La
seconda religiosità di Julius Evola
In un precedente capitolo abbiamo mostrato quanto siano prive di
ogni fondamento le idee di certi divulgatori della scienza
fisica ultimissima i quali pretendono che questa abbia ormai
superato il precedente materialismo e stia conducendo verso una
nuova visione spiritualistica della realtà. Ebbene, un equivoco
analogo sta alla base delle pretese di quello che si può
chiamare il neo-spiritualismo. Alcuni ambienti vorrebbero venire
alla stessa conclusione, cioè che si stia ritornando alla
spiritualità, pel fatto dell'attuale moltiplicarsi di tendenze
verso il sovrannaturale e il soprasensibile in movimenti, sette,
chiesuole, loggie e conventicole d'ogni genere aventi in comune
l'ambizione di fornire all'uomo occidentale qualcosa di più
delle forme della religione positiva e dogmatica, ritenute
insufficienti, svuotate e inefficienti, e di condurlo di là dal
materialismo. Anche questa è una illusione, dovuta alla mancanza
di principii così caratteristica nei nostri contemporanei. La
verità è che anche a tale riguardo, nella maggior parte dei casi
ci si trova dinanzi a fenomeni che rientrano essi stessi nei
processi dissolutivi dell'epoca e che esistenzialmente, malgrado
ogni apparenza, hanno un significato negativo, rappresentando
una specie di controparte solidale del materialismo occidentale.
Per riconoscere il vero luogo e il significato di questo nuovo
spiritualismo ci si può rifare a quel che lo Spengler ha scritto
circa la "seconda religiosità". Nella sua opera principale
questo autore ha esposto idee che, seppure presso a gravi
confusioni e a divagazioni personali d'ogni genere, ripetono in
parte la concezione tradizionale della storia, quando egli ha
parlato di un processo che nei vari cicli di civiltà conduce
dalle forme organiche di vita delle origini, nelle quali
predominano la qualità, la spiritualità, la tradizione vivente e
la razza, alle forme tarde e disanimate cittadine ove invece
predominano l'intelletto astratto, l'economia e la finanza, il
praticismo e il mondo delle masse con lo sfondo di una grandezza
puramente materiale. Con l'apparire di tali forme una civiltà si
avvia verso la sua fine. Il processo terminale è stato più da
presso caratterizzato da Guénon che, usando una immagine tratta
dal decorso della vita degli organismi, ha parlato di due fasi,
della fase dell'irrigidimento del corpo (corrispondente, in
termini di civiltà, al periodo del materialismo), a cui fa
seguito la fase ultima, la disgregazione del cadavere. Ora,
secondo lo Spengler, uno dei fenomeni che accompagnano
costantemente le fasi terminali di una civiltà è la "seconda
religiosità". In margine alle strutture di una barbarica
grandezza, al razionalismo, all'ateismo pratico e al
materialismo si manifestano forme sporadiche di spiritualità e
di misticismo, perfino irruzioni del soprasensibile, le quali
non attestano una riascesa, ma sono sintomi di disfacimento.
Non si tratta più della religione delle origini, delle forme
severe che, retaggio di élites dominatrici, stavano al centro di
una civiltà organica e qualitativa (è ciò che noi chiamiamo
propriamente il mondo della Tradizione), ad improntare tutte le
espressioni. Nella fase di cui si tratta, le stesse religioni
positive perdono ogni dimensione superiore, si secolarizzano, si
appiattiscono, cessano di avere la loro funzione originaria. La
"seconda religiosità" si sviluppa al difuori di esse, spesso
perfino contro di esse, ma si sviluppa anche fuori dalle
correnti principali e predominanti dell'esistenza e, in genere,
col significato di un fenomeno di evasione, di alienamento, di
confusa compensazione il quale non incide in nessun modo
seriamente sulla realtà, ormai corrispondente ad una civiltà
disanimata, meccanicistica e puramente terrena. Tale è dunque il
luogo e il senso della "seconda religiosità". Il quadro può
essere completato rifacendosi al Guénon - autore di ben più
profonda
dottrina dello Spengler - il quale ha constatato che dopo che il
materialismo e il "positivismo" del XIX secolo avevano
provveduto a chiudere l'uomo a ciò che sta effettivamente al
disopra di lui - al vero sovrannaturale, alla trascendenza -
correnti molteplici del XX secolo aventi appunto sembianza
"spiritualistica" o di "nuova psicologia" tendono ad aprirlo a
ciò che sta al disotto di lui, al disotto del livello
esistenziale corrispondente, in genere, alla persona umana
formata. Si può anche usare una espressione di A. Huxley, e
parlare di un "autotrascendimento discendente" opposto all'"autotrascendimento
ascendente". Come è vero che l'Occidente si trova attualmente
proprio nella fase disanimata, collettivistica e materialistica
