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IN
ATTESA DEL MAHDI EURASIATICO. INTERVISTA A OLEG GUTSULYAK
Oleg
B. Gutsulyak è uno scrittore, filosofo e poeta ucraino. E' nato
l'11 luglio 1969 a Ivano-Frankovsk (la ex Stanislav),
nell'Ucraina occidentale, da una famiglia d'insegnanti, ed ha
seguito le orme dei genitori: laureatosi nel 1993 in Lingua e
Letteratura ucraina (studi integrati nel 2003 con il diploma
post-laurea in Storia della filosofia), dal 1990 lavora come
capo-bibliotecario nella libreria scientifica dell'Università
V.Stefanik. Ad ogni modo la sua vastissima sfera d'interessi
scientifici - che vanno dall'antropologia alla storia, dalla
linguistica alla psicologia, passando per filosofia
tradizionalista, etnologia, mitologia, letteratura - lo ha
spinto a una vivace attività intellettuale. Ricollegandosi alla
scuola filosofica semiologica dei vari Averintsev, Yanaras,
Sedakova, Skuratovsky e Dugin, nonché al filone
dell'antropologia culturale di Eliade, Evola, Guénon, Ivanov,
Toporov, Djanokov, Trubachev, Shilov, Tulaev, Melnik e Tkachuk,
ha concretato le sue riflessioni in diversi libri già
pubblicati in patria: le raccolte poetiche "Numismatica del
paradismo degli uccelli" (1996), "Uccelli e
gigli" (1999), "La rivolta degli Sciti" (2002),
"Il Poeta e Tiamat" (2003), il romanzo
"Aderente" (1995) e le antologie di letturatura
ucraina e russa "Il ritorno dei creatori" (1998) e
"La tela e un paesaggio" (2003); inoltre ha trovato
posto egli stesso nelle antologie "Inizi", "La
generazione dei Novanta", "Il ritorno dei
creatori", "Bottega di poeti" e "La tela e
un paesaggio". In
ambito politico, dopo un periodo di militanza nell'eterodossia
comunista, al sopraggiungere dell'indipendenza ucraina ha
abbracciato per alcuni anni l'estremismo nazionalista dell'UNA-UNSO
(del quale tra il 1993 e il 1995 è stato responsabile del
centro informazioni e corrispondente del quotidiano "La
voce della nazione"), prima di mitigare le sue posizioni
entrando nella corrente della "Nouvelle Droite" e
infine abbracciando le tesi del Neo-Eurasiatismo russo (seppure
ancora con un certo accento piccolo-nazionalistico). Oggi è
primo assistente del direttore responsabile della rivista "Pleroma",
consigliere dello Studio Letterario della comunità russa di
Ivano-Frankovsk, presidente del gruppo di ricerca di base sulla
tradizione primordiale "Mesogaia", membro delle
associazioni degli scrittori ucraini AUW e AUP, presidente del
comitato intellettuale "Grifone d'Oro" e, dallo scorso
anno, curatore della rivista telematica "La Nazione Eurasia
- Ucraina". Daniele Scalea, suo omologo per l'edizione
italiana, lo ha intervistato recentemente. Cosa
l'ha convinta a impegnarsi nel progetto de La Nazione Eurasia - Ucraina? E
chi le sta dando una mano a realizzarla? In
primo luogo, l'esperienza italiana de "La Nazione Eurasia"
mi è parsa interessante, e ho avuto semplicemente il desiderio
di fare qualcosa di simile. Il materiale è in parte raccolto,
dopo consultazioni con amici, se appare loro interessante. E
agli incontri del nostro Gruppo di studi basilari sulla
tradizione primordiale "Mesogaia", ch'è una sezione
del più vasto circolo intellettuale "Grifone d'Oro"
(sfortunatamente, solo due sezioni di questo - la nostra e
quella letteraria - operano attivamente, le altre sono nominali,
dato che persone le quali inizialmente avevano assunto l'impegno
d'organizzarne l'attività, ne hanno poi perso l'interesse),
viene sottoposto il prospetto di "LNE-UA". Gli autori
sono soprattutto studenti, laureati e giovani insegnanti della
nostra Università Precarpatica, o di altre università sorte
nella città di Ivano-Frankivsk (da noi, in città, ci sono tre
università statali e sette private!). Una volta anche
studenti-tirocinanti dal Canada, le cui origini ucraine li
aiutavano nelle traduzioni. Ci aiutano anche degli amici
dall'estero: Anton Rachev dalla Bulgaria, Sasha Papovic dalla
Macedonia, Muhammad Nabil dal Canada, Alexandr Novoselov dalla
Moldova, Andrey Pustogarov dalla Russia, Ellen Dovgan
dall'Estonia. "LNE-UA"
non è il nostro unico progetto. Il primo è stato il sito
"Mesogaia" (http://www.mesogaia.il.if.ua),
ora c'è anche il sito "Gall'art" (http://www.gallart.narod.ru),
e una rete di altri portali i cui autori sono membri del nostro
Gruppo (http://newright.il.if.ua,
http://www.preussen-ua.narod.ru,
http://www.goutsoullac.narod.ru).
