Biografia dell'artista Herbert Smagon
traduzione a cura di Harm Wulf
Herbert Smagon è nato il 2 gennaio 1927 a Karwin nella Slesia
orientale che, fino al 1918, faceva parte dell’Impero
Austro-Ungarico e che, successivamente alla sconfitta degli
imperi centrali nella prima Guerra mondiale, divenne parte del
territorio della Cecoslovacchia. Già da ragazzo Smagon provò
personalmente le vessazioni a cui era sottoposta la minoranza
tedesca da parte della maggioranza slava nel nuovo stato creato
a tavolino dalle potenze vincitrici del conflitto. A causa della
chiusura delle scuole tedesche e delle crescenti violenze messe
in atto dai cechi anche contro i giovani studenti, la famiglia
di Smagon fu costretta a fuggire dalla città natale e a
raggiungere Berlino. Dall’età di 10 anni Smagon crescerà nella
capitale tedesca; a 14 anni e fino alla fine della guerra la
famiglia Smagon si traferirà a Vienna. Il nonno di Herbert, un
litografo ed illustratore, lo fece appassionare assai
precocemente all’attività artistica. Già dall’età di 12 anni
Smagon iniziò, parallelamente alle regolari attività
scolastiche, uno studio privato della pittura con il Professor
Aschenbrenner. Nel 1943 prestò il suo servizio bellico come
ausilario della difesa aerea e dall’età di 16 anni cominciò lo
studio all’Accademia della Arti Figurative di Vienna
frequentando anche le lezioni del Prof. Herbert Böckl. All’età
di 17 anni ricevette la Jugendkunst-Medaille, un premio come
miglior artista giovane dalla città di Vienna ed i suoi lavori
vennero esposti alla Wiener Hofburg. Il suo lavoro premiato „Luftwaffenhelfer“
fu dipinto nelle pause dal servizio di contraerea in una parete
di una baracca sempre interrotto dai compiti di difesa al pezzo
contraereo da 8,8 contro gli attacchi terroristici dei
bombardieri alleati. Il responsabile della città di Vienna, e
precedente Reichsjugend-Führer Baldur von Schirach invitò il
giovane Smagon per un colloquio nel suo ufficio nel parlamento
di Vienna.
Sopra la sua scrivania stava appesa l’opera dell’artista „Luftwaffenhelfer“.
Il capo della Hitler-Jugend
Aveva regalato, con il consenso di Smagon, l’opera al sindaco di
Vienna che voleva mettere la sua città in concorrenza con quelle
di Monaco e Berlino per essere scelta come centro artistico del
Reich. Schirach garantì al giovane artista la continuazione dei
suoi studi con i migliori professori e gli assicurò il sostegno
economico vitalizio del municipio di Vienna. Nel 1945 diviene
ufficiale in un centro d’addestramento, presta servizio di
lavoro volontario e sul fronte bellico. Catturato riesce a
fuggire dalla prigionia. Nel 1947 come tedesco del Reich viene
scacciato dall’Austria. Tutti i suoi lavori fino al 1945
scompaiono. Il nuovo inizio avviene a Stoccarda come artista
indipendente, grafico ed illustratore. Si conquista diversi
premi internazionali come grafico di manifesti pubblicitari.
Oggi vive e lavora nella foresta nera. Una selezione delle
esposizioni delle sue opere: 1941 prima mostra personale nel
municipio della città di Teschen nel 1941. Nel 1944 all’ Hofburg
di Vienna. Nel 1964 nel museo della citta di Monaco. Nel 1974 a
Stoccarda presso il Landesgewerbemuseum. Dal 1986 fino al 1997:
Londra presso il Piccadilly-Showroom, Torino nel salone
automobilistico. Parigi nella sede Mercedes-Benz France, ad
Essen al Deutsches Plakatmuseum. E poi Bamberg alla Filmgalerie,
Karlsruhe, Bad Imnau, Lauchheim presso il castello di Kapfenburg.
Negli anni 50 valutò il limitato sviluppo del mercato ufficiale
dell'arte tedesco come conseguenza della distruzione delle
fondamenta dell'arte europea. Da qui egli trasse la sua
personale conclusione e decise di non prendere più parte a
mostre collettive. Lo stesso fece escludendosi in modo
dimostrativo da tutte le società artistiche istituzionali.
