Lettere a
Italia Sociale

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Cari Amici di Italia Sociale,
visito il Vs. sito con vivo interesse.
Per quanto concerne L’ITALIA SI ARMO’ DURANTE LA GUERRA Totalmente impreparato nel 1915, l’esercito italiano mise gradualmente in campo fino alla stretta finale forze rilevanti e grandi mezzi che gli permisero di chiudere vittoriosamente il conflitto, ecc.,
ho avuto modo di constatare tramite l' esame di immagini fotografiche e testimonianze di popolazione locale che
già durante l' intervallo fra le due guerre, ad esempio, le difese costiere di Venezia erano per buona pare in abbandono: l' Italia era povera già da prima e le guerre /mondiale e coloniale, nonchè quella di Spagna), l' avevano ulteriormente impoverita senza fruttare alcunchè in cambio. Le stesse Opere delle batterie a mare della difesa di Venezia (e come poi si sarebbe visto l' antistante Adriatico era abbastanza facilmente permeabile alla Marina Inglese) affidate alla Milmart/Dicat erano in stato di semmiabbandono. I fasti e le cerimonie del Regime, così come l' ansia di conquistare record aeronautici con un' aviazione di cartapesta, succhiavano danaro pubblico che sarebbe stato meglio utilizzabile in visioni più serie dell' apparato militare offensivo e difensivo. Bisogna ammettere amaramente che solo dopo l' infausto 8 settembre e con il passaggio delle difese costiere alla gestione tedesca, con l' Organizzazione Todt a edificare e costruire, le Opere vennero adeguate ai tempi.
Eppure il polo industriale di Marghera (VE) sin dal 1941 era stato sottoposto a pesanti incursioni aeree. Quando avevano primeggiato i vigili del fuoco cittadini nell' impresa di recupero dei pochi equipaggi inglesi dei bombardieri, ancora troppo pochi, miracolosamente abbattuti.
Purtroppo oggi, a 61 anni di distanza, queste nuove postazioni in calcestruzzo armato sono state o demolite dai frontisti per guadagnare una manciata di terra (per la precisione fango e  sabbia) o cadute preda dell' abusivismo edilizio; occupate abusivamente anche molte delle opere precedenti (anni intorno al 1915) altre sono state predate di tutto il possibile e versano in condizioni deplorevoli. Altri paesi stranieri ne avrebbero fatto probabilmente un museo, e se si pensa che la zona è a vocazione prevalentemente turistica... Se non fosse stato per l' interessamento e l' abnegazione della locale sezione della Protezione Civile (Cavallino-Treporti) che ha provveduto alla bonifica dell' area della Batteria Vettor Pisani, saremo proprio allo sfacelo.
Questo è l' atteggiamento dell' italiano nei confronti della storia patria?
Cordiali saluti


Bruno

 

 

Caro amico lettore ha ragione quando dice che arrivammo impreparati alla seconda guerra mondiale. La cosa non ci stupisce più di tanto se pensiamo che molti  anni prima era in atto un autentico sabotaggio da parte di numerosi ambienti filo inglesi, legati alla massoneria ed al grande capitale straniero , che albergavano allegramente nella nostra penisola, a cominciare da tanti industriali,  famiglia Agnelli in testa. Invece di produrre mezzi adeguati alla guerra moderna, si sfornavano aerei oramai superati, carri armati con la corazza indebolita, navi senza radar, con consegne che non rispettavano mai i tempi previsti ecc.ecc.

Nel suo ottimo libro, “La Fabbrica della sconfitta”, ed.Settimo Sigillo-Roma, Piero Baroni traccia una storia un pò diversa da quella a cui  siamo abituati a sentire sull’impreparazione delle nostre truppe. Un vero atto di sabotaggio industriale era in atto da anni ai danni dei nostri soldati, già prima dello scoppio delle ostilità,costretti poi a combattere con carri armati con la corazza  resa più perforabile da “colate d’acciaio errate”-montaggi degli organi motore fatti in modo che i guasti bloccassero presto i mezzi-aerei  surclassati da quelli nemici ( quando invece i nostri ingegneri realizzarono, quando glielo permisero,forse  i migliori caccia della guerra) come il CR42 Fiat prodotto in ben 1551 esemplari,tra il 1939 e 1943,per finire poi a quota 1782!!Un biplano che nel 1940 sarebbe stato bene in un museo.…. L’ottimo Macchi 202 si fermò a quota 1105, tra il maggio 1941 e agosto 1943 e il validissimo Reggiane 2005 in solo 200 esemplari ,tra l’ottobre 1942 e settembre 1943,…!La Fiat ,il cui potenziale industriale era allora in grado di produrre grandi quantitativi di materiale per le forze armate, si accontentò invece di produrre poco e male,( pur ricevendo materie prime in grande quantità)…, come l’inutile e ridicolo carro veloce L35, che entrato in produzione nel 1935, ne uscì solo nel 1939, in ciò aiutata dall’alleata –complice Ansaldo. E che dire poi delle continue lamentele che le industrie inviavano al governo  per la “mancanza di materie prime” strategiche? Quando i tedeschi dopo l’8 settembre  arrivarono in Italia, scoprirono con sorpresa,che nei piazzali  delle fabbriche italiane vi erano grandi quantitativi di metalli di ogni tipo, rame, molibdeno,tungsteno,vanadio, cobalto ecc. Eppure tanti nostri soldati era stati mandati a morire dentro veicoli che di corazzato avevano solo il nome.

Certo la colpa non fu solo degli industriali, ma anche di coloro  che all’interno delle varie amministrazioni militari operavano sistematicamente per sabotare la guerra e falsificando anche i rapporti.

Come vede caro Bruno, se avevamo mezzi ,come lei definisce i nostri aerei, di cartapesta, le cause vanno fatte risalire  a coloro che hanno pensato bene di ricavarsi una fortuna anche sulla sconfitta della propria Patria, in fondo sono gli stessi che anche oggi svendono le nostre industrie al capitale straniero o fanno spallucce quando si parla di interessi nazionali, siano essi di centrosinistra, sia di centrodestra… I tempi cambiano, ma le persone ed i metodi sono rimasti gli stessi.

F.Dal Cortivo

 

Il libro di Piero baroni è acquistabile presso le Ed.Europa-Roma ( sito presente nella nostra sezione libri)

Ultimo aggiornamento: domenica 11 dicembre 2005