Geopolitica

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L’avanguardia di liberazione rivoluzionaria:
le Tre Alleanze ovvero le Tre Unioni
 

 
«È passato il tempo della piccola politica:
già il prossimo secolo porterà con se la lotta
per il dominio della terra – la costrizione
alla grande politica»
Nietzsche

«La lotta quadricontinentale di liberazione,
comprenderà l’Europa, l’Asia, l’Africa
e l’America Latina»
Carlo Terracciano

«Se si vuol parlare d’Europa, progettare una Europa, bisogna pensare all’Europa come a qualcosa che ancora non è mai stato, qualcosa il cui senso e la cui identità restano da inventare. L’Europa non è stata e non può essere una “patria”, una “terra dei padri”; essa soltanto può essere progettata, per dirla con Nietzsche, come “terra dei figli”»
Giorgio Locchi

 




Eurasia: un nome che in breve periodo è divenuto il simbolo di una visione del mondo rivoluzionaria, di posizioni estranee alle gabbie ideologiche imposte dal sistema parlamentare, una speranza per il futuro.
La politica e la geopolitica però ci obbligano a guardare con mente lucida e con realismo ai fatti, e forse saremo costretti a ridimensionare le nostre speranze riguardanti l’Eurasia, ma non necessariamente a diminuire il nostro entusiasmo per essa.
Il concetto Eurasia fonda la sua esistenza sulla potenza russa, sulla possibilità cioè che la Russia, risorgendo dalla crisi economica e organizzativa seguita al crollo dell’ URSS e dei governi filo atlantici del dopo-muro, possa divenire l’esempio ed il motore di una resurrezione spirituale, culturale, sociale e territoriale per l’Europa ed i popoli d’Eurasia, includendo ovviamente la possibilità di svincolarsi dai contratti internazionali per le materie prime e le risorse energetiche.
Come scrivemmo in altra sede, non si può pensare di essere realmente indipendenti affidando il proprio destino di popolo nelle mani di una potenza straniera, seppur alleata. L’affrancamento dal sistema liberal-capitalista, dai tentacoli della piovra mondialista e la sconfitta di un pensiero debole utile a dominare le masse nell’ingiustizia ed impunità dei potenti sono i passi fondamentali per l’ottenimento di quella liberazione culturale e spirituale indispensabile affinché i popoli d’Europa giungano ad uno stadio sufficiente di libertà da cui si possa poi partire per ricostruire sulle macerie.
Tuttavia, sarebbe pura utopia sperare di raggiungere una liberazione pressoché totale dei popoli europei e solo in seguito cominciare l’opera di ricostruzione. Ciò che più importa è quindi la formazione di un’avanguardia rivoluzionaria europea che sia in grado di individuare il nemico dove esso si nasconda e sia in grado di impedire che il suo agire abbia successo.
Si pone poi un problema strettamente legato al riconoscimento dell’antagonista dei popoli e delle culture; prendere coscienza del fatto che la lotta anti-mondialista al capitalismo non può che essere a dimensione continentale ed il suo successo sarà necessariamente legato ad una dimensione mondiale, sovracontinentale, di azione.
In sostanza due punti strettamente legati tra loro quindi:
1 - Individuare il nemico comune e le minacce messe in atto negli anni (riassumibili nel termine Mondialismo)
2- Unire armonicamente le differenze nella comune battaglia contro la minaccia di distruzione di popoli e patrie (Tre Unioni).

