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 IL  B U C O

                        

 

Scenari di guerra nei cieli di Ustica

 

Il Buco- di Lugi Di Stefano

Ed. Vallecchi- 2005

€ 13,00

 

27 giugno 1980 ore 21,00, il DC9 della compagnia italiana Itavia, partito dall’aeroporto di Bologna e diretto a Palermo, giunto in prossimità dell’isola di Ustica,sparisce dallo schermo radar del centro di controllo regionale di Ciampino . L’aereo è precipitato nel Mar Tirreno.

Il 28 giugno è istituita la Commissione d’inchiesta sul disastro, mentre quasi contemporaneamente parte il primo depistaggio. Sull’aereo si mormora..sembra che ci fosse stato il noto estremista di destra marco Affatigato, cosa poi risultata falsa.

Ha inizio così il lungo e penoso viaggio dei familiari delle vittime e di quanti si sono  impegnati seriamente per cercare di dare una risposta definitiva su questo dramma che a tutt’oggi presenta dei lati oscuri, coperti da una coltre di silenzio, che ben s’inquadrano nel clima fatto di stragi senza mandanti che insanguinarono la penisola in quegli anni.

Luigi Di Stefano, tecnico di decennale esperienza e specialista  nella gestione di impianti tecnologici e di sicurezza aziendale, dopo essere stato nominato nel periodo tra il 1994-95 consulente tecnico di parte civile nel processo sulla strage di Ustica, ha deciso di scrivere questo interessantissimo libro, dove l’argomento viene trattato dal puro punto di vista tecnico, anche se inquadrato nello scenario geopolitica di quegli anni, e quindi senza la “contaminazione” e simpatia per alcune delle numerose teorie che sono state fatte in questi anni sulla causa che in quella lontana notte d’estate, provocò la morte di 81 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio del DC 9 dell’Itavia.

Di Stefano analizza con puntigliosa meticolosità tutti gli elementi raccolti tra i rottami dell’aereo recuperati a oltre 3000 m di profondità nel Tirreno.

L’autore così ci rivela che il velivolo ha continuato a volare, sia pure danneggiato, subito dopo essere stato colpito da qualcosa, probabilmente due missili ( i fori d’entrata e di uscita lo proverebbero) a guida radar,  di fabbricazione sovietica- AA2-2 Advanced Atoll-, quindi escludendo un missile a guida infrarossa come il Sidwinder Usa, che avrebbero invece colpito i motori perché attratti dalla scia di calore. Esclusa è pure la tesi della bomba  posta all’interno dell’aereo.

A questo s’aggiunge il  ritrovamento in Calabria il 18 luglio dello stesso anno , cioè quasi un mese dopo Ustica , del relitto di un Mig23MF libico versione da esportazione,con radar Jay Bird , aerei che solitamente sono armati di missili Atoll. Fatto curioso, il pilota viene ritrovato quasi intatto ancora legato al seggiolino dell’aereo, cosa impossibile per la tipologia d’impatto, dove il corpo viene solitamente disintegrato e poi vi sarebbe sempre stata la possibilità di catapultarsi fuori anche a quota zero. Il cadavere inoltre era “fresco” come se fosse morto da poche ore…Il Mig 23,poi si disse,  era disarmato, ma ciò non prova nulla afferma Di Stefano, perché la coppia di cannoncini di bordo in calibro 23mm sono stati ritrovati e gli eventuali missili potevano benissimo essere stati lanciati prima dell’impatto al suolo.  Due sono le perizie giudiziari che vengono stese in quegli anni: La Blasi del 1989 e la Misiti del 1994 che arrivano a conclusioni diverse : la prima  esclude cedimenti strutturali delle superfici portanti e di stabilizzazione( i piani di coda),e afferma che l’aereo ha assunto dopo l’incidente una traiettoria di volo librato di circa 3 minuti fra la quota iniziale  di 7600m e quella di scomparsa dallo schermo radar di 6000m. La Misiti invece afferma che ci fu  il distacco  e la frammentazione in volo della parte posteriore della fusoliera ed la perdita di entrambi i motori, del tronco di coda e dell’estremità della simiala sinistra., il tutto in circa 4-5 secondi.Come se fosse scoppiato un ordigno all’interno.Ma per Di Stefano la conferma  che l’aereo abbia navigato  in volo librato per alcuni minuti ,  è confermato dai dati del radar di Ciampino, inoltre sempre l’autore fa notare che analizzando attentamente le sequenze radar , il DC9 non è solo quella sera, il tutto per circa tre minuti. Il DC9 perde 1600m nel giro tre minuti , segno che aveva le ali e gli impennaggi al loro posto. Nel disastro di Lockerbie Scozia il Boeing 747 della Pan Am precipitato a causa di una bomba , si è distrutto in volo in 5-6 secondi ed è precipitato in 54 secondi.

Il tutto va poi inquadrato nella delicata situazione geopolitica in cui si trovava i Mediterraneo allora, con l’Unione Sovietica che era probabilmente all’apogeo della sua forza militare, la Libia che avanzava richieste  di “cooperazione economico-militare a Malta”, e gli Usa che erano in fase di arretramento diplomatico-militare e politica a causa del fallimento del tentativo di liberare gli ostaggi americani in Iran.  La posta in gioco era il controllo di Malta. Il suo controllo avrebbe sicuramente spostato l’ago della bilancia verso una delle due superpotenze.

Ma intanto Di Stefano continua le sue ricerche e perizie, e nel frattempo strani episodi si susseguono ai suoi danni,  e non solo…Proprio in coincidenza dell’inizio degli esami dei tracciati radar,strane telefonate arrivano sul teledrin( apparecchio che prima del cellulare permetteva di essere rintracciati e su cui appariva il numero di chi voleva parlare con noi), numeri di enti o uffici inesistenti compaiono; poi l’auto vieni forzata, ed anche quella del padre di Di Stefano viene visitata varie volte e messa a soqquadro. Poi un giorno una strana telefonata a casa dei genitori del perito avverte che un rappresentante della Palmolive , aziende chiusa da anni, manderà a casa un cassa di saponette…..( il sapone non è forse usata per la corda degli impiccati?). Sarà un caso ma alcune morti “strane” avvengono  tra i militari radaristi coinvolti nella vicenda Ustica. Prima il maresciallo Dettori radarista militare a Poggio Ballone ,in Toscana la sera del disastro e poi la morte di un addetto radar ad Otranto, che pochi giorni dopo doveva essere interrogato dal magistrato riguardo l’identificazione  del Mig libico. Tutti e due i militari sono morti impiccati, ed ufficialmente si sono “suicidati”…

Dai tracciati radar si evince che vi erano aerei militari nella zona del disastro. Il DC9 casualmente entra sulla scena  e viene colpito dai missili lanciati da un jet, di cui non si è mai saputa la nazionalità,in direzione di   un bersaglio (aereo?..ufo?…) che vola parallelo al DC9 a  circa 30km a ovest. In pratica abbiamo tre aerei,un aggressore, un bersaglio e l’aereo italiano, inconsapevole vittima che si trova sulla traiettoria dei missili.

A distanza di tanti anni nulla si è però saputo sulla vera identità degli aerei in volo quella notte e forse non lo sapremo mai, chissà, …se fossimo una “nazione sovrana” certi misteri non esisterebbero. Ma intanto quei morti reclamano ancora giustizia.

 

Per maggiori approfondimenti www.seeninside.net

 

 

                                                                                              Federico Dal Cortivo

 


foto 1: le tre tracce radar la sera del disastro

foto 3: missile sovietico Atoll AA 2

 

Ultimo aggiornamento: mercoledì 19 ottobre 2005