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Alzo zero |
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Parigi…finisce tra le fiamme la società multirazziale.
Si scatena la rivolta dei “nuovi francesi” nelle banlieus delle città transalpine.
La tanto decantata
“società multirazziale” si è frantumata o meglio carbonizzata la
notte del 27 ottobre di quest’anno, quando due giovani immigrati
nordafricani per sfuggire ad un controllo di polizia , si rifugiano
in una cabina elettrica dell’Edf e muoiono folgorati. Poi è tutto un
susseguirsi di atti di violenza e teppismo contro beni privati e
pubblici , contro la Polizia Nazionale e pompieri. Sono oltre 1500 i
veicoli incendiati nella sola regione parigina e ben 3500 in totale
in tutta la Francia( cifre provvisorie)… Il presidente Jacques
Chirac, il primo ministro
La risposta dello Stato francese non si è fatta attendere, con la convocazione del “Consiglio della Sicurezza Interna”,con il richiamo in servizio di altri 1500 uomini tra gendarmi e poliziotti( al momento è esclusa l’eventualità di un impiego dell’Armée de Terre) e dando la facoltà ai prefetti di promulgare il coprifuoco ove si rendesse necessario. A tutt’oggi la situazione non è ancora del tutto sotto controllo e forse non lo sarà per molto tempo. Ma lo scenario francese, comunque vada a finire è l’ennesimo campanello d’allarme che qualcosa di grave sta covando oramai da troppo tempo nel cuore dell’Europa. In precedenza, vi era stato l’assalto all’enclave spagnola di Ceuta e Melilla da parte di extracomunitari che volevano entrare anche con la forza in territorio spagnolo e da qui nel continente, in Olanda vi erano stati segnali di insofferenza da parte della popolazione verso l’aumento esagerato di stranieri extraeuropei, la Gran Bretagna aveva già visto i sobborghi delle sue città trasformarsi in campi di battaglia tra immigrati e britannici, mentre sia in Germania che in Belgio si va alzando il livello di guardia, dopo che alcuni segnali fanno temere la possibilità che anche qui si organizzino bande composte da immigrati pronte a dare l’assalto alle città. La tanto decantata “società multirazziale” la “famosa insalatiera o melting pot” che dovrebbe contenere tutti i colori del mondo,i quali mescolandosi darebbero vita a chissà quale “nuova razza umana”, “buona e giusta”, è arrivata probabilmente al suo capolinea. Anche se i suoi fautori sono sempre in servizio permanente effettivo, proprio in Francia, (dove la sua sperimentazione anche grazie al passato coloniale, dura da molti anni..) si può toccare con mano tutto il fallimento di decenni di “politiche d’integrazione”, nello sterile tentativo d’integrare chi alla fine non si vuole integrare perché distante anni luce dall’Europa, per usi e costumi, solo volendo sintetizzare il concetto. Allogeni che alla fine finiscono per ritrovarsi uniti solo negli “pseudo valori dell’americanismo”, non europei, non africani. Basta vedere anche nelle nostre città come tanti giovani immigrati vestano “statunitense” come il loro coetanei delle degradate periferie Nord americane. Hanno dato un taglio netto con le tradizioni della loro terra d’origine, non hanno appreso quelle del paese che li ospita. In Francia, così come anche in altre città europee , le “politiche dell’accoglienza” favorite dalle sinistre e dal modello di sviluppo sempre più liberista ,hanno incentivato in questi anni l’arrivo di masse sempre maggiori d’immigrati , anche se il “suicidio francese” ha anche origini che vanno ricercate nel recente passato di potenza coloniale e non è esente da una certa “voglia di grandeur”,credendo possibile poter facilmente “francesizzare” i popoli dell’ex colonie. Solo che invece di trasformare i nuovi arrivati in tanti francesi , almeno nel senso più blando del termine, questi sono diventati i portatori