La
matita eretica di Gino Boccasile
di
Harm Wulf harmwulf2003@libero.it
Gino
Boccasile era nato nel centro di Bari, in via Quintino Sella, il 14
luglio 1901. La famiglia Boccasile era composta da Angelantonio
Boccasile rappresentante di profumi e dalla moglie Antonia Ficarella.
La prima giovinezza dell’artista fu segnata da un terribile
episodio, la perdita di un occhio: Gino era andato a giocare con gli
amici in un cantiere edile e una goccia di calce viva lo colpì
nell’occhio sinistro, mentre stava bevendo ad una fontanella. Dopo
aver manifestato una precoce attitudine per il disegno terminò gli
studi presso la
scuola d'Arti e Mestieri
nella città natale. Alla morte del padre, anche per evitare di
pesare sulla madre, decise di lasciare Bari e si trasferì a Milano.
Dopo qualche difficoltà iniziale la sua abilità grafica lo aiuta ad
essere assunto nello studio grafico Mauzan-Morzenti, dove inizia a
disegnare anche figurini e modelli d’abiti da donna. Subito impone
il suo stile personalissimo: le vetrine che espongono i suoi lavori
sono affollate dalle signore che ne decretano successo e notorietà.
"
La Gazzetta
del Mezzogiorno" in una nota del 13 giugno 1929, del
corrispondente milanese, faceva conoscere ai baresi quanto fosse
diventato famoso il loro concittadino, impostosi nel campo della moda.
Fra l'altro diceva: “...ora la tecnica e la moda impongono i grandi
cartoni disegnati e coloriti da maestri, così pieni di movimento, che
il pubblico si sofferma a guardarli con visibile compiacimento. In
quest’arte che si dice difficile per la misura e il tono, a Milano,
ha conquistato il primo posto, il pittore barese Boccasile, ormai
arbitro delle eleganze figuriste della capitale della Lombardia”.
Dopo l'articolo apparso su "
La Gazzetta
" gli organizzatori della prima Fiera del Levante del 1930 gli
commissionarono una serie di cartoline per commemorare
l’avvenimento. Ora Boccasile è abbastanza conosciuto e può contare
su un largo pubblico d’ammiratori. I suoi disegni sono riprodotti su
numerose riviste specializzate “Sovrana”,
"l'Illustrazione",
"Fantasie d'Italia",
dettando legge nei gusti delle donne, ma anche illustrando nelle
stesse, novelle e racconti. Rispetto alla vita grama degli inizi
milanesi le cose andavano meglio, ma i suoi obiettivi erano altri. Per
richiesta di Achille Mauzan che si era trasferito e che rimarrà in
sud America per molti anni, decide di partire per l'Argentina, ma il
soggiorno a Buenos Aires dura poco. Gino Boccasile, Gi Bi come si
firmava e come lo chiamavano gli amici, aveva conosciuto la sua futura
sposa, Alma Corsi, che gli avrebbe dato 2 figli: Bruna e Giorgio.
Subito dopo il rientro a Milano, riparte per Parigi. Qui realizza
alcune eccellenti copertine della rivista "Paris
Tabou” e gli viene dedicata una personale. Espone anche un paio
di quadri al Salon des Indèpendants
nel 1932. Anche il soggiorno nella capitale francese dura poco.
