Alzo zero

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David Irving

 

Non c'era bisogno di veder arrestato Irving per scoprire che tutto il cianciare di "libertà d'espressione" si dissolve non appena si entra in qualche 'terreno minato'. La frase «Il tribunale ha tolto a Irving la patente di storico» riportata ed avallata nell'articolo la dice lunga sul  fatto che ormai la storia la si fa appunto nei tribunali. Se invece la
storia la si lasciasse agli storici (e non si può negare che Irving sia definibile come tale), lasciati liberi di confrontarsi AD ARMI PARI (cioè,  non tutti i media a disposizione, da una parte, qualche sito e pochi editori semisconosciuti , dall'altra, per non parlare delle mene condotte da zelanti  ermellini comandati dalle centrali del mondialismo), le cose si evidenzierebbero per quelle che sono, senza esagerazioni in un senso o  nell'altro, fuori da ogni "teologia olocaustica" e con buona pace dei
giudeolatri e dei giudeofobi: ciascuno, portato a conoscenza dei FATTI e  delle conseguenti (momentanee) conclusioni, potrebbe farsi più che un'idea da sé. Ma non ci dicono sempre che oggi il cittadino delle  "democrazie" deve essere informato su tutto? Misteri delle  liberaldemocrazie.
Per quanto riguarda Irving, non si tratta di un "revisionista" in senso  stretto, non avendo scritto nulla sull'"Olocausto". Gli esperti sono altri:  Mattogno, Graf, Butz, Faurisson ecc., ai quali le vestali dell'ortodossia  olocaustica ben si guardano dal rispondere perché dovrebbero confrontarsi con degli ARGOMENTI... Così attaccano Irving perché lo vedono come l'anello  debole della catena, primo perché non è uno specialista, secondo per le sue  simpatie nazionalsocialiste... Il che non significa certo che i risultati  delle sue ricerche sulla 2a G. M. siano destitutiti di ogni serietà scientifica. Se così fosse, dovremmo porre un'incompatibilità assoluta dello
storico in caso d'identità tra l'oggetto delle ricerche e le sue preferenze storico-politiche. La Vita di Gesù di Ricciotti non varrebbe nulla perché  era un cattolico tutto d'un pezzo. E lo stesso dicasi della Storia del PCI di P. Spriano perché comunista. Ma anche la recente storia del "riformismo  musulmano" di T. Ramadan, se usassimo lo stesso criterio, cadrebbe in un  "conflitto d'interessi"... Il ragionamento, poi, curiosamente, non vale al  contrario, e troviamo fieri anti-nazisti le cui opere su Hitler e la 2a G. M. vengono proposte a modello mentre trasudano propaganda a piene mani (il  che non vuol dire che autore che non simpatizza per il Nazionalsocialismo
come Irving non produca un libro serio: penso a R. Zitelmann, Hitler,  tradotto da Laterza).
La storia non deve passare dalle aule di tribunale, ma qui mi sa tanto che,  parafrasando Burckhardt, la storia sta diventando quella che i padroni del  discorso ritengono conveniente. E' una situazione allucinante. Che si  ripercuote sulla libertà dei popoli dell'Eurasia a causa del nesso, ben  individuato da Serge Thion, tra "Olocausto" e "questione palestinese". In un  mondo normale dovrebbe partire una petizione di storici (rinomati) per  l'immediata liberazione di Irving. Hai visto mai che la mossa contro Irving  si ritorce contro la Olo-religione?