Cosa
significa per lei il termine "Eurasiatismo"? L'eurasiatismo
ucraino ha una certa tradizione storica che parte dagli anni '20
del XX secolo. Durante un'epoca d'impegno nazionale in nome del
riconoscimento della propria particolarità, il gruppo
d'intellettuali e scrittori ucraini guidato da Mykola
Fitiljov-Hvyljovyj proclamò l'idea del "Rinascimento
asiatico" e contemporaneamente il motto "Verso la
mentalità europea!", considerando l'Ucraino come originale
intermediario tra Occidente ed Oriente, Settentrione e
Meridione, una sorta di subcontinente per il quale già da tempo
ho suggerito il nome di "MesoEurasia", per analogia
con MesoAmerica. Ma più probabilmente, l'Ucraina assomiglia
maggiormente al Sudest asiatico, dove sono passate, come ad un
incrocio, le direttrici di molte civiltà mondiali - cinese,
indiana, islamica e oceanica. Ma chi è l'Ucraina - il Brunei, o
la Malaysia, o il Singapore, o la Thailandia, o il Vietnam, o
ancora la Birmania europea? Penso che sarà il tempo a dircelo. Ma
in Ucraina c'è un largo seguito per idee come l'Eurasiatismo o
il nazionalismo europeo? Naturalmente:
infatti, l'Ucraina è un crocevia tra Oriente e Occidente, e
come la storia ci testimonia, gli Ucraini dal tempo dei Normanni
all'epoca dei Cosacchi, mai sono rimasti alieni dalle grandi
questioni europee. Siamo orgogliosi di questo, come lo fummo nei
giorni in cui i prìncipi prendevano Costantinopoli e
distruggevano i Mongoli e i Tatari, e gli Ucraini si battevano
sotto Grunwald, e i Cosacchi ucraini conquistavano Mosca nel
1612 e quindi riscuotevano Vienna dai Turchi, ed entravano
nell'armata polacca che distrusse gli Ugonotti presso Dunkerque.
Siamo orgogliosi di un paese che ha disfatto le più potenti
armate dell'altera nobiltà polacca, di Pietro il Pazzo e della
bolscevica Armata Rossa. E che sempre ha realizzato la sua
grande Missione europea. Come
sono le relazioni tra Ucraina e Russia, dopo la caduta
dell'Unione Sovietica? Sarebbe
peccato nascondere che le relazioni con la Russia sono uno dei
fattori primari nella vita ucraina. E queste relazioni esistono
su livelli differenti: tra i governi, tra uomini d'affari, tra
scienziati, tra lavoratori, tra membri d'una stessa famiglia o
semplicemente tra amici. Talvolta loro hanno questo o quel grado
d'affinità o parentela. Ma non fila tutto così liscio. Se il
programma elettorale di Leonid Kuchma invero non differiva in
nulla dal programma del suo collega bielorusso Lukashenko,
diretto all'integrazione con la Russia, Kuchma non solo deve
fare i conti con il 45% di cittadini dai sentimenti anti-russi
in Ucraina, ma pure con gli interessi del grande capitale locale
(per nulla contento ad avere nel proprio territorio i
competitori russi, né a cambiare l'attuale circolo di
corruzione) e col sentimento della proprietà che distingue la
mentalità ucraina dal collettivismo russo. Lei
pensa - come Dugin
- che il Presidente Vladimir Putin possa condurre un progetto
alternativo all'Atlantismo, o pensa che finirà coll'accodarsi
all'egemonia statunitense? Non
possiamo aspettarci molto da Putin. Il suo desiderio di
controllare ogni cosa non
è l'abitudine di un ufficiale dei servizi segreti. E' un
segnale di debolezza, un tentativo di non farsi sfuggire dalle
mani la situazione. Come rappresentante del passato, egli non può
proclamare che la Russia ha vinto la "guerra fredda" -
ha vinto il proprio comunismo. Putin non può offrire alcuna
comprensibile "immagine futura" alla élite
post-sovietica, nessun programma di sviluppo. Più probabilmente
sulla scena internazionale dovrà sorgere una nuova personalità
politica, capace di suscitare l'interesse delle élites dei
paesi compresi entro lo spazio dell'ex URSS. Lo aspetto con una
sorta di pietas mistica, un po' come i musulmani attendono la
venuta del Mahdi. Il
popolo ucraino che cosa pensa dell'Unione Europea? A
parte una piccola percentuale di nostalgici dell'ex Unione
Sovietica, la popolazione ucraina - indipendentemente dal
linguaggio e dall'etnia - sente come una necessità ineluttabile
l'entrata dell'Ucraina nell'Unione Europea. Un altro paio di
maniche è la questione sul quando questo dovrà accadere. Le
forze estremiste di nazionalisti antirussi, in maggioranza,
sostengono l'immediata entrata dell'Ucraina nell'UE e nella
NATO, per ridurre tutte le sfere della vita ai modelli europei.