Rientrato a Milano, costituisce con l'amico Franco Aloi, un’agenzia
di pubblicità, la "Acta" in Galleria del Corso, dando
finalmente sfogo alla sua vena creativa, quell'incredibile potenziale
comunicativo di cui era dotato e che non avrebbe avuto pari. La
genialità del suo tratto, delle sue immagini, riuscivano ad attrarre
il frettoloso passante e a comunicargli in un attimo il messaggio per
cui erano state create. Una comunicazione visiva di pronta presa con i
personaggi che, ancora oggi, sembrano balzare, esplodere dal
manifesto. Forte di queste innate qualità e della dura gavetta fatta,
inizia l’attività di grafico ed illustratore collaborando con i
periodici
La Donna
(1932), Dea e
La Lettura
(1934), Bertoldo (1936), Il Milione (1938), L'Illustrazione del Medico
(1939), Ecco, Settebello e Il
Dramma (1939) e disegnando molte copertine di libri per gli
editori Mondatori e Rizzoli. Per l’editore Mondatori illustra
svariati volumi della serie Romanzi
della Palma e realizza le copertine dei Romanzi
di Cappa e Spada. Adesso è affermato illustratore, caricaturista,
e cartellonista pubblicitario autodidatta ma la popolarità arriva con
la Signorina Grandi
Firme. La ragazza che
apparve sulle copertine dai toni rosa pastello della rivista Le Grandi
Firme, periodico letterario fondato e diretto da Pitigrilli (Dino
Segre) e trasformato in rotocalco settimanale da Cesare Zavattini
(all'epoca direttore editoriale della Mondadori) dopo la vendita della
testata ad Arnoldo Mondadori. Tra i collaboratori vi è Rino
Albertarelli, il quale chiese all'amico Gibì di realizzare un
bozzetto per la copertina della nuova rivista. Zavattini appena
visionata la creatura di Boccasile, si rende conto di aver trovato
quello che cercava. Dall'aprile 1937 al settembre 1938 (quando la
testata fu soppressa dal governo) il successo fu davvero notevole,
la Signorina
Grandi
Firme entrò nel patrimonio culturale comune degli italiani
(l'omonima canzone ed un concorso la renderanno ancora più popolare);
il disegnatore riuscirà a disegnarne anche qualche breve striscia
umoristica prima della forzata interruzione. Le donne disegnate da
Boccasile avevano delle caratteristiche abbastanza precise. Cosce
tornite erano sostenute da esilissime caviglie. Glutei perfetti e
giunonici coronavano vitini di vespa piccolissimi: le caratteristiche
forme che colpiscono le “valvole mascoline” come lui stesso
definiva gli impulsi erotici. Antonio Faeti le descrive così: “Le
sue donne escono dagli inibenti confini di raso, della seta, delle
lane di cui sono fasciate, poiché sembrano letteralmente in procinto
di far esplodere le superfici tese e lucenti sotto cui s’indovina
una carne prepotente e soda, compatta e tersa come il marmo di una
statua”. Le sue modelle
venivano dalla strada: l’artista le incontrava in tram o in piscina
a Milano. In un’intervista Boccasile affermava: "…a proposito
delle mie copertine, molti si domandano dove trovo modelle con così
belle gambe, ho già detto che considero le gambe come la cosa più
importante nella donna, per me il corpo femminile non è altro che il
resto delle gambe.”. A proposito della sua passione per il gentil
sesso, nell’articolo “Io e le donne” apparso su Le Grandi Firme
del 1 luglio 1937 affermava: “Sono un pittore ottimista, perché
vedo la vita dal suo lato più suggestivo: le belle donne…Nulla è
più eloquente di un paio di belle gambe.”. Disegna,
oltre alle copertine di Le
Grandi Firme, manifesti pubblicitari e cartoline per
l'agricoltura, la tutela del risparmio, il lavoro, le associazioni
combattentistiche con persone di fattezze forti, gioiose e vigorose
tipiche del suo stile. Siamo ancora nel periodo pacifico delle grandi
riforme agrarie, delle imponenti bonifiche e della volontà del regime
di raggiungere l'autosufficienza alimentare: i committenti sono
le Compagnie Assicuratrici contro il pericolo di grandine e incendio,
le Casse rurali, le associazioni agricole. Sicuramente
Boccasile in questo tipo di lavori ha da parte dei committenti
meno libertà d’espressione che in quelli pubblicitari ma
anche in questi lavori lascia il segno. Con lo scoppio del conflitto,
complice il Ministero della Guerra che lo designa grafico
propagandista, la sua opera si orienta verso la propaganda bellica: tocca
a Gino Boccasile disegnare i nostri combattenti, le nostre armi, le
gesta dei soldati. Dalle esaltanti vittorie iniziali alle prime dure
sconfitte: il duca D'Aosta,
seppure con l'onore delle armi, deve porre fine all’eroica
resistenza all'Amba Alagi, e Boccasile gli dedica il manifesto
"Ritorneremo". Siamo nel 1942, le truppe italo-tedesche sono
in marcia verso Mosca. Viene
pubblicata una serie di dodici cartoline a firma Boccasile che
descrivono le atrocità dei bolscevichi e le sofferenze del popolo
russo oppresso dal regime comunista: sono le cartoline più crude
dell’intera produzione di Boccasile. A Milano, dopo l'8
settembre, Boccasile non esita: aderisce alla Repubblica Sociale
Italiana ed ottiene un incarico presso l'ufficio propaganda. Viene
nominato tenente delle SS italiane e continua incessantemente a
produrre manifesti in uno studio protetto da militi armati. L’odio
cresce e la guerra civile divampa: Boccasile non ammorbidisce le sue
posizioni politiche ma anzi le radicalizza. I suoi manifesti parlano
da soli: nessuna pietà per traditori e ribelli, resistenza armata
all’invasore anglo-americano unico mezzo per riscattare l’onore
dell’Italia infangato dal tradimento. Sembra che sia lo stesso
Mussolini a volerlo al suo fianco negli anni della Repubblica Sociale
Italiana. In questo periodo i suoi manifesti divennero celebri icone
per l’Italia che non si era arresa e continuava a combattere. Si
racconta che il grande disegnatore abbia lavorato fino all'ultimo, con
i militi della SS italiana che facevano la guardia intorno alla stanza
in cui elaborava i suoi progetti. Il
ruolo di grafico della propaganda bellica e politica ed il grado di
ufficiale delle SS gli costeranno alla fine della guerra un processo.
