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L'IMAM KHOMEINI - LA
VITA, LA LOTTA, IL MESSAGGIO
di Dagoberto Husayn Bellucci - Direttore Responsabile Agenzia di Stampa
"Islam Italia"
In occasione del diciassettesimo anniversario della scomparsa dell'Imam
Khomeini ( 3 Giugno 1989 - 2006 ) la Guida della Rivoluzione Islamica ,
Ayatollah Seeyed Alì al Khamine'ì , ha ribadito quali siano le linee
guida della politica estera della Repubblica Islamica dell'Iran.
La Repubblica Islamica dell'Iran segue le direttive del suo fondatore e
ribadisce la sua tradizionale posizione di antagonismo ai disegni
egemonici dell'Imperialismo.
Nel celebrare quest'anniversario la Guida della Rivoluzione ha
sottolineato come il messaggio rivoluzionario dell'Imam Khomeini sia di
estrema attualità ancora oggi in un contesto internazionale
traumatizzato dall'espansionismo economico del grande capitale (globalizzazione)
che condiziona e determina i rapporti tra gli Stati stabilendo una
divisione tra i paesi ricchi e quelli poveri del pianeta, tra un Nord
capitalistico e un Sud affamato.
L'Imam
Seyeed Ruhollah Muosavi al Khomeini nacque il 1° Ottobre del 1900 in
occasione della ricorrenza della nascita di Fatimah Zahra (a.s.) , la
figlia del Profeta dell'Islam (s.a.w.s.) la più Nobile delle Donne.
Il padre dell'Imam , Ayatollah Seyeed Mustafa Mousavi, era un esperto
teologo di dottrina islamica, aveva compiuto studi religiosi nella città
santa irachena di Najaf e successivamente si era trasferito prima a
Samarra e infine a Khomein sua cittadina natale dove esercitò la
funzione di guida religiosa fino alla morte.
L'Imam Khomeini sin dall'infanzia dimostrerà una spiccata propensione
per gli studi religiosi, seguendo le orme dell'illustre genitore , e
approfondirà le sue conoscenze dapprima presso il Centro Teologico di
Arak, poi all'Università di studi religiosi di Qòm il principale centro
d'insegnamento islamico dell'Iran.
A Qòm l'Imam Khomeini verrà riconosciuto unanimemente come una autorità
in fatto di Giurisprudenza Islamica (Fiqh), di Teologia, di Legislazione
e di Filosofia.
L'Imam Khomeini iniziò ad insegnare filosofia all'età di 27 anni
occupandosi anche di sviluppare ampie analisi , poi trascritte in una
copiosa serie di volumi, sui filosofi classici della Grecia (Platone,
Socrate, Epicuro) e sui loro successori arabi (Avicenna, Averroe).
Trentenne l'Imam convolò a nozze sposando la figlia di un dotto teologo:
un matrimonio che sarebbe stato allietato dalla nascita di due figli
maschi e tre femmine.
L'Imam Khomeini si interesserà anche delle vicende politiche a partire
dagli anni quaranta e - con maggior vigore - nell'immediato dopoguerra
mondiale quando sosterrà con altre autorità religiose il tentativo della
nazionalizzazione petrolifera avviato dal primo ministro Mossadeq.
Il potere oppressivo della casa regnante dei Pahlevi non poteva lasciare
insensibile l'Imam Khomeini che sarà tra i più incisivi fustigatori del
clima di corruzione e di terrore instaurato nel paese dallo shah.
I Pahlevi assunto il ruolo di gendarme dell'imperialismo statunitense
nel Golfo avevano creato un sistema di sfruttamento della popolazione
che si sosteneva unicamente sulla forza dell'Esercito (considerato come
uno dei cinque eserciti meglio equipaggiati e addestrati al mondo) e la
repressione durissima della Polizia (la famigerata Savak).
Le opposizioni (dai comunisti del Tudeh ai nazionalisti del Fronte
Nazionale fino alla classe religiosa dei Mullàh) non avevano alcuna voce
rispetto al programma di riforme economiche (la cosiddetta Rivoluzione
Bianca) nè alle direttive di politica estera (asservite completamente ai
diktat di Washington) imposte dalla corona.
