Geopolitica

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LA REPUBBLICA ISLAMICA DELL'IRAN: PROSPETTIVE GEOPOLITICHE EURASIATICHE

di Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" -

La Repubblica Islamica dell'Iran si confronta da mesi con l'AIEA e le Nazioni Unite per cercare di trovare una soluzione negoziale e diplomatica alla questione del suo programma nucleare.
Le pressioni esercitate dagli Stati Uniti d'America hanno dimostrato i limiti del Grande Satana a stelle e strisce.
La diplomazia internazionale - a cominciare dalla Russia di Putin e dalla Cina - ha ritenuto inopportuno sottoscrivere una risoluzione che al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe dato via libera per una escalation militare nel Golfo
L'amministrazione Bush pur minacciando quotidianamente Teheran non è riuscita a convincere neanche l'Unione Europea e , strano ma vero, al momento neanche l'entità sionista occupante la Palestina il sedicente stato d'Israele.
Autorevoli esponenti dei centri studi strategici e dell'esercito israeliani hanno infatti recentemente ricordato che la "minaccia iraniana" è un problema che può essere affrontato anche in un prossimo futuro.
L'America inoltre ha assolutamente bisogno di trovare una soluzione alla crisi irachena; soluzione che inevitabilmente riguarda anche la Repubblica Islamica (ricordiamo che recentemente l'Iran ha aperto un consolato a Bassora e che le milizia sciite del sud - Esercito del Mahdi e movimenti affini -guardano a Teheran come principale referente geopolitico, religioso e militare nella regione).
Anche la lettera recentemente inviata dal presidente iraniano Mahmood Ahmadinejad si inquadra in questo delicato puzzle di rapporti di forza geopolitici, economici e militare che dovrebbero ridisegnare la carta politica mediorientale.
L'Iran intende ribadire il suo ruolo di potenza regionale nell'area del golfo e sovvertire i piani della superpotenza a stelle e strisce smaniosa di realizzare il suo progetto di Grande Medio Oriente (di cui la Rand Corporation fu tra i promotori fin dalla primavera del 2005).
La Repubblica Islamica dell'Iran ha sostenuto il processo di "normalizzazione" politica dell'Iraq opponendosi a qualsiasi ipotesi di spartizioni territoriali tanto dei curdi quanto degli stessi sciiti.
In Palestina la tradizionale posizione antisionista del Governo di Teheran è stata recentemente ribadita con l'appoggio finanziario concesso al Governo dell'Autorità Nazionale Palestinese retto da Hamas.
Il Libano degli Hez'b'Allah rimane il principale fronte di opposizione a "Israele" e - al di là delle più recenti manifestazioni che hanno visto sfilare a Beirut gruppi di universitari sciiti , assieme ai laici del Partito Nazionale Sociale pro-siriano, che contestavano il governo Siniora - alle strategie mondialiste nella regione così come la Repubblica Araba di Siria storica alleata dell'Iran.
In questa fase delicatissima nella quale voci di imminenti attacchi si alternano a incontri diplomatici la Repubblica Islamica dell'Iran ha lucidamente perseguito i suoi obiettivi strategici che sono il riconoscimento internazionale del suo ruolo di gendarme regionale dell'area del Golfo, la sua indiscussa influenza religiosa e politica di prima potenza del mondo musulmano e la ferma opposizione al sionismo e all'imperialismo statunitense.
Oggettivamente questa realpolitik della teocrazia sciita ha sbaragliato le strategie di accerchiamento dell'Iran delineate da Stati Uniti e Israele (anche attraverso lo strumento delle provocazioni, dei movimenti di protesta anti-nazionali dell'opposizione iraniana, dei non casuali - il 'caso' non esiste - incidenti aerei che hanno colpito l'aviazione civile e militare iraniana all'inizio dell'anno causando la morte di uno dei comandanti in capo dei Guardiani della Rivoluzione).
Le commissione d'inchiesta del Ministero degli Interni della Repubblica Islamica hanno accertato che questi ultimi disastri aerei e lo stesso terremoto che ha colpito la regione di Bam siano stati "provocati" com'era ipotizzabile fin dai primi giorni dopo le sciagure.
L'Iran che americani e sionisti vorrebbero stretto alle corde sembra dunque restare al centro del ring: la partita eurasiatica non è ancora decisa.
E, come hanno sempre ribadito i responsabili militari dei Basij-Pasdaran e le autorità del Governo iraniane, se domani l'America osasse attaccare l'Iran si troverebbe di fronte ad un inferno.
La Repubblica Islamica dell'Iran persegue i suoi obiettivi di modernizzazione e di sviluppo per quanto concerne i suoi programmi di arricchimento dell'uranio arricchito nelle centrali di Natanz e Busher. Tutte le accuse che Teheran stia perseguendo la tecnologia necessaria alla realizzazione dell'arma nucleare sono solo spocchiose elucubrazioni della propaganda sionista che non trovano conferma in nessuna delle commissioni d'inchiesta della stessa AIEA
Indipendentemente da quello che gli iraniani vorranno poi fare della loro energia nucleare - che legittimamente potrebbero anche utilizzare per fini militari - è evidente che non sia Teheran ha cercare lo scontro con l'Occidente ma , casomai, siano i potentati mondialisti occidentali a premere contro la Repubblica Islamica.
Esiste nel Vicino Oriente una potenza nucleare. Esiste nel Vicino Oriente uno stato criminale che continua quotidianamente la sua prassi di ghettizzazione, spoliazione e disintegrazione del popolo palestinese.
"Israele" è il solo problema del vicino Oriente. E' l'entità sionista che dovrebbe essere cancellata dalle carte geografiche per la sua pluridecennale storia di crimini, violenze e aggressioni compiute ai danni dei vicini stati arabi.
Il giorno in cui le Nazioni Unite decideranno di "risolvere" la questione della illegittima presenza di uno stato terrorista come "Israele" e riconosceranno il diritto del popolo palestinese ad uno Stato Nazionale su tutta la Palestina storica allora, 'forse', saranno credibili e si potrà mettere in discussione il diritto dell'Iran di disporre di armi nucleari.
Fintanto che "Israele" esiste la Repubblica Islamica perseguirà gli obiettivi conformi alle sue politiche di sicurezza nazionale.
Ahmadinejad ha sovente ribadito che Israele è un cancro. Noi diciamo che l'emporio criminale sionista in Palestina è una vergogna che - cinquantotto anni dopo la sua fondazione - l'Onu non ha ancora cancellato.

Ultimo aggiornamento: lunedì 22 maggio 2006