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Lettere
a Italia Sociale |
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SOLO PER AMORE DELLA VERITA’
di Filippo Giannini
<… il fascismo si impose attraverso l’uso sistematico della violenza>. (Paul Corner)
<Il fascismo fu sugli inizi un impeto di reazione all’internazionalismo comunista che negava la libertà della Nazione (…). Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle situazioni in cui la violenza, anche se assume l’apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima>. (Alcide De Gasperi)
Antonio Gramsci al III Congresso Comunista di Mosca, svoltosi tra il 22 giugno e il 12 luglio 1921, aveva auspicato che anche in Italia si realizzasse una rivoluzione bolscevica <sull’esempio di quella russa>.
<Tutti gli scritti di Mussolini dedicati alla questione russa andrebbero oggi riletti. Ci si accorgerebbe che tutto quello che abbiamo saputo dopo, ben poco in realtà siamo venuti a conoscere di cui egli non si fosse già allora perfettamente reso conto. In questo senso si può dire che, dal 1923 Phillips (giornalista americano) cogliesse veramente nel segno, individuando una costante della dinamica mussoliniana – vide a nudo il comunismo e ne fu atterrito>. (Gaetano Salvemini)
<L’olio di ricino era una delle armi preferite dai fascisti; i casi recidivi venivano trattati col manganello e – come ultima risorsa – con le pallottole>. (Richard O. Collins)
<Il fascismo ha avuto molti aderenti, dopo la fine della prima Guerra mondiale fra noi ufficiali perché si viveva in un clima di puro terrore. Si subiva pestaggi, bastonature. Numerosi furono assassinati per il solo fatto di portare le stellette>. (Ardito Desio)
<Anche se non si può provare un ordine diretto di uccisione (di Giacomo Matteotti), la responsabilità morale di Mussolini è piena, manifesta> (Antonio Spinosa)
<No, il duce non aveva alcun interesse a far uccidere mio padre, si sarebbe alienato per sempre la possibilità di una alleanza con i suoi vecchi compagni, che non finì mai di rimpiangere>. (Matteo Matteotti)
<Il primo equivoco su Mussolini fu di credere che fosse socialista (…). Lui crebbe nell’avversione ai padroni, all’ordine costituito, al sistema: e siccome gli pareva che questi “ideali” di rivolta fossero alla base del socialismo, si iscrisse al partito, nell’ala più estremista (…). Che sia stato crudele, contrariamente a quanto possono pensare coloro che lo confrontano con altri dittatori moderni, non vi è dubbio>. (Silvio Bertoldi)
<Mussolini è il più grande uomo da me conosciuto e senz’altro fra i più profondamente buoni; al riguardo ho troppe prove per dimostrarlo>. (Papa Pio XII)
Nel 1937 l’Italia chiese alla Società delle Nazioni il riconoscimento “de jure” del suo possesso abissino e il rappresentante rumeno, intervenendo disse: <Gli italiani vogliono che noi avalliamo la merda. E sia. L’avalleremo. Ma essi vogliono anche farci dichiarare che si tratta di marmellata di rose. E questo è un po’ troppo>.
<Quello che il signor Titulescu definiva merda era una vasta opera di civiltà, già iniziata con una imponente organizzazione sanitaria diretta da un Ispettorato Superiore e da Ispettorati Regionali, con laboratori d’igiene e profilassi, ospedali, ambulatori, infermerie, lebbrosari, centri specialistici, centri per la maternità e per l’infanzia, campi e stazioni contumaciali, servizi mobili di profilassi e servizi mobili oculistici. Inoltre migliaia di chilometri di strade già aperte, sette Corpi tecnici coloniali incaricati di presiedere ad altrettante attività, di cui il sanitario, l’agrario, il minerario e quello di polizia già funzionanti>. (Franco Monaco)
Secondo quanto ha scritto Francesco Malgari, questa era l’opinione di Luigi Sturzo, il padre della Democrazia Cristiana: <Sturzo non indaga sulle cause che determinarono le scelte economiche del fascismo, non giudica neanche i risultati, nel bene o nel male. Vi individua soprattutto un processo degenerativo, i cui effetti venivano a nuocere sulla mentalità e sul costume degli italiani: il fascismo, teorizzando il ruolo della mano pubblica nella vita economica, alimentava il parassitismo e la corruzione, creava un’aria “greve e soffocante”>.
