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L’ESERCITO SEGRETO DEL PARTITO COMUNISTA

 

RITRATTO INEDITO DELL’ATTIVITA’ PARAMILIARE E CLANDESTINA DEL PCI

 

Ereditato dalla guerra partigiana era schierato su tutto il territorio nazionale e collegato direttamente con le centrali direttive del KGB sovietico nel quadro della lotta contro il Patto Atlantico.

 

 

UN GIGANTESCO APPARATO

 

            Per anni abbiamo sentito parlare dell’Italia come di un Paese a sovranità limitata. In balia dei più foschi interessi politico-economico-militari esterni. Ma tutti “sempre” riconducibili all’Occidente, alla Nato, agli Stati Uniti. Per anni abbiamo ascoltato una versione dei fatti a senso unico, addomesticata, scientificamente costruita a tavolino, in cui il “vero” filo conduttore di cinquant’anni di storia sarebbe stato uno e uno solo: impedire (soprattutto attraverso l’enigmatica strategia della tensione) l’ascesa al potere dei comunisti. La Nato, gli “atlantici” –stando alle versioni più accreditate- per questo preciso scopo crearono strutture armate clandestine (come la rete Stay Behind), alle dipendenze dei servizi segreti, per arrestare in tutti i modi la scalata al vertice del Pci. Vero?

            Per anni abbiamo letto su giornali, rivistee libri di tetri scenari di guerra fredda, colpi di stato tentato o presunti (ricordate il Piano Solo del generale Giovanni De Lorenzo o il golpe bianco di Edgardo Sogno?), lotte clandestine, complotti, cospirazioni massoniche (ricordate lo scandalo P2?) e quant’altro come prove provate del grande e inquietante disegno strategico (pilotato dalle forze occidentali) anticomunista. Eppure, nel sottosuolo della politica le cose non stavano esattamente in questi termini.

            In queste ricostruzioni ufficiali, ortodosse, paludate, manca infatti un elemento dominante: il Partito Comunista Italiano, già dall’immediato dopoguerra,poteva contare su un gigantesco apparato militare (ereditato quasi interamente dalla guerra partigiana), schierato su tutto il territorio nazionale e collegato con le centrali direttive oltre cortina (Kgb), al cui confronto la Gladio della Nato si riduceva ad una roba da ragazzi. Da Torino a Trento, da Milano a Palermo: Botteghe Oscure, tramite un grigio ufficietto denominato Ufficio Quadri, poteva tenere sotto controllo militare non solo gli iscritti e gli aderenti al partito,  ma anche e soprattutto le caserme dei carabinieri, i militari dell’Esercito, i commissariati, i sindacati, le categorie produttive (dalle botteghe artigiane alle grandi industrie come la Fiat), politici, sia locali che nazionali. Ma questo capitolo di storia viene, sistematicamente, lasciato da parte. Perché? Non dimenticate che la rete comunista aveva a disposizione depositi di armi, piani di sabotaggio e i quadri di comando venivano inviati regolarmente in campi d’addestramento in Urss, Cuba e Cecoslovacchia.

            Un recente libro-inchiesta traccia, per la prima volta attraverso documenti, rapporti e testimonianze inedite, la radiografia della struttura occulta comunista tenuta a battesimo nel 1947, e che poteva dispiegare fino a 250.000 uomini. Ne pubblichiamo uno stralcio, che può rendere l’idea della gravissima minaccia rimasta per tanto tempo a gravare sull’Italia.

            La Gladio Rossa – di fatto- ha rappresentato il modello primigenio (sia sul piano culturale, che organizzativo) al quale si sono ispirate quasi tutte le frange dell’estremismo di sinistra –Brigate Rosse in testa- durante la lunga e sanguinosa stagione del “partito armato”. Il documento che diamo alla stampa infatti una delle prime e più nitide radiografie della più grande e potente banda armata clandestina che l’Italia abbia mai avuto, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

            L’”Apparato di Vigilanza” (così veniva chiamato dai dirigenti di Botteghe Oscure) era – in parole povere- l’ala militare del Partito Comunista: un robustissimo braccio armato occulto, ereditato quasi interamente dalle brigate, dalle squadre e dalle formazioni partigiane. In pochi anni riorganizzato e trasformato (con tanto di scala gerarchica, gradi e comandi) in una struttura super segreta, studiata capillarmente su schemi militari, direttamente dipendente dai vertici di Botteghe Oscure e obbediente al Cominform.