Per loro gli esempi da seguire sono i paesi baltici (Lituania,
Estonia e Lettonia) e la Polonia. I più moderati, inclusi i
filo-russi, sostengono l'entrata simultanea nell'UE e nello
Spazio Comune Eurasiatico [la
zona di libero scambio tra Federazione Russa, Bielorussia,
Ucraina e Kazakhistan, NdR]. E' un'idea più forte, ma anche
più difficile da realizzare. Inoltre, se nella Comunità
Eurasiatica è possibile entrare con facilità, dovendo
semplicemente mantenere una situazione che in fondo c'è già,
molto più complessa si presenta l'integrazione con l'Europa. In
secondo luogo, l'aspirazione allo Spazio Comune Eurasiatico tra
i paesi dell'ex URSS è solo l'aspirazione alle risorse russe,
non solo materie prime, ma pure infrastrutture e tecnologie.
Qualunque appello all'unità centenaria di "popoli
fratelli" - non è niente più che un bluff. Non appena la
stessa Bielorussia avrà la minima possibilità di staccarsi
dalla Russia ed avvicinarsi a un altro centro di forza, non
esiterà un attimo a farlo. Allo stesso tempo in Ucraina non ci
sono illusioni riguardo l'Unione Europea. L'UE nella sua attuale
forma non è assolutamente in grado di perseguire una politica
concreta e indipendente, perché l'attuale struttura geopolitica
è seriamente deformata, e in tale situazione è impossibile
mettere in atto il piano strategico necessario al continente per
prevenire le più pesanti reazioni dell'impero atlantico. Questa
distorsione è originata dalla presenza della Gran Bretagna
nelle sedute dell'Unione. Londra rappresenta il centro mondiale
dell'economia finanziaria e, nel classico stile britannico, i
suoi uomini siedono a Bruxelles al solo fine di sabotare - è
ben visibile dalle posizioni assunte riguardo all'accettazione
della costituzione dell'Unione Europea. Ora,
con l'elezione a presidente di Viktor Yushchenko, che cosa
cambierà nella politica ucraina verso Russia, UE e USA? Ci sarà una persistente
promozione dell'Ucraina agli occhi dell'Europa. Nessuno dei
sostenitori di Yushchenko ha mai affermato di voler creare una
"cortina di ferro" ai confini con la Russia. Relazioni
economiche comuni e favorevoli - certo, ma entrambi i paesi con
la loro immagine interna e propria politica estera. Un altro
fatto è la dichiarazione di Yushchenko secondo cui, tra i suoi
primi decreti, ci sarà il richiamo del contingente militare
ucraino dall'Iraq - cosicché potrebbero verificarsi frizioni
tra l'Ucraina e gli USA. Ma finché resterà la base navale
russa nel territorio ucraino di Sebastopoli, e i forti
sentimenti separatisti dei filo-russi nell'Ucraina orientale, le
nuove autorità ucraine faranno le riverenze sottobanco
all'Europa e all'America. Il
capo del Pentagono, Donald Rumsfeld, ha definito l'Europa
Orientale come "la nuova Europa" - intendendo con ciò
un gruppo di paesi fedeli agli USA. Ma veramente i popoli
europei orientali credono al "American Dream", o solo
i loro governi? Il
punto di riferimento dei paesi di nuova democrazia sono gli USA
e la loro frenesia di crescita. Invero, seguendo questa rotta
stabilita, essi creeranno agli USA così tanti problemi, che
l'attuale campagna anti-terrorismo al confronto apparirà come
una passeggiata agli Americani. La vita è diventata più
complessa rispetto a vent'anni fa, e diverrà ancora più
difficile. Dovremo ricollegarci ai paesi dei Balcani liberati
dal giogo turco. Naturalmente, le attività diplomatiche di
Washington, Londra, Mosca e della Comunità Europea, ed anche la
formazione di una rete di organizzazione politiche non
