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IL corpo di spedizione francese in Italia 1943-1944

 

Criminali di guerra al servizio della “ Francia libera”

 

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Italia 1943, sbarcano gli alleati , poi dopo,  arrivarono anche le truppe della “Francia libera”, per lo più composte da nord africani, che si macchieranno di crimini e violenze di ogni genere nei confronti della popolazione civile italiana. Tutti ricorderanno il celebre film “ La ciociara”, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, nel quale si vede un gruppo di marocchini( Tabors Marocains)  violentare madre e figlia, poche sequenze per un’ argomento che è sempre stato considerato “ molto imbarazzante “ dai  vincitori e dai loro lacchè italiani.

Eppure le atrocità perpetrate dalle truppe golliste, agli ordini del generale Juin( nato  a Bona in Algeria nel 1888, da famiglia modesta. Entra all’accademia di Saint Cyr , per poi combattere nella Prima Guerra Mondiale sul fronte occidentale al comando di reparti marocchini, Nel 1938 viene promosso  generale e nel 1940 durante l’offensiva tedesca è al comando di una divisione motorizzata. Catturato dai tedeschi giura fedeltà alla Francia di Pétain, per poi cambiare idea dopo lo sbarco alleato in Nord Africa e quindi schierarsi prima con Giraud e poi con de Gauille. Nel maggio del 1943 assume il comando del Corps Expéditionnaire Francaises) sono  state né rare e né poche  durante i due anni della campagna italiana.

Diamo atto a Fabrizio Carloni di avere finalmente con il suo libro aperto uno squarcio nel muro omertoso che per oltre sessant’anni ha coperto le nefandezze “francesi”.

Subito durante le attività militari in Sicilia, ci furono le prime avvisaglie di quello che sarebbe avvenuto di lì a qualche mese nel resto della penisola.  A Capizzi, vicino alla statale che collega Nicosia a Troina, i nordafricani ( 4° Tabor ) violentarono alcune donne senza tenere in alcun conto dell’età. La reazione dei siciliani fu pronta e quindici violentatori furono ammazzati. Ma non  sarebbe andata sempre così nel prosieguo della campagna d’Italia.

L’autore prima di addentrarsi nella descrizione degli stupri sistematici, razzie, furti e violenze di ogni genere, ci descrive nel suo libro anche l’organizzazione sul campo di battaglia dei reparti coloniali francesi, il loro equipaggiamento, le loro armi.

Il primo reparto ad arrivare , dopo il 4° Tabor, fu la 2e DIM. (Division Infanterie Marocaine) che sbarcò a Napoli  nel novembre del 1943. L’organico era di 13.895 uomini, di cui 6.578 europei e 7.317 indigeni, giunse poi  la 3e DIA ( Division In fanterie Algérienne) con i suoi  16.840 uomini, 6.354 bianchi e 6.835 indigeni. Successivamente furono schierate altre due grandi unità, la 4e DMM ( Division Marocaine de Montagne), forte di 19.252 soldati- 6545 europei e 12.707 indigeni; e la 1er DMI ( Division Motoriste Infanterie), con  15.491 uomini, 9.012 bianchi e 6.479 indigeni. Le armi e gli equipaggiamenti era in massima parte americani, ma anche francesi. Il fucile Lebel ,ad esempio,era una   carabina in dotazione ai goumier, perché si riteneva che fossero più pratici nell’uso delle armi francesi, robuste e sicure. Uno dei mezzi di trasporto per materiale preferito da queste truppe era il mulo, per la sua grande duttilità, che lo rendeva particolarmente adatto all’aspro teatro italiano.

Il perchè gli alleati chiesero aiuto alla Francia dopo lo sbarco in Sicilia, va ricercato nelle perdite notevoli che questi avevano già subito  nel teatro italiano, dovute anche alla presenza di numerose malattie infettive che si propagavano con estrema facilità tra la truppa. Alla fine del 1943 la 5° Armata di Clark aveva subito perdite per 40.000 uomini, tra morti e feriti, oltre a 50.000 soldati messi fuori combattimento dalle malattie, molte di tipo sessuale e stress da combattimento. L’Ottava Armata britannica aveva perso 12.500 uomini a causa della malaria e 6.400 in battaglia.

Nel saggio di Carloni, la descrizione   storico-tecnica ,  precisa e dettagliata, non deve però trarre in inganno il lettore, l’argomento principale del libro sono i “crimini di guerra “ commessi dalle truppe coloniali francesi. Carloni analizza per prima cosa le “ abitudini sessuali “ dei magrebini, i quali…. “ traevano grande gratificazione nell’avere rapporti con donne bianche”……. La sodomia era vista positivamente, mentre anche la pederastia e la zoofilia erano praticate…  Scrive Malek Chebel, algerino laureato a Parigi in psicopatologia clinica : “ L’itinerario copulatorio del giovane maghrebino campagnolo comincia spesso nei lombi delle bestie che è incaricato di accompagnare regolarmente…….La zoofilia avrà la funzione di iniziare alla maturità sessuale un considerevole numero di giovani tormentati dal desider…  Il  campagnolo si orienta verso gli animali da cortile ed il bestiame.Poi alla prima occasione di scappata in città, i più coraggiosi effettuano una visita al bordello…. La donna maghrebina accoglierà il membro del marito soltanto dopo che questi avrà gustato i lombi dell’asina, quelli della prostituta e quelli della cugina..”

Per le truppe africane agli ordini di Juin, le donne italiane erano  “ haggiala”, termine che significa vedova o prostituta, tutte comunque “ qahba” puttane, nel linguaggio franco-arabo. Certamente con simili premesse non ci si stupisce se poi questi sedicenti soldati, ma sarebbe meglio chiamarli criminali, si siamo comportati con inaudita violenza verso donne, bambine e uomini.

L’autore ci trascina con precise descrizioni nel clima di sangue e violenza, che accompagnarono la risalita della penisola da parte dei “ liberatori” alleati. Il primo impiego delle truppe africane fu  a Sud di Cassino, quando la 2a divisione di fanteria marocchina sostituì la 34a divisione statunitense. Nelle zone attraversate dai magrebini si verificarono i primi episodi di violenza, come nelle vicinanze del monte Pantano dove ci furono alcuni casi di stupro. Il metodo utilizzato( identico a quello attuato dalle truppe negre in forza all’US Army in Normandia- leggere“ Stupri di guerra, le violenze commesse dai soldati americani in Gran Bretagna, Francia e Germania 1942-45- di Robert Lilly ed Mursia 2004) era l’assalto in gruppo al calar delle tenebre. Gli episodi sono tanti narrati nel libro, ad esempio il 1 febbraio 1944 , zona di Valleluce alla periferia di S.Elia Fiumerapido, Elisa C. di 33 anni con il figlioletto è assalita e violentata da due marocchini, che poi ferirono anche il bimbo con un colpo di baionetta.

Il comportamento dei quadri francesi verso i criminali era di generica tolleranza( ricordiamo che le truppe italiane mai si macchiarono di simili sistematiche efferatezze nel corso della Seconda Guerra Mondiale ), la rabbia per avere perso la guerra in 40 giorni  nel 1940, era evidentemente ancora presente nei francesi gollisti.

Il massimo della vergogna fu raggiunto dalle truppe franco-africane nelle zone di Esperia e Ausonia, in provincia di Frosinone,vicino a Cassino, nell’Italia centrale. Qui i crimini di guerra furono la regola. Migliaia le donne, bambine, vecchie, subirono violenza. Nel solo paesino di Esperia gli stupri furono oltre 700, su una popolazione residente di 1.834 abitanti.

Nel libro è riportata la testimonianza del capitano di artiglieria Francesco Castelli, che annotò dettagliatamente quanto avvenne ad Esperia tra il 16 ed il 18 maggio 1944. La lunga scia di sangue che i coloniali francesi si lasciavano dietro non risparmiò altre regioni. La Toscana, ad esempio, dove nel senese gli abitanti dei casolari di campagna subirono stupri e depredazioni. All’ospedale di Siena furono ricoverate anche 24 bambine dai 12 ai 14 anni, violentate dalla furia criminale marocchina.

Uguale sorte subì l’isola d’Elba. Alle 4 del mattino del 17 giugno 1944 i francesi attaccarono l’isola , i primi a sbarcare furono i senegalesi a Marina di Campo. Durissima fu la resistenza dei reparti italo-germanici, che, però non riuscirono ad impedire la caduta dell’isola dell’arcipelago toscano il 20 giugno. I soldati del CEF ( Corps Exp. Francaises) si diedero subito da fare con ripetuti atti di stupro, colpendo in particolare le zone di Marina di Campo , Procchio, Capoliveri, Porto Longone e Portoferraio. I casi accertati oltre 200, tra loro un settantenne ed un ragazzino di  otto anni che furono ambedue sodomizzati. Una nota divertente, se così possiamo definirla nel duro contesto di crudeltà, fu la deportazione in Corsica  degli antifascisti presenti tra i civili, che  furono trattati dai francesi senza riguardo alcuno per la loro presunta“ fede politica”… Nel libro si parla anche dei crimini di guerra perpetrati a danno dei soldati italo tedeschi, prime vere vittime della violenza alleata. In Sicilia nelle zone di Comiso, Licata e Biscari, gli americani trucidarono 200 prigionieri dell’Asse , in massima parte italiani.

Fabrizio Carloni ci ricorda inoltre come il generale Juin, non spese mai una sola parola per condannare le violenze delle sue truppe coloniali( evidentemente non essendo riuscito a battere i tedeschi sul campo nel 1940, il prode generale francese, anche nel cambio di campo, per pura vendetta  lasciò sfogare i suoi uomini sui civili indifesi e sui prigionieri- NdR).

Le vittime italiane portarono dopo la fine della guerra nei loro corpi i segni delle violenze subite. Sifilide  e blenorragia dilagarono e molte donne per vergogna o atavica riservatezza non ricorsero alle cure mediche. Nel dopoguerra il CEF riconobbe come simbolico indennizzo la somma di 150.000 lire una tantum alle vittime , come se il denaro potesse cancellare per sempre i sistematici crimini di guerra compiuti. Poi scese l’oblio sui fatti, perché considerati estremamente fastidiosi e non degni di nota dai nuovi governanti italiani e dai loro burattinai alleati. Un silenzio vergognoso, che salvo rare eccezioni dura ancor oggi.

                                                                                     Federico Dal Cortivo

 

Nelle foto:

- Il generale Alphonse Juin 1888-1967
- marocchini del corpo di spedizione francese

- manifesto del celebre film " La ciociara"

 

Il Corpo di Spedizione Francese in Italia

1943-1944- di Fabrizio Carloni

Ed. Mursia 2006  € 19,00 - Acquistabile su Unilibro

Ultimo aggiornamento: sabato 25 febbraio 2006