Lettere a
Italia Sociale

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ANCORA SANGUE ITALIANO IN IRAQ

La presenza delle nostre truppe in Iraq è costata la vita ad un altro
militare, il Caporal Maggiore Alessandro Pibiri di 25 anni, ed altri
quattro sono rimasti feriti.
Questa è la trentottesima vittima dell’ennesimo attentato. Eppure,
cos’altro ci si doveva aspettare? I nostri soldati sono stati inviati
come fiancheggiatori  delle forze occupanti anglo-americane, con
l’alibi che da circa sessant’anni usano per piegare, sottomettere,
distruggere e poi ricostruire su modello prefabbricato qualsiasi
nazione che si opponga al riconoscimento della superpotenza:
l’esportazione (non richiesta) della democrazia così come viene intesa
dall’occidente. Prima Berlusconi e ora D’Alema, parlano di missione di
pace. Non è vero! Non rende onore ai nostri Caduti il qualificarli come
eroi nazionali portatori di pace e tranquillità. Guardiamo in faccia la
realtà: l’Iraq non ci vuole. La popolazione irachena, nel pieno di una
guerra civile, mal digerisce o rifiuta, come farebbe qualsiasi popolo
fiero, l’occupante, anche se mascherato da dispensatore di civiltà.
La resistenza è un diritto legittimo, ed è oltretutto  previsto e
riconosciuto dai trattati internazionali: attenzione, non si tratta di
una giustificazione al terrorismo in sé stesso, bensì di un
riconoscimento al popolo iracheno,  al quale rimangono ben poche armi
per difendersi. Ammesso ma non concesso che la guerra fosse
giustificata per contrastare il terrorismo internazionale, è sotto gli
occhi di tutti che in realtà oggi il terrorismo (che è altra cosa dalla
legittima guerriglia sostenuta dagli iracheni), è più forte di prima ed
ha trovato in Iraq quello spazio di manovra che con Saddam Hussein non
c’era.
A voler essere chiari come si fa a non registrare come terrorismo la
stessa invasione degli anglo-americani all’Iraq?
In effetti, sono i fatti a dimostrare che è lo stesso Stato americano 
a comportarsi da terrorista, e cosa più grave, con il tacito assenso
delle più alte istituzioni internazionali (vedi ONU). Abbiamo già
dimenticato le bombe al fosforo bianco utilizzato a Fallujah e i 250
mila civili  iracheni  uccisi nella più totale impunità e davanti
all'indifferenza del mondo? (dati dell'Osservatorio per l'Occupazione a
Bagdad aggiornati al gennaio 2005). Ecco l’occidente, civile e buono,
che chiude gli occhi di fronte alle migliaia di civili assassinati con
la scusa di scovare il terrorista di turno. Gli USA si sono arrogati da
tempo il diritto di sindacare quale Stato è “democratico” e quale è
“canaglia”. Ma in base a quale principio è dato loro di giudicare le
altre Nazioni? Dov’è finito il principio di autodeterminazione dei
popoli alla base dello statuto delle Nazioni Unite? Chi fermerà questa
politica imperialista volta a tutelare gli interessi di pochi
privilegiati?
E intanto i soldati statunitensi perdono la testa e non sono
processabili: Calipari docet! E le torture nelle carceri? E le gabbie
per animali di Guantanamo? Da poche settimane in Italia è cambiato il
Governo, dov’è finita la promessa elettorale di ritirare subito i
nostri militari dall’Iraq? Certo, prima bisogna sentire Condoleeza Rice
(secondo le dichiarazioni di Lamberto Dini), e accordarsi con gli
alleati; il che significa che si deve eseguire  il  “comandamento dei
padroni”. Come disse l’ex Presidente della Repubblica, Francesco
Cossiga, in un sussulto di onestà intellettuale, l’Italia è, nei fatti
e proprio a decorrere dal 25 aprile del 1945, “una nazione a sovranità
limitata”. Intanto a Vicenza si progetta la costruzione di una nuova
caserma militare per lo zio sam...per fortuna che la seconda guerra
mondiale è finita da sessant'anni...Per fortuna!!


Alex Cioni
Movimento culturale Continuità Ideale della RSI
Federazione di Vicenza

 

Ultimo aggiornamento: sabato 17 giugno 2006