Il mondo che verrà
di Paolo Emiliani
Il progetto atlantico di conquista planetaria, nel quale l’Italia
ricopre soltanto il ruolo di milizia coloniale, continua a grandi
passi.
Se la resistenza patriottica irachena non desse tanto filo da
torcere agli invasori probabilmente gli americani avrebbero già
attaccato l’obiettivo seguente. In cima alla lista di Washington ci
sono sicuramente Siria e Iran e soprattutto l’Iran sembra ora essere
diventato il nuovo Male Assoluto per la cricca di Bush.
Le recenti dichiarazioni del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad
sulla legittimità dell’esistenza di Israele hanno scatenato reazioni
veementi dell’Occidente, ma Washington non è ancora riuscito a
stabilire una strategia precisa sul da farsi.
Ciò è in parte collegato, come dicevamo, con la precaria situazione
bellica in Iraq, dove gli invasori controllano nemmeno la metà del
territorio (non bisogna farsi fuorviare dalle trionfalistiche
dichiarazioni su queste elezioni farsa): una nuova guerra di
invasione in una nazione molto più ampia e molto più popolata
dell’Iraq sarebbe lunga e difficile da sostenere anche per la
macchina da guerra americana. Le prudenze atlantiche sono però in
gran parte giustificate dall’atteggiamento di Teheran, che non
intende ripetere gli errori iracheni, rifacendosi molto di più
all’esperienza della Corea del Nord.
L’Iraq, dopo la prima guerra del 1991 e l’infame embargo, tentò a
lungo una mediazione, accettando una ingiusta riduzione del suo
potenziale militare, ma era proprio quello che desideravano gli
atlantici: indebolire il nemico prima di attaccarlo, avendo già
deciso per la guerra in ogni caso.
Se l’Iran accedesse alle richieste di disarmo, soprattutto nucleare,
finirebbe per fare la stessa sorte del suo vicino.
La Corea del Nord, invece, a lungo minacciata, ha mantenuto un
atteggiamento fermo, avvisando anzi i suoi nemici che in caso di
aggressione avrebbe risposto lanciando i suoi missili sulle coste
orientali americane. E la Corea del Nord, come tutti sanno, non è
stata attaccata.
Teheran non vuole certo attaccare nessuno, ma vuole avvertire gli
atlantici che in caso di guerra questa non sarebbe certo indolore
per l’aggressore.
Il quotidiano tedesco Bild ha reso noto due giorni fa che i servizi
segreti federali (BND), hanno scoperto che l’Iran avrebbe comprato
dalla Corea del Nord 18 componenti di lanciarazzi BM-25 (con una
gittata di 2500 chilometri). Teheran potrebbe riarmarli con i razzi
balistici intercontinentali di fabbricazione russa SS-N-6, che hanno
una gittata di 3.500 chilometri, cioè la distanza tra Teheran e
Berlino.
Finora si sapeva che l’Iran disponeva di razzi Shehab-3 con una
gittata massima di 1300 km. Il suo potenziale sembra notevolmente
aumentato.
I servizi segreti tedeschi sarebbero poi venuti a conoscenza di
un’accelerazione dei lavori, da parte degli esperti iraniani, nel
potenziamento delle testate missilistiche nucleari. Una base di
arricchimento dell’uranio per i missili a lunga gittata sarebbe
dislocata a Taebriz, a 600km a nordest di Teheran, e a 2.900 km da
Berlino.
Gli americani sarebbero in fondo poco interessati alla cosa, ma
neppure gli Stati Uniti possono più stare troppo tranquilli. La BND
avrebbe scoperto anche una fornitura a Teheran di una lega di
alluminio dalla Cina. Questo tipo di materiale sarebbe la componente
principale per la costruzione di un velivolo con una potenziale
gittata fino a 10mila chilometri, in grado quindi di attraversare
l’oceano e arrivare fino a Nuova York e tutta la costa occidentale
Usa.
Ovviamente non siamo in grado né di smentire né di confermare queste
notizie, sappiamo solo che, se fossero vere, potrebbero garantire la
pace all’Iran.
Gli americani infatti scatenano solo guerre che sono sicuri di
vincere senza subire danni in casa propria. Poi la storia ci insegna
che le cose non vanno come Washington progetta, come nell’impresa
vietnamita, ma questo è un altro discorso. Bush ha inventato le
prove che dimostravano il possesso di armi terrificanti nelle mani
di Saddam Hussein per scatenare la guerra, ma se il cow boy della
Casa Bianca avesse saputo che quelle armi esistevano veramente ed
erano puntate sull’America certo non avrebbe premuto con tanta
tranquillità il pulsante della guerra.
Gli atlantici giustificano le loro guerre imperialiste con il
pretesto che queste sono indispensabili per portare nel mondo “la
democrazia”. In pratica considerano il modello occidentale superiore
a quello dei loro nemici.
In verità non è così.
La società occidentale è probabilmente la peggiore forma di società
oggi presente sul pianeta, fondata sul predominio del denaro, sullo
sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sulla prevaricazione, sull’egoismo
ed è assolutamente priva di valori positivi.
In questo senso è interessante una ricerca fatta in Italia dalla
Fondazione Silvano Andolfi per il Cnel (Consiglio Nazionale
dell’Economia e del Lavoro).
L’indagine dal titolo “Adolescenti stranieri e il mondo del lavoro:
studio transculturale dei valori inerenti il lavoro”, è durata più
di un anno e ha interessato 545 ragazzi, provenienti da 53 paesi
diversi non appartenenti alla Comunità Europea.
I ragazzi intervistati, quasi tutti (89,5%) nati all’estero,
studenti delle scuole superiori e prossimi al diploma, non pensano
ad una carriera nel mondo dello spettacolo, non sognano di fare la
velina, ma più concretamente mettono il lavoro al centro del loro
futuro.
Circa la metà (il 48%) intende poi proseguire gli studi e conseguire
una laurea (molto ambita la professione medica), anche se solo il
23,4% di loro è convinto che la propria famiglia resterà nella
nostra penisola definitivamente e il 13% vorrebbe tornare nel suo
Paese d’origine.
Insomma questi ragazzi, che appartengono culturalmente ancora al
loro paese di origine, sembrano essere portatori di valori che
purtroppo i nostri ragazzi hanno dimenticato, ormai corrotti dal
mito del successo facile, del denaro facile, della notorietà
televisiva.
Molto diversi sarebbero però i risultati se questa stessa indagine
venisse fatta tra gli alunni della scuola primaria, dove la presenza
di studenti immigrati si sta avvicinando al 3,5 per cento, con la
presenza di 182 etnie, 78 lingue diverse, e 18 diverse religioni,
dove in molti casi i bambini sono nati in Italia e comunque sono
molto più integrati nel modello occidentale.
In questo caso emergerebbero le stesse insane fantasie dei bambini
italiani.
Insomma questa non solo è una società negativa, ma anche capace di
corrompere.
Forse per questo il Nuovo Ordine Mondiale si preoccupa tanto per
facilitare flussi selvaggi di immigrazione: oltre che per
destabilizzare il mercato del lavoro europeio, anche per far
diffondere più facilmente il credo consumista, vera nuova religione
di questi tempi.
Popoli deboli significano conquiste facili.
Gli Usa hanno attaccato Saddam Hussein, come prima fecero con
Milsoevic e prima ancora quando invasero l’Europa a metà del secolo
scorso, perché dovevano al più presto estirpare pericolosi esempi:
nazioni socialiste dove i giovani venivano educati nei più alti
valori morali.
E la grande finanza apolide che aspira al governo del pianeta
desidera combattere veline, non patrioti.