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Le ultime ore dell’Europa-di Adriano
Romualdi
Ed.Settimo Sigillo
"Anche le bambine
vengono ripetutamente violentate da dieci, venti soldati fino a morire
di dissanguamento. Di fronte ad un così efferato nemico ogni viltà, ogni
ritirata, è un crimine intollerabile".
Le
edizioni Settimo Sigillo hanno da poco ristampato il testo di Romualdi,
quella che molti considerano la sua opera più suggestiva, pubblicata
postuma nel 1976 da Ciarrapico. Il testo in questione potrebbe in
qualche modo risultare "fuori dal tempo", nel senso che tratta un
argomento certamente poco attuale ed interessa una ristretta cerchia di
lettori. Molto probabilmente lo scritto di Adriano è oggi ancora
attuale, in sostanza per due motivi: l'esempio di coraggio, abnegazione
ed eroismo di cui ogni pagina de Le ultime ore dell'Europa
trasuda, valori che nell'Europa di oggi sono perduti e solo degli esempi
eclatanti possono risvegliare. In secondo luogo l'opera che vogliamo
recensire fa ripensare, a tutti coloro i quali abbiano una qualche
simpatia nei confronti degli USA, che coloro i quali oggi brutalizzano
l'Iraq, ieri hanno distrutto Amburgo e Dresda, annientato la civiltà
europea per sostituirla passo passo con l'american way of life.
La sudditanza europea nasce dalla sconfitta bellica della seconda guerra
mondiale, non scordiamocelo.
Ogni pagina del libro in questione trasmette valori eterni, le parole si
susseguono come raffiche di mitra, una rabbia latente ci permette di
cogliere quanto il tema affrontato fosse sentito dall'Autore. Si legge
nell'introduzione una citazione secondo cui una storiografia di Destra,
intendendo col termine filo-fascista o filo-nazista, è impossibile.
Ebbene, Adriano Romualdi, coerente con le sue idee, potente tessitore di
una prosa infuocata di sentimenti e dolori, ha sfatato un mito prima di
tutti e meglio di chiunque. Un precursore ed un esempio di coerenza
adamantina rafforzata da una scrittura evocatrice.
Perché di questo si tratta, Le ultime ore dell'Europa rappresenta
un'evocazione di forza guerriera, di amore per la propria terra e, più
in generale, di uno spirito che vive sopra gli uomini ed in alcuni di
essi si manifesta. Come non pensare a Degrelle, impavido combattente sul
fronte dell'Est trovatosi ad affrontare in schiacciante inferiorità le
truppe dell'Armata Rossa; oppure la fine sprezzante e coraggiosa di
Drieu La Rochelle in una Francia "liberata" a suon di torture e massacri
o ancora la resistenza di Budapest, per la cui salvezza a migliaia
morirono tedeschi e gli ungheresi di Szalasi, il sacrificio dei giovani
della Hitlerjugend nel rogo di Berlino ed infine la morte di
Adolf Hitler, fedele al suo popolo fino alla morte, disperato per una
sconfitta che non fu della sola Germania Nazionalsocialista, ma
dell'Europa tutta.
Le ultime drammatiche ore vissute sul fronte dell'Est e ad Ovest, ed
infine la tragica battaglia di Berlino, in cui persino le donne diedero
l'assalto all'invasore sovietico, ben sapendo cosa le attendesse nel
caso in cui fossero state prese vive. Gli ultimi due anni di guerra
scritti con tale passione ed eleganza che riteniamo sia un dovere
possedere un libro come questo, poiché esso è un omaggio tra i più belli
ai nostri Caduti.
Sarebbe inutile dilungarsi nel racconto di avvenimenti che tutti
conosciamo, soprattutto perché tentare di riassumere un testo come
quello preso in esame significherebbe privarlo della carica evocativa
che trasmette sin dalla prima lettura. Fin dalle prime pagine, dal
capitolo Finis Europae, si respira un'aria familiare, si
comprende di avere tra le mani un'opera che vuole essere un tributo a
chi sacrificò sé stesso perché l'Europa conoscesse un Ordine Nuovo, che
non fosse quello che i vincitori di allora oggi vogliono imporci.
Durante tutta la lettura, che altro non è se non un viaggio nell'eroismo
più tragico e glorioso, riecheggiano nelle nostre orecchie le parole del
raffinato intellettuale ebreo Ilija Ehrenburg, rivolte ai soldati
dell'Armata Rossa: "Prendete le donne tedesche, umiliate il loro
orgoglio razziale!". Parole che divennero prassi in ogni villaggio,
città, regione conquistate dai sovietici. E di fronte ai massacri
gratuiti, brutali e vili commessi dalle truppe bolsceviche come non
inorridire, come non comprendere i più profondi motivi che spinsero gli
uomini tedeschi a resistere fino all'ultimo uomo all'invasione rossa. E
allo stesso tempo, come non sentirsi fieri ed in soggezione al cospetto
della pura abnegazione di tutti quei combattenti fascisti e
nazionalsocialisti d'Europa che morirono per la salvezza, fosse anche
per qualche ora in più di vita prima della catastrofe, della propria
terra e della propria gente.
Non morirono soli quei soldati d'Europa, eroi dell'ultima Europa, che
caddero difendendo l'Onore di un continente violato. Morirono da eroi,
quasi rinunciando alla propria umanità, caddero non come individui, ma
come cade un continente intero, una massa portentosa di sangue e
acciaio. Fu sola l'Europa quando morì, come una donna violata più volte
e uccisa dopo crudeli torture, come le migliaia di donne violentate e
torturate dalle orde dell'Est. Tra le macerie di un'Europa distrutta, di
cui non rimase che un Bunker, quel Bunker, difeso
eroicamente da soldati di altri paesi nel nome di una civiltà che allora
poteva ancora sperare di ritornare vitale, in un tempo in cui Occidente
non significava Usa, ma Europa. Un grido ci percorre le vene togliendoci
il respiro, di fronte alla grandezza impareggiabile dell'eroismo dei
molti combattenti europei di cui Adriano Romualdi ha ricordato le gesta
grandiose.
Francesco Boco
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