Smagon, in qualità di artista educativo, si considera tenuto a
salvare tensione di tutti gli uomini alla bellezza e all'armonia
necessarie a sopravvivere nel secondo millennio.
Appartiene inoltre alla generazione dei testimoni oculari
sopravvissuti all’inferno della catastrofe europea, ecco perché
è obbligato a testimoniare artisticamente questa storia vissuta.
A proposito della sua opera "Bilder der Geschichte" (immagini
della storia) la stampa scrisse: "Fortemente strabiliante,
legare modernità e storia, esteticamente scioccante, grandioso
anche nei dettagli: Smagon urta l'osservatore con le immagini -
anche solo attraverso le dimensioni."
Molte opere dell’artista, quadri, lavori grafici, vignette
satiriche sono visionabili nel suo sito bilingua (tedesco ed
inglese) www.art-smagon.com
Tra le varie opere segnaliamo:
"Dresden 1945/89" www.art-smagon.com/art010.htm
Nella seconda guerra mondiale paesi civilizzati come USA e Gran
Bretagna hanno sperimentato tecniche di annientamento della
popolazione civile di un paese di cui erano avversari. Tecniche
sviluppate negli anni successivi: centinaia di migliaia di
uomini carbonizzati e ridotti in cenere in pochi minuti. Solo a
Dresda più di 250.000 uomini morirono in questo modo. Dopo 60 i
tedeschi non hanno ancora presentato nessun conto per questo
fatto. Smagon ha dedicato a questo avvenimento storico un grande
quadro intitolato „Dresden 1945/1989“: al centro dell’opera le
rovine della cattedrale di Dresda la Frauenkirche, in mezzo alla
città in fiamme,. A sinistra: L’uccisione di massa degli
abitanti tra il 13 e il 14 febbraio del1945. Nell’immagine a
destra: nell’autunno 1989 la prima deposizione di una corona per
le vittime da parte di un cancelliere tedesco dopo 44 anni.
„Tod der Nichte“ www.art-smagon.com/art012.htm
460.000 tedeschi vennero uccisi tra il 1945 e il 1946 in
Cecoslovacchia. Questa è la cifra più aggiornata dei profughi
scomparsi dalla Boemia e Moravia documentata dalle ultime
ricerche degli esperti nel 2000. Più di 3 milioni di tedeschi
vennero privati della loro patria in cui avevano vissuto da più
di 1000 anni. In uno degli oltre 10.000 protocolli testimoniali
del „ Libro bianco die tedeschi die Sudeti“ nel Bundesarchiv
della Repubblica Federale Tedesca:
Frau Hildegard Hurtinger rilascia la seguente dichiarazione
protocollata: „...Il 15 di maggio fui presa dalla gentaglia ceca
nella mia abitazione di Praga e condotta a bastonate e colpi di
calci di fucile alla testa a circa 500 metri dalla
Scham¬horstschule.(...) La fui completamente derubata e rimasi
solo con le calze ed il vestito che avevo indossavo. (...) Così
fui parte della cosidetta Riparazione in cui io, ed i
prigionieri con me, uomini e donne, fummo seviziati con la
crudeltà più estrema. Nella notte fummo portati con tutti i
prigionieri in un casale dove vidi con i miei occhi 10 uomini,
donne e bambini prigionieri, tra cui anche due miei fratelli con
la famiglia, che erano stati ammazzati. Il bambino più giovane
di mio fratello aveva cinque mesi. Poi dovemmo scavare le fosse,
spogliare i cadaveri e seppellirli...“
"Lebende Fackeln" www.art-smagon.com/art014.htm
Il Ceco Ludek Pachmann grande campione di scacchi e pubblicista,
testimone oculare dell’arrivo a Praga nel maggio del 1945 di
Benesch, ha raccontato pubblicamente la terribile verità dei
fatti quattro decenni dopo:„...Io vidi che in onore di Benesch,
portato in trionfo da decine di migliaia di cechi attraverso le
strade di Praga fino alla Wenzelsplatz, alla Karlsplatz e al
Rittergasse, si prendevano indiscriminatamente i tedeschi si
cospargevano di benzina, si appendevano per i piedi ai pali e
alle lanterne e poi venivano fatti bruciare come torce umane che
