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UN “GULAG” CHIAMATO COLTANO

 

SPIETATA PERSECUZIONE DOPO LA FINE DELLA GUERRA

 

Un allucinante rapporto sulle inumane condizioni in cui venivano tenuti in prigionia i combattenti della RSI. L’alto numero degli ammalati ed il lungo, doloroso calvario dei familiari dei detenuti.

 

 

         Dinanzi al successo che sta raccogliendo il libro di Pietro Ciabattini, “Coltano 1945”, recentemente pubblicato, ci si chiede se non sarebbe il caso di approfondire il tema con altri rapporti e possibilmente con documentazione originale.

            Sia Ciabattini che altri autori, scrivendo nelle loro opere del Campo di Concentramento di Coltano (Pisa), hanno fatto più volte riferimento ad una relazione dell’Ispettore Generale di P.S. Virgilio Soldati Benzi al Capo della Polizia (Ferrari?) e da questi successivamente inviata all’avv. Manlio Brusio, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri dell’epoca (settembre 1945).

            Per comprensibili ragioni di spazio ne citano però sempre solo stralci, quelli cioè atti a colpire l’opinione pubblica, come ad esempio le poche righe che prospettano una possibile evasione in massa di oltre trentaduemila prigionieri esasperati.

            Ma solo leggendo la relazione in questione per intero, vengono alla luce, nella loro gravità e nei particolari, le durissime condizioni igienico-sanitarie, alimentari ed umanitarie in atto in quel luogo di detenzione.

            In considerazione di quanto sopra, “Storia Verità”, nata nel 1991, proprio perché sollecitata “dal bisogno di approfondire la conoscenza degli eventi di questo secolo”, come scrive l’editore nel 1° numero, ritiene opportuno offrire ai suoi lettori il documento di cui si tratta, nella sua integrità, senza peraltro commentarlo; lo scritto dell’Ispettore Soldati Benzi è talmente eloquente di per se stesso che il lettore potrà benissimo farsi un’idea precisa di come si viveva nel famigerato campo PWE 337 di Coltano.

            L’originale della relazione trovasi in Archivio Centrale dello Stato – Fondo Ministero dell’Interno – Anno 1949 – Pacco n. 29. Eccone il testo.

 

 

 

                                                                                                                           12 SETTEMBRE 1945

 

Oggetto: Ispezione al Campo di prigionia di Coltano n. 337

 

         Il campo di prigionia n. 337 è situato in prossimità della Azienda Agricola di Coltano, a circa 6 Km; da Pisa vi si accede da uno stradone alberato che si diparte dalla statale Pisa-Livorno.

            Il campo, di oltre 1 Kmq di superficie, attraversato per tutta la sua lunghezza da una grande strada costruita a perfetta regola d’arte è diviso in 8 grandi sezioni separate l’una dall’altra da un reticolato di filo spinato ed è limitato da 2 ordini di siepi spinate semplici e di 2 a gabbioni che danno una certa garanzia contro le evasioni.

            Al di sopra di tali ostacoli, si ergono, a distanza di circa 500 metri l’una dall’altra, 8 torrette di osservazione, su ciascuna delle quali vigila permanentemente una sentinella armata di moschetto e sono installati un riflettore ed una mitragliatrice pesante. Sulla strada che gira intorno al campo perlustrano costantemente numerosi soldati armati.

            Il personale di guardia è fornito dal 3° Reggimento Guardie, il cui Comandante, Colonnello Francesco Marinari, è anche comandante del Campo.

            La vigilanza interna è eseguita da carabinieri al comando di ufficiali – la disciplina in ogni sezione è affidata ad 1 fiduciario ufficiale prigioniero, che ha ai suoi ordini 1 sottufficiale e 1 graduato.

            La zona sulla quale è sorto il campo faceva parte del complesso della bonifica di Coltano. Essa è completamente pianeggiante, senza un albero né un cespuglio; il terreno, una volta acquitrinoso, è di natura argillosa, impermeabile, polveroso e torrido in piena estate, sottoposto a ridursi a un vero e proprio pantano impraticabile dopo anche una breve pioggia.

