Il federalismo etnico di
Saint-Loup
di
Jérôme Moreau
“La gioventù francese che ieri viveva
nelle tenebre, a cui mancava un ideale, che aveva perso la fede nei
destini della patria, sarà abbagliata domani dal compito che l’attende:
rifare l’Europa…(1)”.
Per la destra, per lo meno quella che
non lo disprezza, Marc Augier detto Saint-Loup è il romanziere della
civiltà minacciata e dell’Europa delle patrie carnali… Due temi che sono
punto
di
riferimento dopo Solstice en Laponie,
pubblicato nel 1939, dove l’autore espone già il suo timore per
l’evangelizzazione e la colonizzazione delle popolazioni lapponi da
parte dei mercanti della morale. Riflessione che prosegue sotto
l’occupazione, soprattutto negli articoli su i Baschi ed i Bretoni dove
Saint-Loup pone i primi fondamenti del “federalismo etnico” quale
principio su cui vuole organizzare l’Europa (2). Sia detto tra
parentesi, la difesa dei popoli minacciati non si limita nel suo spirito
al solo territorio europeo giacché egli affermava nel 1941, in un
articolo sull’avvenire dell’Impero francese: “Il nostro dovere in Africa
è quello di ristabilire nel quadro storico e razziale una grande
civilizzazione araba ed una grande civilizzazione nera (3)”. Ed è sempre
per l’Europa delle etnie che Saint-Loup ha seguito la fede gammata ed è
andato a combattere sul Fronte dell’Est nel 1942. Egli era in
effetti persuaso fin dal 1941 che la Germania preparasse una
pace fondata su un federalismo etnico europeo. A questa convinzione si
aggiunge ancora l'idea, diffusa precedentemente negli ambienti tedeschi
rivoluzionari conservatori, che il futuro dell'Europa si trovi ad Est,
in una Russia battuta dove si potranno attingere nuove forze:
economiche, razziali, spirituali. Dopo la sconfitta è difficile per
molti comprendere come Saint-Loup abbia potuto interpretare – benché non
sia stato il solo – il pangermanismo hitleriano come un tentativo di
unione dell’Europa sulla base delle etnie che la compongono. Otto
Strasser che manifestava negli anni trenta la medesima volontà,
l’intenzione di riorganizzare l’Europa su basi etnico-linguistiche,
entrerà presto in conflitto con i seguaci ortodossi di Hitler.
Probabilmente questo atteggiamento era dovuto all’anticomunismo fanatico
che Saint-Loup aveva sviluppato a causa del suo contatto con i militanti
di sinistra nel periodo tra le due guerre mondiali (4). L’esperienza del
fronte russo segna però un radicale cambiamento nell’atteggiamento di
Marc Augier, che non si fa più illusioni sulle intenzioni tedesche.
Questa tendenza è manifestata in alcuni articoli su “Combattant Européen”
che oscillano tra la fedeltà completa ed una certa presa di distanza
dalle posizioni ideologiche tedesche. Così scriveva a qualche mese di
distanza “Hitler non è che un uomo (5)” mostrando così il suo rifiuto
verso un’Europa a dominazione tedesca: “ Non si tratta di fonderci in
una specie di europeo. Non vogliamo essere germanofili o russofili.
Vogliamo rimanere noi stessi, con la nostra eredità nazionale, pur
adottando uno stile di vita moderno. E vogliamo arricchire questo stile
con il genio francese che non è un mito (6).” La contraddizione
apparente di questi due propositi deve essere compresa con lo iato tra
un giuramento di fedeltà incondizionata e il pensiero proprio di Marc
Augier. Questa confusione tra l’aspetto sentimentale e quello
dottrinario che ha potuto, dopo il 1945, far passare
Saint-Loup come un settario del
Nazionalsocialismo proprio quando egli considerava lo stato nazione come
un principio politico storicamente superato. Non è tuttavia errato
osservare che questa contraddizione rimane in Saint-Loup per quelli che
dopo la guerra hanno voluto far coincidere la sua esperienza nelle
Waffen SS con la sua concezione del mondo. Nelle opere
Götterdämmerung, Les Volontaires e Les Hérétiques,
Saint-Loup, manifesta un viscerale attaccamento ai suoi camerati
lasciando libero corso ai suoi fantasmi e concepisce l’esistenza di una
frazione oppositrice federalista che avrebbe tentato di affermarsi
all’interno del regime nazionalsocialista.
