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FONDAMENTI DI GEOPOLITICA -
EURASIA: CUORE STRATEGICO DEL MONDO
di Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile agenzia di stampa
"Islam Italia"
La geopolitica sembra essere ritornata al centro delle analisi e delle
strategie delle diplomazie internazionali , questo dopo decenni nei
quali ostracismo e disinteresse avevano accompagnato questa scienza
delle relazioni tra Stati e Nazioni.
All'indomani della 2° guerra mondiale l'attenzione verso questa
particolare branca degli studi politici e geografici , applicata alle
dinamiche di espansionismo delle potenze dell'epoca, venne meno a causa
delle sue presunte collusioni con il Nazional-Socialismo; di quel
fascino per l'idea di "spazio vitale" che il movimento crociuncinato
tedesco aveva sviluppato e incarnato applicandolo alle sue dottrine
sulla razza e sul suolo propagandate da Adolf Hitler e dai vertici dello
Stato Maggiore tedesco.
Nelle analisi del Ministro per l'Agricoltura del Terzo Reich, Walther
Darré, il ruolo del "Blut und Boden" , l'idea del "Sangue e Suolo"
influenza l'intera visione del problema della proprietà, dell'identità e
dell'appartenenza dell'individuo alla Comunità Nazionale (al volk
germanico).
La proiezione internazionale della teoria del Darrè sara quella
elaborata dalla Scuola di Geopolitica di Monaco di Baviera diretta dal
professor Karl Haushofer.
Haushofer sarà in questo contesto il più autentico e coerente teorico
dell'Ordine Nuovo nazionalsocialista europeo finalizzato
all'eliminazione dell'URSS (considerato il principale ostacolo
all'espansionismo tedesco verso l'Est) , nemico ideologico, concorrente
economico e soprattutto "alter-ego" geopolitico della Germania.
L'irrealizzabile sogno di un "asse" Berlino-Potsdam-Mosca - pure
prospettato da ampi settori di quel movimento di idee che , durante gli
anni Venti, prenderà il nome di Rivoluzione Conservatrice - , autentica
alternativa rivoluzionaria delle Nazioni Europee contro l'azione di
strangolamento giugular-usurocratico delle Democrazie Plutocratiche
dell'Occidente capitalista, non avrà mai l'occasione di trovare una
propria possibilità di sviluppo proprio a causa di considerazioni
geopolitiche, economiche e strategiche che escludevano una possibile
cooperazione tra le due principali potenze terrestri dell'Eurasia
avverse, come già ricordato, anche sul piano ideologico e profondamente
ostili l'una all'altra.
L'attività della Scuola di Geopolitica di Monaco, riunita attorno alla
rivista specializzata "Zeitschrift fur Geopolitik" - fondata nel 1924 -
, si rivelò fondamentale nelle successive strategie belliche perseguite
irriducibilmente dallo Stato Maggiore del Nazionalsocialismo: espansione
ad Est, controllo delle aree economicamente vitali del Caucaso e
dell'Ucraina (il granaio d'Europa), penetrazione verso sud-est
all'interno dell'Heartland (il cuore della terra) verso le Repubbliche
Sovietiche dell'Asia Centrale e cooperazione con Turchia, mondo
arabo-islamico, Persia e - verso Oriente - con l'astro nascente della
politica mondiale quel Giappone i cui obiettivi di politica imperiale
erano il controllo del Sud-Est Asiatico in funzione anti-britannica e
anti-statunitense.
La teoria di Haushofer si inserisce nel solco della precedente analisi
elaborata da Friedrich Ratzel sull'inalienabile diritto degli Stati a
ricercare il proprio "Lebensraum" (spazio vitale).
Nella teoria di Ratzel lo spazio - der Raum - è una nozione chiave che
ispira e modifica le strategie degli Stati.
"Sebbene neghi di considerare una nazione evoluta come un fenomeno
organico - scrive Pierre Marie Gallois nella sua imponente opera "Geopolitique
, les voies de la puissance" - Ratzel ammette implicitamente l'analogia
tra lo spazio nutrizionale indispensabile per la vita delle specie
vegetali e animali - il loro lebensraum o spazio vitale - e l'estensione
del territorio , senza la quale un popolo non potrebbe svilupparsi e
dare piena dimostrazione delle sue forze vitali." (1)
Nella concezione di Ratzel lo Stato dunque si evolve e modifica proprio
alla stregua di un essere vivente, necessitando di uno sviluppo organico
e ordinato per imporre la propria volontà di potenza.
