BANKITALIA «ANTISEMITA»?
di
Maurizio Blonde
effedieffe

Antonio Fazio
ROMA
- Finalmente qualcosa si comincia a intuire dietro la tempesta di
Fazio e l'attacco del Corriere della Sera a Berlusconi, che non fa
nulla per cacciare Fazio.
Ha cominciato Amos Luzzatto, il capo della comunità talmudica
italiana.
Si fa intervistare dal Corriere per esprimere la sua indignazione,
perché volano accuse a «massoni ed ebrei» di essere dietro
l'aggressione a Fazio.
Come dicevano le nonne di campagna, la prima gallina che canta è
quella che ha fatto l'uovo.
Chi ha parlato di «massoni ed ebrei»?
La voce evidentemente corre.
Il Riformista la attribuisce a tale Crosetto, responsabile di Forza
Italia e vicino a Tremonti, che tira in ballo (testuale) «la grande
massoneria ebraica americana» la quale «tira le fila» contro Fazio.
Il motivo è chiaro, dice Crosetto.
Le banche italiane sono
«forzieri», perché traboccano di depositi, risparmi delle famiglie
italiane. Una situazione contraria a quella delle «grandi banche
anglo-americane»: in USA e Gran Bretagna, la gente non ha risparmi.
Ha solo debiti.
Fin dai 16 anni, il ragazzo inglese
e americano riceve dalla banca la prima carta di credito, sulla
quale apre subito uno «scoperto» da 6 mila dollari o sterline.
Pagherà, con gli interessi, tutta la vita per colmare quel buco
iniziale.
E non ci riuscirà mai; il buco non farà che allargarsi a voragine.
Per le «banche
anglo-americane», è questa la situazione ideale: pochi depositi (che
per la banca sono un «passivo», perché ci paga gli interessi) e
tanti crediti ai consumatori, l'«attivo» perché sono gli indebitati
a pagare la banca con gli interessi, vita natural durante.
E' così che funziona la «prospera» economia USA, tirata dai consumi
superflui. Dando alla gente i soldi per comprare tutto ciò che
desidera, per cui non ha i mezzi.
Tutto ciò però ha un limite. Viene il momento in cui il monte
dei debiti dei consumatori diventa un buco nero astronomico.
Che mette in pericolo il sistema.
Nello spazio astrale, i buchi
neri attraggono tutta la materia che si trova vicina, la inghiottono
e la fanno scomparire.
Ora, le banche anglo-americane hanno bisogno di materia da ingoiare.
Bisogno urgente, perché devono far durare la giostra ancora un po',
mantenere la finzione della prosperità basata sui debiti ancora per
qualche mese.
Per questo vogliono mettere le mani sui risparmi italiani.
Non possono tollerare che ce ne siano tanti.
Sia perché «un popolo che non s'indebita fa rabbia agli usurai»,
come spiega Ezra Pound.
Sia perché vogliono che anche gli italiani diventino, da creditori
della banche, debitori: legarli alla catena degli interessi da
pagare a vita.
Insomma, vogliono le banche italiane
per indebitarci. Perché cominciamo come gli americani a comprare
l'auto, il telefonino nuovo, l'ultimo computer e le altre
carabattole Made in China non già coi nostri soldi, ma con i
prestiti delle banche.
Le banche italiane sono «inefficienti», secondo il gergo
massonico-talmudico.
E' vero in un senso.
Nell'altro senso, quello che conta, «l'inefficienza» significa che
le banche italiane non espandono il credito nelle proporzioni
prodigiose che il sistema globale, ormai prossimo al fallimento,
richiede: i consumi «ristagnano» perché i nostri banchieri non ci
indebitano abbastanza.
E il boom cinese, se non compriamo le carabattole gialle, rischia di
sfiatarsi.
E ovviamente, gli stranieri vogliosi dei nostri risparmi
hanno i loro alleati in Italia.
I soliti, quelli storici: i capitalisti senza capitale, gli eterni
Agnelli, la «finanza laica» che, durante la guerra, faceva
spionaggio per gli anglo-americani contro l'Italia.
E' istruttiva, in questo senso, l'intervista che Ettore Bernabei
rilascia a Repubblica del 10 settembre.
Lucidissimo novantenne, ex direttore della RAI ai tempi di Fanfani
di cui era l'uomo, Bernabei è un'enciclopedia a proposito delle
guerre occulte dei poteri forti in Italia.
Egli, più preciso, non accusa «gli americani», che secondo lui «tacciono»
significativamente sull'attacco in corso a Fazio.
Indica «gli anglo-olandesi».
E dice che hanno violato un accordo molto antico.
Anzi due.
Il più antico fu stretto fra De Gasperi, presidente
del Consiglio del dopoguerra, e Raffaele Mattioli, capo della Banca
Commerciale Italiana, nido dei Cuccia, dei La Malfa ed altri
«laici».
Ecco l'accordo: «democristiani si sarebbero occupati di politica e i
laici dell'industria e della finanza», insomma avrebbero protetto
gli interessi di Agnelli, Pirelli e soci, questi ricchi senza soldi
(intendiamoci, senza soldi da investire nelle loro imprese; ma con
soldi illimitati per i loro lussi privati dispendiosissimi).