della nuova ”civiltà della globalizzazione”, un futuro “meticciato”, un calderone senza forma e senso… Quella “civiltà” che da più parti si definisce “ineluttabile”, “senza alternative”, “nostro prossimo futuro”, ed altre amenità del genere….I pretesti sono da anni sempre i medesimi: 1) Le migrazioni ci sono sempre state….2) Possibile arricchimento culturale dai nuovi venuti…3)Gli immigrati come risorsa economica…4) Anche gli europei furono emigranti….5) Gli stranieri fanno i lavori che gli europei non vogliono più fare…..6) Daranno impulso alla crescita demografica, visto che gli europei non fanno più figli…..7) Saranno la panacea per i sistemi pensionistici agonizzanti….. A ciò si deve aggiungere il sottile ricatto morale che ci ripete in continuazione come “ noi europei abbiamo un debito verso chi emigra nel nostro continente”….Salvo poi spiegarci perché e per come….Ora se vogliamo analizzare in dettaglio simili scuse è facile trovare per ogni una di esse una risposta esattamente contraria, smontando facilmente tutto il castello di cartapesta che sorregge “l’industria dell’immigrazione”( perché di vera industria si tratta oramai..) clandestina e non. Partendo dal primo punto si può facilmente osservare che se in passato vi furono grandi spostamenti di uomini, questi avvenivano verso nuove terre ancora vergini o scarsamente abitate, come l’Australia e le Americhe , dove vi era posto per tutti, anche se poi fu quasi inevitabile lo scontro con le popolazioni autoctone .Questi ultimi furono in ogni caso sempre una minima parte rispetto alla popolazione europea totale, e tutto ciò non giustifica certamente l’invasione che sta avvenendo. Chi non è emigrato che colpa ne ha ?Quali debiti avrebbe contratto lui ed i suoi discendenti? Risibili sono le tesi di coloro che ci accomunano a chi oggi pretende tutto e subito a casa nostra. Sul possibile “arricchimento culturale” ,ottenuto grazie ai nuovi arrivati, ci permettiamo di essere alquanto scettici, anche perché la “nuova cultura “ che andrebbe a formarsi è quella voluta dalla globalizzazione: America Way of Life, con Coca Cola e Mc Donalds da contorno.C’è poi il solito ritornello che i nuovi arrivati farebbero i lavori che gli europei non vogliono più fare; certamente vi è qualcosa di vero in questo perché a forza di deregolamentazioni contrattuali, flessibilità selvagge, aumenti salariali irrisori, precarizzazione dei posti di lavoro, misure di sicurezza inattuate, ecc.ecc. i lavoratori del continente non hanno alcuna voglia di farsi sfruttare ulteriormente e così abbandonano quei lavori meno tutelati, meno gratificanti e pericolosi e li lasciano volentieri agli extracomunitari, che ben si adattano alle nuove condizioni volute dal padronato. I padroni, che preferiscono investire in questa “nuova manodopera” a basso costo piuttosto che dar lavoro ai locali ed investire in nuove tecnologie, le quali renderebbero superfluo l’arrivo di nuova manovalanza da sfruttare, oppure trovano di meglio nel delocalizzare altrove per abbassare ulteriormente il cosiddetto “costo del lavoro”. In questo gli immigrati sono una vera “risorsa economica” , lo sono per tutti coloro , dai datori di lavoro, alle associazioni laiche e religiose, a certi sindacati e partiti politici che fanno utili su questo nuovo business. Per tutto il resto essi stanno solo drenando le già limitate risorse degli Stati, sempre meno sociali, sempre più liberal…. I menestrelli dell’immigrazione ci dicono poi che i nostri sistemi pensionistici sono“ oramai al collasso” e saranno salvati grazie agli extracomunitari, peccato che non ci dicano che le pensioni possono benissimo essere salvati senza alcun apporto esterno, basterebbe incrementare la contribuzione ove ve ne fosse la necessità e non per sempre, regolarizzare a tempo indeterminato quanti più lavoratori europei