Era lo shah che dirigeva in maniera dispotica tutta la vita del paese ed
erano i suoi accoliti a ricoprire le cariche amministrative e di
governo. Non esisteva nell'Iran "imperiale" alcuna voce di dissenso
malgrado un diffuso malcontento popolare stigmatizzasse lo sfarzoso
tenore di vita dei sovrani e la repressione poliziesca fosse
onnipresente a impedire sommosse e moti di protesta.
Nel 1962 tra le durissime critiche rivolte alla politica del tiranno l'Imam
Khomeini decise che era arrivato il momento di esprimere la propria
veemente protesta contro il continuo ricorso della Corte Suprema di
Teheran alle torture e alle incarcerazioni senza processo.
L'Imam aveva avuto già occasione di scontrarsi pubblicamente contro le
autorità e aveva espresso nitidamente la sua condanna al governo per la
sua servile prostrazione all'imperialismo.
L'Iran imperiale dei Pahlevi era inoltre il solo stato musulmano ad aver
riconosciuto ufficialmente lo stato di Israele usurpante la Terrasanta
di Palestina e questo riconoscimento - che aveva portato numerosi
esperti del Mossad a cooperare con i loro colleghi della Savak - era da
anni motivo di forte critica da parte di tutte le autorità religiose.
L'Imam Khomeini criticò chiaramente l'attitudine della monarchia che
anzichè difendere gli interessi del suo popolo continuava a garantire
gli interessi dell'Occidente capitalista , delle grandi compagnie
petrolifere statunitensi e britanniche e dell'imperialismo americano.
I discorsi dell'Imam contribuirono a suscitare la rabbia della
popolazione , una popolazione già esacerbata dalle continue angherie e
violenze imposte dalla Savak e frustrata dalla povertà generata dallo
sfruttamento.
Il popolo iraniano scese nelle piazze e il Centro Teologico di Qòm
proclamò lo sciopero generale in tutto il paese diventando alfiere della
rivolta e guida delle direttive dell'insurrezione.
Lo Shah di fronte ad una ennesima protesta popolare rispose proclamando
lo stato d'emergenza per tutto il paese, impose il coprifuoco e mandò le
sue milizie poliziesche e l'esercito nelle strade per riportare la
calma.
Il 22 marzo 1963 il Governo di Teheran decise che era arrivato il
momento di chiudere la partita con il clero sciita e la Savak venne
inviata a Qòm per far rispettare le leggi d'emergenza. Durante un
venerdì nero la Savak aprì il fuoco uccidendo centinaia di fedeli e
diverse guide religiose davanti ad un centro religioso.
L'Imam Khomeini anzichè cedere esortò i religiosi di tutto il paese a
diffondere notizie durante i loro sermoni nelle moschee riguardo
all'accaduto.
I discorsi dell'Imam Khomeini ovunque venivano accolti benevolmente e
adesso il suo nome era riconosciuto come quello del principale
ispiratore della rivolta contro la tirannia.
La Savak impedì all'Imam di proseguire l'insegnamento ma Khomeini
continuava a recarsi alla sua Houselmijah (scuola teologica islamica)
suscitando l'approvazione dei suoi studenti e di numerosi altri Ulemà.
La reazione dello Shah fu violentissima: la notte del 5 giugno 1963 la
Savak assediò Qòm, penetrò nottetempo nella casa dell'Imam , lo
sequestrò e lo condusse a Teheran dove venne tradotto in prigione.
La notizia dell'accaduto risvegliò la collera popolare: il giorno
successivo i bazar della capitale e delle principali città dell'Iran
restarono chiusi in segno di protesta, ovunque vennero organizzate
manifestazioni popolari di appoggio alla linea dell'Imam e nacquero
immediatamente comitati di studenti e operai che ne richiedevano la
liberazione.
La polizia rispose a queste nuove manifestazioni aprendo il fuoco: tra
il 5 e il 6 giugno morirono per mano degli sgherri della Savak non meno
di quindicimila innocenti e queste cifre si riferiscono alla sola
capitale Teheran. Altri incidenti si verificarono a Qòm, Tabriz, Arak,
Shiraz, Mashad, Isfahan e nei centri minori.
La notizia degli scontri e della repressione ovviamente fece il giro del
mondo. Le proteste contro lo shah si intensificarono e costrinsero il
Governo a concedere gli arresti domiciliari all'Imam Khomeini e , dopo
qualche mese, gli fu permesso di rientrare a Qòm.