«Questo accordo fu
ratificato davanti agli esponenti della finanza americana», dice
Bernabei, «da una delegazione di cui facevano parte Ferrari
Aggradi [DC] e Enrico Cuccia».
Si deve ritenere che l'accordo fu «ratificato» davanti alla Banca
Lazard e il suo capo, André Meyer, complice storico di Cuccia e
agente pagatore del Piano Marshall.
Il secondo accordo fu «ratificato» negli anni '80.
A quel tempo, «gli industriali
cominciarono a mal sopportare il divieto di possedere azioni di
banche. Così furono avviate trattative».
Da una parte, Cirino Pomicino per la DC.
Dall'altra, «i fratelli Agnelli».
Il divieto di incesto banca-industria
fu tolto. In cambio della non belligeranza su «alcune grandi
banche italiane, come Banco di Roma e l'Ambroveneto, governate da
banchieri di area cattolica».
Capito?
Gli Agnelli volevano
diventare padroni delle banche per uno scopo evidente: mettere le
mani sui depositi, per finanziare la loro Fiat e varie consociate e
alleate con soldi altrui, che loro non avevano.
Come al solito, i capitalisti senza
capitale, gli inefficienti padroni del vapore italiani, volevano un
self service monetario da cui arraffare per continuare a vivere come
fanno sempre, senza competere sul «mercato», senza sborsare una lira
di tasca loro. Il prezzo è la continua «inefficienza» della Fiat e
della «grande» industria nostrana.
Ma ora quei poteri forti sono più deboli di prima.
Perciò hanno bisogno ancor più di prima di arraffare.
E lo fanno usando tutti i mezzi impropri a loro disposizione: i
media anzitutto, il Corriere della Sera.
L'attacco a Fazio serve a questo.
I soliti traditori del Partito d'Azione chiamano a partecipare al
saccheggio gli stranieri.
Anche quelli, i soliti, «anglo-olandesi».
Uniti nella rovina dell'Italia e dei suoi veri interessi.
Un vero imprenditore, oggi, a
capo della Fiat, avrebbe una sola cosa urgente da fare:
liquidarla.
Chiuderla in fretta, prima che arrivino sul «mercato» europeo le
utilitarie cinesi da 4-6 mila euro a pezzo.
Ma non vogliono: ci sono i lussi dei loro giovani inetti di
famiglia, dei Lapo Elkann, da mantenere; per non contare i bisogni
di Montezemolo.
Bisogna che la finzione della «grande industria» prosegua,
per far vivere agli Elkann, ai Nasi (nome ebraico-turco) (1)
e agli altri parenti incapaci, percettori di rendite e dividendi, la
loro vita dispendiosa.
Bernabei conclude: se cade Fazio, non sarà solo l'olandese ABN
Hambro che si pappa l'Antonveneta.
Si papperanno anche Capitalia e Banca Intesa. Domani Mediobanca.
E perfino le Generali, il forziere dei poteri forti-deboli, fondato
dai Morpurgo di Trieste due secoli fa.
Forse, quest'ultimo nome buttato lì è solo un patetico messaggio
indiretto di Bernabei: attenti poteri «laici», poi tocca a voi.
Gli vuol fare un po' di paura.
Ma è un bluff con poco fondamento.
Questo racconto è ripetuto a beneficio di
quelli che ci danno dei «dietrologi», a quelli che sostengono che i
complotti non esistono, che sono fantasia di menti malate. Bernabei
ci dice l'esatta verità: nelle cose che contano, le decisioni sono
prese dietro le quinte.
Non qualche volta, ma sempre.
Quando anche i giornalisti vengono a saperle (non i giornalisti
comuni, ma i direttori dei grandi giornali sì), ne tacciono al
pubblico. Non qualche volta: sempre.
Veniamo a sapere qualcosa soltanto quando, come oggi, i patti
segreti si rompono: con venti, cinquant'anni di ritardo.
Ora, non resta che parlare dei democristiani
che si dilaniano tra loro, mentre stanno perdendo la loro base di
potere bancario.
Come si sarà notato, Andreotti s'è pronunciato «per» Fazio (insieme
all'Osservatore Romano e al cardinale Re), Cossiga contro.
Per forza, dice De Mita: Cossiga è un massone britannico, amico di
Gelli.
Ritorce subito Cossiga: e parla di Massoneria De Mita?
Proprio lui che per diventare segretario della DC chiese l'appoggio
di Palazzo Giustiniani?
Insomma, qualcosa cominciamo a capire.
La prossima fase della lotta?
Fazio verrà bollato come «antisemita», vedrete.
Maurizio Blondet
Note
1)
Di recente, ho visto la villa che i Nasi imparentati Agnelli hanno a
Levanto nelle Cinque Terre, in posizione inestimabile e dove oggi è
bloccato ogni intervento edilizio, sul mare e con vasto parco
all'italiana. Un valore sui 70 miliardi di vecchie lire. Se hanno
bisogno di capitale fresco, potrebbero vendere quella. Ma perché, se
possono arraffare i soldi dei risparmiatori? In ebraico, «Nasi»
significa «principe», «primo» nella sinagoga: costoro, che non
risulta abbiano mai fatto nulla nemmeno come pseudo-imprenditori,
vivono da principi coi soldi nostri.