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                        “IRAQ: disinformazione di massa?”

 

La campagna elettorale per le “politiche” italiane del 2006 è ormai partita a spron battuto e l’Iraq non poteva che divenire uno dei temi forti della contesa.

Si spiega probabilmente in questa prospettiva il rinnovato interesse editoriale per la tragedia mesopotamica, sviluppato attraverso due iniziative quasi simultanee.

La prima ad opera del settimanale “Diario” propone il resoconto dell’esperienza di Christian Chesnot e George Malbrunot, i due giornalisti francesi a lungo detenuti come ostaggi dalla guerriglia irachena.

Il libro s’intitola “Prigionieri in Iraq” e ha il suo punto di forza più nelle bozze iniziali che nella stesura definitiva, dove vengono censurate le manovre dei servizi segreti francesi per tenere all’oscuro dell’operazione di rilascio l’intelligence statunitense.

Il 21 dicembre, appena liberati, i due giornalisti avrebbero voluto telefonare alle loro famiglie ma vennero bloccati dal capo della Dgse (servizi francesi) per evitare di essere intercettati e quindi localizzati dalla CIA.

Anche se depurato delle informazioni più scomode, visti anche i tanti coinvolgimenti politici che ebbe la vicenda, il testo è comunque una testimonianza preziosa e diretta di quanto sta accadendo in una nazione martoriata per ben due volte in pochi anni dalla macchina bellica angloamericana e da un embargo disastroso avallato dalle Nazioni Unite.

Vengono perciò descritti i colloqui avuti con i rapitori (i due giornalisti conoscono l’arabo), la macchina dei sequestri, la natura del riscatto (più “politico” che finanziario), l’ideologia dei guerriglieri, le trattative tra governo francese ed Esercito islamico avvenute addirittura via mail.

La seconda offerta, sponsorizzata invece dal quotidiano “L’Unità”, raccoglie in un DVD della durata di 98 minuti lo studio rigorosamente scientifico del giornalista statunitense Danny Schechter, ex collaboratore di CNN e ABC, intitolato “Armi di distruzione di massa: l’inganno dei media”.

Forte del contributo emotivo fornito dalle immagini, il video riepiloga capillarmente la campagna di disinformazione orchestrata dai media americani, volta a convincere l’opinione pubblica internazionale della necessità d’invadere l’Iraq, un Paese che invece non minacciava nessuno.

Il rigore dell’opera è tale da lasciare impressionato lo spettatore che non può fare a meno di chiedersi quale sia il livello dell’attuale democrazia, vista la quantità delle informazioni manipolate e recepite dal pubblico televisivo come la verità.

Le quattro-cinque agenzie di stampa rimaste dopo la concentrazione mediatica degli ultimi anni hanno fornito tutte le medesime notizie, ignorando le manifestazioni contro la guerra e utilizzando come inviati i giornalisti “embedded” per tenere sotto controllo le fonti.

Non a caso, infatti, venne poi deciso al Pentagono di sparare contro quei giornalisti che non erano stati intruppati dall’esercito statunitense e si rifiutavano di descrivere l’aggressione all’Iraq come un impegno patriottico.

Certo, ci sarebbe piaciuto vedere analoga iniziativa anche ai tempi della “guerra umanitaria” per il Kosovo, quando la necessaria mistificazione della realtà venne propinata ai telespettatori europei per poter attaccare militarmente la Serbia.

Ma allora le “sinistre” italiane si trovavano al governo e nulla doveva rimanere intentato per accattivarsi il favore del padre-padrone di Washington.

Oggi, invece, gli indispensabili sondaggi registrano tra gli italiani il minimo consenso storico a relazioni più strette con gli Stati Uniti, sia a causa del disastro iracheno che per le recenti controversie diplomatiche legate all’uccisione di Calipari e al rapimento di Abu Omar.

Per il momento dobbiamo così accontentarci di questi piccoli spiragli di verità, nella convinzione che rimane ancora molta strada da percorrere per sfondare il muro del silenzio costruito dalla disinformazione “Made in USA”, una malcelata manovra elettorale non è certo sufficiente a renderci liberi.

 

 

 

                                           STEFANO VERNOLE

Ultimo aggiornamento: domenica 25 settembre 2005