            Alla Quinta Colonna –responsabile oltretutto della sicurezza dei dirigenti e dei beni del partito- erano affidati compiti ben precisi. Tutti top secret e non sempre di natura difensiva. Ma vediamo quali erano questi obiettivi, così come li ha riassunti il Sifar, il servizio segreto dell’epoca:

-          In tempo di pace: sostenere con azioni di intimidazione e, se necessario, di forza, le agitazioni di carattere politico che tendono a turbare l’ordine pubblico, creando ostacoli all’attività governativa, mantenere l’economia nazionale in stato di turbamento. Premesse necessarie per condurre l’opinione pubblica alla convinzione della necessità di cambiare indirizzo politico per mezzo di una serie di riforme sociali, delle quali il Pci si è fatto promotore nei campi politico, sociale e economico”.

 

-          “In tempo di  guerra: concorrere, con piccoli reparti armati e con nuclei sabotatori, alla disorganizzazione delle retrovie dell’esercito operante, danneggiando collegamenti e reti di trasporto, seminando il panico tra la popolazione civile, deprimendo il morale dei combattenti”.

 

La Gladio Rossa era stata pensata e congegnata secondo le necessità della “guerra nonortodossa”. Contrariamente a quella occidentale (che era una struttura di quadri) la “Vigilanza rivoluzionaria” –anche in tempo di pace- era un’organizzazione clandestina di massa, pronta ad entrare in azione in qualsiasi momento. Il suo potenziale eversivo era enorme.

 

Addestramento alla guerriglia

L’altra (e neanche tanto sottile) differenza tra le due Gladio sta nel fatto che quella atlantica operava nell’ambito di precisi accordi fra i paesi aderenti alla Nato, sotto il controllo governativo e dipendente dai servizi segreti. La Gladio comunista –al contrario- viveva nel più assoluto stato di clandestinità, al di fuori di ogni legge, alle dirette dipendenze di un partito politico (il Pci), sottoposto –a sua volta- all’azione di controllo esercitata da un secondo e più potente organismo politico, non solo straniero, ma nemico: il partito comunista sovietico (il Pcus). Di più.

I gladiatori rossi venivano addestrati in scuole di sabotaggio, spionaggio e guerriglia concentrate prevalentemente in Cecoslovacchia, Polonia e Bulgaria. Questi centri (alcuni anche in Italia, come quello di Frascati a pochi chilometri dalla capitale) avevano la massima copertura da parte delle polizie politiche d’oltre cortina. Nella maggior parte dei casi, venivano finanziati direttamente o indirettamente dai servizi segreti sovietici e operavano dietro il paravento di anonimi istituti di botanica o di scienze politiche e sociali.

Per esempio, una delle scuole militari più attive si trovava a Dobrovice, a circa quindici chilometri a nord di Praga. Qui si tenevano i corsi di politica superiore e gli allievi più preparati e affidabili –una volta superate le prove dei vari collettivi- potevano accedere ai corsi di sabotaggio e alle lezioni di tecniche militari.

Sempre in Cecoslovacchia, erano in funzione campi d’addestramento a Kosice e Brno. E sempre sulle basi della Gladio Rossa all’estero, esiste un interessante appunto del Sifar, compilato sulla scorta di notizie confidenziali fornite da un funzionario della Questura di Ravenna il quale, a suo tempo, lanciò l’allarme e avvertì i responsabili della sicurezza nazionale dell’esistenza (in varie località) di “istituzioni” sospette, camuffate da “scuole d’applicazione”.

 

 

Le tracce dei doppiogiochisti

            Era il 26 luglio del 1955. Il controspionaggio militare, seguendo le tracce di alcuni “doppiogiochisti” italiani, riuscì ad individuare alcuni di questi centri d’addestramento in Cecoslovacca:

-          “Funzionario della Questura di Ravenna –informa il centro Cs di Bologna con una nota diretta all’ufficio D- ha riservatamente riferito: “in occasione della richiesta di nullaosta per espatrio di connazionali nei Paesi d’oltre cortina, il ministero degli Interni, con sua nota dei primi di novembre 1954, comunicava alla Questura di Ravenna, per riservata conoscenza, che secondo fonte attendibile funzionava a Brno (Cecoslovacchia) nel novembre 1953 una scuola di spionaggio e sabotaggio per italiani mimetizzata sotto forma di scuola botanica. In essa si svolgevano all’epoca due distinti corsi: uno della durata di 6 mesi per spionaggio. L’altro, di 12 mesi, aveva lo scopo di preparare i partecipanti ad azioni di quinte colonne in caso di conflitto e, pertanto, veniva particolarmente curato l’insegnamento degli esplosivi”. Con foglio D. 128193/3 del 25 novembre 1954, diretto a Rcs Roma (Raggruppamento centri Cs, nda) e Centri tutti, è stato precisato –tra l’altro- che a Brno sarebbe in funzione una scuola denominata Smistamento Internazionale e che la vera scuola di spionaggio e sabotaggio –alla quale vengono inviati gli elementi più promettenti di Brno- si troverebbe invece in località Nitro (Slovacchia). Sulla questione fu interessato a suo tempo “Nino” il quale dichiarò di non avere mai avuto notizia dell’esistenza di tali scuole. In successivi colloqui, la fonte ha precisato:

a)- A Brno, presso il “collettivo”,venivano tenuti corsi politici inferiori.