corrispondente al chiudersi di un ciclo di civiltà, del pari non
v'è dubbio che la grandissima parte dei fatti interpretati come
preludio ad una nuova spiritualità hanno semplicemente un
carattere di "seconda religiosità". Essi rappresentano qualcosa
di
promiscuo, di sfaldato e di sub-intellettuale. Sono come le
fluorescenze che si manifestano nelle decomposizioni
cadaveriche; per cui, nelle tendenze accennate è da vedersi non
l'opposto dell'attuale civiltà crepuscolare ma, come dicevamo,
una sua controparte, la quale potrebbe perfino preludiare ad una
fase regressiva e dissolutiva più spinta della medesima, nel
caso che esse prendessero piede. In particolare, là dove non si
tratta di semplici stati d'animo e di teorie, là dove
l'interesse morboso per il sensazionale e l'occulto si
accompagna a pratiche evocatorie e all'apertura degli strati
sotterranei della psiche umana - come non di rado ne è il caso
nello spiritismo e nella stessa psicanalisi - può ben parlarsi,
ancora col Guénon, di "fessure della grande muraglia", di
pericolosi cedimenti di quella cintura di protezione che,
malgrado tutto, nella vita ordinaria preserva ogni individuo
normale e dalla mente lucida dall'azione di forze oscure reali
nascoste dietro la facciata
del mondo dei sensi e sotto la soglia dei pensieri umani formati
e consapevoli. Da questo punto di vista, il neo-spiritualismo
appar essere dunque più pericoloso dello stesso materialismo o
positivismo, il quale, se non altro, con la sua primitività e la
sua miopia intellettuale rafforzava quella cinta, limitatrice
sì, ma anche protettiva. Per un altro verso, circa il livello
proprio al neo-spiritualismo nulla è più indicativo della
sostanza umana presentata dalla gran parte di coloro che lo
coltivano. Mentre le antiche scienze sacre erano la prerogativa
di una umanità superiore, di caste regali e sacerdotali, oggi
come maggioranza sono medium, "maghi" da popolino, pendolasti,
spiritisti, antroposofi, astrologhi e veggenti da annunci
pubblicitari, teosofisti, "guaritori", divulgatori di uno yoga
americanizzato e così via a bandire il nuovo verbo
antimaterialistico, accompagnandovisi qualche mistico esaltato e
visionario e qualche profeta estemporaneo. La mistificazione e
la
superstizione si mescolano quasi costantemente, nel
neo-spiritualismo, del quale un ulteriore tratto significativo
è, specie nei paesi anglosassoni, l'alta percentuale delle donne
(donne fallite, sviate o fuori uso). In effetti, come
orientamento generale è di una spiritualità "femminile" che qui
a buon diritto si può parlare.
Ma questa è, di nuovo, una materia da noi già trattata e
chiarita in molte altre occasioni [in primis in "Rivolta contro
il mondo moderno". NdV.]. Per l'ordine di idee che qui
propriamente ci interessa importa solo accusare la deprecabile
confusione che può nascere dal fatto che, a partir dal
teosofismo anglo-indiano, nel neo-spiritualismo sono frequenti i
riferimenti ad alcune dottrine appartenenti a quello che noi
chiamiamo il mondo della Tradizione, specie nelle varietà
orientali di esso. Ora qui, è necessario fare una netta
separazione. Bisogna tener per fermo che ciò di cui nelle
correnti in discorso a tale riguardo si tratta, si riduce quasi
sempre a contraffazioni di quelle dottrine, a residui o
frammenti di esse mescolati coi peggiori pregiudizi occidentali
e con pure divagazioni personali. Del piano a cui le idee
riprese propriamente appartenevano, il neo-spiritualismo non ha
in genere nessuna idea, così come non ne ha nemmeno di ciò che,
in fondo, i suoi seguaci veramente
cercano. Quelle idee infatti finiscono spesso col fungere da
meri surrogati usati per soddisfare le stesse esigenze che
portano altri verso la fede e la semplice religione: grave
equivoco, perché si tratta invece di metafisica, e spesso quegli
insegnamenti nello stesso mondo tradizionale erano di pertinenza
esclusiva delle "dottrine interne", non divulgate. Inoltre non è
nemmeno detto che la ragione per cui i neo-spiritualisti
s'interessano ad essi diffondendoli e portandoli addirittura
sulla piazza, sia solo da cercarsi nel decadere e
nell'inaridirsi della religione occidentale; un'altra ragione è
che molti di costoro credono che quegli insegnamenti siano più
"aperti" e consolanti, che essi esimano dagli impegni e dai
vincoli propri alle confessioni positive: mentre, nel caso,
proprio l'opposto è vero, anche se si tratta di un genere assai
diverso di vincoli. Un esempio tipico è il genere della
valorizzazione moralizzante, umanitaria e pacifista fatta
recentemente della dottrina
buddhista (secondo il pandit Nehru, essa sarebbe "l'altra
alternativa rispetto la bomba H").