            Su tale terreno vivono da qualche mese, completamente attendati ma senza paglia per evitare il propagarsi d’insetti, protetti solo da due coperte di lana, ben 32.700 prigionieri di tutte le età e di tutte le condizioni, mal vestiti, molti dei quali addirittura senza scarpe, che non potranno affrontare la stagione invernale; fra essi vi sono diversi generali ed ufficiali superiori; gerarchi dell’ex regime fascista; criminali responsabili di gravi reati e colpiti da mandati di cattura; ragazzi fra i 9 ed i 16 anni; vecchi fra i 55 ed i 70; giovani delle classi ’23, ’24 e ’25 obbligati a presentarsi nell’esercito repubblicano per evitare rappresaglie contro le famiglie o per tema di essere catturati e fucilati; civili erroneamente rastrellati per avere usufruito indebitamente di mezzi automobilistici trasportanti prigionieri; internati in Germania che hanno tentato di raggiungere il proprio paese con mezzi di fortuna; partigiani; carabinieri e perfino numerosi mutilati.

Condizioni igieniche e sanitarie. Tutti i prigionieri sono ripartiti, come ho già detto, in 8 grandi settori, mescolati senza alcuna discriminazione.

            In ogni settore sono state installate latrine che vengono svuotate periodicamente, non consentendo il terreno impermeabile l’assorbimento delle urine. Ciò da luogo naturalmente al dilagare di esalazioni nauseabonde poco piacevoli.

            L’acqua viene attinta da numerosi pozzi artesiani e pompata su grandi serbatoi montati su alti castelli di legno e da qui portata con tubazioni in ogni settore per alimentare bagni e doccia, lavatoi e fontane sparse un po’ dappertutto. Non è molto abbondante, ma è sufficiente e resa potabile con opportuno trattamento sterilizzatore.

            Sempre in ogni settore vi è un’infermeria abbastanza bene attrezzata, diretta da un sanitario, alla quale gli ammalati ricorrono per pronto soccorso. Nell’interno del campo funziona un ospedaletto,  capace di 200 posti in brandina, diretto da un capitano medico, per malattie di poca entità; è in via di costruzione a Pisa un ospedale esterno per gli ammalati più gravi.

            Difettano però i medicinali, giacché quelli lasciati dal Comando Americano si vanno rapidamente esaurendo. E’ urgente l’invio dei seguenti prodotti, di cui l’ospedale è completamente sprovvisto:

 

Calcio;

Ricostituenti d’ogni genere;

Preparati ormonici;

Vitamina A.B.C.D.;

Antireumatici (Atophan, Atophanil, Chinofenile);

Atropina per uso endovenoso (Cilotropina);

Solfato di zinco;

Preparati acrinidici (gonacrina, Tripaflavina);

Crisalbina;

Polvere di Sabina;

Liquore arsenicate di Fowler;

Per cloruro di ferro;

Acido nicotinico;

Acido fenico puro;

Vaccino antigonococcico;

Vaccino streptococcico;

Preparati bismutici intramuscolari;

Preparati arsenobenzolici;

Solfato di rame.

 

            La percentuale di ammalati di T.B.C. è piuttosto altae la vita in comune costituisce un grave pericolo di contaminazione, specie per coloro di costituzione debole.

            Frequenti sono i decessi per attacchi cardio-renali.

            Presso l’ospedale interno vengono curati ambulatoriamente 800 ammalati di sifilide.

 

Alimentazione. La razione per i prigionieri di guerra stabilita dal Comando Americano, e che viene tuttora distribuita, è la seguente:

 

farina o biscotti …………………………………………………………………      gr.        240

carne in scatola            …………………………………………………………………      gr.        100

verdura secca              …………………………………………………………………      gr.          45

zucchero                      …………………………………………………………………      gr.          33

latte in polvere  …………………………………………………………………      gr.          14

caffè                            …………………………………………………………………      gr.          22

formaggio                    …………………………………………………………………      gr.            3

verdura fresca              …………………………………………………………………      gr.        226

frutta fresca                  …………………………………………………………………      gr.        113

sale                              …………………………………………………………………      gr.          10

olio d’oliva                   …………………………………………………………………      gr.          28

 

circa 2000 calorie.