 

b)- A Dobrovice (nord di Praga) si tenevano invece  corsi politici superiori ai quali partecipavano allievi selezionati nei corsi politici tenuti in tutti i “collettivi” che riunivano italiani, tra cui quello di Brno. Nella seconda parte del corso venivano impartite lezioni militari che integravano la parte politica.

 

      La centrale di comando era sempre il Cominform. A conferma di questo, esiste un’ulteriore nota del Sifar –datata 19 gennaio 1950- nella quale si scopre che “i dirigenti comunisti stanno lavorando intensamente per riorganizzare le unità militari del partito, evidentemente in seguito a pressioni da parte del Kominform”. Che la Gladio Rossa fosse collegata al quartiere generale sovietico non era quindi un segreto.

      La notizia emerge a più riprese dagli appunti dei servizi d’intelligence. Per esempio, secondo un appunto del Sifar del 22 gennaio 1951 riguardo al viaggio di Luigi Longo e Pietro Secchia a Praga, veniva avanzato il sospetto che il reale motivo della loro “improvvisa partenza” doveva essere messo in relazione con l’urgente convocazione dell’Esecutivo centrale della Sezione militare del Cominform. Questo organismo si sarebbe riunito per fornire allo stato maggiore sovietico “notizie esatte sulla efficienza delle organizzazioni paramilitari e, in particolare, delle formazioni partigiane e delle squadre di sabotaggio”.

      Sempre stando alle notizie raccolte dal Sifar, al convegno avrebbero dovuto partecipare, oltre che i massimi esponenti delle reti clandestine dei vari partiti comunisti europei, anche ufficiali sei servizi strategici sovietici. Questa notizia venne confermata una settimana dopo –il 29 gennaio- da un secondo appunto segreto: “(…) si apprende che gli onorevoli Longo e Secchia avrebbero partecipato a Praga ad una riunione del Comitato militare centrale del Cominform, la quale sarebbe stata presieduta dal maresciallo Bulganin*. Nel corso di tale riunione –prosegue la nota- sarebbe stato esaminato il lavoro già svolto dalle organizzazioni paramilitari comuniste operanti in Occidente e formulato il programma dell’azione da svolgere nei prossimi mesi”. Ma c’è dell’altro.

      Per quanto riguarda l’Italia, “il Cominform avrebbe dato disposizioni di organizzare militarmente i migliori attivisti delle cellule aziendali della grossa e media industria, puntando principalmente, per il momento, sul sabotaggio della produzione bellica”. Secchia e Longo, in quella occasione, avrebbero ricevuto tutta una serie di disposizioni per “potenziare l’azione di sabotaggio nel campo dell’industria metallurgica e chimica, mettendo le cellule aziendali in grado di paralizzare l’attività della fabbrica in cui lavorano, in caso di insurrezione armata, senza peraltro danneggiare gli impianti”.

 

 

Gli obiettivi della quinta colonna

      Insomma, la rete clandestina comunista, se Mosca avesse impartito l’ordine, sarebbe stata in grado, fra l’altro, di mettere in crisi i punti nevralgici della produzione industriale. Questo delicato settore era, infatti, uno degli obiettivi della Quinta colonna.

      La grande svolta all’interno delle organizzazioni militari comuniste vi fu sul finire degli anni quaranta. Al termine della Seconda Guerra mondiale, Stalin non solo decise di lasciare in piedi le formazioni partigiane e le reti di resistenza, ma ritenne opportuno potenziarle, ordinando ai responsabili dei vari partiti comunisti europei di inquadrarle in mastodontici apparati paramilitari clandestini, manovrati –com’era ovvio- direttamente da Mosca. La Gladio Rossa nacque, quindi, nel biennio che va dal 1945 al 1946.

      “L’apparato paramilitare del Pci –si legge in un altro appunto del Sifar del 27 dicembre 1950- ha recentemente subito mutamenti di quadri e di organizzazione, in seguito a disposizioni del Cominform, tendenti a svincolarlo completamente dal partito”. Ma c’è dell’altro.

