Può l’Iran creare la bomba atomica ?
29 Marzo 2006
Intervista:
Viktor Litovkin per l’agenzia Ria Novosti
Continuano le consultazioni in vista di una risoluzione
del consiglio di sicurezza dell’ONU nei confronti dell’Iran. Oggi la
Russia interpreta un ruolo decisivo sia come ostacolo principale al
progetto di risoluzione offensiva contro Teheran caldeggiato da
Washington e dai neoconservatori, sia come interlocutore essenziale
della Repubblica islamica sul dossier nucleare.
In un’intervista concessa all’agenzia Ria Novosti, Viktor Mikhailov,
talvolta presentato come il padre dell’elettronucleare iraniano, ci dà
la sua lettura degli avvenimenti. Per lui, è evidente che l’Iran
desidera acquisire l’arma atomica e potrebbe averla in cinque o dieci
anni. Tuttavia, egli si mostra persuaso che la Russia giungerà ad un
accordo con Teheran, come è sicuro che gli Stati Uniti, qualsiasi cosa
accada, attueranno delle sanzioni.
24 marzo 2006
Viktor Mikhaïlov è direttore dell’Istituto di stabilità strategica
del ministero dell’Energia atomica (Minatom) ed ex-ministro dell’Energia
atomica.
Viktor Litovkin: Signor Mikhailov, lei passa agli occhi
degli specialisti come il padre dell’elettronucleare dell’Iran. Lei sa
che cosa rappresenta oggi l’industria nucleare di questo paese e in che
stato essa si trova ?
Viktor Mikhailov: Effettivamente, ho preso parte alla
preparazione del contratto riguardante la costruzione della centrale
nucleare di Bushehr, ne sono stato uno degli iniziatori. Gli Stati Uniti
non volevano cooperare con noi o ponevano condizioni inaccettabili per
questa collaborazione, così siamo stati obbligati a rivolgerci verso
l’Oriente, verso l’Iran, la Cina e l’India. Bisognava salvare la nostra
industria nucleare nazionale, dare lavoro ai nostri specialisti di alto
livello perché non fossero tentati di raggiungere i paesi che volevano
creare la propria bomba atomica.
Certo, io non mi sono recato in Iran dopo aver lasciato il mio posto di
ministro, ma all’epoca in cui effettuavo delle visite in quel paese,
avevo potuto constatare che le ricerche nucleari vi erano condotte ad un
livello molto elevato. Non c’era da stupirsi. Praticamente tutti gli
atomisti iraniani hanno un diploma universitario degli Stati Uniti e
dell’Europa occidentale, dove l’insegnamento è eccellente. Secondo le
mie informazioni, circa 10 000 Iraniani compiono degli studi all’estero,
specialmente in Europa e negli Stati Uniti.
Inoltre, i laboratori iraniani sono dotati di materiali di calcolo molto
efficienti fabbricati da grandi società occidentali (ad esempio, la
Siemens), del tipo di quelli che gli Americani avevano vietato di
venderci. Di conseguenza, io penso che i loro centri di ricerca siano
sempre al livello scientifico e tecnico richiesto.
VL: Bisogna temere che l’Iran riesca prossimamente a
creare l’arma nucleare ?
Viktor Mikhailov: Questa domanda mi viene posta di
frequente. A volte in questa forma : « ritiene che essi vogliano crearla
oppure che solamente ci pensino ? » Io allora rispondo : « Essi ci
pensano e lo vogliono, è evidente ». Ai giorni nostri, senza possedere
la bomba atomica è difficile restare autonomi e sovrani. La politica
degli Stati uniti consiste nell’impiantare la loro democrazia con la
forza. Essi la trapiantano in paesi che hanno una storia ricchissima e
che hanno dato enormemente all’intera umanità. Ora, Washington non sa
trattare questi popoli con deferenza, se ne infischiano dei loro usi e
tradizioni. Tentano di rimodellarli all’americana, cosa impossibile.
VL: Ma l’Iran è o no in grado di creare un’arma
nucleare ?
Viktor Mikhailov: Sì, evidentemente. Ogni paese
altamente sviluppato ne è oggi capace. Anche navigando in Internet. Per
questo ci vuole solo molto denaro e tempo. Quanto tempo ? Per me,
dovrebbero poterci arrivare in cinque o dieci anni. Possono creare la
bomba. Naturalmente essa non sarà sofisticata quanto la nostra o quella
degli Stati Uniti, ma questo poco importa. Gli Americani ne hanno paura.
Per quanto impenetrabile sia la loro difesa antimissile. A Washington si
è pienamente consapevoli che una carica nucleare può essere indirizzata
in modo diverso che da un missile balistico. Essi temono anche una sola
esplosione sul loro territorio.
VL: L’Occidente non si fida dell’Iran. Per contro, la
Russia vende tecnologie nucleari a quest’ultimo. A quali fini ?
Viktor Mikhailov: La Russia non ha mai venduto
tecnologie nucleari. Inoltre, vi dico che la Russia, dall’epoca
dell’URSS, vigila con il massimo rigore per la non proliferazione delle
tecnologie nucleari. Solo l’Occidente, disponendo di un’economia di
mercato, può permettersi questo.
Per il mercato, la prima cosa è il profitto. Tutto ciò che oggi gli
Iraniani possiedono è stato fornito loro dall’Occidente. Qualsiasi cosa
lei mi dica, niente di russo si trova in quelle centrali nucleari.
Anche il combustibile che noi consegneremo per la centrale nucleare,
sarà poi rimpatriato e trasformato e solo in seguito sostituito. Non
solo il sottoscritto, ma altri specialisti russi hanno da molto tempo
proposto agli americani la creazione di un sistema di leasing del
combustibile. Il paese paga il combustibile, noi lo consegniamo e lo
recuperiamo una volta consumato.
