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che "liberazione"...
...avete combattuto per questa bandiera

Io non contesto la vittoria di chi scelse di stare con l’invasore
anglo-americano, dopo l’8 settembre 1943: quella vittoria, che
corrisponde alla nostra sconfitta militare, sta nei fatti
incontrovertibili della storia.
Io contesto (e per questa prima contestazione rimando al mio articolo “W
la resistenza”
reperibile
in vari siti internet, fra cui: www.nonconforme.altervista.org e,
prossimamente, in www.mirorenzaglia.com ) che si possa definire
“resistenza” quella pratica che accompagnò, seguendola, l’avanzata di
chi poi vinse la Seconda guerra mondiale. La “resistenza” vera la fece
chi, in condizioni di inferiorità bellica, difese fino all’ultimo minuto
e all’ultimo centimetro il suolo libero della nazione: i combattenti
della Rsi. Quella degli altri si chiama con il nome appropriato e
conveniente di “collaborazionismo”.
Io contesto, inoltre, che la loro vittoria al seguito delle “forse
soverchianti”, come le definì l’allora re fuggiasco e traditore, si
possa definire “di liberazione”: da 61 anni, esattamente dal 25.4.1945,
nei fatti altrettanto incontrovertibili della storia, l’Italia è
occupata militarmente, ideologicamente, politicamente ed economicamente
da una potenza straniera. Una potenza che (è il caso di sottolineare),
sottrae per legge il suo contingente di occupazione militare e di
intelligence alla giurisdizione italiana, con una arroganza che solo un
reale esercito di occupazione può vantare.
Fatto talmente evidente che persino l’ex Presidente della Repubblica
italiana, Francesco Cossiga, non si esime dall’ammettere, con un
sussulto di onestà intellettuale, che la nostra è, nei fatti e proprio a
decorrere dalla ricorrenza di domani, “una nazione a sovranità
limitata”.
Che si festeggi l’occupazione che ha reso e rende il nostro Paese
vassallo ubbidiente dell’Impero Usa è leggiadria che lasciamo volentieri
a chi ha combattuto, in qualche caso anche onorevolmente, per essere
schiavo. Ma che si abbia l’ardire di chiamare questa ricorrenza “festa
di liberazione” è un controsenso logico che solo la falsa coscienza dei
festeggianti può continuare a perpetrare.
Miro Renzaglia
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