A Qòm l'Imam Khomeini riprese a tenere i suoi corsi e i suoi comizi
accusando esplicitamente il Governo di essersi venduto all'America,
denunciando le nuove leggi che di giorno in giorno il regime monarchico
imponeva.
Un nuovo durissimo braccio di ferro si svolse quando il Governo di
Teheran varò la legge sull'extra-territorialità che concedeva a tutti i
numerosissimi consiglieri statunitensi presenti in Iran la più completa
immunità per qualsiasi forma di reato: era, secondo l'Imam, un servile
atto di sottomissione, la rinuncia alla propria sovranità nazionale e la
manifesta servitù di un'amministrazione corrotta e dispotica.
Nel novembre del 1964 la città santa di Qòm venne nuovamente stretta
d'assedio dall'esercito, l'Imam Khomeini arrestato e infine inviato in
esilio in Turchia accompagnato, qualche settimana più tardi, dal figlio
maggiore. In seguito l'Iraq accettò di accogliere l'Imam in esilio e gli
permise di studiare presso le scuole teologiche sciite di Najaf nel sud
del paese.
L'Imam Khomeini riprese a Najaf , città santa irachena che accoglie il
mausoleo dell'Imam Alì (a.s.), la sua attività: si dedicò all'educazione
di una nuova generazione di religiosi, scrisse trattati di filosofia, di
giurisprudenza e di politica, tenne discorsi e mantenne viva
l'opposizione del popolo iraniano contro il regime che dichiarava
"illegittimo, sanguinario e nemico dell'Islam".
Nel 1977 in Iran si susseguivano incidenti e scontri di piazza tra una
eterogenea opposizione e le forze speciali dello Shah. Il fronte
dell'Opposizione anti-monarchico era composto essenzialmente dai
militanti comunisti del Tudeh, dai rivoluzionari "islamico-socialisti"
dei Muhjaeddin é Khalq (i Combattenti del Popolo che fino al 1980 si
proclamavano seguaci "dell'Imam" per poi cominciare una violenta
campagna terroristica contro la Repubblica Islamica e schierarsi
militarmente al fianco del nemico iracheno stabilendo le loro basi
militari a Baghdad e nel nord del Kurdistan iracheno), dai nazionalisti
del Fronte Nazionale ad un insieme di gruppi minori.
Lo Shah , assolutamente insensibile di fronte alle proteste della
piazza, continuava con la repressione contro quell'alleanza "rosso-nera"
che identificava nell'inesistente fronte comune dei partiti marxisti con
gli ambienti del clero sciita.
Fin dalla metà degli anni settanta, su indicazione dell'Imam Khomeini,
era nato il movimento del clero combattente e degli ulemà. Influenzati
dalla teoria della Welayath et Faqhì (la Guida del Giuriesperto) ,
proclamata dallo stesso Imam Khomeini nel suo volume "Il Governo
Islamico", un nutrito numero di religiosi avevano aderito alla tesi
dell'insurrezione popolare contro la tirannia delineata dall'Imam.
L'Imam Khomeini ricordava ai religiosi il martirio di al-Hus'ayn (a.s.)
il Signore dei Martiri dell'Islam shi'ita , ne sottolineava l'esempio e
la devozione alla fede nel Dio Unico e incitava i suoi seguaci a
promuovere in ogni moschea e centro religioso le sue tesi (i discorsi
dell'Imam cominciarono a diffondersi anche attraverso le audiocassette
che, dall'Iraq dov'era esiliato, venivano fatte entrare clandestinamente
nel paese).
Venne creato nel 1977 un Comitato Centrale Rivoluzionario con al vertice
cinque autorevoli Guide Religiose (direttamente designate dall'Imam) tra
le quali l'Ayatollah Seyeed Alì al Khamine'ì, l'Ayatollah Morteza
Motahari, l'Ayatollah Montazeri e l'Hojjatolislam Alì Akbar Rafsanjani.
Nel gennaio 1978 la popolazione iraniana scese per le strade di Qòm e
nelle settimane successive la protesta si estese a tutte le altre città
fino al "venerdi di sangue" del settembre quando la polizia dello shah
compì un nuovo massacro.