duravano a lungo perchè le teste di coloro che ardevano erano in
basso ed il fumo non poteva soffocarli. Anche Benesch fu
condotto dalle ali della folla alle torce umane. Le urla delle
vittime venivano coperte dalle grida di giubilo dei Cechi. Se
esiste l’inferno sulla faccia della terra, allora questo era a
Praga! Io dichiaro questo perchè ne sono stato testimone e
perchè una vera comprensione tra i popoli può essere possibile
solo quando entrambi i lati di ciò che accadde si potranno
vedere!...“
"Besetzung der Stadt Rössel" www.art-smagon.com/art008.htm
Oltre due milioni di ragazze tedesche furono ripetutamente
stuprate e seviziate dai soldati russi. Diecimila di loro non
sopravvissero. Il propagandista sovietico Ilja Ehrenburg incitò:
"Uccidete! Uccidete! Non c’è nessun tedesco innocente, nè i nati
nè i non nati. Rompete con la violenza l’orgoglio razziale delle
donne germaniche! Prendetele come giusto bottino!“ (
Ostdokumentation 2/37/103-108 )
Il Dottor. Arnold Niedenzu, medico chirurgo a Rössel testimoniò:
„...Vecchie (fino ad 80 anni) , bambine ( fino a circa i dieci
anni), Donne incinte e puerpere. Gli stupri andarono oltre le
già ripugnanti circostanze. I russi sottoposero alle sevizie le
donne per giorni, spesso entravano di notte dalle finestre rotte
o dalle porte divelte, o dai tetti spaccati violentando
selvaggiamente le sventurate donne spesso con le armi in mano.
Le seviziavano tenendo direttamente la pistola nella bocca delle
sventurate vittime…“
"Crack-Babys" www.art-smagon.com/art004.htm
Nel giugno del 1944 abbiamo, bambini-soldati, oltre che lottato
in patria contro i bombardamenti terroristici, combattuto sul
fronte della Normandia. Sentimmo che i giovani soldati della
divisione SS „Hitler-Jugend“ affrontavano le preponderanti forze
alleate armi in pugno cantando l’inno nazionale tedesco!
Un giornalista di guerra scrisse nel 1944 su „Signal“: „Sul
fronte occidentale, settore di Caen. Da giorni il rullo di fuoco
d’artiglieria nemico tempestava con bombardamenti in grande
stile, le posizioni difese dalla divisione corrazzata SS „Hitler-Jugend“.
L’avversario aveva impegnato su quel tratto di fronte le sue
migliori divisioni di paracadutisti e aviotrasportate,
ripromettendosi la minima resistenza da parte di quei ragazzi
diciottenni che aveva davanti a sè. Nel loro altezzoso gergo, da
truppe avvezze a combattere contro le popolazioni coloniali, gli
Anglo-americani chiamavano la Divisione tedesca, a cui si
trovavano di fronte, „Divisione lattanti“ o „Baby Divisione“. Ma
in meno di otto giorni gli sprezzanti assalitori, duramente
provati in aspri combattimenti, tradivano la loro boria
sgonfiata nel nuovo e definitivo nomignolo da essi coniato per i
loro eroici e tenaci avversari „Crack Babys“. In quei giorni
ebbi a parlare col SS-Brigadeführer Witt, maggior generale delle
truppe SS, Cavaliere della Croce di Ferro con fronda di quercia:
era al suo posto di comando, poco prima della sua morte. Egli mi
diceva: „ Vedete? Io sono un vecchio soldato e, fino al giorno
in cui assunsi il comando di questa Divisione, credevo d’avere
un’esperienza guerresca non comune. Ma questi ragazzi che ora
comando, non solo mi hanno strappato ammirazione, ma - non esito
a dirlo – mi hanno per giunta insegnato che cosa sia vero
spirito aggressivo.“
"Die Kinder von Breslau" www.art-smagon.com/art042.htm
Soprattutto in Germania i bambini della "Hitlerjugend" furono
impegnati contro i bombardamenti terroristici Un una
trasmissione televisiva si disse: "I membri della Hitlerjungend
andarono avanti nell’inferno di fuoco ed aiutarono pompieri e
forze di soccorso ad aprirsi un varco tra le macerie. Con
indomito coraggio si sacrificarono e morirono come mosche..."
