jaodong e la provincia costiera dello Shandong, cfr. “Cina-Russia alle grandi manovre: giochi di guerra sfidando gli USA” in “Repubblica”, 13/08/2005.

6)      Uno dei primi effetti della rinnovata cooperazione russo-cinese è stata la richiesta di sgombero delle basi militari statunitensi dall’Uzbekistan, dal Kirghizistan e dal Tagikistan.

7)      Cfr. “Blitz russo per Finmeccanica: farà aerei civili e per la difesa. Ad Alenia il 25% della Sukhoi” in “Corriere della Sera”, 19/08/2005.

8)      “Repubblica”, cit.

 

Ultimo aggiornamento: sabato 17 settembre 2005