Su di un altro piano, vediamo uno Jung "valorizzare" in termini
psicanalitici ogni specie di insegnamenti e simboli mistèrici,
adattandoli al trattamento di individui neuropatici e scissi.
Per via di tutto questo, sarebbe perfino da domandarsi fino a
che punto l'effetto pratico del neo-spiritualismo sia negativo
anche da un altro punto di vista, cioè per l'inevitabile
discredito che ricade sugli insegnamenti dianzi accennati,
riconducibili alle dottrine interne del mondo della Tradizione,
a causa del modo distorto e spurio con cui le correnti in
discorso oggi si sono date a farli conoscere e a propagandarli.
In effetti, occorre avere già un orientamento interno assai
preciso, o un non meno preciso istinto, per riuscire a separare
il positivo dal negativo e trarre da quelle correnti un
incentivo per un vero ricollegamento con le origini e per la
riscoperta di un sapere dimenticato. E qualora ciò accada, e si
prenda la giusta via, non si tarderà a lasciare assolutamente
indietro quanto
è proprio a quel casuale punto di partenza, cioè allo
spiritualismo di oggi e soprattutto al livello spirituale a cui
esso corrisponde: livello dal quale esulano completamente la
grandezza, la potenza, il carattere severo e sovrano proprio a
ciò che si trova effettivamente di là dall'umano e che solo
potrebbe aprire una via oltre il mondo che sta vivendo la "morte
di Dio". Ciò, per quanto riguarda soprattutto il piano della
dottrina. E l'uomo differenziato che a noi qui interessa, se la
sua attenzione si portasse su tale dominio, deve dunque vedere
chiaramente la distinzione ora indicata; qualora egli non
disponga già di fonti più dirette e autentiche di informazione
fuor dai sottoprodotti e dalle ambigue fluorescenze della
"seconda religiosità", gli sarà necessario un lavoro di
discriminazione e di integrazione, lavoro del resto facilitato
dal fatto che la moderna scienza delle religioni e altre
discipline affini hanno ormai fatto conoscere testi fondamentali
di diverse grandi
tradizioni, in versioni che potranno anche risentire delle
limitazioni accademiche e specialistiche (filologia,
orientalismo, ecc.) ma che sono libere dalla deformazione, dalle
divagazioni e delle commistioni del neo-spiritualismo. Esiste
dunque la base, o materia prima, per andar oltre, dopo lo spunto
iniziale e occasionale (1).