Anche i bambini di Breslau (Breslavia) sacrificarono la vita per
la loro città. Imbattuti fino alla fine della guerra nel 1945 da
sovrastanti potenze nemiche. Erano ragazzi tra i 12 ed i 16
anni. Non combatterono per Hitler o i „Nazi“. Combatterono e
morirono per le loro famiglie e per la loro città natale, da 500
anni capitale della Slesia tedesca. La difesa di Breslavia fu
necessaria. Con la resistenza estrema contro le preponderanti
forze sovietiche si potè rompere l’accerchiamento. Così
centinaia di migliaiai di profughi tedeschi in fuga poterono
essere salvati! Wroclaw, così si chiamano oggi i resti trafugati
della millenaria cultura tedesca, che fu distrutta per sempre
col suolo patrio abbeverato dal sangue di molte migliaia di
tedeschi eroi e vittime, dimenticati senza una tomba, una pietra
o un ricordo. Solo questo quadro ricorda i dimenticati bambini
di Breslau
Dalla fine dell’anno 2005 sarà disponibile un volume illustrato
di grande formato con la riproduzione a colori dei lavori
dell’artista Herbert Smagon. Il prezzo è di 54 Euro. Il libro è
pronto per la stampa e quindi è già possibile richiederlo
preventivamente all’indirizzo: atelier.smagon@t-online.de
Luftwaffenhelfer
....
Versione tedesca
www.art-smagon.com
Biographie Herbert Smagon.
Geboren am 02.01.1927 in Karwin in Ostschlesien, was bis 1918
zur Österreich -Ungarischen Monarchie gehörte und dann an die
Tschechoslowakei ausgeliefert wurde. Schon als Kind mußte Smagon
die Unterdrückung der deutschen Minderheit selbst erleben. Sein
Vater als ein sozialpolitischer Sprecher der Deutschen wurde zu
Zuchthaus verurteilt. Als dann auch noch deutsche Schulen
geschlossen werden mußten, da immer mehr deutsche Kinder durch
brutale Überfälle von Tschechen am Schulbesuch gehindert wurden,
flüchtete die Familie nach Berlin. Ab dem 10 Lebensjahr ist
Smagon in Berlin aufgewachsen, ab dem 14 Lebensjahr bis
Kriegsende in Wien. Sein Großvater, ein Lithograph und
Illustrator, bemerkte sehr früh die künstlerische Begabung des
Kindes. Schon mit 12 Jahren begann Smagon 1939 bis1942 neben dem
Gymnasium ein Malstudium als Privatschüler von Professor
Aschenbrenner. 1943 wurde er neben seinem Kriegsdienst als
Luftwaffenhelfer bereits mit 16 Jahren in die Akademie der
bildenden Künste in Wien aufgenommen und studierte bei Professor
Herbert Böckl. Mit 17 Jahren wurde er 1944 mit der
Jugendkunst-Medaille in Wien ausgezeichnet, seine Werke wurden
in der Wiener Hofburg ausgestellt. Sein preisgekröntes Werk „LUFTWAFFENHELFER“
malte er bei Einsatzpausen in seiner Flakstellung auf einer
Barackenwand montiert - immer wieder unterbrochen von
Abwehrgefechten an seinem schweren 8,8 Flakgeschütz gegen die
Angriffe von alliierten Terrorbomberangriffen. Der Stadthalter
von Wien, ehemaliger Reichsjugend-Führer Baldur von Schirach,
lud den jungen Smagon zu einem Gespräch in seinem Amtssitz im
Wiener Parlament ein. Über seinem Schreibtisch hing das Bild
„LUFTWAFFENHELFER“. Die Führung der Hitler-Jugend hatte mit
Smagons Einverständnis das Bild dem Stadthalter, der Wien in
Konkurrenz zu Berlin und München zum Kunstzentrum des Deutschen
Reiches machen wollte, geschenkt. Schirach bot dem jungen
Künstler das weitere Kunststudium bei den besten Professoren an
und garantierte ihm lebenslange betreuende Patenschaft der Stadt
Wien.
