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Lettere
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Quale eredità dai ”cuori neri”?
E’ stato presentato nei giorni scorsi a Bari il libro di Luca Telese, Cuori neri, edito da Sperling & Kupfer. C’eravamo anche noi e pur non intervenendo nel dibattito, peraltro limitato ai relatori, anche per non sciupare la festicciola bipartisan, siamo stati indotti ad una serie di riflessioni a tutto campo sull’argomento, stante anche la nostra personale vicenda, e comunque il ricordo di anni terribili per certi versi, ma comunque indimenticabili. Moltissime infatti sono le considerazioni che immediatamente sorgono spontanee: perché un trentacinquenne giornalista di sinistra, ora collaboratore del “Giornale”, testata strettamente organica all’attuale Presidente del Consiglio, scrive un libro in cui si rievocano i morti “puliti” della destra dal 1970 al 1983? In primo luogo perché è sicuro di avere successo! I tempi sono maturi per un’operazione del genere così come per i libri di Pansa sulla guerra civile in Italia che hanno suscitato straordinario interesse con la vendita di centinaia di migliaia di copie. Libri sicuramente interessanti, specie “Sconosciuto 1945” perché frutto di testimonianze dei familiari dei trucidati. I testi di Pansa tuttavia non hanno neppure lontanamente la forza narrativa e lo spessore documentativo di quelli di Giorgio Pisanò, dal cui archivio peraltro il Pansa ha abbondantemente attinto. Il problema è che Pisanò era un personaggio scomodo ieri, ma lo è ancor più oggi da morto, per Alleanza Nazionale. Quello di Luca Telese è il primo libro sull’ argomento? Certamente no, è sicuramente il primo tentativo di unire organicamente, con un filo tragico ma logico, ventuno storie in diciassette episodi, ma una pubblicistica memorialistica esiste da tempo ma è stata sempre sistematicamente snobbata proprio da coloro i quali avrebbero dovuto diffonderla, perché? I morti di destra sono sicuramente scomodi, in primo luogo per Alleanza Nazionale, che dopo la svolta di Fiuggi fatica a trovare un collante storico-culturale serio ed il caso Fisichella è al riguardo emblematico. Nell’ambito poi della coalizione di centro-destra il disagio è ancora più evidente perché avendo dal dopoguerra la sinistra imposto il dogma – assolutamente falso – per cui la cultura è solo e soltanto a sinistra, il centro-destra ha dovuto o meglio creduto più facile, semplice e veloce arruolare transfughi che a botte di contratti favolosi e prebende inimmaginabili per i comuni mortali, hanno conquistato le reti Mediaset, la Mondadori, Il Giornale, per non parlare della RAI e si potrebbe continuare. Naturalmente per la sinistra è Berlusconi a detenere il potere mediatico!!! Tanti sono i percorsi sottesi a questo fenomeno. Qualcuno parte da lontano, ad esempio l’operazione di Bettino Craxi, uno dei pochi politici di razza dell’ Italia del secondo dopoguerra. Grazie a lui i militanti dell’estrema sinistra in conflitto col PCI, vennero cooptati nei sindacati, nelle allora neonate reti televisive private, nella Rai, nelle case editrici. Berlusconi ha ereditato da Craxi queste teste più o meno pensanti che naturalmente hanno convinto i propri interlocutori di essere il massimo disponibile sul mercato… dell’usato ed hanno così ulteriormente ampliato il loro già smisurato potere. I casi sono innumerevoli ma intendiamo citare solo quello, davvero emblematico, e di cui si è avuto notizia grazie a “Cuori neri”, di Carlo Panella, giornalista Mediaset e collaboratore de “Il foglio”, testata notoriamente legata alla Cia ed al Mossad, che confessa oggi candidamente di aver lanciato lui la molotov che uccise il povero Venturini, che i più anziani forse ricorderanno, era un operaio, un operaio di sentimenti nazionali ed anticomunisti, ucciso da figli di papà che poi hanno brillantemente e facilmente percorso favolose carriere…. La riflessione può ampliarsi ancora a dismisura perché nel libro di Telese non ci sono, ma non è ovviamente una colpa del giovane e brillante cronista, i morti “non presentabili” di destra, quei ragazzi che in buona fede abbracciarono un’idea ma guidati da cattivi maestri, che poi hanno speculato sulla loro morte, hanno incontrato un destino tragico di violenza ed illegalità. Vorremmo ricordarne solo uno, per il filo che lo lega alla Puglia. Rodolfo Crovace, il mitico… Rudy Mammarosa, capo dei sanbabilini negli anni settanta, era originario del brindisino, un giovane spavaldo, sincero, generoso ed anche violento come era inevitabile essere in quegli anni in cui la politica… per bene, per chi stava a destra non era proprio nei programmi. Dopo tante vicende giudiziarie legate alla lotta politica, senza prospettive e senza alcun aiuto per trovare un lavoro di che vivere, finì nel tunnel dello spaccio di stupefacenti e morì ucciso come una bestia dalle Forze dell’ Ordine che esplosero decine di proiettili sparati da fucili a pompa. Il suo corpo fu trovato in un mare di acqua intrisa di sangue perché erano state finanche sventrate le tubature della misera abitazione in cui viveva. Anche la Puglia ha conosciuto storie tragiche a destra come a sinistra. La morte di Benedetto Petrone, quella di Martino Traversa. Quello che personalmente riteniamo vada salvato di quegli anni bui che abbiamo vissuto in prima persona, è l’idealismo, la spontaneità, il sogno di un mondo senza ingiustizie, il disgusto per i compromessi, cardine invece della vita politica di oggi… La violenza, questa regressione dell’umano a barbarie primitiva, va invece ovviamente condannata senz’appello. Su tutte queste vicende è utile che il dibattito prosegua e che i morti, tutti, nessuno escluso, ci donino momenti di riflessione per migliorare noi stessi ed il mondo che desideriamo lasciare più pulito ai nostri figli.
LUIGI ANTONIO FINO
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Ultimo aggiornamento: domenica 02 aprile 2006