Alzo zero

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Calciamo via tarallucci e vino


di Massimo Fini

Dio non voglia che l’Italia vinca i Mondiali.Perché l’euforia nazionale
e collettiva che ne seguirebbe,oltre a provocare una rimozione psicologica, forse
anche comprensibile e umana,ma non per questo meno deleteria, dell’enorme marciume che è saltato fuori in questi mesi e che ha coinvolto tutti i settori del nostro calcio, darebbe fiato a chi già da ora pensa al solito colpo di spugna, sportivo e penale. È bastata una vittoria sul modestissimo Ghana (che ha un solo elemento di valore internazionale, Essien, e due buoni giocatori, Appiah e Kuffour, il resto è zero) perché il deputato di Forza Italia, Maurizio Paniz, Presidente dello“Juventus Club Montecitorio”, ardisse evocare un provvedimento di clemenza: «Se vincessimo bisognerebbe valutare se
sarà opportuna o meno un’amnistia nel mondo del calcio».Anche un esponente di Alleanza nazionale, e non un peone del Parlamento, ma il capogruppo alla Camera, Ignazio La Russa,si è dimostrato possibilista:«Aspettiamo di vincere e poi ne
parliamo. Certamente le amnistie sono provvedimenti eccezionali che si concedono solo
dopo il verificarsi di fatti altrettanto straordinari. E la vittoria
di un Campionato del mondo è uno di questi». Insomma, la vittoria
in un torneo “du frubal”va messa, (…) per Ignazio La Russa, sullo stesso piano della guerra civile che insanguinò l’Italia fra il ‘43 e il ‘46 e che diede luogo all’amnistia dell’allora Guardasigilli,Palmiro Togliatti,«per pacificare la nazione».L’Italia è il Paese degli “eventi eccezionali” e delle “pacificazioni nazionali”. Anche di Tangentopoli
si disse che era un evento eccezionale e che quindi necessitava di una pacificazione
nazionale, cioè i cittadini onesti dovevano pacificarsi con coloro che li avevano derubati.
E il neoministro della Giustizia, Clemente Mastella, proponendo,
appena insediato, un’amnistia e un indulto, ha richiamato una sorta di pacificazione
nazionale fra quelli che stanno in galera, si suppone per qualche buon motivo, e chi ne è fuori. A parte l’ovvio “no” del ministro dello Sport, Giovanna Melandri, le spudorate avances di Paniz e La Russa (un classico“ballon d’essai”) hanno suscitato reazioni tutto sommato deboli nel mondo politico,fra pochi parlamentari, guarda caso, romanisti. I più sono rimasti zitti. E certamente un’amnistia, dietro il paravento di una vittoria o di un buon comportamento ai Mondiali,oltre a togliere dalle peste alcuni personaggi inguardabili, salverebbe.impedendo a importanti club come la Juventus, il
Milan, la Fiorentina e altri di finire in B o in C, gli enormi interessi, economici, televisivi,politici, che ruotano intorno al mondo del calcio e che, però,
sono proprio all’origine, ben al di l à del “caso Moggi”, della sua degenerazione, dello svuotamento dei suoi contenuti ideali, identitari, rituali, simbolici, mitici, a favore esclusivamente dello “Show & business”.Ma se dopo aver dimostrato, con l’affossamento e la delegittimazione di “Mani Pulite” e il varo di norme “ad hoc”, di non
essere in grado di richiamare la classe dirigente, politica e imprenditoriale, al rispetto della legge, non fossimo nemmeno capaci di far pulizia nel mondo del pallone, vorrebbe proprio dire che il nostro è, definitivamente, il Paese dei “tarallucci e vino”, che non ha nessuna possibilità di rinascita, non solo etica, ma anche economica. E che la sua presenza nell’Unione europea è più inquietante dell’ingresso della Turchia.

Ultimo aggiornamento: domenica 25 giugno 2006