1945 Offiziers-Ausbildungslager, Arbeitsdienst - Fronteinsatz,
Flucht aus Gefangenschaft. 1947 wurde er als Reichsdeutscher aus
Österreich vertrieben. Alle seine Arbeiten bis 1945 sind
verschollen. Neubeginn in Stuttgart als freischaffender Maler,
Grafiker und Illustrator. Er erhielt mehrere Preise bei
verschiedenen internationalen Plakatwettbewerben. Heute lebt und
arbeitet er im Schwarzwald.
Eine Auswahl von Ausstellungen seiner Arbeiten: 1941 TESCHEN,
Stadthaus. Erste Einzelausstellung. 1944 WIEN, Hofburg. 1964
MÜNCHEN Stadtmuseum. 1974 STUTTGART, Landesgewerbemuseum. 1986 –
1997 LONDON, Piccadilly-Showroom. TURIN, Automobil-Salon. PARIS,
Mercedes-Benz France. ESSEN, Deutsches Plakatmuseum. BAMBERG,
Filmgalerie. KARLSRUHE, BAD IMNAU, LAUCHHEIM, Schloß Kapfenburg.
Die einseitige Entwicklung des offiziellen deutschen
Kunstmarktes in den fünfziger Jahren empfand er damals als
konsequente Zerstörung aller Fundamente der europäischen Kunst.
Daraus zog er die persönliche Konsequenz und beteiligte sich
nicht mehr an Gemeinschafts-Ausstellungen, auch trat er
demonstrativ aus allen etablierten Kunstverbänden aus. Smagon
fühlt sich als bildender Künstler verpflichtet die
überlebensnotwendige Sehnsucht aller Menschen nach Schönheit und
Harmonie in das zweite Jahrtausend hinüber zu retten. Er gehört
aber auch zur Generation der überlebenden Augenzeugen die durch
die Hölle der europäischen Katastrophe gingen und ist natürlich
gezwungen diese erlebte Geschichte künstlerisch zu bezeugen.
Zu seinem Werk „BILDER DER GESCHICHTE“ schrieb die Presse:
„Kraftvoll verblüffend, Historie und Moderne verbindend,
ästhetisch erschreckend, auch in Details riesig: Smagon schlägt
mit den Bildern auf die Betrachter ein – allein auch schon durch
Dimensionen.“
„DRESDEN 1945/89“ www.art-smagon.com/art010.htm
Im zweiten Weltkrieg hatten die bis dahin zivilisierten Länder
USA und Großbritannien den Ehrgeiz die in der
Menschheitsgeschichte perfekteste Völkermord-Technik gegen ein
Konkurrenzvolk nach jahrelanger Vorbereitung zu entwickeln. Sie
brachten damit das Einmalige fertig: Hunderttausende Menschen,
vom Säugling bis zum Greis, gleichzeitig oft in nur wenigen
Minuten zu zerfetzen, zu ersticken, lebendig zu verbrennen oder
zu einem Häufchen Asche zu verglühen. Allein in Dresden mußten
über 250.000 Menschen so sterben. 60 Jahre danach trauen sich
die Deutschen immer noch nicht die Zahl ihrer unschuldigen Opfer
zu nennen und ihrer zu gedenken. Smagon schuf dazu das große
Diptychon „DRESDEN 1945/1989“: Im Zentrum des Bildes die Ruine
der Frauenkirche vor der brennenden Stadt. Linke Bildseite: am
13/14.2.1945 Massentötung der Bevölkerung Dresdens. Rechte
Bildseite: Im Herbst 1989 die erste Kranzniederlegung nach 44
Jahren von einem deutschen Kanzler für die Opfer.