Saint-Loup non ha mai deposto
l’uniforme. Rifare l’Europa! Ma perché l’Europa delle etnie, delle
patrie carnali? Perché nello spirito di Saint-Loup questa è la forma
politica che più ha la forza di resistere alle ideologie massificanti -
liberalismo, cristianesimo, comunismo - nascoste sotto la maschera
dell’universalismo e dell’internazionalismo. Perché gli stati nazione
hanno confini ideologici. Perché la patria carnale, terra dei padri,
risponde ad una aspirazione di identità naturale. “ L’Europa deve dunque
essere riconsiderata a partire dalla nozione biologicamente fondata del
sangue (…) e degli imperativi tellurici (…). Non può esistere che come
somma di piccole patrie carnali nutrite di questa doppia forza. Infatti
più lo spazio unificato si estende, più la realtà razziale si diluisce
per mescolamento e più il territorio sfugge alla proprietà del singolo a
profitto della massa (7).” Saint-Loup fa della razza il motore della
storia di un popolo e dell’ibridazione la principale minaccia che grava
su una civiltà. Poiché l’omogeneità razziale è un elemento di stabilità.
La dottrina di Saint-Loup non si manifesta dunque sotto la forma di un
nazionalismo aggressivo ma si avvicina maggiormente ad un
differenzialismo etnico. In altre parole solo colui che ama e vuole
difendere il suo popolo è capace di amare ed apprezzare i popoli
stranieri. L’affermazione del diritto alla differenza si sostituisce
all’imperialismo e Saint-Loup può stigmatizzare l’universalismo come
ideologia razzista. E’ proprio quello che si vede in
La Nuit commence au Cap Horn, eccellente libro con i caratteri
dell’affresco epico: gli indiani della terra del fuoco sono vittime di
un pericoloso progetto di un pastore evangelico pieno di buone
intenzioni ma incapace di concepire un modo d’esistere diverso dal suo.
Un popolo soccombe al colonialismo cristiano perché il cristianesimo è
inadatto all’ambiente in cui questo popolo evolve. La morte di una
civiltà attraverso l’arrivo di missionari, funzionari, commercianti.
Questa tematica è anche quella di La peau de l'aurochs (8)
pubblicato per la prima volta nel 1954 e finalmente ristampato. Anche in
questo libro una civiltà è minacciata di scomparire; un'invasione
dittatoriale, la conquista della meccanizzazione che si sostituisce poco
a poco alla tradizione rurale e cattolica locale. Nelle opere di
Saint-Loup la patria
carnale appare allo stesso tempo come un'alternativa politica, sociale e
religiosa. Politica inizialmente, poiché rappresenta un rifugio contro
il imperialismo. Sociale in seguito, poiché mira a rafforzare il senso
della comunità, che è istinto puramente etnico. Si basa su ciò che
Saint-Loup chiama
"socialismo dell'azione" che è destinato a diventare la pietra angolare
della nuova Europa e che si definisce come un socialismo radicato, un
atteggiamento del cuore, della volontà, di opposizione alla logica
astratta del marxismo-leninismo. La patria carnale è infine
un’alternativa religiosa che ci permette di ricollegarci alle nostre
radici pagane. Ad una concezione eroica della vita che il
giudeo-cristianesimo, religione salvifica, ha soffocato. La patria
carnale deve concepirsi in un certo senso come un ritorno alle fonti
spirituali e sensoriali dell’uomo. “Si tratta per l’individuo di
attingere alle fonti di vita eroiche ed estetiche, di ricevere quindi
l'insegnamento del combattimento naturale e di tutto ciò che implica:
selezione delle aristocrazie con la lotta per la vita, nuova nozione del
diritto che si stabilisce più con l'azione del forte e del migliore,
infine ricerca ed applicazione della nozione estetica e della vera
grandezza (9)". Il federalismo etnico di
Saint-Loup porta in realtà una nuova concezione della
società. Un paganesimo eroico e popolare che rimanda ad un'immagine più
accettabile della persona umana.
Nonostante le apparenti
contraddizioni, l'itinerario politico di
Saint-Loup obbedisce
ad una logica perfettamente coerente, dove la volontà di affermarsi
caccia le contrazioni ideologiche. Prende forma un mondo di grande
salute fisica e morale dove tutti i popoli hanno il diritto di esistere,
purché radicati nelle loro proprie culture. Nel tempo,
Saint-Loup ha tessuto
un opera sincera attraverso la quale si è espresso uno spirito libero,
che ha pagato la sua libertà con la cospirazione del silenzio di cui si
circonda il suo nome.
Note:
1 Marc Augier, "Jeunesse
d'Europe, unissez-vous!", Conversazione del 17 maggio 1941 sotto gli
auspici del Groupe Collaboration à la Maison de la Chimie - Paris
2 Marc Agier, "A la
recherche des forces françaises", in La Gerbe, 4-9-1941 e 2-10-1941.
3 Marc Augier, "La route
de l'huile", in La Gerbe , 6-2-1941.
4 Occorre sempre avere lo
spirito per comprendere l'itinerario politico di Saint-Loup, che ha
fatto le sue prime esperienze politiche nell'ambito della sinistra
"Fronte Popolare "." Infatti Marc Augier fu uno dei principali animatori
e ideologi del movimento Auberges de jeunesse (ostelli della gioventù,
ajisme), fu redattore principale del periodico “Cri des Auberges de
Jeunesse” (rivista del centro Laïc degli Auberges de Jeunesse),
incaricato nel gabinetto di Léo Lagrange sotto governo del fronte
popolare nel 1936 e vicino a Jean Giono, il suo riferimento ideale e
maestro, con cui partecipò all'esperienza pacifista del Contadour. Per
tutto questo periodo del dopo guerra, sono il pacifismo e volontà
d’unire la gioventù europea che motivano il suo impegno.