governative, giocheranno il ruolo di "centro di
forza". Probabilmente, con la crescita di un'opposizione
tra Vecchia Europa e USA la "Nuova Europa" parteggerà
per l'America - sembrerà paradossale - per resisterle, un po'
come fecero le antiche tribù italiche che avevano dichiarato
guerra a Roma per ricevere la cittadinanza romana!... Potrebbe
pure accadere che la Turchia, diretta dal capitale inglese,
capeggi un'opposizione della "Nuova" Europa. Lei
è un esperto di letteratura. C'è qualche scrittore o pensatore
che può essere considerato un maestro da tutti i popoli
europei, ed un ispiratore della rinascita europea? Tutto
il problema è che l'unificazione del linguaggio italiano fu
conseguenza del Risorgimento, mentre la Rinascita ucraina sarà
conseguenza dell'unificazione del linguaggio ucraino. Noi siamo
stati costretti a lottare per l'originalità, la cui esistenza -
al pari di quella del popolo - ci fu rifiutata. Dobbiamo
presumere una situazione pari a quella per cui Napoleone
vincitore proclamava che la lingua italiana è solo un dialetto
del Francese, e la nazione italiana non è e non sarà mai!...
Perciò la letteratura ucraina svolse assolutamente una missione
diversa dalle altre letterature europee. Essa pose il problema
del ritorno al mondo del popolo dal passato eroico, passato cui
essa stessa doveva ritornare. Per due secoli la letteratura
ucraina, in principio con Taras Shevchenko e poi con Ivan Franko
e Lesya Ukrajinka fu assorta in questo compito, avendo rifiutato
l'opzione metafisica intrapresa durante l'epoca del barocco da
Paisij Velichkovsky e dall'Accademia di Kiev-Mogiljan. Questa
linea è confluita nel starchestvo russo ed ha impregnato
Dostoevsky. Il solo sbocco in questa direzione furono le
traduzioni dalla letteratura europea, esistendo da noi - anche
tutt'ora - una buona scuola traduttoria... solo adesso la
giovane generazione di scrittori ucraini ha adottato soggetti
metafisici e, perciò, ha cominciato ad interessare l'Europa.
Tutti i versi e le novelle di Jury Andruhovicha e Oxana Zabuzhko
sono stati tradotti per molto tempo in Tedesco e Svedese; nel
mondo inglese dei poeti, "il Nuovo gruppo York" a
lungo residente in Francia - erano conosciuti Jury Pokalchuk,
Jury Izdryk, Vladimir Yeshkilev, Stepan Protsjuk (a regola,
tutte le loro produzioni erano tradotte in Polacco, poiché
questo era percepito dai successivi traduttori germanici come un
certificato di qualità). E in Italia l'interesse per la
letteratura ucraina è dimostrato. La nota poetessa Oxana
Pahlevska, figlia della poetessa Lina Kostenko, detiene la
cattedra di Ucraino in un'università italiana, diffondendo
l'interesse per gli autori ucraini anche Mario Grasso in
Il Nuovo Calendario Lunare... Lei
ha studiato particolarmente le opere di Evola e Guénon, o
sbaglio? Posso
dire tutte le traduzione russe e ucraine accessibili, ed anche
alcune in Inglese. Sfortunatamente però, non sono molte, ma
sono le basilari e il loro numero aumenta ogni giorno.
Certamente uno dei fulcri del mio pensiero, è quello di rendere
la "nuova destra" devota ai suoi maestri sia
ideologici che spirituali - Evola e Guenon. Un tempo appartenevo
all'organizzazione militarizzata "UNA-UNSO" (l'analogo
delle "Guardie di ferro" romene), ero autore abituale
della sua pubblicazione "la Voce della nazione", e là
cominciammo a tradurre per la prima volta Evola e Guenon in
lingua ucraina. In seguito questo lavoro è stato continuato in
maniera più professionale dal direttore della rivista "Perehid-IV"
Igor Kaganets (http://www.perehid.kiev.ua).