A mani nude i rivoluzionari si gettavano addosso alla polizia che
sparava loro senza esitazione; donne di tutte le età - tenendo stretti i
loro figli - marciavano compatte con il tradizionale copricapo iraniano,
il chador nero, per richiedere l'instaurazione di una Repubblica
Islamica al grido "nè Usa nè Urss, nè Oriente nè Occidente: vogliamo una
Repubblica Islamica!".
Un intero paese era in stato di permanente rivoluzione. L'Imam decise di
lasciare l'Irak , visto che il governo gli aveva impedito di continuare
la sua attività politica e i suoi sermoni, ed ottenne il visto per la
Francia.
La diffusione di radiocassette e messaggi dell'Imam raggiungeva l'Iran
molto più velocemente dall'Europa e i suoi discorsi infiammavano le
piazze.
Le proteste erano oramai quotidiane in tutte le città senza soluzione di
continuità, Nel novembre 1979 in coincidenza con le celebrazioni
religiose dell'Asciurà - massima festa shi'ita che ricorda il martirio
di 'al-Hus'ayn (a.s.) a Karbala - milioni di persone diedero vita ad una
delle più straordinarie manifestazioni di massa mai viste fino ad allora
in Iran.
Dai tetti delle case di Teheran e delle altre città iraniane uomini e
donne lanciarono il grido "Allah 'u Akbar!" (Dio è Grande!) e "Ogni
giorno è Asciurà Ogni luogo è Karbala" (che da allora divenne uno degli
slogan prescelti dal Partito della Repubblica Islamica e dagli esponenti
dell'Hez'b'Allah iraniano).
All'inizio del nuovo anno lo shah decise di abbandonare il paese e
mestamente cercare esilio in Egitto e negli Stati Uniti.
La Rivoluzione stava trionfando: da Parigi l'Imam annunciava la
costituzione di un Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica e ,
qualche giorno più tardi, faceva il suo trionfale rientro a Teheran dove
lo accoglievano oltre sette milioni di iraniani in festa.
La Repubblica Islamica venne proclamata l'11 febbraio 1979. A distanza
di dieci anni l'Imam - che aveva tenuto testa alla vile aggressione
irachena e condotto la Guerra Imposta dall'Imperialismo internazionale -
abbandonava la sua vita terrena nella notte del 3 Giugno 1989.
Le lacrime di un intero popolo hanno accompagnato la dipartita dell'Imam
Khomeini. Milioni di iraniani per il periodo di lutto dei quaranta
giorni stabiliti dalle autorità, in ossequio alla tradizione shi'ita,
hanno reso omaggio a questa grande personalità del mondo islamico che -
proprio come al-Hus'ayn a Karbala - ha risvegliato dal suo storico
torpore le massem musulmane incitandole a riprendere nelle proprie mani
le redini del proprio destino.
Il mausoleo dell'Imam Khomeini - che Allah lo abbia in gloria - è ancora
oggi meta da tutto il mondo di un incessante pellegrinaggio di fedeli.
Le sue parole, i suoi messaggi, i suoi appelli ad una giustizia più equa
sono ancora scolpite a monito degli imperialisti.
"Nel governo islamico dovrebbe sempre esistere spazio per rivendere e
correggere. Il nostro sistema rivoluzionario esige che si consenta di
emergere ai punti di vista differenti, persino ai punti di vista
opposti." scrisse l'Imam nel suo volume "Sahifej-e Nour".
Gli insegnamenti etici e filosofici dell'Imam sono ancora una miniera
dalla quale ricavare intuizioni e modelli di vita sostenibili non
necessariamente patrimonio esclusivo della sola Ummah (comunità)
islamica. Tali indicazioni etiche sono in realtà rivolte all'intera
umanità verso la quale spesso l'Imam guardava con particolare
riferimento ai "mustadhafin" agli oppressi.
"La cultura - dichiara l'Imam - è la fonte della felicità o della
disgrazia di un popolo... Ciò che edifica le nazioni è una cultura
integra. Una cultura che sia plasmata secondo il disegno di altri, è
l'arma più letale che esista, perchè educa i giovani a diventare
parassiti." (da un discorso del 9 settembre 1964)
In maniera semplice ma efficace l'Imam dava un piccolo saggio del suo
pensiero filosofico e precisava: "Noi non ci opponiamo alla civiltà, noi
ci opponiamo ad una civiltà esportata, noi vogliamo una civiltà fondata
sulla dignità e sul senso dell'uomo. Lo stomaco, il pane e l'acqua non
sono i parametri sui quali fondarsi; la questione principale è la
dignità dell'essere umano."
