Robert
FAURISSON
A Limoges, sbrigativo processo contro il revisionista
Georges Theil
Georges Theil (65 anni) è stato condannato questa mattina
dal tribunale penale di Limoges ad una pena di sei mesi di
reclusione e ad una valanga di altre pene per aver inviato,
questÕanno, ad alcune persone una copia della sua
testimonianza, Un cas dÕinsoumission / Comment on devient
revisionniste ('Un caso d'inarrendevolezza / Come si
diventa revisionista'). Questo opuscolo di 115 pagine era
stato pubblicato nel 2002 con il nome di Gilbert Dubreuil e
non era stato oggetto di nessun procedimento giudiziario.
Le altre pene sono le seguenti: 1) confisca di tutto ciò
che era stato sequestrato presso il suo domicilio di
Grenoble: computer, libri, documenti; 2) privazione per
cinque anni del diritto di eleggibilità; 3) 30.000 euro di
ammenda; 4) risarcimento dei danni con relativi interessi
alle cinque parti civili: rispettivamente 7.000 euro + 1
euro + 1 euro + 1 000 euro (per la LICRA) + 1 000 euro (per
un'associazione, comunista, di deportati); ciascuna parte
civile si vede inoltre concedere 350 euro. Queste somme
dovranno essere versate da G. Theil al momento della loro
notifica da parte degli ufficiali giudiziari, dei quali si
dovranno pagare parimenti le spese; 5) pubblicazione
forzata (ed economicamente rovinosa) della sentenza sui
giornali 'Le Monde', 'Le Figaro', 'Le Populaire' e 'L'Echo
du Centre'.
Eric Delcroix, avvocato di G. Theil, ha interposto appello
presso la corte d'appello di Limoges. La pena detentiva è
quindi sospesa.
Di tutti i processi a revisionisti da un quarto di secolo a
questa parte, questo è stato, e di gran lunga, il più
sbrigativo. L'udienza è iniziata alle 9.20; il tribunale si
è ritirato alle 10.50, ed è rientrato in aula, già alle
11.20, per pronunciarvi la sentenza. La sua deliberazione
non è durata dunque che 25 minuti, al massimo, il che non
gli permetteva di prendere conoscenza dei documenti
depositati nel fascicolo oggi, 7 ottobre, e, in
particolare, di esaminare le sei pagine delle conclusioni,
molto approfondite, dell'avvocato E. Delcroix.
Dalle 9.20 alle 10.50, ossia per un'ora e mezza, almeno
otto persone hanno successivamente preso la parola.
Nei suoi diversi interventi il presidente si è mostrato
particolarmente ostile. Ha pubblicamente elencato i beni
dell'imputato, funzionario della pubblica amministrazione
in pensione ('due appartamenti e due automobili, di cui una
Mercedes'). Ha manifestato dei dubbi sull'appartenenza del
padre di G. Theil alla Resistenza (un padre che, nel 1944,
nel dipartimento della Corrèze, trovato in possesso di un
revolver, stato consegnato da soldati georgiani in
uniforme tedesca a delle persone che lo hanno ucciso; a
questo titolo, G. Theil percepisce una pensione). Il
presidente ha in seguito insinuato che l'imputato avrebbe
forse bisogno di una visita psichiatrica. Infine - e ciò è
grave - il presidente ha letto solo l'inizio della lettera
che l'imputato gli aveva indirizzato in sua difesa. In
questa lettera, G. Theil spiegando in primo luogo in modo
succinto il motivo della sua assenza dall'aula giudiziaria,
poi rispondendo alle accuse del giudice istruttore e del
pubblico ministero, illustrava in seguito la sua
argomentazione nel merito. Egli indicava perchè non potesse
che mantenere la sua 'contestazione' della sentenza di
Norimberga e specificava: 'Il mio avvocato potrà fornirLe
maggiori precisazioni ed esempi'. Con ciò alludeva ad un
documento di sei pagine che enumerava le stupefacenti