Conosci il tuo nemico
Citiamo dal fondamentale saggio del Terracciano: «La momentanea scomparsa dalla scena del rivale russo ha permesso agli Stati Uniti di affermarsi come unica potenza planetaria indiscussa».
Continua poi: «È la fase unipolare, monopolistica del Capitalismo americanocentrico nella sua estrema dimensione imperialista, economica e geografica».
Conclude: «L’aspetto ideologico-politico di dominazione della globalizzazione è il Mondialismo».
Il nemico sono quindi gli USA quale manifestazione di un ideologia, quella occidentale e democratica, che intende espandersi sul globo intero pretendendosi superiore ma soprattutto per brama di potere e di conquista. Tutto ciò nasconde un profondo disprezzo per le differenze culturali, razziali e storiche che distinguono i popoli. Il Mondialismo è il mezzo attraverso cui si distruggono storia e tradizioni di popoli grazie alle migrazioni forzate ed allo sradicamento dalla propria terra d’origine. Migrazioni forzate perché ovunque sia stato imposto un ritmo di produzione ed un’economia capitalista di sfruttamento nulla di buono si è prodotto, ma sono dilagate solo morte, epidemie e guerre civili. In particolare è da considerare il fatto che ad oggi il divario di ricchezza tra Europa e Terzo Mondo è di 1 a 700 se non superiore.
Quindi ciò che provoca l’enorme e quasi inarrestabile flusso migratorio non è un nascosto desiderio dei paesi del Terzo Mondo di «invasione della bianca Europa», come alcuni razzisti zoologici arrivano a sostenere, bensì è una necessità provocata dall’impoverimento causato da un sistema, quello capitalista e liberal-democratico, che ha dimostrato di aver fallito.
«Il Pensiero Unico alla base del progetto, persegue coscientemente lo sradicamento dei popoli, sia di quelli che migrano sia di quelli che ricevono l’ondata migratoria»
Siamo giunti ad una dimensione ideologica della geografia, in cui non sono più la posizione geografica e la storia di un luogo a determinare “Occidente” ed “Oriente” quanto piuttosto è l’asservimento di uno Stato o meno all’imperialismo mondialista USA a determinare l’appartenenza dello stesso all’asse del Bene occidentale oppure a quello del Male (orientale…).
Nel momento in cui diviene ideologia un’idea perde il suo valore superiore poiché necessità di imporsi, con la forza o meno, per legittimarsi e prendere forma, perdendo la dimensione superiore che invece caratterizza ogni idea degna di tal nome. Il Mondialismo è quindi ideologia, la più aberrante, ed in essa si riassumono tutti quegli assiomi che doverosamente un popolo «moderno ed occidentale» deve accettare: democrazia, liberalismo, capitalismo, società multirazziale, cinema, cultura e quant’altro made in USA, compresi cibi ed indumenti. In un termine, deve essere accettata l’American way of life.
L’Europa libera dello spirito e della terra dovrà quindi essere quanto mai «orientale», con lo sguardo rivolto ad Est, senza mai dimenticare di guardarsi le spalle. Come un’aquila bicefala.
Integriamo quanto detto citando le parole di Marco Tarchi, tratte da “Contro l’americanismo”:
«La colonizzazione sottile dell’era americana, a differenza di quelle classiche, facilmente individuabili per le molte diversità esistenti fra dominatori e dominati -etniche, linguistiche, religiose, persino alimentari ed estetiche- si fonda sull’osmosi, sull’assimilazione totale, su un ciclo psicologico che attiva nei dominati una preventiva richiesta di beni materiali e immateriali corrispondenti all’offerta programmata, in modo da garantire credibilità alla commedia del consenso su cui si regge il rapporto di subordinazione del culturalmente debole al forte».
La penetrazione mondialista non avviene quindi solamente attraverso l’introduzione di milioni di immigrati sradicati e sradicanti involontariamente le proprie e le nostre tradizioni, ma avviene anche attraverso tutte le merci che, introdotte sui nostri mercati, sostituiscono i nostri prodotti e sradicano, volontariamente, le nostre tradizioni culturali, culinarie e quant’altro.
L’arma dell’immigrazione viene oggi usata parlando di «scontro di civiltà», solo oggi si prende in considerazione il problema dell’immigrazione, ma non analizzandolo sotto l’effettiva pericolosità che esso rappresenta (lo sradicamento, la distruzione di razze e tradizioni ecc.) quanto piuttosto si utilizza strumentalmente l’esasperazione dei popoli europei in particolare facendo leva su razzismo di bassa lega per giustificare quelle che sono vere e proprie ingiustizie di aggressione. Ci riferiamo a quanto sta accedendo in Afghanistan ed Iraq, e ciò che si profila nel futuro.