Ho dedicato tutti i miei sforzi alla diffusione delle loro idee, introducendole anche in ricerche strettamente scientifiche, tenendo
all'Università uno speciale seminario di "Filosofia del
Tradizionalismo" che spero possa presto essere elevato ad
un alto grado accedemico di lezioni. Che
cosa pensa di Karl Marx e dei suoi discepoli? Sono
passato per buone scuole di ortodossia marxista-leninista, e per
l'università sovietica. Ho conosciuto la realizzazione del
progetto di Karl Marx dall'interno. Sì, un tempo ero devoto a
idee nazional-comuniste, considerando che i social-imperialisti
di Mosca avevano pervertito l'essenza del socialismo (infatti,
il più grande eroe della lotta per l'indipendenza ucraina,
Simon Petlyura, il nostro Simon Bolivar, proclamò: "Senza
i socialisti ucraini, l'Ucraina indipendente non è per noi
necessaria!"), ascoltavo tutti i programmi della radio
albanese in Russo, lessi il massimo possibile riguardo Che
Guevara, Franz Fannon e la "nuova sinistra",
distribuivo volantini... Ma la verità apparve più difficile. E
fu una valida rivelazione quando lessi la "Carta del
lavoro" sociale dei falangisti spagnoli. Fu
un'illuminazione, mi ha cambiato... Lei
è anche un esperto di questioni antropologiche. Da un punto di
vista puramente storico, etnico e culturale, quali sarebbero i
confini della Nazione europea? Sarei
velenoso se affermassi che i Russi non fanno parte della nazione
europea. Però, vi appartengono in maggioranza. In ciò
comprendendo che essi hanno raccolto la tradizione cristiana
europea di Bisanzio, che per lungo tempo è stata lontana in
Europa. I Francesi, per esempio, amano ricordare con sarcasmo
come, all'inizio del secolo scorso, nelle loro scuole
s'insegnasse che l'Asia comincia dopo il Reno. De Gaulle ha
esteso l'Europa ai monti Urali, conferendo alla Siberia e
all'Estremo Oriente lo status di domini europei. Gli antichi
Greci vedevano l'Asia dietro il fiume Don... Parlando
antropologicamente, i puri rappresentanti russi della razza
europea, al pari degli Ugro-Finni della regione del Volga,
costituiscono per quel popolo un substrato. E nessuno può
contestare l'essenza europea di Finlandesi, Ungheresi ed Estoni,
senza i quali l'Europa non sarebbe possibile. Il loro trovarsi
nel cuore d'Europa diviene una sorta di indennità per le
perdute etnie indo-iranica e tohariana. Quali
sono i principali legami culturali tra l'Europa e l'Asia, e
quali le principali differenze culturali tra la civiltà
eurasiatica e quella americana? Condivido
l'interpretazione secondo cui Alessandro il Grande, come
risultato della intrusione entro i limiti delle terre
barbariche, abbia organizzato uno spazio essenzialmente nuovo
nella storia mondiale. L'eliminazione della distanza tra
svariate località, coperta anche con la leggendaria presenza in
questi luoghi di Alessandro il Grande, non pone la questione
riguardo il mondo ellenistico per il valore dell'immagine
sviluppata che Alessandro il Grande ha portato molto al di là
del Mediterraneo, permettendo di parlare con ben più ampia
comprensione del mondo mediterraneo. La sua missione non si
esplica semplicemente nell'essere padrone di tutto il mondo,
bensì nel vantaggio dell'ordine semantico e stringente di
questo mondo, il cui centro è sempre stato il Mediterraneo (il
mare interno). Il nuovo spazio mediterraneo stabilito da
Alessandro fu unito da comuni elementi di cultura materiale e
spirituale. Il mondo reale, vitale ed eterotopo (opposto a
utopico, in Foucalt) di Alessandro è anche "Eurasia".
Gli USA hanno gradualmente penetrato questo modello, anche
piuttosto recentemente cavalcando sulla cresta della
"rivoluzione atlantica". Da questo punto di vista
l'America appare solo come uno dei paesi di questo specchio
d'acqua mediterraneo. Ebbene sì, l'Europa e l'Asia, l'Eurasia e
l'America, sono più vicine l'un l'altra di quanto sembri. A mio
parere, l'opposizione tra Europa e America è generata
specialmente dagli interessi economici di alcune multinazionali
europee che hanno basilarmente posto gli uffici in Inghilterra,
che sono interessate a leggi sulle tasse più flessibili e
spingono perché i fondi dei paesi europei siano utilizzati per
distribuire commesse a un complesso militare-industriale.