Viene arrestato, incarcerato e processato per collaborazionismo
subendo, in seguito, l'epurazione e una sorta d’esilio editoriale. Assolto
per non aver commesso reati, resta emarginato per alcuni anni, molti
potenziali clienti hanno paura della sua firma. Riprende la sua
attività dal 1946 soprattutto con la grafica pubblicitaria cambiando
leggermente stile. Disegna alcune cartoline per il nuovo
MSI e per associazioni degli ex combattenti ma anche disegni erotici
molto espliciti per un editore inglese e per l’editore francese
Lisieux per il quale illustra “Teofilo il satiro”. Anche
dopo il Fascismo, Gino Boccasile disegnò l'Italia: fu sempre lui,
dopo aver avviato una sua agenzia di grafica, ad invadere i muri delle
città e delle campagne con le pubblicità di quei giorni. Dal
Formaggino Mio alla lama Bolzano, dal Ramazzotti alle moto Bianchi, e
poi ancora il dentifricio Chlorodont, le calzature Zenith, la
“Riunione adriatica di Sicurtà”, lo Yogurth Yomo, i profumi
Paglieri, lo shampoo Tricofilina, tutto era firmato Boccasile. Oltre
alla produzione pubblicitaria (ebbe noie censorie a causa del
manifesto della Profumi Paglieri con una ragazza a seno nudo coperto
in seguito da un velo o da ghirlande), Boccasile disegnò per i
settimanali Incanto, Paradiso e
La Signorina Sette
, dove ripropose le sue celebri bellezze femminili.
Fra i suoi ultimi lavori sono da citare la bellissima
conchiglia con rosa realizzata per il Maggio di Bari del 1951. Morì
prematuramente a Milano il 10 maggio 1952
per un attacco di bronchite e pleurite, mentre stava
illustrando Il Decamerone. Completato da tavole di Albertarelli,
Bertoletti, De Gaspari e Molino il capolavoro di Boccaccio fu
pubblicato dalle milanesi Edizioni d'Arte nel 1955. Della morte
dell’artista si accorsero in pochi e molti addirittura si
rallegrarono per quel lutto. Era uno straordinario artista del disegno
ma anche un dannato che aveva scelto la parte sbagliata ed era rimasto
fedele alle sue idee. Gino
Boccasile merita di essere conosciuto perchè ha insegnato l'arte di
comunicare col disegno e perchè i suoi manifesti hanno parlato meglio
di molti scrittori del suo tempo. Tutta la vasta produzione grafica di
guerra di Gino Boccasile si trova nel volume dedicato ai manifesti
della Repubblica Sociale Italiana curato da Ernesto Zucconi (Ernesto
Zucconi Repubblica Sociale. I Manifesti Novantico Editrice – Ritter
2002 rilegato, a colori, testi in italiano, francese, tedesco ed
inglese, 208 pagine, formato 21 x
29,7 cm
45,00 €, edizione su
cd-rom 20,00 euro, richiedere
alla libreria:
La Bottega
del Fantastico Via
Plinio Caio Secondo 32, 20129 Milano Telefono: 02 201310) http://www.ritteredizioni.com/
Tutte
le cartoline di Gino Boccasile con le quotazioni del mercato
antiquario sono contenute in Furio Arrasich Boccasile.
Catalogo delle cartoline Ed.
La Cartolina
, 1993, 15,00 euro. Ordinabile presso: Vaccari srl - Via M.
Buonarroti, 4641058 Vignola (Mo) Telefono 059 771251 Fax 059
760157 http://www.vaccari.it/home2.htm
Una
rassegna dei lavori (chi ne possedesse altre riproduzioni può
collaborare ad integrarla) politici, pubblicitari ed erotici di
Gino Boccasile è inserita nell’interessante sito www.thule-italia.com
nella sezione dedicata all’arte
http://www.thule-italia.com/arte.html