Geopolitica

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Eurasia significa indipendenza

 

Francesco Boco

 

L’energia è oggi necessaria alla vita quotidiana nelle nostre case, nelle nostre città, nei nostri Stati. Essa è la linfa che consente al mondo moderno di continuare la sua esistenza: computer, illuminazione, automobili, riscaldamento, tutta la nostra vita è oggi condizionata dall’energia e dal suo costo.

Per il petrolio si fanno guerre a Paesi pacifici, condannati a morte dagli affaristi al potere di grandi potenze mondiali, per l’acqua scoppiano guerre civili. In genere l’ottenimento delle risorse naturali provoca contrasti tra i popoli e le nazioni, fino a giungere tal volta a conseguenze estreme.

L’indipendenza energetica di uno Stato risulta necessaria nel momento in cui esso intendesse condurre una politica indipendente, non condizionata dalle imposizioni altrui e sovrana del proprio destino.

Ogni popolo ha un destino, la sua forza di volontà e la capacità di imporla sono la misura della sua potenza, della sua libertà. Parafrasando Stirner e Thiriart: la libertà è direttamente proporzionale alla potenza.

Tuttavia oggi, nel mondo in cui sono i continenti a fare o subire la politica, e le decisioni economiche e militari influiscono direttamente o indirettamente non soltanto sui singoli Paesi ma su tutta la massa continentale cui appartengono, è fuorviante pensare che uno Stato possa raggiungere l’autosufficienza e per questo mantenere una sorta di indipendenza dal mondo esterno.

Non è possibile perché le risorse di cui si è in cerca spesso appartengono a Paesi lontani e quindi per ottenerle sarebbero necessarie guerre. Motivo ancor più importante è che uno Stato autosufficiente è oggi impensabile perché siamo nel secolo della grande politica, della lotta delle grandi masse continentali ed un singolo Paese che si volesse ergere a solitaria potenza al cospetto di una potenza continentale verrebbe schiacciato nel giro di poco tempo o assorbito dalla stessa. Sognare di utopiche “piccole patrie” è oggi controproducente, irrealistico e lontano dalla realtà storica.

I piccoli nazionalismi sono finiti, la loro storia è terminata; sono la storia stessa e la geopolitica a costringere chi ancora si illuda di poter parlare di singoli Paesi elevati a grandi potenze che è ormai giunto il tempo in cui saranno le grandi masse continentali a fare la politica di oggi e di domani.

Soltanto i continenti possono essere realmente autosufficienti e liberi, soltanto la dimensione continentale fornisce la potenza necessaria a garantire un mondo multipolare.

Se quindi uno Stato che dipenda da un altro per le risorse di primaria importanza è in fin dei conti un suddito, perché le sue scelte saranno sempre condizionate dalle imposizioni altrui, la nazione che scelga di unire la proprie forze agli altri popoli del suo continente per formare il grande impero continentale non sarà mai sottomessa o condizionata dal volere altrui, ma avrà tanta libertà quanta potenza avrà la massa cui appartiene.

Le recenti problematiche legate alle scarse esportazioni di gas russo sono la prova e la conferma di quanto sin qui detto: abbiamo bisogno di importare energia da Paesi a noi lontani e senza di essa non possiamo vivere. Se poi di mezzo ci si mette l’Ucraina (in questo caso) o un altro Stato ad ostacolare il transito delle risorse ecco che il sistema energetico dei Paesi europei entra in allarme.

Secondo l’Atlante di Le Monde diplomatique la Russia è, assieme ai Paesi del Golfo, la maggiore detentrice di riserve di gas naturale, produce grandi quantità di carbone, mentre per quel che riguarda le riserve petrolifere è, ovviamente, nettamente inferiore ad Arabia Saudita, Iraq e Iran.

Non dobbiamo però dimenticare l’importanza delle risorse rinnovabili di acqua dolce, di cui la Russia è ricchissima, superata soltanto da Canada e Groenlandia, superando invece gli USA.

Un mondo multipolare significherebbe un mondo in cui le risorse sarebbero equamente distribuite, un mondo in cui non si correrebbe il rischio di imminenti guerre per il petrolio, il gas o, in un futuro non molto lontano, per l’acqua. Per questo si parla di Eurasia, perché un’unione continentale ci renderebbe più forti, autosufficienti e più liberi. In un mondo multipolare si aprirebbero inoltre grandi possibilità di cooperazione coi Paesi asiatici, non dovendo temere misure contenitive a Sud.

Un’Europa che escludesse i Paesi dell’ex-Urss e intendesse mantenere fuori dai propri confini la Russia sceglierebbe il suicidio. L’Unione Europea è soltanto una costruzione burocratica che in nessun modo rappresenta, ne d’altra parte potrebbe, la volontà europea.

Comprendere la necessità dettata dai fatti di dover uscire dalla burocrazia soffocante di Bruxelles per riacquistare i propri spazi è solamente il primo passo.

Ultimo aggiornamento: sabato 18 febbraio 2006