I troppi difetti
del maggioritario
Massimo Fini (Il
Gazzettino)
Può
darsi che il progetto di Berlusconi di tornare al proporzionale sia
strumentale, il tentativo, come strilla l'opposizione, di evitare
alle elezioni del 2006 una sconfitta che sembra inevitabile. Ma
Berlusconi è anche un uomo pragmatico. Si è reso conto che il
sistema maggioritario , gioiosamente votato dagli italiani, senza
rifletterci troppo su, come al solito, agli inizi degli anni
Novanta, non ha funzionato e che un decennio di sperimentazione
disastrosa può bastare.
A che cosa dovrebbe infatti servire il maggioritario , sacrificando,
il che non è poco, il principio democratico del proporzionale, cioè
che ogni partito sia rappresentato in Parlamento in misura
proporzionale ai voti ricevuti. A creare coalizioni coese e quindi
governi stabili che durino un'intera legislatura potendo così
amministrare la cosa pubblica; questo non è avvenuto. Quando vinse
il centrosinistra abbiamo avuto, in cinque anni, quattro governi.
L'esecutivo presieduto da Berlusconi arriverà a concludere il suo
mandato, ma fra tensioni tali che gli hanno impedito di governare.
Questo perchè il sistema maggioritario costringe le due coalizioni
in lizza a mettere insieme le forze più diverse pur di vincere le
elezioni, il centrodestra ad incorporare la Lega che, in quanto
movimento localista, ha, di fondo, obbiettivi molto diversi dai suoi
alleati, il centrosinistra ad inglobare Rifondazione comunista e
Comunisti italiani che non si conciliano con la politica
scialdemocratica o addirittura moderata del resto del l'Unione.
Aggiungiamoci che il maggioritario è il più autoritario dei sistemi
elettivi, perchè non solo i candidati ma anche gli eletti, con
l'assegnazione dei collegi "sicuri", sono decisi dalle oligarchie
dei partiti, ed espropriando così i cittadini del la loro libertà di
scelta.
Ma la ragione di fondo per abbandonare il maggioritario è che esso è
in controtendenza storica. Questo sistema si basa infatti sulla
convinzione che l'universo politico si divida e si semplifichi in
due concezioni del mondo: quelle del la destra e del la sinistra.
Ma destra e sinistra sono categorie vecchie di due secoli che, alla
velocità cui ha preso ad andare la Storia dalla Rivoluzione
industriale in poi, risultano addirittura decrepite. Avanzano forze
che non sono né di destra né di sinistra o sono oltre la destra e la
sinistra. Come i movimenti localistici che, in sè, non sono né di
destra né di sinistra, ma hanno come ragioni di fondo quelle del
l'identità e del la lotta alla globalizzazione, che sono estranee
sia alla destra che alla sinistra. O movimenti ambientalisti che,
quando sono seri (cioè non italiani), sono tendenzialmente
antimodernisti e antiprogressisti, mentre sia la destra che la
sinistra, essendo nate dalla Modernità sono entrambe moderniste e
progressiste.
Ed è probabile che in futuro nascano movimenti antimodernisti ancor
più radicali. Ora questi movimenti, localisti, ambientalisti,
antimodernisti, non possono inserirsi, a priori, in alcuna
coalizione, né di destra né di sinistra. Col maggioritario queste
forze o rinunciano ad avere una rappresentanza politica oppure si
intruppano in uno dei due schieramenti ma ne costituiscono un
perenne elemento di turbativa. Di converso, gli ex democristiani di
Follini e quelli di Mastella, che oggi stanno in due schieramenti
diversi, sono certamente più vicini fra loro di quanto i primi lo
siano alla Lega e i secondi a Rifondazione comunista. Ma oggi il
maggioritario gli impedisce di stare insieme.
Per questi motivi, a suo tempo, mi schierai, sull'Indipendente,
contro il maggioritario ed esortai i miei connazionali, inutilmente,
va da sè a non fare il passo più lungo del la nostra gamba e ad
adottare il sistema proporzionale alla tedesca, con sbarramento al
5\% per evitare la proliferazione dei partiti. E non cambio idea
oggi solo perchè, nel frattempo, l'ha cambiata l'onorevole
Berlusconi.