 

            Per i prigionieri addetti a lavori manuali, la razione viene aumentata fini a raggiungere le 3000 calorie.

            La farina viene panificata da un fornaio di Pisa ed il pane è veramente ottimo.

            Reputo opportuno fare presente che i prodotti alimentari verranno forniti dall’Esercito Americano soltanto fino al 30 novembre e che da tale data dovrà provvedere all’alimentazione dei prigionieri il Ministero della Guerra.

            Ciò è motivo di grave preoccupazione per il Comando del Campo, giacché una diminuzione della razione o soltanto il peggioramento di essa potrebbe esser causa di ammutinamenti o di incidenti di ancor più vasta portata.

 

Colloqui. Fino a pochi giorni orsono  i colloqui fra prigionieri e familiari venivano concessi in misura limitatissima (circa 100 alla settimana) attraverso la Croce Rossa di Livorno. Ciò costituiva un grave intralcio per i richiedenti, i quali, ignari di tale disposizione, erano costretti, con gli scarsi mezzi di fortuna esistenti e assai dispendiosi, a recarsi da Pisa a Livorno per munirsi del permesso. Ma una volta tornati a Coltano erano obbligati ancora a lunghe soste per attendere il loro turno per il colloquio, non essendo consentito superare il numero stabilito.

            L’attuale Comandante del Campo, animato da spirito di umana comprensione, ha senz’altro aumentato il numero dei colloqui a 100 al giorno, istituendo un proprio ufficio a Pisa per il rilascio dei permessi, che potranno così essere in prosieguo notevolmente aumentati.

            Ma nonostante gli sforzi del Comando, la ressa delle persone che giungono da ogni parte d’Italia ansiose per la sorte dei congiunti prigionieri, tende sempre ad aumentare.

            Lo spettacolo che giornalmente si verifica sulla strada perimetrale del campo è quanto mai triste: centinaia di persone di tutte le condizioni ed età, donne con figlioletti al seno, in attesa del sospirato permesso di colloquio, percorrono i lati del campo chiamando a gran voce i loro cari nella vana speranza di vederli almeno per un momento attraverso il reticolato.

            E, giunta la sera, molti, stanchi ed affamati, non avendo la possibilità di raggiungere Pisa per procurarsi un alloggio, si coricano sulla nuda terra all’aperto, per trascorrervi la notte. Non è infrequente il caso di donne che, avendo terminato i denari che si erano portati seco, si sono date per lucro a soldati alleati od hanno accettato l’ospitalità sotto la tenda dei soldati di guardia!

            Tutto ciò non fa che aumentare il grave malessere che serpeggia fra i prigionieri, i quali chiedono una maggiore speditezza nel rilascio dei permessi per avere più spesso il conforto di una visita dei loro familiari.

           

Corrispondenza e pacchi. Non è assolutamente possibile consentire l’inoltro di corrispondenza ordinaria da e per il campo, per il gran tempo che occorrerebbe per la censura. E’ stato perciò istituito l’invio di messaggi di 25 parole con risposta, al cui inoltro provvede la Commissione Pontificia che ha sede presso l’Arcivescovado di Pisa.

            Tale commissione provvede anche al ritiro ed alla consegna dei pacchi  per i prigionieri a mezzo dell’apposito ufficio costituito nell’interno del campo.

 

             

Assistenza religiosa. Vi provvede il Cappellano del Campo don Antonio Fusco, con l’ausilio del Cappellano militare del 3° Reggimento guardie e di 8 cappellani prigionieri.

            L’opera svolta da Don Fusco nell’interesse degli internati e delle loro famiglie, è veramente degna di encomio e si deve a lui se molti incidenti possono essere sedati sul nascere e liquidati nel miglior modo.