In più, vi è però da considerare il problema pratico. Come si è
accennato, il neo-spiritualismo fa spesso cadere l'accento sulla
pratica e sull'esperienza interiore, e esso riprende da un
diverso mondo, dall'antichità o dall'Oriente, non solo delle
concezioni del soprasensibile ma anche vie e discipline vòlte
alla rimozione dei limiti dell'ordinaria coscienza umana. A
questo riguardo, si ripete però l'equivoco già indicato quando
parlammo di riti cattolici che hanno finito con l'essere
profanati e privati di ogni effettivo significato "operativo"
per essere stati applicati alle masse, senza considerare le
condizioni necessarie per la loro efficacia: nel presente caso
l'equivoco essendo aggravato, perché più ambiziosa è la mèta. A
tal proposito, possiamo lasciare da parte le varietà più spurie,
"occultistiche", del neo-spiritualismo, nelle quali sta in primo
piano l'interesse per la "chiaroveggenza", per questo o quel
presunto "potere" e per un genere qualsiasi di contatti con
l'invisibile. Tutto ciò per l'uomo differenziato non può che
essere cosa indifferente: non è su questa via che il problema
del significato dell'esistenza può essere risolto, perché qui si
resta pur sempre entro il mondo dei fenomeni, e il risultato può
perfino essere una evasione e una maggiore dispersione (simile a
quella propiziata, su di un altro piano, dal moltiplicarsi
stordente delle conoscenze scientifiche e dei mezzi tecnici)
anziché un approfondimento esistenziale. Ma, seppure
confusamente, nel neo-spiritualismo viene talvolta prospettato
qualcosa di più e di diverso, quando ci si riferisce
all'"iniziazione" e quando è questa a venir posta come il fine
di pratiche varie, di "esercizi", riti, tecniche yoghiche e
simili. A questo proposito se non si può procedere ad una
condanna pura e semplice, è però necessario dissipare certe
illusioni. Presa nella sua accezione rigorosa e legittima
l'iniziazione corrisponderebbe, nell'uomo, ad un reale
cambiamento ontologico e
esistenziale di stato, all'apertura di fatto della dimensione
della trascendenza. Sarebbe la realizzazione inequivocabile e
l'appropriazione integrale e decondizionalizzante della qualità
che abbiamo considerato come il fondo del tipo umano che a noi
interessa, dell'uomo ancora radicato spiritualmente nel mondo
della Tradizione. Così si pone il problema di ciò che si deve
pensare quando, dall'una o dall'altra corrente del
neo-spiritualismo, vengono riesumati e presentati metodi e vie
"iniziatici". E' necessario circoscrivere questo problema in
quanto, in conformità ai limiti propri al presente libro, qui
non ci riferiamo a chi, staccatosi dall'ambiente, abbia
concentrato tutte le energie sulla direzione della trascendenza,
come nel dominio religioso può farlo l'asceta o il santo. Si
tratta invece del tipo umano che accetta di vivere nel mondo e
nell'epoca, pur avendo una forma interiore diversa da quella dei
suoi contemporanei.
Quest'uomo sa che in una civiltà come l'attuale è impossibile
ripristinare le strutture che nel mondo della Tradizione davano
un senso all'insieme dell'esistenza. Ma nello stesso mondo della
Tradizione ciò che si può far corrispondere all'ideale
dell'iniziazione apparteneva alle linee di vetta, ad un dominio
differenziato con suoi limiti precisi, ad una via avente un
carattere di eccezionalità e di esclusività. Non si trattava del
dominio in cui la legge generale dall'alto della tradizione
formava l'esistenza comune nel mondo di una data civiltà, ma di
un piano sovraordinato, virtualmente sciolto da quella stessa
legge per il fatto di stare alla sua origine. Qui non si può
trattare delle distinzioni da farsi nello stesso dominio delle
iniziazioni. Ci si deve limitare a tener fermo il significato
più alto e essenziale che ha l'iniziazione quando ci si pone sul
piano metafisico, significato che, come si è detto, è quello del
decondizionamento spirituale dell'essere. Quelle forme più
relative che corrispondono alle iniziazioni di casta, alle
iniziazioni tribali e anche alle iniziazioni minori, legate a
questo o quel potere del cosmo come in certi antichi culti -
forme diverse, dunque, dalla "grande liberazione" -, qui debbono
essere lasciare da parte, anche perché nel mondo moderno per
esse manca ormai ogni base. Ebbene, se è appunto nella sua
accezione più alta, metafisica, che la si assume, già a priori
si deve pensare che l'iniziazione in una epoca come l'attuale,
in un ambiente come quello in cui viviamo e data anche la
conformazione interiore generale degli individui (che ormai
risente fatalmente di una eredità collettiva già secolare
assolutamente sfavorevole), si presenta come una eventualità più
che ipotetica, e chi oggi prospetta le cose in modo diverso,
quegli o non capisce di che si tratta, oppure inganna sé stesso
e gli altri. Ciò che bisogna negare nel modo più reciso è la
trasposizione in questo campo della veduta individualistica e
democratica del
self-made man, cioè l'idea che ognuno che lo voglia possa
divenire un "iniziato", e possa anzi divenirlo da sé, con le sue
sole forze, ricorrendo a "esercizi" e pratiche di vario genere.