Ratzel considera sette leggi di espansione di uno Stato, che verranno
sostanzialmente acquisite in toto e rielaborate dalla Scuola di
Geopolitica di Haushofer venticinque anni più tardi, necessarie al
raggiungimento dei propri obiettivi. Queste sette leggi implicano:
1) L'estensione degli Stati aumenta con l'avanzare della loro cultura;
2) La crescita spaziale degli Stati si accompagna a varie altre forme
del loro sviluppo: l'ideologia, la produzione, l'attività commerciale,
il livello della loro influenza e dei loro sforzi di proselitismo;
3) Gli Stati si espandono assimilando o assorbendo le unità politiche
meno importanti;
4) La frontiera è un organo posto alla periferia dello Stato
(considerato come un organismo vivente). Grazie alla sua posizione
materializza la crescita, la forza ed i cambiamenti territoriali dello
Stato;
5) Nel procedere della sua espansione spaziale lo Stato si sforza di
assorbire aree importanti per il suo progetto: le coste, i bacini
fluviali, le pianure e, in generale, i territori più ricchi;
6) Proviene dall'esterno il primo impulso che spinge lo Stato a
espandere il proprio territorio, in quanto è fortemente attratto dalle
civiltà che considera inferiori alla propria;
7) La tendenza generale verso l'assimilazione o l'assorbimento delle
nazioni più deboli moltiplica le appropriazioni di territori, dando
origine a un processo che in un certo senso si autoalimenta." (2)
Nella concezione di Haushofer tutti questi elementi si fonderanno con la
volontà di potenza e di dominio dell'ideologia nazionalsocialista
permettendo così di 'cogliere' l'essenza della politica e di inserirla
in una prospettiva planetaria.
"Essa - scrive Pascal Lorot (3) - può saggiamente offrire allo Stato gli
strumenti e gli schemi intellettuali per agire e modificare il corso
degli avvenimenti."
Nello sviluppo delle successive tesi geopolitiche di derivazione
sovietica e statunitense il ruolo chiave del continente euroasiatico
assume una connotazione direttamente collegata al controllo dei mari, al
Sea-Power , e a quello dell'Heartland di Mackinder.
Secondo lo studioso Alfred Mahan il ruolo degli Stati Uniti , assumendo
una valenza globale, rispetto alla massa euroasiatica diverrà centrale,
operando alle sue estremità meridionali e lungo le sue periferie la
superpotenza americana svilupperà le sue coordinate di espansione e
d'influenza articolate essenzialmente attorno ad una collaborazione
stretta - mediante una serie di accordi regionali - con i paesi costieri
del RimLand, la fascia peninsulare che circonda l'Eurasia.
Mahan determinerà la strategia di controllo statunitense dei mari
mediante una serie di componenti che ritiene fondamentali: la posizione
geografica, la conformazione fisica - comprese le risorse naturali e il
clima - , l'estensione del territorio , il numero degli abitanti e le
caratteristiche della popolazione.
Potremmo definire quella di Mahan una sorta di Socio Geopolitica basata
sulla sicurezza interna, sulla prosperità economica, sulla insularità e
la libertà di commercio, sul controllo dell'economia mondiale
(agganciata , dopo il diktat di Bretton Wood, al Dollaro americano) e
sostanzialmente sul potenziale bellico e l'alta tecnologia nelle armi di
distruzione di massa delle quali gli Stati Uniti sono i maggiori
produttori al mondo.
Mahan determinerà l'avvenire statunitense e le possibilità di
raggiungere gli obiettivi di un governo unico mondiale sotto egida
americana in uno scritto nel quale chiaramente identificherà nell'Asia
l'area da porre sotto controllo.
Nel suo "The Problems of Asia and its Effect upon International Policies"
(Il Problema dell'Asia e i suoi effetti sulla politica internazionale)
del 1900 sottolineerà l'importanza di quello che qualche anno più tardi,
nel 1904, Sir Mackinder chiamerà Heartland.
"Gettando uno sguardo su una carta l'attenzione è catturata
immediatamente da un enorme elemento: la massa ininterrotta dell'Impero
Russo, che si estende senza discontinuità dal meridiano dell'Asia Minore
occidentale fino a est, oltre il meridiano del Giappone:" (4)
L'elaborazione di una strategia geopolitica euroasiatica appartiene del
resto proprio alla Scuola Geopolitica russa capace di riflettere gli
stati d'animo e gli umori frustrati della propria popolazione che - in
meno di un decennio - ha visto crescere a dismisura incertezze e paure
derivate anche dal ridimensionamento delle proprie frontiere e dalla
progressiva perdita d'influenza in quelle che erano, fino a ieri,
considerato le aree d'intervento classiche della politica estera
sovietica.
Il dibattito geopolitico intenso che ha caratterizzato l'ultimo decennio
nella Russia post-sovietica ha visto nascere e diffondersi diverse
correnti di pensiero corrispondenti alle tre grandi scuole di
riferimento: una atlantica e filo-occidentale , una panslavista e infine
quella euroasiatica.