Un essere umano spesso al centro del pensiero e della filosofia dell'Imam
Khomeini che dichiarava in proposito:
"L'essere umano non potrà raggiungere i suoi obiettivi pienamente umani
fintanto che continuerà a vivere all'ombra delle armi da fuoco. Voi
intellettuali dovete cercare,. usando le vostre parole e le vostre
penne, di accantonare le macchine da guerra e aprire il campo alle
penne, alla conoscenza e alle scienze. Grazie ad un istruzione
appropriata l'intero mondo può riformarsi."
Il centro dell'interpretazione filosofica dell'Imam era l'Irfan , che
traduciamo in "gnosi" , cioè la conoscenza che viene descritta come un
continuo sforzo a superare sè stessi.
Il messaggio rivoluzionario dell'Imam Khomeini è dunque rivolto
essenzialmente all'individuo, alla sua sfera spirituale, alla sua anima.
Ma è , anche, un messaggio che ha risvegliato prepotentemente le masse
diseredate dell'Islam e ha mutato il corso della storia contemporanea.
Per la prima volta dall'infame patto stipulato a Yalta dagli sciacalli
dell'Imperialismo dell'Est e dell'Ovest una nazione riusciva a
riappropriarsi della propria sovranità nazionale, spezzava le catene
dell'oppressione e della tirannia e quelle della sottomissione agli
interessi capitalistici stranieri.
A distanza di ventisette anni dalla vittoria della Rivoluzione Islamica
in Iran lo Stato eretto dall'Imam Khomeini secondo i principii
fondamentali dello Shi'ismo e la Shariya (legge islamica) è ancora il
principale baluardo del fronte anti-mondialista planetario e resiste
alle pressioni dell'alleanza reazionaria del capitalismo mondiale.
L'insegnamento filosofico, etico, religioso e politico dell'Imam
Khomeini, la sua vita e la sua lotta contro l'oppressione sono ancora
oggi più che mai un esempio che fa paura ai detentori delle ricchezze
planetarie.
Un esempio di autodeterminazione nazionale, di ridistribuzione delle
ricchezze di un paese ritornato sovrano e la prova che esista una terza
via , al di là del capitalismo plutocratico e del collettivismo marxista
, che sappia coniugare in un matrimonio fruttuoso le libertà individuali
con quelle collettive, le esigenze dello Stato con quelle dei cittadini,
la Fede con tutti gli altri aspetti "laici" della vita quotidiana, il
senso della Gerarchia e della Disciplina con quello di uno sviluppo
armonioso della società, delle famiglie e dei singoli individui.
La Repubblica Islamica dell'Iran è , al di là delle minaccie sioniste e
statunitensi, in piedi tra le rovine di un pianeta devastato
dall'egemonismo liberal-capitalista della plutocrazia americana e -
Khomeini docet - non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia.
"L'Occidente è anarchia. Noi non vogliamo saperne dell'Occidente e della
sua democrazia." (Imam Khomeini)
DAGOBERTO HUS'AYN BELLUCCI
Nota Bibliografica -
Una nota bibliografica finale per consentire ai lettori di Italia
Sociale un più agevole studio del pensiero dell'Imam Khomeini.
Ricordiamo tra le poche opere disponibili in lingua italiana:
- Ayatollah Khomeini - "Il Governo Islamico" - ediz. L.ed.E. - Roma s.d.;
- Imam Khomeini - "Lettera al Papa" - edizione a cura del Centro
Culturale Islamico Europeo di Roma - 1983;
- Imam Khomeini - "Lettera a Gorbaciov" - ediz. All'Insegna del Veltro -
Parma 1989;
- Ayatollah Khomeini - "La Vita, la Lotta, il Messaggio" - ediz. a cura
del Centro Culturale Islamico Europeo - Roma s.d. (primi anni novanta);
- Imam Khomeini - "Centenario della Nascita" - a cura dell'Istituto
Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma ,
2000;
- "L'Imam contro il Sionismo" - ediz. a cura del Centro Culturale
Islamico Europeo - Roma 1983;
- Ayatollah Khomeini - "Poesie scelte" - ediz. "Il Ponte" - Bologna
2004;
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