Non esiste alcun conflitto tra civiltà e certamente non terminerebbe aggredendo e sterminando popolazioni innocenti ed inermi. Dobbiamo, come Europei, comprendere che gli interessi statunitensi non corrispondono ai nostri, tanto quanto danneggiano tutti i popoli liberi del globo.
Il nemico è quindi stato individuato, quale causa e motore del Mondialismo: gli USA. Essi rappresentano un pericolo per ogni popolo libero, ogni cultura e ogni storia.
Non sono un popolo unito, non hanno mai avuto una concezione di comunità né tanto meno una cultura vera e propria.
Troppo giovani per avere la saggezza degli anziani, troppo sbruffoni per arrestare la distruzione di luoghi sacri o storici.
L’ideologia totalitaria mondialista può essere sconfitta solo attraverso un’unione continentale di popoli liberi ed ancor meglio tramite un’unione sovracontinentale. Le avanguardie rivoluzionarie dovranno quindi agire secondo la realtà politica e proporre idee che siano attuali ed attuabili.
Di qui la nostra proposta: le Tre Alleanze ovvero le Tre Unioni.
La dottrina delle Tre Unioni
Se la lotta al Mondialismo e, quindi, agli USA non può che essere a dimensione mondiale, è necessario individuare dei metodi di lotta efficaci e, per quanto possibile, indolori.
Se la battaglia si preannuncia mondiale allora quanto più estesa dovrà essere l’alleanza dei popoli liberi contro il dominio satanico del capitalismo-mondialismo.
Ed è partendo da questi presupposti che proponiamo la dottrina delle Tre Unioni, cioè quello che noi riteniamo potrebbe essere un possibile ed attuabile schema di unioni continentali e sovracontinentali.
Le tre Alleanze o Unioni di cui parliamo sono: Europa - Eurasia - Ultracontinente o Sovracontinente.
Ovviamente partiamo da una visione prima di tutto italiana e poi europea, ma le nostre parole riguardano ogni continente interessato alla comune battaglia di liberazione, quindi anche Asia, Africa e Sud America.
Europa
Il punto di partenza riteniamo sia la formazione di un blocco europeo concretamente unito. Ad oggi troppe sono le divisioni interne al nostra continente. Al di là dell’asse franco-tedesco, molto forte e dalle concrete prospettive future, siamo di fronte ad una serie di stati minori, Italia, Portogallo, Danimarca e fino a ieri la Spagna, allineati alla politica atlantista, nella speranza che stando col più forte ne venga qualcosa pure a loro. In realtà è in rischio la libertà, già compromessa di per sé, dei popoli in questione.
Un problema rilevante rappresentano poi gli ex-satelliti URSS, oggi in maggior parte rivolti ad una politica filo americana. Non irrilevante il fatto che molte basi militari ex-sovietiche siano oggi basi americane, non NATO.
All’unità europea, ad un’Europa intesa da Dublino a Vladivostok, quindi si frappongono in sostanza tre ostacoli:
la divisione interna al continente, le divergenti politiche estere e l’incapacità di alcuni governi di comprendere il reale interesse europeo nello scacchiere mondale;
il frapporsi tra l’asse franco-tedesco e la Russia di una catena di Paesi alleati, asserviti agli interessi statunitensi, che chiaramente sono e saranno sempre più contrari alla formazione di un’Europa estesa fino ai suoi confini orientali;
la presenza di un Paese fortemente anti-europeista e decisamente atlantista quale la Gran Bretagna nel continente europeo.
L’Europa potrà divenire realtà quando nascerà una coscienza comune, una volontà unitaria di rivalsa. Ciò potrebbe a nostro avviso nascere dalla creazione di un esercito europeo nel quale convergano quindi tutte le etnie dei paesi membri in un crogiuolo di culture unite nella comune battaglia di liberazione dall’invasore americano. Le tanto disprezzate Waffen SS tornano oggi quanto mai attuali, un modello per il futuro, un esercito europeo di soldati politici.
E quindi, seguendo l’insegnamento e la preveggenza di Giorgio Locchi, costruire l’Europa dei figli.
Parallelamente alla creazione di un’Europa dei popoli e delle culture auspichiamo la formazione di un Sud America unito e combattivo, e ad oggi non ci appare così peregrina questa possibilità, così come l’unificazione di Africa ed Asia come continenti e come eserciti.
Osservando per un attimo la realtà italiana è doveroso porre attenzione alla condotta politica di asservimento del nostro governo. Un’elite eurasista rivoluzionaria, che voglia essere avanguardia, deve in primo luogo prendere in considerazione il problema consistente nella politica estera del Paese in cui si trova ad agire. Noi italiani ci troviamo in una situazione critica.
Prima di sognare l’Impero Eurasia dobbiamo quindi tentare di risolvere i problemi della condotta italiana, e solo dopo aver raggiunto la creazione di un’Europa unita ed armata, forte ed indipendente potremo rivolgere la nostra attenzione alla formazione dell’auspicato blocco eurasiatico.