<Per vari aspetti Mussolini era affascinante. Per anni gli stranieri di rilievo che vennero a Roma non avevano altro interesse che avvicinare l’uomo che, in condizioni estremamente difficili, dopo parecchi anni di anarchia e di caos era riuscito a rimettere ordine e ritmo all’intera vita dell’Italia moderna (…). Perché nel fondo l’animava un vero impulso di umanità. Sdegnoso di ogni ricchezza è sempre vissuto modestamente. Durante la vita conservò una viva simpatia per gli umili, per i contadini e per i lavoratori (…). Coloro i quali vogliono ad ogni costo raffigurarlo come un essere intrattabile, rude come il granito si ingannano completamente. Il potere non lo logorò per niente (…). Non possiamo enumerare i suoi atti di bontà (…). Il bilancio del fascismo? Ha nome: strade, autostrade, ferrovie, canali di irrigazione, centrali elettriche, scuole, stadi, sports, aeroporti, porti, igiene sociale, ospedali, sanatori, bonifiche, industrie, commercio, espansione economica, lotta contro la malaria, battaglia del grano, Littoria, Sabaudia, Pontinia, Guidonia, Carta del Lavoro, collaborazione di classe, Corporazioni, Dopolavoro, Opera Maternità e Infanzia, Carta della Scuola, Enciclopedia, Accademia, Codici mussoliniani, Patti Lateranensi, Conciliazione, pacificazione della Libia, marina mercantile, marina da guerra, aeronautica. Tutto ciò che ha fatto il Fascismo è consegnato alla Storia. Ma se c’è un nome che, in tutto questo dramma, resterà puro e immacolato, sarà quello di Mussolini> (Paul Gentizon, giornalista svizzero)
<Fascismo, male assoluto> (Gianfranco Fini)
<Il rapido progresso dell’Italia dopo la 2a guerra mondiale e il fatto che oggi è già in marcia verso uno sviluppo intensivo, sarebbe impensabile senza i processi sociali iniziati durante il periodo fascista>. (Mihaly Vajda)
<Mussolini faceva parte dell’organizzazione della soluzione finale> (Riccardo Pacifici)
<Si giunse così al 1939, vale a dire allo scoppio della guerra e fu allora, all’insaputa di tutti, Mussolini diede inizio a quella grandissima manovra, tuttora sconosciuta o faziosamente negata anche da molti di coloro che invece ne sono perfettamente a conoscenza, tendente a salvare la vita a quegli ebrei che lo sviluppo degli avvenimenti bellici aveva portato sotto il controllo delle forze armate tedesche>. (Giorgio Pisanò)
<Quando la radio tedesca annunziò la liberazione di Mussolini e il suo ritorno all’azione politica, rimasi indifferente perché egli prese la figura di un fantoccio di pezza, che ha perduto la segatura della quale era imbottito e pende e si piega floscio>. (Benedetto Croce)
<Di fronte alle incomprensioni dei tedeschi, alle rapine di quanto le fabbriche italiane producevano, alle ingiuste provocazioni, talora deliberatamente malvagie che gli infliggevano, come se lui dovesse pagare il tradimento del Re e Badoglio, sentii la grandezza dell’uomo che, senza più speranze di gloria, agiva come lo scudo, il solo scudo dell’Italia>. (Shinrokuro Hidaka, ambasciatore giapponese)
E ALLORA CHI ERA MUSSOLINI?
Questo è il quarto articolo, che ha valore di “Comunicato” e che riguarda la nostra iniziativa per chiedere un “processo a Mussolini”. Proseguendo nel nostro intento il “Comitato” si è riunito sabato 1 aprile nello studio dell’avvocato Luciano Randazzo. In quella sede si è prospettata la necessità di presentare una denuncia contro ignoti per “omicidio plurimo” (“plurimo” perché come semplice omicidio è prescritto). Quindi è necessario associare alla nostra iniziativa oltre ai successori di Benito Mussolini (Guido e Alessandra) anche i successori dei fucilati di Dongo, e cioè: Francesco Barracu, Nicola Bombacci, Pietro Calistri, Vito Casalinuovo, Goffredo Coppola, Ernesto Daquanno, Gian Luigi gatti, Augusto Liverani, Paolo Porta, Ruggero Romano, Idreno Utimperger, Paolo Zerbino, nonché i parenti di Clara e di Marcello Petacci e, anche quelli di Achille Storace. Per procedere ad una denuncia per “omicidio plurimo” i richiedenti debbono essere almeno quattro. Come ulteriore e forse più incisiva diffusione popolare dei fatti, ci dovremo preoccupare di contattare qualche produttore per presentare il “processo” in una delle principali reti televisive, così da richiedere alla fine una sentenza emessa da tutto il popolo italiano. A tutto ciò ne consegue un appello: quanti sono a conoscenza dei parenti dei personaggi sopra citati, per amore della Giustizia e della Verità, si attivino per contattarli e fornirci i loro recapiti. Certo sarà la Storia a stabilire quanto avvenne in quegli anni e dire se Mussolini fu un avventuriero o uno statista, o se le sue idee circa la necessità della collaborazione anziché della rovinosa lotta di classe siano concetti di poco valore o, invece, seme fecondo di vita e di civiltà. Qualunque sia l’effetto di quel che stiamo proponendo, miriamo in ogni caso ad un solo esito: che cessi il vilipendio dei cadaveri iniziato a Piazzale Loreto il 29 aprile 1945. Concludiamo questo “pezzo” con la seguente osservazione di Francesco Grisi: <Certamente chi diede l’ordine di uccidere Mussolini non si rese conto che i fucili non danno la morte>.
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Ultimo aggiornamento: martedì 18 aprile 2006