            Il campo di Coltano è passato all’Amministrazione italiana la mattina del 31 agosto scorso.

            La cerimonia della consegna si è svolta semplicemente, ammainando la bandiera americana dall’alto pennone ed issandovi quella italiana.

            La maggior parte dei prigionieri, che osservava al di là dei reticolati, ha applaudito lungamente. Forse molti di essi, meno o affatto compromessi, pensavano che col passaggio sotto il Comando Italiano dovessero presto aver fine le loro sofferenze morali e materiali.

            E’ questa l’attesa spasmodica che li rende eccitabili, nervosi e che può far sorgere, da un momento all’altro, i più gravi incidenti con imprevedibili sviluppi.

            Finora le cose sono andate alla meno peggio; ma guai se la cattiva stagione dovesse impantanare il terreno del Campo: la vita non vi sarebbe più possibile, nemmeno stando in permanenza sotto la tenda, ed il tentativo di evasione in massa sarebbe inevitabile con le più disastrose conseguenze.

            Nessun ostacolo sarebbe capace di arrestare una massa di 32.000 uomini esasperati fino al parossismo.

            Altra considerazione da tenere in particolare conto è quella che il Comando Americano ha già stabilito di lasciare in uso tutta l’attrezzatura e gli impianti del Campo soltanto fino al 30 novembre prossimo. Sarà possibile sostituirli entro tale data con materiale italiano? Occorre perciò provvedere con la massima urgenza.

            Il Comando del Campo sta ora compilando un elenco esatto dei prigionieri, divisi per settori, giacché il Comando Americano, desideroso di togliersi al più presto il gravoso incarico, non solo ha omesso di procedere alla liberazione di coloro che possono essere meritevoli di tale provvedimento, ma non ha neppure definito la loro posizione né compilata una nota precisa di tutti gli internati.

            A mio sommesso parere, sarebbe intanto indispensabile:

1.      Definire con urgenza la posizione degli internati a mezzo di numerose Commissioni che dovrebbero procedere all’interrogatorio di almeno 1000 persone al giorno, sotto la direzione della Questura di Pisa, in modo da stabilire le responsabilità dei singoli, per procedere secondo le disposizioni in vigore, in un periodo massimo di un mese.

2.      Prendere gli opportuni accordi con le Ferrovie dello Stato per ottenere i mezzi di trasporto per il rapido spostamento degli internati liberati.

3.      Procedere alla immediata liberazione dei giovani che, anche se aderenti al regime repubblicano, per la loro età possono essere ritenuti irresponsabili per non aver agito con discernimento.

4.      Autorizzare l’esecuzione dei mandati di cattura o richieste di traduzione fatte dalle varie Questure del Regno a quella di Pisa, in numero di circa 150, e rimaste in sospeso per il rifiuto opposto dalla Direzione del Campo, in mancanza di ordini in proposito da parte del Ministero della Guerra.

5.      Aumentare notevolmente il numero dei colloqui per evitare lo spettacolo di coloro che bivaccano, nell’attesa, nelle vicinanze del campo, con grave pregiudizio della morale e con pericolo di turbamento dell’ordine pubblico.

6.      Allontanare al più presto dal Campo i criminali responsabili di reati, il cui contatto ripugna agli stessi compagni d’internamento, ed avviarli alle carceri nelle località ove dovranno essere giudicati.

7.      Trasferire tutti coloro che dovranno rimanere in campo di concentramento in altra località più salubre, prima delle piogge autunnali.

 

Per quanto ho brevemente esposto, ritengo, in piena coscienza, che s’imponga un energico

 intervento del Governo. Ma occorre far presto, molto presto, per evitare incidenti che potrebbero assumere carattere di eccezionale gravità.

            Con distinti ossequi.

 

                        L’ISPETTORE GENERALE DI P.S.

                        F.to: Dott. Virgilio Soldani Benzi

 

Di UGO GIANNUZZI

 

Ultimo aggiornamento: venerdì 02 settembre 2005