Eurasia
Con l’effettiva formazione di Europa e Asia quali unità geopolitiche, e solo in seguito a ciò, sarà possibile l’unione politico-militare avente nome Eurasia.
Citiamo un recente scritto del Terracciano: «Il vero confine dell’ Eurasia, come unità sia geografica che politica, è quindi dato a nord dal Mare Glaciale Artico fino al Polo, ad ovest dall’Atlantico (vero separatore storico-geografico di due masse continentali ben distinte), a sud dal Mediterraneo-Bosforo-Mar Nero, fino al Caspio, lungo la linea meridionale del Caucaso».
«L’Eurasia unita delineata dalla Geopolitica sarebbe indubbiamente il più esteso stato del mondo, con una popolazione etno-culturalmente omogenea, ma con una ricchezza di minoranze che rappresenterebbero i naturali punti di saldatura con le nazioni e i popoli delle altre “nicchie geopolitiche” confinanti: arabo-mediterranea, turche, iraniche, sino-mongoliche».
Un’unione di tal specie, strettamente alleata ed unita ai Paesi confinanti, diverrebbe un’unione potentissima, un degno rivale della potenza USA ed un garante della pace e della libertà dei popoli.
L’Unione Eurasia è una necessità geopolitica in divenire, su di essa poggia la possibilità dei popoli d’Eurasia e del mondo di liberarsi dal capitalismo mondialista e dal controllo statunitense.
I recenti sviluppi nell’area asiatica ci fanno ben sperare per quanto riguarda possibili sviluppi della politica eurasiatica: i rapporti di buon vicinato tra Mosca e Pechino, la vittoria delle elezioni iraniane delle frange islamico-rivoluzionarie, quindi certamente interessate ad unirsi nella lotta contro il «Satana d’Oltreoceano», così come la recente vittoria del Partito del Congresso in India, leggiamo nella Rete:
«Con Singh o senza tale premier, (scelto da mesi dal vertice del “Congresso” per evitare inutili attriti con l’anima più segreta del popolo indiano che avrebbe reagito criticamente all’ascesa al potere di una stra¬niera - mlekka, in hindi), il partito del Congresso è destinato ad attuare una politica di freno alle liberalizzazioni liberaldemocratiche e a ripristi¬nare una storica alleanza strategica con Mosca».
Significativi gli atti di aggressione americana alle aree che separano la Russia dai Paesi arabi, e sospetti sono anche gli eventi di Cecenia e Georgia.
La questione Turca, in vista di una possibile entrata della stessa nella UE, ad oggi rappresenta un pericolo mortale. Essa, in stretta collaborazione con l’alleato d’Oltreoceano, finirebbe con l’attentare all’integrità dei popoli europei danneggiando la politica estera europea e favorendo la penetrazione del controllo atlantico sul nostro continente.
Ultracontinente o Sovracontinente
La terza unione, la vera sfida rivoluzionaria del futuro, oltre e sopra l’Eurasia, sarà quello che ci piace chiamare Ultracontinente, ovverosia l’alleanza delle unioni continentali Sud Americana, Africana, Eurasiatica e Asiatica nella comune lotta di liberazione.
Un sovracontinente in cui Tradizioni, razze, culture e storie saranno rispettate e mantenute integre come patrimonio dell’umanità, quale preziosa creazione della Terra.
Se fosse un’Unione solo in senso oppositivo, cioè se ci si auspicasse un’Unione «contro» si partirebbe sbagliando, noi auspichiamo, come nel caso dell’Europa, come nel caso dell’Eurasia, un’Unione per la giustizia, la libertà e la vita di tutti i popoli. E se per ottenere giustizia questi popoli dovranno impugnare le armi, noi non ci tireremo certo indietro, ma saremo al loro fianco.
Nel secolo in cui la Patria è lì dove si combatte per le nostre idee, il concetto di Ultracontinente, unione sotto la comune idea della liberazione da e per, nel nome della Tradizione, della spiritualità, della giustizia sociale e della sovranità nazionale ci appare come una proposta concreta e futuribile.
Non si preoccupino i razzisti zoologici di una possibile ondata di immigrati nelle lande dei popoli bianchi, un’unione di questo tipo, proprio perché unisce nella differenza, è quanto di peggio possa esservi per i piani del Mondialismo multirazziale. Non saremo certo noi a favorire il formarsi della società multirazziale che tanto male provoca ai popoli e alle culture della Terra.
Tirando le somme di quanto sopra detto, in sostanza possiamo dire quanto segue:
le elite rivoluzionarie eurasiste, agenti nel nome della Tradizione, consce del nemico comune di tutti i popoli e tradizioni della Terra, dovranno farsi portatrici del messaggio e promuoverlo attraverso la Dottrina delle Tre Liberazioni, secondo noi validissima, e tenendo in considerazione la proposta da noi fatta riguardante le Tre Unioni.
 

 

Francesco Boco

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 25 giugno 2004