Questa è una illusione, la verità essendo che con le sole forze
dell'individuo umano non si saprebbe andar di là dall'individuo
umano, che qualsiasi risultato positivo in tale campo è
condizionato dalla presenza e dall'azione di un potere reale
d'ordine diverso, non individuabile. E noi possiamo dichiarare
categoricamente che a questo riguardo i casi possibili si
riducono a tre soltanto. Il primo caso è che il diverso potere
lo si possegga già per natura. E' il caso eccezionale di quella
che fu chiamata la "dignità naturale", non derivante dalla
semplice nascita umana; è paragonabile a ciò che nel dominio
religioso è l'elezione. Come struttura, l'uomo differenziato da
noi presupposto è affine al tipo al quale può rapportarsi questa
prima possibilità. Ma oggi la convalida in lui della "dignità
naturale" in questo senso specifico, tecnico, non può non
presentare un largo margine di problematicità, superabile solo
se quell'esperimento di sé, di cui si è parlato nel primo
capitolo
["Mondo moderno e uomini della Tradizione". NdV.], viene
opportunamente orientato in tal senso. Gli altri due casi
riguardano una "dignità acquisita". In primo luogo si può
considerare la possibilità dell'apparire del potere in
questione, con una conseguente, brusca rottura esistenziale e
ontologica di livello, in casi di profonde crisi, di traumi
spirituali, di azioni disperate. In essi è possibile che
l'individuo, se non va in rovina, sia portato a partecipare a
quella forza, anche senza che se lo sia posto consapevolmente
come scopo. La situazione effettiva deve però essere chiarita
dicendo che in casi del genere era stata già accumulata una
energia che le circostanze accennate hanno fatto d'un tratto
manifestare, con l'effetto di un cambiamento di stato: per cui,
quelle circostanze appaiono come una causa occasionale ma non
determinante, necessaria ma non sufficiente. Del pari l'ultima
goccia non farebbe traboccare il vaso ove esso non fosse già
colmo, e lo spaccare una diga non
farebbe prorompere l'acqua se non premesse già dietro di essa.
Il terzo e ultimo caso riguarda l'innesto del potere in parola
nell'individuo in virtù dell'azione dell'esponente di una
organizzazione iniziatica preesistente, che a tanto sia
qualificato. E' l'equivalente di quel che nel campo religioso è
l'ordinazione sacerdotale, la quale in teoria imprimerebbe
nell'individuo un character indelebilis che lo qualifica per
l'esecuzione efficace dei riti. L'autore da noi già citato, René
Guénon - nei tempi moderni, egli è stato quasi l'unico a
trattare con autorità e serietà simili argomenti, non mancando
di denunciare anche lui le deviazioni, gli errori e le
mistificazioni del neo-spiritualismo - considera quasi
esclusivamente questo terzo caso. Per contro nostro, riteniamo
invece che ai nostri giorni esso praticamente sia pressoché da
escludere per via dell'inesistenza quasi completa delle
organizzazioni accennate. Se organizzazioni del genere in
Occidente ebbero già sempre un
carattere più o meno sotterraneo a causa della natura della
religione venuta a predominarvi e delle sue iniziative
repressive e persecutorie, nei tempi ultimi esse sono quasi del
tutto scomparse. Per quel che riguarda altre aree, soprattutto
l'Oriente, esse si sono rese sempre più rare e inaccessibili,
quando anche le forze di cui erano le portatrici non si siano da
esse ritirate, parallelamente al processo generale di
degenerescenza e di modernizzazione che ormai ha investito anche
quelle aree.
