Geopolitica

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L’Europa e la sua condanna

 

Francesco Boco

 

Un’Eurasia Unita che ritrovi, quindi, proprio nelle

 

sue radici più profonde, nelle sue origini polari,

nella sua Tradizione la forza per sollevare

 la bandiera della liberazione continentale

 e planetaria contro il Mondialismo.

 

Carlo Terracciano

 

I

l nichilismo è l’aspetto più evidente e problematico dell’era oscura, esso investe l’uomo ed il suo essere, ma investe anche il mondo inteso quale natura e spirito assieme. Il nulla provoca la distruzione di tutto quanto è propriamente e profondamente naturale. Il nulla si fa spazio nell’animo dell’uomo, lo porta alla conflittualità con se stesso, lo rende debole, privo di volontà, incapace di comprendere, incapace di controllare la tecnica e la scienza, condotte da una cieca ambizione alla distruzione del mondo.

Il nichilismo come distruzione di ogni valore, come presa di coscienza definitiva, rassegnata, passiva della morte di Dio, il nulla come fase ultima del subire la decadenza di un mondo in fase terminale.

La decadenza è il destino umano, culturale e spirituale dell’Occidente, il declino nel nero pece del nichilismo che tutto divora. Occidente come terra in cui muore il sole, luogo della fine.

Uscire dalla fine, riemergere dal nero del nichilismo soffocante è fattore in primo luogo culturale, poiché è nella cultura in senso compiuto che si trovano le risposte spirituali e originarie per comprendere e reagire ai tempi ultimi.

Europa non è in senso compiuto Occidente, essa non corrisponde culturalmente a quello che si usa definire con il termine Occidente.

Le parole di Giorgio Locchi sono illuminanti in merito: “l’Europa nasce soltanto, e soltanto come possibilità, allorquando essa cessa di essere l’occidente del mondo.”

In realtà (Occidente) è una parola utile a sviare la reale sostanza profonda e spirituale dell’Europa nella sua dimensione pienamente continentale, la quale ci porta alla definizione compiuta di Eurasia, intesa come reale sviluppo del concetto di Europa, altrimenti incompleto nelle sue prospettive culturali, spirituali e geopolitiche.

E’ un falso legame quello che si dice unisca Europa e Occidente, un mare – non soltanto d’acqua – separa queste dure realtà geopolitiche, storiche, culturali, spirituali.

Geograficamente l’Europa ha un legame fisico rilevante con l’Oriente, con il continente asiatico, ciò è innegabile.

Occidente oggi corrisponde ai valori culturali diffusi nel mondo dagli Stati Uniti d’America, qualunque paese li faccia propri può ritenersi occidentale. Poco importa la posizione geografica, è un fattore puramente ideologico quindi. Fatto è che non vi è vera cultura priva di legami con il passato più lontano e sradicata dalla terra. E’ pure un fatto che gli Stati Uniti non abbiano una storia di più di 500 anni, e per di più non essendo neppure più abitati dalle popolazioni autoctone; queste sì veramente occidentali e portatrici di una cultura tradizionale.

L’Europa che rifiuta di sentirsi occidentale, che riscopre la sua vocazione asiatica, riapre gli occhi sulla propria storia, sulle proprie tradizioni e radici di sangue, diviene allora il regolatore tellurico, provocando dal suo centro un rivolgimento epocale.

E nell’abisso del Kali Yuga è possibile ritrovare il centro perduto ed offuscato, riconoscendo che esso non si colloca affatto ad Occidente, bensì ad Oriente; ricorda infatti Guénon come “uno dei loro compiti principali [degli Ordini Cavallereschi] fosse di assicurare una comunicazione fra l’Oriente e l’Occidente, comunicazione di cui è possibile afferrare la vera portata se si osserva che il centro di cui parliamo è sempre descritto […] come situato dalla parte dell’Oriente.”

Cade la civilizzazione europea-occidentale, emerge in tutta la sua evidenza il caos informe, il nero nulla che si agita nell’Europa senza anima né radici, e allora, nel mostrarsi della decadenza nella sua fase ultima dovrà sorgere la reazione; dall’informe la forma, dal caos l’ordine.

La presa di coscienza di questa realtà culturale e spirituale spetta a chi non sia compromesso nella sua interiorità dalla civilizzazione occidentale, chi è rimasto estraneo al processo di snaturamento dell’uomo, una sorta di umanità barbarica, giovane nella sua piena e forte irruenta vitalità.

È il coraggio il mezzo che permetterà di affrontare le sfide del futuro, non il ritirarsi nella torre d’avorio, ma il vivere la storia, scrivere la storia futura imprimendovi la propria impronta come nella cera – per dirla con Nietzsche. Essere duri, in un mondo di tiepidi, di ammorbati, di decaduti.

Dare vigore ad un mondo morente con la vita e la vitalità, con l’innocente volontà che agisce al di là di bene e male, secondo l’insegnamento del mito - tertium datur.

Riscoprire il ruolo dell’Europa all’interno del continente Eurasia, essere alla testa del movimento spirituale che ne provocherà la rinascita, dare inizio ad una nuova origine.

Perché l’Europa, oggi, come in passato, è un compito, è una possibilità che va edificata.

La si  dovrà intendere, con Locchi e Nietzsche, come terra dei figli.

Ultimo aggiornamento: domenica 23 ottobre 2005