Rappresentante del CLAJ al
Congresso Mondiale della gioventù che ebbe luogo a Stati Uniti nel 1937,
si rese tuttavia conto che i delegati comunisti si consegnavano ad una
intensa propaganda bellicista contro la Germania e l'Italia. Da quella
data manifesta i suoi primi sentimenti anticomunisti. Varie volte, dopo
il 1941, Marc Augier considererà del resto la crociata europea contro il
bolscevismo come il logico prolungamento della sua azione passata
nell'ambito del movimento Ajiste.
5 Marc Augier, "La
fidélité des Nibelungen", in Le Combattant Européen, 30-9-1943.
6 Marc Augier, "Ce siècle
avait deux ans", in Le Combattant Européen, 15-6-1943.
7 Saint-Loup, "Une Europe
des patries charnelles ?", in Défense de l'Occident, n°136, marzo 1976.
8
Sint-Loup, Peau de l'aurochs.- Paris,Editions de l'Homme libre, 2000.
9 Marc
Augier, Les Skieurs de la nuit.- Paris, Stock, 1944, pp.16-17.
Articolo tratto dal
sito
http://es.geocities.com/sucellus23/724.htm
E’ possibile
richiedere l’opera di
Jérôme
Moreau
Itinéraire politique de Saint-Loup,
Edition Aencre, pag. 288, al costo di 24.00 € presso la Librairie
Nationale 12 rue de La Sourdière - 75001 Paris - France Tel :
01.42.86.06.92 - Fax : 01.42.86.06.98 Email:
contact@librairienationale.com
http://www.librairienationale.com
Questa
inchiesta storica è dedicata all’itinerario politico di Saint-Loup,
dagli Auberges de Jeunesse all’addestramento dei Volontari sul fronte
dell’Est e specialmente chiarisce i punti essenziali della visione del
mondo di cui l’autore si fa araldo. Il suo gusto per l’avventura, per i
grandi spazi, la passione per la velocità, la ricerca dell’azione
gloriosa e dell’impresa sportiva… Egli ha previsto il risveglio dei
popoli e la rinascita delle patrie carnali. Il suo messaggio chiama alla
radicale sovversione del disordine attuale.
Quindici anni orsono, il 16 dicembre 1990 si spegneva a Parigi Marc
Augier, noto anche con lo pseudonimo letterario di Saint-Loup. Era nato
il 19 marzo 1908 a Bordeaux. Militante di sinistra, aveva fondato nel
1935 gli Auberges laïques de la jeunesse ed aveva collaborato, durante
il governo del Front Populaire con Léo Lagrange, al minsistero del
lavoro che istituì la settimana corta e le ferie pagate. Delegato al
Congresso mondiale della gioventù nel 1937, Augier si avvicinò ai
movimenti giovanili fascisti e nazionalsocialisti. Collaboratore al
quotidiano La Gerbe, diretto da Alphonse de Châteaubriant, fondò il
movimento “Jeunes de l’Europe Nouvelle”. Volontario nel 1941 nella LVF
raggiunse il fronte dell’est cui sono dedicati due suoi famosi romanzi
“Les volontaires” e “Les hérétiques”. Sul fronte fondò “Le combattant
européen”, organo ufficiale della LVF per poi divenire caporedattore di
“Devenir”, il giornale della Charlemagne (la divisone Frankreich delle
Waffen SS). Dopo la guerra si recò in Argentina dove divenne istruttore
delle truppe di montagna durante Peron.
In quel tempo scrisse “Face
nord” e “La nuit commence au Cap Horn”.
Da
http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.asp?id=4776
In
edizione italiana sono usciti presso l’editore Volpe e Sentinella
d’Italia (via Buonarroti 4 – 34074 Monfalcone) le seguenti opere di
Saint-Loup:
Saint-Loup, I volontari europei delle Waffen SS, Volpe, 1967
Saint-Loup,
Il sangue d’Israele, Sentinella d'Italia, 1975
Saint-Loup, I
velieri fantasma di Hitler, Sentinella d'Italia, 1978
Saint-Loup, I volontari.
Storia della LVF contro il bolscevismo,
Sentinella d'Italia, 1983
Saint-Loup,
Gli eretici. Storia della Divisione SS “Charlemagne”, Sentinella
d'Italia, 1985
Saint-Loup, I
nostalgici, Sentinella d'Italia, 1991
Opere
recensite nei numeri 1, 26, 67, 152 di Diorama Letterario
http://www.diorama.it/biblio/autori_s.htm#saintloup