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La retorica occidentale della
democratizzazione del
mondo (intervista Natalia Narochnitskaya)
di Réseau Voltaire [18/06/2006]
RESEAU VOLTAIRE intervista NATALIA NAROCHNITSKAYA
La retorica statunitense della democratizzazione
globale nasconde delle antiche ambizioni strategiche.
Washington persegue gli obiettivi dell'Impero
britannico nel suo modo di controllare l'Europa, di
nuocere alla Russia e di dominare il mondo, assicura
in un'intervista al Réseau Voltaire, Natalia
Narochnitskaya, vicepresidente della Commissione
Affari esteri della Duma.
Natalia Narochnitskaya è uno storico, membro
dell'Istituto di storia dell'Accademia delle scienze
della Federazione di Russia. È deputato del partito
Rodina alla Duma, dove riveste la funzione di
vicepresidente della Commissione Affari esteri. Ha
anche un seggio all''Assemblea par lamentare del
Consiglio d'Europa. Infine, pubblica la rivista
Russian Analytica.
Réseau Voltaire: L'amministrazione Bush ha riorientato
l'essenziale delle risorse del bilancio federale nello
sviluppo delle sue forze armate a detrimento delle
spese sociali. La strategia di sicurezza pubblica
della Casa Bianca erige a nemico principale il
terrorismo internazionale. Eppure, nello stesso tempo,
in un articolo pubblicato da Foreign Affairs, il
Council of Foreign Relations ventila la possibilità di
un primo attacco nucleare USA contro la Russia.
Secondo lei, a quale nemico gli Stati Uniti devono far
fronte ?
Natalia Narochnitskaya: Il maggiore nemico degli Stati
Uniti è il loro pseudo-universalismo politico.
Riallacciandosi ad una lunga tradizione, essi si
presentano come « la Nazione redentrice » (Redeemer
Nation). Già alla conclusione dalla prima guerra
mondiale, il presidente Woodrow Wilson aveva choccato
il presidente della Conferenza di Vers ailles, il
francese George Clemenceau, affermando che gli St! ati
Uniti avevano avuto l'onore di salvare il mondo.
Come all'epoca della III Internazionale comunista,
essi sognano d'imporre un modello al mondo, senza
riguardo per le altre forme di civiltà. Lungi dal
cercare l'armonia nella diversità, essi pensano
l'umanità in termini semplicistici. Ignorano il dubbio
cartesiano e le angosce di Amleto per accontentarsi di
Mickey Mouse.
Condoleezza Rice si esprime con la stessa sicurezza di
sé di Nikita Krutchev alla tribuna del Comitato
centrale del Partito comunista dell'Unione sovietica.
Ignora o fiaschi economici e militari del suo paese
per promettere al mondo un futuro che lei ritiene
radioso. Eppure il loro sistema è un fallimento. Essi
stampano montagne di carta-moneta per colmare deficit
abissali. Attraverso il dollaro, fanno pagare le loro
spese ai loro alleati come un tempo l'Impero romano
raccoglieva un tributo nelle sue province. I loro
eserciti subiscono sconfitte quotidiane in Afghanistan
e in Iraq. Mentre Cuba, il Ven ezuela e la Bolivia
insorgono vittoriosamente contro il loro imperialismo
in America latina. Il loro imperialismo è troppo
pesante, si affloscia, ma loro sono gli ultimi a
rendersene conto.
Réseau Voltaire: Questo comportamento degli Stati
Uniti, benché radicato nella dottrina del Destino
manifesto, non è per molti versi nuovo ? Vi si deve
vedere l'influenza di politici e di giornalisti
provenienti dall'estrema sinistra, come Paul Wolfowitz
o Richard Perle?