      In un dettagliato rapporto inedito senza data (risalente all’autunno del 1947 ed attribuito all’Ufficio I dello Stato Maggiore dell’Esercito, ufficialmente sciolto col nome di Sim il 31 dicembre 1945, ma in funzione fino al 1949)e dedicato ai rapporti tra il Partito comunista italiano e quello sovietico, affiorano parecchi dettagli inquietanti circa l’ingerenza su scala internazionale dell’Mgb nell’ambito delle attività politiche clandestine:

 

-     “Stalin, sia direttamente sia attraverso Malenkov, Berja e Bulganin, controlla il Politburo che è il centro propulsore della ideologia del partito nel quale si identifica, come si è detto, il vecchio Komintern. Il cervello del politburo è Gregory Malenkov che ne dirige il comitato Agit-Prop. Per quanto riguarda l’azione internazionale è a questo comitato che fanno capo le diverse sottocentrali”.

E qui viene citato il nostro Paese: “Per quanto riguarda l’Italia, la sottocentrale competente è quella di  Lubjana che è collegata lateralmente con le sottocentrali di Ginevra per la Francia e di Lisbona per la Penisola Iiberica. Le tre sottocentrali riunite costituiscono la Orizzontale Latina. Il capo della centrale di Lubjana è il dottor Boris Kidrich, noto come ispiratore e organizzatore delle troie. La centrale del Pci dipende direttamente dalla sottocentrale di Lubjana. Da Mosca a Roma l’organo Komintern si articola dunque schematicamente così:

 

a)      Presidenza del Pcr (partito comunista russo)

b)      Politburo

c)      Comitato Agit.Prop

d)      Sottocentrale di Lubjana

e)      Comitato esecutivo centrale del Pci (partito comunista italiano)

 

 

I principali portatori delle ideologie comuniste sono stati formati alla scuola di agitazione centrale che fin dal 1944 era diretta da Georgij Dimitroff presidente del Consiglio di Bulgaria. Tali sono in Italia: Palmiro Togliatti, Pietro Secchia, Luigi Longo, C. Li Causi, Ruggero Greco, Guido Miglioli”.

In sostanza – stando ad una delle prime ricostruzioni della Gladio comunista- il comitato centrale rivoluzionario del Partito (cioè il supremo organo di comando) era composto da: Luigi Longo, Pietro Secchia, Ruggero Greco, Arrigo Boldrini, “con funzioni direttive a carattere nazionale”.

Ma vediamo chi erano –nel dicembre del 1950- i dirigenti dell’ala militare, oltre Boldrini, il quale ricopriva contemporaneamente la carica di presidente dell’Anpi e comandante dei comitati rivoluzionari dell’Italia settentrionale. Nell’ordine, troviamo: Vincenzo Moscatelli (capo dell’organizzazione delle ex brigate partigiane piemontesi e responsabile dei quadri e delle brigate autonome), Ilio Barontini (controllo militare dell’Emilia e organizzazione dei Gap e di gruppi di sabotatori addestrati per l’azione nei centri abitati delle più importanti città), Giorgio Amendola (responsabile dell’organizzazione militare nell’Italia centro-meridionale).

 

 

 

I quadri militari

 

         Nel Lazio abbiamo invece Carlo Salinari, Rosario Bentivegna, Franco Calamandrei, Marisa Musu e Mario Fiorentin, i quali saranno riconfermati al comando delle formazioni paramilitari clandestine.

            Nel suo complesso, quindi, l’ossatura della Gladio comunista poggiava sull’Anpi, sulle brigate garibaldine, sui Gap (Gruppi Armati Rivoluzionari) e sulle Sap (Squadre Armate Partigiane, ex squadre d’azione patriottica). Non va dimenticato, però, che uno dei pilastri più importanti di tutto l’apparato clandestino era costituito dalla Fgci: la Federazione dei Giovani Comunisti Italiani.

            Secondo alcune stime del servizio segreto militare, circa il dieci per cento degli iscritti alla Fgci era inquadrato nelle formazioni militari palesi. Questo aspetto, in particolare, sembrava preoccupare i responsabili della sicurezza nazionale. Ciò è dimostrato dal fatto che la terza parte della monografia del Sifar che stiamo presentando era dedicata alle attività (soprattutto quelle occulte) svolte dall’organizzazione giovanile comunista. La Gladio Rossa,, secondo i dati che sono a disposizione, era almeno 250 volte più grande della rete Stay Behind, cioè della Gladio della Nato.

 

Di GIAN PAOLO PELIZZARO

 

(*)       Aleksandrovic Nikolaj Bulganin, già ministro delle Forze Armate sovietiche sotto Stalin e responsabile del KI e del Gru, guidò insieme al suo vice Georgij Zukov, sotto gli ordini di Krusciov, il complotto per neutralizzare Berija e il suo micidiale apparato di polizia politica segreta.

 

Ultimo aggiornamento: domenica 11 giugno 2006