possibili, così da creare le premesse per nuovi versamenti, ristabilire le condizioni per un rapido incremento demografico con appropriate politiche per la famiglia, così da riequilibrare il rapporto tra forza lavoro e pensionati senza scardinare i vari sistemi previdenziali pubblici, eliminando nel contempo gli sprechi di denaro pubblico. Cosa sarà costata al contribuente francese l’ondata di violenze di questi giorni? Una politica sociale mirata sulla famiglia, i figli, la casa, il lavoro, potrebbe in breve tempo raddrizzare i conti dell’Europa, anche demograficamente. Europa che ha in se la capacità economica e tecnologica per affrontare le sfide del terzo millennio senza dover spalancare le proprie porte a tutti, così come vorrebbero coloro che preconizzano una “società multirazziale”, un mercato globalizzato, l’abbattimento di ogni frontiera. In Francia il problema delle banlieus non è di oggi. Nel secondo dopoguerra si diffuse in tutta Europa il fenomeno dell’edilizia pubblica che aveva ed ha tutt’ora il pregio di dare la possibilità di avere una casa a tutti coloro che non possono altrimenti permettersi affitti elevati o l’acquisto della stessa. In Inghilterra ad esempio si passò rapidamente dal 12% di famiglie che risiedevano in alloggi pubblici nel 1945 , al 31% nel 1971, e così anche altrove . Però a tali progetti non seguì da parte dello Stato un altrettanta seria politica che selezionasse chi doveva usufruire di questi alloggi cosiddetti popolari, e così ad onesti lavoratori furono affiancati criminali, prostitute, spacciatori, che in poco tempo portarono al totale degrado interi quartieri. Anche in Francia accadde la stessa cosa.Per ridurre il disagio creato anche dalle famose bande giovanili organizzate” bluson noires”, negli anni “50 e “60 vengono istituite le “Brigades des mineurs”, reparti di polizia specializzati nel rapportarsi con i giovani. Viene rafforzata “ l’éducation surveillè”, un settore del sistema della giustiza che tiene presente i bisogni e i problemi dei giovani. Negli anni seguenti però le cose non migliorano e nel rapporto “ Peyrefitte” del 1977 si parla per la prima volta di “ sentimento d’insicurezza”. Il “ Rapporto Schwartz” del 1981, s’incentra sulle problematiche dell’inserimento lavorativo dei giovani e da il via alle “ Missions locales pour l’insertion sociale et professionnelle des jeunes”, che prevede il censimento dei giovani che hanno disagio sociale, scolastico , lavorativo ecc. ed un loro avvicinamento al lavoro. Successivamente si dette un nuovo impulso ai programmi di prevenzione con il rapporto della “ Commission des maires su la sècuritè” nel 1982 e questa volta il problema dell’insicurezza viene considerato un vera e propria emergenza nazionale”. Con l’arrivo al potere della sinistra, l’attenzione viene maggiormente posta sulla prevenzione invece che sulla repressione, considerando la delinquenza solo il “risultato di una società malata”, però non viene negata del tutto l’opzione- repressione. Nel 1982 nasce il “ Conseil de la prevention de la délinquence”, organismo interministeriale, che ha come obiettivo l’integrazione dei giovani in difficoltà e nell’inserimento delle fasce emarginate di immigrati.Sul territorio vengono istituiti centinaia di Conseils communaux de prévention de la dèlinquence. Si arriva così agli anni “90, ed intanto le periferie delle città francesi si sono “arricchite” anche dei nuovi venuti extracomunitari, che ai problemi già esistenti, ne aggiungono ulteriori…. In questo periodo lo Stato ritorna, e vengono attuate varie politiche contro la criminalità: contratti locali di sicurezza, un ampliamento delle competenze della polizia nazionale e la c reazione degli “ adjoints de sécurité”, che fanno sempre parte della polizia nazionale, coadiuvati da mediatori sociali. Come si può ben vedere