Natalia Narochnitskaya: Ha ragione. Non si tratta solo
di un'infiltrazione di trotskisti nel Partito
repubblicano, ma di una continuazione del marxismo
scientifico da parte dei neoconservatori. Persistono
gli stessi strumenti di pensiero. È del resto il
morivo per cui i nostri aparatchiki si sono adattati
così bene ai loro nuovi padrini statunitensi. In
quella retorica si sentono spontaneamente a loro agio.
Durante la guerra ideologica [la Guerra fredda],
dovevamo apprendere un catechi smo. Alla domanda « In
quale epoca viviamo ? », dovevamo ris! pondere « In un
periodo di transizione dal capitalismo al comunismo ».
Oggi i dirigenti e i giornalisti occidentali pensano e
parlano con lo stesso semplicismo. Hanno solo
sostituito degli slogan con altri. Se chiedete loro «
In quale epoca viviamo ? », essi vi rispondono con lo
stesso automatismo « In un periodo di transizione dal
totalitarismo alla democrazia ».
Questo universalismo da quattro soldi, che si esprima
in termini marxisti scientifici o neoconservatori, va
di pari passo con una super-globalismo. Tutte le
differenze devono scomparire ed il mondo deve essere
governato da un unico organo.
Réseau Voltaire :Lei appartiene ad un partito
politico, Rodina, che la stampa occidentale volentieri
denigra definendolo « nazionalista » e oggi il suo
paese viene presentato come un ostacolo alla
democratizzazione dei nuovi Stati dell'Europa
orientale e dell'Asia centrale. Qual è la sua
concezione di universalismo ?
Natalia Narochnitskaya: Ricono scere le comuni
aspirazioni del genere umano, non è negare le culture.
La Federazione di Russia deve contestare quella
filosofia politica. Ed è legittimo da parte nostra
proporre una coabitazione delle identità.
La nostra federazione è eurasiatica. Il nostro simbolo
è l'aquila a due teste. Da secoli siamo sia europei
che asiatici, russi e tatari, cristiani e musulmani.
Oggi siamo in maggioranza russi ortodossi, ma ai tempi
del Medio Evo eravamo asiatici convertiti. Questa non
è una risposta dilatoria, ma una realtà indiscutibile
che ha formato la nostra identità.
All'epoca in cui i Russi erano uno Stato religioso,
spostammo la nostra capitale da San Pietroburgo,
europea, a Mosca, eurasiatica, in omaggio ai Tatari e
ai Caucasici che ci avevano difeso. I loro capi furono
nobilitati. Essi non furono trattati come colonizzati,
ma come uguali agli aristocratici russi. Avevano pure
servi russi. Gli Anglosassoni non sono mai stati
capaci di concepire questo. Lei imma gina dei Lord
indiani con domestici inglesi ?
Rése! au Voltaire: Se il progetto anglosassone di
democratizzazione globale non è per lei che
un'impostura, come analizza la politica estera degli
Stati Uniti?
Natalia Narochnitskaya: La politica estera degli Stati
Uniti è anglosassone. Essa prosegue, in forma moderna,
la politica dell'Impero britannico. È un espansionismo
ossessionato dalla questione degli stretti. Una prima
linea di penetrazione parte dai Balcani all'Ucraina
per il controllo del mar Egeo e del mar Nero. Una
seconda linea parte dall'Egitto all'Afghanistan per il
controllo del mar Rosso, del Golfo persico e del mar
Caspio. Non c'è niente di nuovo in questa strategia,
se non la posta petrolifera che l'ha rilanciata.
[Benjamin Disraeli, riferimento ideologico dei
neo-conservatori]
Réseau Voltaire: Come spiega che l'Unione Europea si
sia unita a questa strategia che serve unicamente agli
interessi anglosassoni?
Natalia Narochnitskaya: Si tratta di un accecamento
collettivo. Una sorta di rivincita degli Asburgo e di
Napoleone. Gli Europei non hanno nulla da guadagnare e
tutto da perdere in questo schema. Il solo mezzo per
l'Europa occidentale di continuare a svolgere un ruolo
politico di primo piano sulla scena mondiale, è
allearsi alla Russia. È tanto più facile in quanto noi
siamo culturalmente molto più vicino gli uni agli
altri di quanto voi lo siate con gli Anglosassoni.