Oggi la cosa viene avanzata da George W. Bush come una grande scoperta.
Ma non lo è. Questa proposta io l’avevo fatta oltre dieci anni fa.
Tuttavia gli americani non l’avevano appoggiata.
VL: Come spiega il fallimento dell’iniziativa degli
Europei che avevano tentato di convincere l’Iran a non rompere i sigilli
dell’AIEA (Agenzia internazionale dell’energia atomica) e a non
intraprendere ricerche sui reattori nucleari ? Perché Teheran ignora le
proposte della Troïka europea (Gran Bretagna, Francia, Germania) ?
Viktor Mikhailov: Io penso che gli Europei abbiano
bisogno di tempo perché l’Iran si fidi di loro. In seguito alla
pressione degli Americani, dopo il 1979, essi avevano abbandonato il
cantiere di Bushehr. Chi può garantire che, sotto pressione di
Washington, essi non tornino di nuovo indietro dalle loro proposte ?
Teheran sa con pertinenza che la cosa può ripetersi. Penso anch’io che
gli Iraniani non diano alcun credito ai discorsi con la troika europea.
Con la Russia è diverso. Gli Iraniani vedono i nostri rapporti con loro,
che noi sosteniamo i loro programmi energetici, il loro elettronucleare.
Noi abbiamo loro proposto di creare un’impresa mista di arricchimento
dell’uranio. Questo sarà vantaggioso per gli uni e per gli altri. Per
noi, perché disporremo di un mercato del nucleare civile e per loro,
perché potranno iniziarsi al funzionamento di questo genere d’impianto.
Per un solo reattore sarebbe per loro irrazionale costruirne uno. Una
unità di produzione di questo genere non sarebbe redditizia prima di
cento anni...
Ne abbiamo discusso con gli Iraniani. Se intendono costruire una decina
di centrali, allora noi c’impegneremo sul problema dell’arricchimento.
Mi avevano chiesto di costruire un impianto come quello che abbiamo
messo su in Cina. Solo che la Cina è un altro paese. I Cinesi possiedono
impianti a diffusione gassosa, altre imprese, essi ne hanno bisogno...
VL: Ma perché Teheran si è alla fine rassegnata a
costruire una tale impresa con la Russia ?
Viktor Mikhailov: Io non penso che l’Iran sia
interessato ad investire in un’impresa mista. Solo per allentare le
pressioni sul paese, per privare gli Americani di un pretesto per
ricorrere alla forza contro l’Iran... Lei sa bene che gli Stati Uniti
hanno in Iraq oltre 100.000 soldati con carri armati, arerei, che l’Iran
è lì a fianco e che essi sono pronti a passare il frontiera... Suppongo
che gli Iraniani si diano da fare per dissuadere Washington dal prendere
una tale strada. In estate, gli Americani non inizieranno certo
operazioni armate, perché le condizioni climatiche sono insopportabili.
VL: Tuttavia, gli Americani potrebbe portare attacchi
con bombe e missili.
Viktor Mikhailov: Questo per loro sarebbe gravido di
conseguenze. Le truppe americane in Iraq sono ai limiti della
sopravvivenza. Avrebbero allora a che fare anche con l’esercito
iraniano. Une versione pericolosa. È vero che potrebbero chiedere a
Israele di portare attacchi. Ma questo non darebbe niente in più. Essi
non sanno esattamente dove si trovano i siti e se questi sono
vulnerabili agli attacchi. Non è un caso che gli Americani lavorino alla
creazione di munizioni nucleari penetranti, che possano raggiungere
bersagli situati centinaia di metri sotto terra. Ma questo è un problema
che essi non hanno ancora risolto.
VL: Come potrebbe la Russia aiutare a regolare il «
problema nucleare iraniano » ?
Viktor Mikhailov: Noi possiamo costruire con l’Iran
un’impresa mista di arricchimento dell’uranio in grado di servire tutti
i paesi che desiderino sviluppare il loro elettronucleare, in modo che
essi non si dedichino da sé all’arricchimento di isotopi... Ecco
un’altra questione che mi preoccupa molto. Forse non ci saranno
operazioni armate, ma contro l’Iran possono essere applicate sanzioni
economiche.
VL: Come può essere sicura la Russia che l’Iran in
questa situazione non fabbrichi la sua arma nucleare ?
Viktor Mikhailov: La Russia non ha alcun interesse che
l’Iran disponga dell’arma nucleare. Anche noi pensiamo sia necessario
limitare il desiderio di Teheran di accedere a quest’arma. Tuttavia, qui
le cose dipendono soprattutto da Washington. Bisogna che gli Americani
si rendano conto che si tratta di una potenza con una storia immensa e
che non si deve esercitare pressioni su di essa, minacciarla. Forse
conviene proporre negoziati. .. Un processo di lungo respiro, certo, ma
che bisogna lanciare. Solo allora gli Stati Uniti potranno regolare il
problema. Un ricorso alla forza non porterebbe a niente. Al contrario,
la situazione degenererebbe e sarebbe peggiore che in Iraq o in
Afghanistan.
VL: E se l’Iran non accettasse le proposte russe ?
Viktor Mikhailov: Le accetterà, a rischio di tirare al
massimo la corda. Ma anche in questo caso, è probabile che gli Americani
applichino almeno loro sanzioni.
Intervista realizzata da Viktor Litovkin per l’agenzia Ria Novosti
il 14 marzo 2006.
Fonte: Voltaire, édition internationale