„TOD DER NICHTE“ www.art-smagon.com/art012.htm
460 000 Deutsche kamen 1945/46 in Tschechien zu Tode. Das ist
die neueste Zahl der verschollenen vertriebenen Deutschen aus
Böhmen und Mähren, dokumentiert nach neuen Forschungsergebnissen
von Experten im Jahre 2000. Über 3 Millionen Sudetendeutsche
wurden ausgeraubt und aus ihrer Heimat, in der sie über 1000
Jahre gelebt haben, verjagt. Eines von mehreren zehntausend
eidesstattlichen Protokollen aus dem „Sudetendeutschen Weißbuch“
im Bundesarchiv der BRD:
Frau Hildegard Hurtinger gibt zu Protokoll: „...Am 15. Mai wurde
ich in meiner Prager Wohnung vom tschechischen Pöbel abgeführt
und unter Prügel und Kolbenschlägen an den Haaren ungefähr 500
Meter weit in die Scham¬horstschule geschleppt.(...) Dort wurde
ich vollkommen ausgeraubt, so daß mir nur Strümpfe und das
Kleid, das ich am Leib hatte, blieben. (...) Dann wurde ich in
die sogenannte Reparation gebracht, wo ich und meine
Mithäftlinge, Män¬ner und Frauen, aufs Grausamste mißhandelt
wurden. In der Nacht wurden wiederholt alle Häftlinge auf den
Hof geholt, dort zu je 10 Männer, Frauen und Kinder, darunter
auch meine zwei Brüder mit Familie, abgezählt und vor den Augen
der übrigen Häftlinge erschos¬sen. Das jüngste Kind meines
Bruders war 5 Monate alt. Dann mussten wir Gräber schaufeln, die
Leichen aus¬ziehen und vergraben...“
„LEBENDE FACKELN“ www.art-smagon.com/art014.htm
Der Tscheche LUDEK PACHMANN, Schachgroßmeister und Publizist,
der als Augenzeuge bei dem Einzug von Benesch in Prag im Mai
1945 dabei war, hat die furchtbare Wahrheit der Ereignisse vier
Jahrzehnte danach offenbart:„...Ich sah wie zu Ehren von Benesch
bei seiner von Zehntausenden Tschechen umjubelten Triumphfahrt
durch die Straßen von Prag auf dem Wenzelsplatz, auf dem
Karlsplatz und in der Rittergasse Tschechen wahllos Deutsche mit
Benzin übergossen, mit den Füßen nach oben an Masten und
Laternen hängten und sie anzündeten und johlend den brennenden
Fackeln und ihren Qualen zusahen, die um so länger dauerten,
weil die Köpfe der Brennenden vorsorglich nach unten gehängt
waren und der aufsteigende Rauch sie nicht ersticken konnte.
Benesch also fuhr durch ein Spalier von lebenden Fackeln – und
die Schreie der gequälten Opfer wurden übertönt durch das
Jubelgeschrei der entmenschten Tschechen. Wenn es die Hölle auf
Erden gibt, dann gab es sie in Prag! Ich berichte das, weil ich
davon überzeugt bin, daß es zu einer wahren Völkerverständigung
nur kommen kann, wenn sich beide Seiten vorbehaltlos zu dem
bekennen, was war!...“
„BESETZUNG DER STADT RÖSSEL“ www.art-smagon.com/art008.htm
Über 2 Millionen deutsche Mädchen und Frauen wurden 1945 von
Russen meist mehrfach geschändet. Zehntausende haben es nicht
überlebt. – Sowjet-Einpeitscher Ilja Ehrenburg: "Tötet, tötet!
Es gibt nichts, was an den Deutschen unschuldig ist, die
lebendigen nicht und die Ungeborenen nicht. Brecht mit Gewalt
den Rasse-Hochmut der germanischen Frauen! Nehmt sie als
rechtmäßige Beute!"
( Ostdokumentation 2/37/103-108 )
Dr. med. Arnold Niedenzu, Facharzt für Chirurgie, aus Rössel:
„...Greisinnen (bis 80 Jahre), Kinder (bis 10 Jahre abwärts ),
Hochschwangere und Wöchnerinnen. Die Vergewaltigungen gingen
unter den widerlichsten Umständen vor sich. Die Russen
überfielen häufig schon tags die Frauen, vorwiegend aber nachts
drangen sie durch die zerbrochenen Fenster oder durch die
eingeschlagenen Türen, ja durch das abgedeckte Dach in die
Häuser und stürzten sich auf die unglücklichen Frauen und
Mädchen. Meist mit vorgehaltener Waffe. - Häufig hielten sie die
Pistolenmündung direkt in den Mund des unglücklichen Opfers.