Réseau Voltaire: Certo. Tuttavia, gli Europei non
hanno nulla in più da guadagnare nell'abbandonare la
subordinazione ad un impe rialismo per cadere in balia
di un altro.
Natalia Narochnitskaya: Lei s'inganna. Noi non siamo
un'altra potenza bellicista. Non cerchiamo lo scontro
con nessuno, tanto meno con gli Stati Uniti. Come voi,
noi vogliamo essere liberi nelle nostre decisioni ed
avere buone relazioni con gli Stati uniti.
Del resto, è nostro interesse essere pacifici. La
nostra economia non richiede che noi facciamo la
guerra. E, nella situazione attuale, una potenza forte
e pacifica sarà sempre più attraente di un'alta
bellicosa. Il mondo è interdipendente ed è giunto il
momento di ritrovare un equilibrio delle potenze.
Réseau Voltaire: Mi permetta di ritornare alla
questione dell'adozione da parte degli Europei della
politica estera anglosassone. Come analizza l'impegno
della NATO in Jugoslavia ?
Natalia Narochnitskaya: La politica anglosassone sul
continente europeo è un perpetuo va e vieni tra la
Francia e la Germania. Essa si è semp re appoggiata
alternativamente sull'una e sull'altra per com!
battere la Russia e le ha spinte al conflitto l'una
contro l'altra per indebolirle. La politica della NATO
è basata sull'alleanza degli Anglosassoni con la
Germania. Le adesioni alla NATO si fanno secondo la
carta delle ambizioni dell'Imperatore Guglielmo II. È
la continuazione della politica di Benjamin Disraeli
al Congresso di Berlino del 1878. All'epoca, gli
Inglesi ci avevano costretto a rivedere il trattato di
Santo Stefano. Aveva creato artificialmente degli
Stati balcanici per soddisfare la Germania. Avevano
separato popolazioni mescolate per creare degli Stati
etnici e, inoltre, avevano deciso di creare una
colonia ebrea in Palestina. Allo stesso modo, la NATO
ha polverizzato la Jugoslavia per farla finita con le
vestigia del blocco sovietico. Ha creato
artificialmente degli Stati etnici. Ha ricreato il
Montenegro del 1878 e preso avremo il Kosovo.
In tale strategia, la Germania non è che una vittima,
uno Stato a sovranità limitata. In effetti, esiste un
Trattato tedes co-statunitense imposto alla Germania
occidentale durante il periodo di occupazione e che
con la riunificazione non è stato abrogato. Esso
comprende delle clausole segrete che subordinano la
politica estera e di difesa della Germania alla
benevolenza di Washington. Queste clausole non furono
applicate pubblicamente che al momento della Guerra
del Kippur. Gli Stati Uniti crearono un ponte aereo
per sostenere Israele contro gli Arabi. Per questo,
utilizzarono le loro basi aeree in Germania. Quando
Walter Scheel vi si oppose facendo valere la
neutralità tedesca in quel conflitto, Henry Kissinger
lo mise a tacere. E la Germania cedé.
Réseau Voltaire: Lei pensa che la Federazione di
Russia possa far vacillare la dominazione anglosassone
sul mondo?
Natalia Narochnitskaya: Per riprendere la celebre
formula del Principe Aleksandr Gorciakov, « La Russia
medita ». Noi modernizziamo la nostra società.
Risolleviamo la nostra economia. Ci prepariamo.
Intervista realizzata in inglese l'1 giugno 2006. Arg!
omentazioni raccolte da Thierry Meyssan.
Versione originale
Rèseau Voltaire intervista Natalia Narochnitskaya
Fonte:
http://www.voltairenet.org/
Link:
http://www.voltairenet.org/article139863.html
09.06.2006
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