Enrico Galoppini
 

Presentazione dello Rapporto  Leuchter
di David Irving

 
Contrariamente alla storiografia, la chimica è una  scienza esatta. Storici, ormai sorpassati, della storia  contemporanea, si sono finora generalmente
 accontentati di  interminabili, accaniti dibattiti su significati ed interpretazioni. I più pigri tra di essi si sono impegnati a  sviluppare un'arte poco appariscente: quella di leggere tra  le righe. Tutto ciò serviva a sostituire il faticoso lavoro  chiarificatore di documenti, negli archivi della Seconda  Guerra Mondiale. Documenti che ora, improvvisamente, sono  disponibili in una quantità impressionante.
Negli ultimi tempi, tuttavia, i più audaci tra di loro si  sono accostati
agli strumenti della criminologia  scientifica. Hanno utilizzato mezzi
ausiliari, come l'esame  del carbonio (radioattivo), i residui di colore dei
gas, e  semplici esami circa l'autenticità dell'inchiostro, ed hanno
apportato un po' di luce sulle risultanze date per certe  della storia
contemporanea, frantumando così non poche volte  alcuni miti del secolo XX
A volte l'opinione pubblica approva tali risultati.  Spesso -- ovviamente --
no. Un tipico esempio di risultato  impopolare, in relazione con le analisi
giurid1co-criminologiche, è quello del sudario di Cristo a  Torino. Forse
non si tratta di una frode intenzionale, però  in nessun modo la sua
autenticità si approssima a quella che  i sacerdoti garantivano a migliaia
di creduli turisti.
Sarebbe semplicemente assurdo ritenere che l'opinione  pubblica mondiale sia
già da ora disposta ad accettare uno  spassionato e professionale esame
chimico dei campioni  dipietre e del suolo del campo di concentramento di
Auschwitz.
Ciò non ostante, il rapporto Leuchter ha come suo assunto  questo fatto.
A nessuno piace essere ingannato, specialmente quando  sono in gioco grandi
somme di denaro. Lo Stato di Israele ha  ricevuto dalla Repubblica Federale
di Germania, a partire  dall'anno 1949, più di 90.000 milioni di marchi
tedeschi  sotto forma di pagamenti volontari di risarcimento.
Essenzialmente, si tratta di versamenti di indennizzo per le  camere a gas
di Auschwitz.
Questa circostanza da sola dimostra che non è facile  distruggere questo
mito. Centinaia di milioni di uomini  probi ed intelligenti sono stati
tratti in inganno da una  martellante campagna di propaganda postbellica
fortemente  finanziata e brillantemente condotta.
Si è trattato fino ad oggi della continuazione di un  piano elaborato già
anteriormente all'anno 1942 dal P.W.E.  (Psychological Warfare Executive =
Servizio per la Direzione  Psicologica della Guerra). Già allora doveva
venire diffusa  in tutti i Paesi partecipanti alla guerra la tesi che il
governo del Reich faceva uccidere in camere a gas milion i  di ebrei e di
altri gruppi etnici indesiderabili.
Nell'agosto del 1943 il capo del P.W.E. informava in uno  scritto
confidenziale il gabinetto inglese che, nonostante  tutte le storielle
pubblicate sull'impiego di gas mortali,  non sussisteva il più piccolo
elemento di prova  sull'esistenza di tali installazioni. Egli avvertiva
nella  sua comunicazione che le fonti ebraiche al riguardo erano
particolarmente sospette.
In qualità di storico, ebbi l'opportunità di utilizzare  laboratori per il
riconoscimento di documenti falsificati ed  esaminare l'autenticità di
alcuni documenti. Alla fine degli  anni sessanta potetti porre in evidenza
certi diari del  viceammiraglio Canaris che erano stati offerti a me ed
anche  agli editori William Collins Ltd.
Risultò che l'inchiostro utilizzato per le firme di quei  diari non esisteva
ancora all'epoca della Seconda Guerra  Mondiale. Fui ancora io colui che --
nel corso di una  conferenza-stampa internazionale effettuata ad Amburgo
nell'aprile del 1983 -- rivelò essere unfalso i Diari di  Hitler della
rivista Stern.
Nonostante tutto questo, devo confessare che mai mi era  capitato diporre in
dubbio i fatti di Auschwitz e le sue  camere a gas (il più sacro reliquiario
della religione del  secolo XX) né di sottoporre ad esami chimici i suoi
muri ed  il suo suolo per vedere se si scoprivano in essi tracce di
cianaro.
I risultati essenziali del rapporto Leuchter sono i  seguenti: nelle prove
eseguite sulle pietre degli edifici di  spidocchiamento, dove veniva
utilizzato il mortale  Zyklon-Bper la disinfestazione di indumenti, i
laboratori di  analisi riscontrarono considerevoli residuati di cianuro.
Ma, in quelle che vengono universalmente chiamate camere a  gas dagli
"esperti dell'olocausto", non fu rinvenuto alcun  residuo apprezzabile.
Inoltre l'esperto in camere a gas spiega chiaramente che  quegli edifici,
tanto per il loro progetto quanto per la  loro realizzazione, in nessun modo
potevano essere  utilizzati come camere a gas per lo sterminio di esseri
umani.
Quando, nell'aprile del 1988, deposi al processo Zündel  come esperto di
storia contemporanea, mi imbattei per la  prima volta in questi referti di
laboratorio che hanno  demolito la tesi delle camere a gas. Non esiste il
minimo  dubbio sull'esattezza dei risultati.
Devo confessare che, personalmente, mi sarebbe piaciuto  applicare metodi
più rigorosi per l'esame dei materiali  estratti dagli edifici e dal suolo
di Auschwitz. Però devo  anche riconoscere quali enormi difficoltà dovette
affrontare  la commissione in un luogo che attualmente è polacco. Non è
facile estrarre pezzi di pietra da qualche stanza vuota,  alle spalle dei
nuovi sorveglianti dei campi. Tutte le  operazioni sono state documentate
con videoriprese  simultanee. Quelle immagini le ho studiate con la massima
attenzione ed esse provano, senza concedere spazio al  dubbio, la precisione
dei metodi di lavoro sui quali è  basato questo rapporto.
Fino al termine di questo tragico secolo ci saranno  sempre storici,
statisti e pubblicisti incorreggibili che  crederanno fortemente -- o non
avranno altre prospettive  economiche per poter sopravvivere che credervi --
che i  nazisti utilizzarono camere a gas ad Auschwitz.
Evidentemente, ora tocca a loro, agli studiosi  intelligenti e dotati di
spirito critico della storia  moderna, spiegare a me perché non furono
rinvenuti residui  apprezzabili di cianuro proprio negli edifici in cui
sarebbero state praticate queste presunte gasazioni, mentre  nelle
costruzioni riconosciute anche da esperti di Auschwitz  difama mondiale
quali edifici per la disinfestazione,  effettivamente si sono trovate
considerevoli quantità di  residui di cianuro. La chimica
giuridico-scientifica  -- lo ripeto -- è una scienza esatta. Il pallone si
trova  ora nel campo avverso.

 

Ultimo aggiornamento: sabato 26 novembre 2005