Se la scuola d'ispirazione occidentale ha dominato i primi anni dell'era
Gorbaciov e soprattutto il periodo di transizione del post-comunismo e
la presidenza di Eltsin (che esprimeva chiaramente il punto di vista di
precisi ambienti economico-finanziari interessati ad una veloce
occidentalizzazione del paese e a riforme strutturali di tipo
liberista), le altre due hanno invece elaborato teorie sostanzialmente
opposte; per i panslavisti Mosca si riproponeva quale Terza Roma ,
baluardo del panslavismo e dell'Ortodossia mentre per gli euroasiatisti
la Russia rappresentava il massimo referente geopolitico dell'intero
continente eurasiatico , un blocco auspicato di Stati Nazionali opposti
all'egemonia statunitense e ai programmi mondialisti di omologazione
planetaria.
Da un lato la scuola atlantica dall'altro quella panslavista sembrano
aver fatto il loro tempo: la prima naufragata laddove aveva promesso
sviluppo e rilancio dell'economia nazionale russa , la seconda sconfitta
sul "campo" dopo l'eliminazione della Yugoslavia di Slobodan Milosevic(unico
alleato di Mosca nei Balcani), l'occidentalizzazione dei paesi
confinanti, le pressioni in senso occidental-capitalistico dell'Unione
Europea, la vittoria delle forze "democratiche" filostatunitensi in
Ucraina e , notizia di cronaca, in Montenegro.
"La scuola geopolitica più interessante - scriverà lo stesso generale
Jean (8) - e al tempo stesso inquietante è quella degli eurasiatisti
internazionalisti i quali non limitano le loro concezioni geopolitiche
alla Russia, ma le estendono all'interno del continente euroasiatico.
Nei loro scritti ricorrono tutti i temi della geopolitica nazista; della
contrapposizione terra/mare, cioè fra la 'mistica' massa continentale
dell'Eurasia e le corrotte potenze oceaniche, fino ovviamente alla
denuncia delle congiure anti-russe imputate al giudaismo e alla
massoneria, espressioni di culture e civiltà parassite, basate sullo
sfruttamento vampiresco delle fresche energie dei popoli 'sani'."
Quando si dice parlar chiaro! La Russia anche in considerazione delle
'attenzioni vampiresche' dell'Usurocrazia Finanziaria Internazionale
dovrà pertanto cercare di adottare delle strategie di politica
internazionale da Stato Imperiale miranti ad alleanze di tipo politico
con tutte le altre nazioni dell'Eurasia.
E' questa la linea tracciata dal presidente Vladimir Putin nei suoi
tentativi di superare antiche ostilità per riavvicinarsi alla Repubblica
Popolare Cinese o per mediare con la Repubblica Islamica dell'Iran il
suo programma legittimo di sviluppo nucleare.
Tale esigenza riflette del resto la consapevolezza che hanno gli
ambienti militari e diplomatici russi in fatto di sicurezza nazionale e
di politica estera. La Russia non può permettersi di restare inerte
dinanzi alle mire strategiche panturche e wahabite nell'area del Caucaso
e nel Mar Caspio nè poteva accettare pacificamente l'occupazione
territoriale statunitense dell'Afghanistan e dell'Iraq.
La partita decisiva che potrebbe essere quella che si è aperta nel
contenzioso nucleare che oppone l'Iran di Ahmadinejad agli Stati Uniti e
all'Occidente si giocherà anche su queste alleanze che si vanno
delineando nel cuore dell'Eurasia e che, de facto, paralizzano l'azione
distruttiva della superpotenza mondiale e dei suoi alleati (britannici,
sionisti e - dulcis in fondo - parte degli stati dell'Europa
occidentale).
Russia, Cina, Iran, India: nessuno tra questi attori principali della
Grande Partita - del Great Game euroasiatico - potrà mai accettare un
Monopolio Planetario a stelle e strisce nè restare inermi dinanzi alle
logiche mercantilistiche che accompagnano l'azione di sfruttamento e
distruzione di territori e nazioni perseguiti dalle amministrazioni
statunitensi.
La partita è ancora all'inizio.
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
Note:
1) Pierre Marie Gallois - "Geopolitique - Les Voies de la Puissance" -
edizioni "Plon" - Parigi;
2) Friedrich Ratzel - "Die Gesetze der Raumlicher Wachstums der Staaten"
(Le Leggi dell'Espansione Spaziale degli Stati)- 1901;
3) Pascal Lorot - "Histoire de la Geopolitique" - (Storia della
Geopolitica) - edizione in lingua italiana a cura di "Asterios" -
Trieste 1997;
4) Alfred Mahan - "The Problems of Asia and its effects upon
international policies" - 1900;
5) Henry Paccher - "Problem of Imperialism" -
6)Richard McPfeffer - "No more Vietnam?
The War and the Future of American Foreign Policy" -
edizioni "Harpher Colophon" - New York 1968;
7) Carlo Jean - "Geopolitica" - edizioni "Laterza" - Roma-Bari 1995;
8) Carlo Jean - op. citata; |