Di massima, oggi lo stesso Oriente ai più non è in grado di
fornire che dei sottoprodotti, in un "regime di residui", cosa
evidente solo che si esamini la statura spirituale degli
Asiatici che si sono messi ad esportare e a divulgare fra noi la
sapienza orientale".Il Guénon non ha visto la situazione in
termini così pessimistici a causa di due equivoci. Il primo
deriva dal suo considerare l'iniziazione nel solo senso
integrale e attuale dianzi accennato, e dall'introdurre il
concetto di una "iniziazione virtuale" che può aver luogo senza
alcun effetto percepibile per la coscienza, restando
concretamente così inoperante quanto - per prendere anche qui un
parallelo dal mondo della religione cattolica - lo è nella quasi
totalità dei casi la qualità sovrannaturale di "figlio di Dio"
che il rito del battesimo indurrebbe perfino in un neonato
deficiente. Il secondo equivoco del Guénon deriva dal supporre
che la trasmissione dell'anzidetta forza sia reale anche nel
caso di organizzazioni
che ebbero già un autentico carattere iniziatico, ma che da
tempo sono entrate in una fase di estrema degenerescenza, tanto
da esservi ragione di supporre che da esse il potere spirituale
che originariamente ne costituiva il centro si sia ritirato, non
lasciando, dietro la facciata, che una specie di cadavere
psichico. In entrambi i punti, noi non possiamo seguire il
Guénon; pensiamo dunque che oggi il terzo dei casi elencati sia
perfino più improbabile degli altri due. Riferendoci ora
all'uomo che a noi interessa, se nel suo orizzonte mentale deve
anche figurare l'idea di una "iniziazione", egli, dopo aver
chiaramente riconosciuto la distanza esistente tra essa e il
clima del neo-spiritualismo, non deve crearsi nemmeno lui delle
illusioni. Come praticamente possibile, egli di massima deve
concepire solo un orientamento fondamentale nei termini di una
preparazione per la quale egli troverà in sé una predisposizione
naturale. Ma la realizzazione deve essere lasciata
nell'indeterminato, e sarà bene far entrare anche in questione
la visione post-nichilistica della vita a suo tempo delineata,
che fa escludere ogni punto di riferimento tale da provocare uno
scarto, uno discentramento - anche se la flessione, come in
questo caso, fosse quella che si lega all'attesa impaziente del
momento in cui finalmente avverrà l'apertura. Così può valere, a
questo riguardo, il detto già citato dello Zen: "Chi cerca la
Via, si mette fuori della Via". Una visione realistica della
situazione e la misura di sé stessi fanno dunque vedere oggi
come unico compito serio ed essenziale il dare un sempre maggior
risalto alla dimensione, più o meno coperta, della trascendenza
in sé. Degli studi sul sapere tradizionale e la conoscenza delle
dottrine potranno essere dei coadiuvanti, ma l'effetto utile
sarà raggiunto solo quando ne risulti un mutamento basale della
vita di sé stessi come persona: quella forza, che nei più è
legata al mondo, che è semplice volontà di vivere. Si
potrebbe paragonare questo effetto all'induzione della qualità
magnetica in un pezzo di ferro, induzione che è anche quella di
una forza imprimetegli una direzione. Allora si potrà anche
spostare sempre di nuovo e quanto si vuole il pezzo di ferro,
sospeso, ma dopo oscillazioni più o meno ampie e prolungate esso
tornerà a dirigersi verso il polo.
Quando l'orientamento verso la trascendenza non ha soltanto un
carattere mentale o emozionale, ma giunge a compenetrare
l'essere della persona, l'opera più essenziale è compiuta, il
seme è penetrato nel terreno e il resto, in un certo modo, è
secondario e consequenziale. Tutte le esperienze e le azioni che
vivendo nel mondo e, anzi, vivendo in un'epoca come l'attuale,
possono anche avere il carattere di una diversione e legarsi a
varie contingenze, avranno allora la stessa portata irrilevante
di quegli spostamenti, dopo i quali l'ago calamitato riprenderà
la sua direzione. Ciò che in più potrà essere eventualmente
realizzato, come si è detto, va lasciato alle circostanze e ad
una sapienza invisibile. Del resto, a tale riguardo gli
orizzonti non debbono esaurirsi in quelli propri all'esistenza
individuale finita che l'uomo differenziato si trova a vivere
qui e ora. Così, lasciando da parte le mète lontane e troppo
pretenziose di una iniziazione assoluta e attuale intesa in
termini
metafisici, lo stesso uomo differenziato deve tenersi contento
se potrà giungere realmente a produrre questa modificazione che,
peraltro, si presenta come una integrazione naturale degli
effetti parziali dei comportamenti che per lui sono stati
definiti nelle precedenti pagine, in relazione a tanti diversi
domini.
Note
(1) Noi abbiamo dedicato varie opere alla esposizione degli
insegnamenti di cui si tratta, nelle forme originali e
autentiche. Le principali sono: La tradizione ermetica, La
dottrina del risveglio, Il mistero del Graal, Lo Yoga della
potenza, Il libro del Principio e della sua azione. In più, un
libro in cui le principali correnti (neospiritualiste) sono
state sottoposte ad una breve analisi critica e discriminatrice,
seguendo lo stesso ordine di idee formulato in queste pagine:
Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo.