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"Harm"
Piero Sanavio
La Gabbia di Pound
Fazi Editore,
2005, pagine 200, 17,5 euro -
Acqustabile su Unilibro
In una nuova
edizione completamente rivista, aggiornata e ampliata, un piccolo
classico sulla prigionia di Pound, oggi quanto mai attuale. Il volume è
corredato da foto e documenti inediti. A partire dagli anni Trenta fino
al 1945, il poeta americano Ezra Pound, visse in Italia. Vi
ritornerà
nel 1958 risiedendovi fino alla morte, avvenuta a Venezia nel 1972. Nel
mezzo, tredici anni di prigionia: nel 1945 presso il dtc di Pisa, il
campo delle forze alleate in Italia, in seguito all'accusa di alto
tradimento per avere espresso dai microfoni di Radio Roma incitamenti
antiamericani; dal 1946 al 1958 nel manicomio criminale di St Elizabeth.
Nel campo prigionieri di Pisa, un "gulag della democrazia", come lo
definisce Sanavio, le celle erano costituite da gabbie all'aperto,
pressoché identiche a quelle che abbiamo visto nelle foto di Guantánamo,
esposte alle intemperie, senza riparo dal sole di quell'estate
drammatica e torrida. La cella di Pound, poi, era isolata dalle altre e
al poeta, a differenza che ad altri detenuti, non veniva concesso di
uscire per mangiare e sgranchirsi. In quella cella Pound scrisse gran
parte dei Canti pisani, forse il suo capolavoro: molti testi vennero in
verità composti a mente, ripetuti per ore e ore per memorizzarli, poi
trascritti a macchina anche a giorni di distanza grazie a un infermiere
compiacente. Nel manicomio criminale di St Elizabeth, in cui fu
costretto dopo che i periti gli diagnosticarono l'infermità mentale,
Pound rimase per dodici anni, conoscendo una stagione di grande
creatività ma anche di enormi sofferenze: quando fu finalmente liberato,
visse gli ultimi quattordici anni in Italia sull'orlo della follia, in
preda a una depressione cronica e accessi psicotici. Sanavio, che
conobbe personalmente e visitò più volte Pound negli anni di St
Elizabeth, ed ammirò enormemente il poeta ma non certo le sue idee
politiche, ricostruisce quegli anni con documentazione di prima mano,
spesso inedita, e grande tensione narrativa; mostra come a Pound non si
potesse contestare che d'aver espresso opinioni, per altro molto più
moderate di quanto la pubblicistica statunitense, e gli stessi documenti
d'accusa, volessero far intendere; tenta "da sinistra" di fornire un
quadro equilibrato del fascismo e dell'antisemitismo di Pound (Pound fu
senz'altro fascista, ma non antisemita, conclude Sanavio); descrive con
precisione e vigore il "terrore del diverso" nell'America degli anni
Cinquanta e come questo prendesse non solo la forma del maccartismo ma
anche, più in generale, di un'omologazione culturale che non aveva
precedenti nella storia di quel paese, e che lo ha segnato fino ad oggi.
La gabbia di Pound è un libro elegante e leggibile, avvincente e
documentato, a mezzo fra biografia, saggio politico e saggio letterario;
ed è anche il resoconto di una violenza fatta in nome di un'opinione a
uno dei suoi più illustri cittadini da una democrazia che, a cinquant'anni
di distanza, utilizza spesso gli stessi mezzi.
L'AUTORE Piero Sanavio ha insegnato antropologia e letteratura inglese
in diverse università italiane e nordamericane, viaggiato a lungo come
inviato de "Il Mondo" e de "Il Globo", e scritto per il "New York
Herald Tribune International". È autore di romanzi, opere teatrali e
saggi critici. |