Nell'Occidente è semplicemente in corso la lotta tra due
portatori di differenti vettori di sviluppo dell'economia di
mercato - tra i sostenitori del sistema americano dell'asse
liberal-economico repubblicano (liberale in economia,
corservatore in politica) e quelli del sistema anglo-olandese
dell'asse finanziario democratico (conservatore in economia,
liberale in politica). Tra i sostenitori dell'idealismo di
Platone e quelli dell'empirismo di Kant... essenzialmente,
assomiglia all'opposizione verificatasi in Eurasia nel VII
secolo tra Bisanzio e la Persia, o quando il fuoco religioso
d'Iran cadde ai piedi dell'imperatore Herakles, dalla sabbia dei
cavalieri arabi del profeta Maometto... Non è necessario dire
chi oggi ricopra il ruolo dell'Iran - l'Europa o l'America...
Per quanto riguarda l'America, concordo interamente con il
geopolitico piemontese Fabrizio Vielmini, che ho appena
conosciuto, secondo il quale la crisi degli USA è irrevocabile
e indipendente da chi sieda alla Casa Bianca. Se John Kerry
fosse salito al potere, i democratici avrebbero reso gentile
tutto il rude, ma solo per ingannare le altre nazioni e
proseguire nella politica di consolidamento della posizione
d'egemonia globale. A dispetto della sua formazione e della
correttezza politica, Kerry offriva un programma di politica
estera che, di fatto, non differiva per nulla dal
"rude" Bush. Il momento chiave è il
"terrorismo", le "minacce" costanti e
universali. Alfine, la strategia globale del candidato
democratico sarebbe stata infrangere la sovranità d'ogni
nazione dell'Eurasia. La
religione ha una grande importanza nella sua vita e nel suo
pensiero? Io,
come la maggioranza degli abitanti della Galizia (l'Ucraina
occidentale) appartengo alla Chiesa Greco-Cattolica, che è
cattolica ma con rito orientale (a proposito, la grande
maggioranza dei lavoratori ucraini emigrati in Italia e
Portogallo sono greco-cattolici). Gli Ortodossi ci chiamano in
modo dispregiativo "uniati", poiché siamo in Unia con
Roma, e il capo della nostra chiesa è il cardinale della Chiesa
Romano-Cattolica. Ma per me il passaggio al Cristianesimo non fu
semplice. Quando le barriere dell'ateismo sono cadute, la
maggioranza della gente s'è trovata di fronte alla scelta
dell'orientamento spirituale. Di regola, molti hanno scelto la
fede dei padri e dei nonni - in Unia con Roma. La mia ricerca
spirituale è passata dapprima per tutti i culti orientali
(specialmente l'induismo al quale non sono tuttora completamente
indifferente) e in seguito per il neopaganesimo (fui anche
registrato tra i sacerdoti del potente movimento neo-pagano
ucraino "RUNVira"). Tuttavia è la cristianità che mi
ha aperto alla provvidenziale bellezza, come portatrice del Tema
della Forza. Era
questa la mia ultima domanda. Ringrazio molto per la
disponibilità il nostro amico e collaboratore Oleg Gutsulyak.
Prima di salutarci, c'è forse ancora qualcosa in particolare
che vorrebbe dire ai lettori italiani de "La Nazione
Eurasia"? Filologicamente
parlando, vi sono nel mondo due linguaggi che si distinguono per
la loro melodiosità. Il primo è l'Italiano, il secondo
l'Ucraino. E i viaggiatori medievali e moderni chiamarono
l'Ucraina "Italia sulla costa del Dnepr (Dnipro,
Borysthenes)". Un tempo alcune delle nostre regioni
facevano parte [della provincia] danubiana dell'impero [romano].
All'inizio dell'indipendenza l'Ucraina, per il tramite del suo
presidente Kravchuk, tentò di "flirtare" con la
Francia, ma questa, sia che [Kravchuk] non fosse capito, sia che
non volesse offendere la "fidanzata" (la Russia),
perse l'occasione, timorosa di doversi prendere carico di una
Guiana in più. La Germania è maggiormente interessata alle
relazioni con la Francia... Forse, siamo diventati attraenti per
l'Italia? http://lanazioneeurasia.altervista.org/index.htm n1 2005 |
Ultimo aggiornamento: domenica 16 gennaio 2005