non si può proprio dire che in Francia non è stato tentato nulla per cercare di risolvere almeno in parte il problema delle periferie degradate ( che sono, anche il retaggio di una certa società liberista e antisociale che privilegia i bisogni dell’individuo a scapito di quelli della comunità nazionale…), ma evidentemente proprio l’arrivo sempre più massiccio di immigrati extraeuropei che mal s’integrano con la cultura francese ed europea più in generale, non ha fatto altro che alimentare in misura sempre maggiore quella bomba ad orologeria che in questi giorni è esplosa in tutta la sua violenza. Le bande che si sono scatenate nelle notti francesi danno solo in parte la misura di quello che potrebbe accadere non solo a Parigi, Nantes, Lille…ma in molte altre città europee dove è più forte la concentrazione di immigrati clandestini e non. In Italia la situazione sembra al momento calma, quasi rassicurante, anche se Prodi, con l’ipocrisia e la spocchia che lo contraddistingue,uniti al pressappochismo della sua compagine politica , denuncia “il grave stato di abbandono delle nostre periferie”,( lo Zen di Palermo-Corviale a Roma-Quarto Oggiaro a Milano-San Paolo a Bari –Le Vele a Secondigliano Napoli ecc.ecc.) come se non fosse stata proprio la sinistra di governo negli anni passati a gettare le basi per questo degrado, a cui l’attuale maggioranza di centro destra ha fortemente contribuito, spalancando le nostre frontiere a sbandati e criminali d’ogni risma. Vale la pena di ricordare quando disse recentemente il Procuratore dell’Aquila Bruno Tarquini nella “ Relazione inaugurale dell’anno giudiziario 1999!!): “ Negli ultimi tempi il flusso migratorio ha assunto dimensioni così rilevanti…..che si è indotti a ritenere fondata la tesi di chi sostiene che si tratti di una vera e propria invasione dell’Europa, voluta e finanziata da centrali operative internazionali, allo scopo di determinare col tempo l’ibridazione dei popoli e delle religioni, onde possano realizzarsi più facilmente e più compiutamente progetti di dominio universale”.
In Francia, intanto, Nicolas Sarkozy attiva misure appropriate per contrastare la violenza dilagante nelle città francesi, il dispositivo messo a punto ha previsto vari livelli con la possibilità da parte dei prefetti di applicare il copri-fuoco, ( rispolverando così una vecchia legge del 1955 , risalente alla guerra d’Algeria) dalle 20,00 alle 06,00 in zone ben delimitate o anche nei casi più gravi in zone sempre più ampie, con l’interdizione alla circolazione di persone e veicoli. In situazioni eccezionali, il copri fuoco, potrà riguardare intere città. Inoltre prefetti e ministero dell’Interno possono disporre perquisizioni a domicilio in qualsiasi momento quando vi sia il sospetto che si nascondano armi illegalmente. Il primo ministro De Villepin dichiara, con toni preoccupati che..” per ristabilire l’ordine ci vorrà tempo”…..e che “da oggi è messo in discussione il nostro modello d’integrazione”. Un fallimento diciamolo francamente. Il capo del governo francese si culla ancora in sogni di gloria, come ai tempi dell’impero africano, dove era la Francia che esportava le sue regole, ora invece se non si correrà ai ripari e in fretta , saranno i nuovi arrivati a dettare le loro e non saranno certamente “regole” che porteranno benefici ai francesi in prima battuta ed all’Europa successivamente.
LE REGIONI FRANCESI INTERESSATE AGLI SCONTRI; Paris,Seine-Saint-Denis, Val d’Oise, Haute-Normandie, Nord-Pas de Calais, Aquitaine,Centre,Auvergne,Pays-la –Loire, Bretagne, Lorraine,Alsace,France-Conté, Rhone-Alpes,Midi-Pyrénées,Provence-Alpes-Cote d’Azur.
Federico Dal Cortivo
Fonti: Prevenire la criminalità- di M.Barbagli e U.Gatti- ed. Il Mulino-2005
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Ultimo aggiornamento: giovedì 17 novembre 2005