Häufig war es so (man sträubt sich, es zu schreiben), daß das
weibliche Wesen von mehreren festgehalten wurde, während sich
die Wüstlinge nacheinander bei der Vergewaltigung ablösten....“
„CRACK-BABYS“ www.art-smagon.com/art004.htm
Im Juni 1944 haben wir, Kinder-Soldaten damals noch an der
Heimatfront im Kampf gegen die Terrorbomber, die Abwehrschlacht
in der Normandie mitverfolgt. Wir hörten, daß die jungen
Soldaten der SS-Division „Hitler-Jugend“ aufrecht laufend, aus
allen Waffen feuernd, das Deutschlandlied schreiend, gemeinsam
gegen die große Übermacht der alliierten Angreifer anrannten! –
Ein Kriegs-Berichterstatter schrieb 1944 in der Illustrierten
„Signal“: „Es war im Westen, im Raum von Caen. Seit Tagen
regneten ohne Pause die Flächenwürfe der feindlichen
Bomberflotten auf die Stellungen, die von der SS-Panzerdivision
„Hitler-Jugend“ verteidigt wurden. Der Gegner hatte an dieser
Stelle seine besten Fallschirm- und Luftlande-Divisionen
eingesetzt weil er sich von den ihm gegenüberstehenden
achtzehnjährigen Jungen den geringsten Widerstand versprach. Im
überheblichen Slang einer Truppe, die gewohnt war, gegen
Kolonialvölker zu kämpfen, bezeichneten die Anglo-Amerikaner die
ihnen gegenüberliegende deutsche Division als
„Milchflaschen-Division“ oder „Baby-Division“. Es dauerte keine
acht Tage, da waren die überheblichen Angreifer in harten
Kämpfen erheblich mitgenommen worden, und ihr
zusammengeschrumpftes Selbstbewußtsein verrät sich am besten in
der neuen endgültigen Bezeichnung, die sie für ihre fanatischen
und hartnäckigen Widersacher fanden: „CRACK-BABYS“. In jenen
Tagen sprach ich den Eichenlaubträger SS-Brigadeführer und
Generalmajor der Waffen-SS Witt auf seinem Gefechtsstand; es war
kurz vor seinem Tode. Der Brigadeführer erzählte: „Wissen Sie,
ich bin alter Soldat und glaubte, bis zu dem Zeitpunkt, wo ich
diese Division übernahm, allerhand vom Kämpfen zu wissen. Diese
Jungen, die mir jetzt unterstellt sind, haben mir nicht nur
Hochachtung abgezwungen, sondern haben mich, ich schäme mich
nicht, es zu sagen, sogar noch gelehrt, was wirklicher
Angriffsgeist ist.“
DIE KINDER VON BRESLAU www.art-smagon.com/art042.htm
Überall in Deutschland waren es die Kinder der "Hitlerjugend",
die schon gegen den Bombenterror für ihre Familien kämpften. In
einer Fernsehsendung hieß es: "Hitlerjungen gingen voran durch
die Feuerhölle und wiesen Feuerwehr und Rettungskräften den Weg
zu den Verschütteten. Mit ungeheurer Tapferkeit. Sie starben wie
die Fliegen..."
Auch die Kinder von Breslau opferten ihr Leben für ihre Stadt.
Unbesiegt bis zum Kriegsende 1945 gegen eine zehnfache
Übermacht. Sie waren 12-16 Jahre alt. Sie kämpften und starben
nicht für Hitler oder die "Nazis". Sie kämpften und starben für
ihre Familien und ihre Heimatstadt, seit 500 Jahren Hauptstadt
des Deutschen Schlesiens. Die Verteidigung Breslaus war
notwendig. Durch den verbissenen Widerstand gegen die zigfache
sowjetische Übermacht konnten sowjetische Streitkräfte gebunden
werden. Somit konnten sich Hunderttausende Ostflüchtlinge noch
retten! WROCLAW So heißen jetzt die geraubten Reste
tausendjähriger deutscher Kultur, die für immer zerstört wurden
– und -- in der Heimaterde, blutgetränkt, vermodern die Gebeine
von vielen Tausenden deutschen Opfern und Helden, vergessen –
und ohne Grab, ohne Stein, ohne Tafel. – Nur dieses Gemälde
erinnert an die auch vergessenen Kinder von Breslau.
Bis zum Jahresende 2005 erscheint ein Bildband im Großformat,
Preis 54 Euro, über das Werk von Smagon mit großen ganzseitigen
und auch doppelseitigen Reproduktionen seiner Bilder. Die
Auflage ist begrenzt, daher ist eine Vorbestellung möglich unter
der Adresse: atelier.smagon@t-online.de
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