'contestazioni' della sentenza di Norimberga, a proposito
dello sterminio degli ebrei e delle camere a gas, da parte
di quindici sommi esponenti della storia ortodossa; tra
questi storici, G. Theil citava Zon Poliakov che
riconosceva riguardo alla 'campagna di sterminio degli
ebrei': 'Non è rimasto, forse non è mai esistito nessun
documento' (BrZviaire de la haine, Calmann-LZvy, 1974
[1951], pag. 171) (Il nazismo e lo sterminio degli ebrei,
Einaudi, 1955 - N.d.T.). Egli citava anche altri autori tra
cui Olga Wormser-Migot, Raul Hilberg, Michel de BoYard,
Arno Mayer ('Le fonti per lo studio delle camere a gas sono
al contempo rare e dubbie'), Philippe Burrin, Yehuda Bauer,
Eric Conan e, soprattutto, Jean-Claude Pressac che, stufo
di lottare, aveva finito per dichiarare che il dossier
della storia ufficiale della deportazione è
irrimediabilmente 'putrefatto' perchè contiene troppi
elementi destinati alla 'pattumiera della storia' (testo
reso noto e riprodotto da ValZrie Igounet, Histoire du
nZgationnisme en France, Gallimard, 2000, pagg. 651-652).
Su tutti questi punti, tanto importanti nel merito per la
difesa, il presidente non ha fiatato.
Dopo il presidente, hanno successivamente preso la parola
una parte civile, poi un'altra, poi l'avvocato di
quest'ultima, poi l'avvocato della LICRA, poi l'avvocato
dell'associazione di deportati e, infine, il procuratore.
Quanto a E. Delcroix, egli ha parlato solo per 30 minuti,
così articolati: 25 minuti sulla forma e 5 minuti sul
merito. Egli non ha fornito che due esempi delle
stupefacenti contestazioni ortodosse. Ricordando la
sentenza del 26 aprile 1983, egli ha pensato bene di dire
che la corte d'appello di Parigi aveva ritenuto che nei
miei scritti sul "problema delle camere a gas" (sic) non vi
fosse traccia di leggerezza, di negligenza, di deliberata
ignoranza o di menzogna ma ha sfortunatamente omesso la
spettacolare conclusione che ne avevano tratto allora i
magistrati: 'Il valore delle conclusioni difese dal Signor
Faurisson dipende dunque dal solo giudizio degli esperti,
degli storici e del pubblico', il che, nel francese d'uso
quotidiano, significava che, vista la serietà del mio
lavoro sulla questione, tutti dovevano avere il diritto di
dire che queste camere a gas non sono mai esistite.
Il magistrato di Limoges che ha condannato G. Theil si
chiama Francois Casassus-BuihlZ; è nato in Normandia il 31
dicembre 1952. In un recente passato, si è reso ridicolo
con la condanna, il 12 dicembre 2003, del revisionista
Vincent Reynouard ad una pena di un anno di reclusione, di
cui nove mesi con la condizionale. In appello, i suoi
colleghi di Limoges hanno confermato il suo verdetto ma in
cassazione la loro sentenza è stata annullata per un
errore madornale: tutto quel bel mondo aveva confuso
'crimini di guerra' (contestabili) con 'crimini contro
l'umanità' (dichiarati incontestabili). L'abbaglio era così
grossolano che ci si sciacquava la bocca in proposito negli
ambienti del palazzo di giustizia, a Parigi.
G. Theil sarà anche giudicato a Lione, il 29 novembre, per
dichiarazioni revisioniste sulle camere a gas. Come al
solito, non mancheranno, tra i revisionisti in pantofole,
degli spiriti avveduti che gli rimprovereranno la sua
temerarietà, la sua mancanza di 'tattica', di 'strategia',
di 'senso di responsabilità', tutte qualità che, essi, per
parte loro, ben inteso, hanno da vendere.
Quanto a me, mi congratulo con G. Theil per aver mostrato
la più rara delle virtù: il coraggio, ed auspico che egli
prosegua sulla strada che ha imboccato.
(continua)