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DUE TRAPPOLE PER “LA VOLPE”

 

COME FALLIRONO I TENTATIVI INGLESI DI CATTURARE ROMMEL

 

Un commando britannico si disperse sulla costa libica senza raggiungere l’obiettivo, un altro, lanciato sulle spiagge francesi si mosse troppo tardi.

 

 

         Tra i tanti personaggi che hanno calcato le scene della seconda guerra mondiale, in tutti gli scacchieri ove si sono svolti i vari eventi bellici, uno dei più famosi è certamente Erwin Rommel. La “Volpe del deserto”, come è meglio conosciuto tra i più, ha conquistato un posto di rilievo tra i grandi nomi di quel conflitto.

         Figlio di un professore, nasce a Heidenheim, nel Wurttemberg il 15 novembre 1891. Prende parte alle vicende del primo conflitto mondiale e già nel corso di quel confronto bellico rivela prepotentemente il genio della tattica che alberga in lui.

         Durante i combattimenti, una sua audace azione, ha permesso la conquista del monte Mattajur sul fronte italiano, operazione che ha dato l’avvio ai fatti di Caporetto. Alla fine della guerra torna a casa con il grado di capitano e con la più alta decorazione per meriti sul campo, la “Pour le mérite”, appuntata al petto. Dopo una breve parentesi nel dopoguerra,  durante la quale entra a far parte dell’organizzazione militare dei “Corpi Franchi”, rientra nell’esercito. Nel 1933, anno della presa del potere da parte di Hitler, si ritrova con il grado di maggiore e con una prospettiva di carriera militare che a lui, ufficiale non appartenente allo Stato Maggiore, non riserva alcun posto negli alti gradi dell’esercito. E’ forse proprio l’avvento del nazionalsocialismo a segnare la grande svolta della sua vita. Viene scelto quale comandante del battaglione personale del Fuhrer, ma più di tutto gli giova l’amicizia con Goebbels, il potente ministro della propaganda. Successivamente, il 15 marzo 1939, viene promosso generale, grado al quale forse mai avrebbe potuto aspirare a causa della rigida prassi, nella valutazione dei titoli, in uso nell’esercito tedesco.

         Nel 1940, l’invasione della Francia lo vede al comando della 7° Divisione Corazzata, anche conosciuta come “Divisione fantasma”. E’ sul suolo francese che incomincia a farsi prepotentemente conoscere, anche grazie all’abile regia orchestrata dal ministro della propaganda suo amico, la figura di questo generale venuto dal nulla in quanto non appartenente alla casta degli junker prussiani. Ma è con il trasferimento in Africa, il 15 febbraio del 1941, quale comandante dell’Afrika Corps, che nasce il mito della “Volpe”. Le dune libiche, pirenaiche, egiziane e tunisine, vedono germogliare la leggenda di Rimmel, un uomo che diventa un sogno per i suoi soldati ed in incubo per i nemici. Esercita per tutta la campagna un’azione di comando improntata alla massima mobilità e caratterizzata da una costante presenza tra le sue truppe e sempre in prima linea.

         Eppure su quest’uomo, la cui vita sembra essere marcata dal carisma dell’eccezionalità, c’è un’ombra. Dopo la presa di Tobruk, che avviene nell’estate del 1942, non vorrà sentire ragioni, e sfidando tutto e tutti, convincerà il Fuhrer a procrastinare l’assalto a Malta, lanciandosi con i suoi carri armati attraverso l’Egitto. Il superamento del confine egiziano sarà fatto già vedendo, come in un miraggio, attuata la conquista di Alessandria e del canale di Suez. In ottobre gli italo-tedeschi si troveranno a centinaia di chilometri dalle basi di partenza, con una situazione dei rifornimenti a dir poco tragica. Con l’acqua, i viveri e le munizioni razionate all’osso le truppe dell’Asse si prepareranno ad affrontare la prova più difficile della guerra nel deserto con pochi ed esausti mezzi terrestri ed aerei. Il 23 ottobre, ad El Alamein tedeschi ed italiani si troveranno di fronte a un nemico fresco ed agguerrito, riccamente equipaggiato ed abbondantemente rimpinguato di rinforzi in uomini e mezzi che ha ricevuto nel corso dell’intera estate attraverso il canale. Nel momento cruciale di El Alamein la “volpe”, proprio quando i suoi soldati avrebbero maggior bisogno di lui, non ci sarà. Infatti in quel periodo lascia temporaneamente l’Africa per recarsi in Germania a curarsi disturbi nervosi. Ritornerà sul fronte del Nord Africa solo quando, morto il Gen. Summe, per un colpo apoplettico, sarà strappato bruscamente dalla sua convalescenza e ributtato nella fornace africana.

         Se il canale fosse stato raggiunto il merito sarebbe stato del genio tedesco. La sconfitta di El Alamein, invece, sarà consegnata alla storia come un fatto tutto italiano. A proposito di quanto detto il generale Eisenhover scriverà: Rommel fuggì prima della sconfitta finale perché prevedeva l’inevitabile e teneva a salvare la pelle” (cfr. La seconda Guerra Mondiale A. Petacco vol. 8 pag. 306).

         Il giudizio del generale Eisenhover, durissimo nella sostanza e forse ingiusto, fa comunque nascere degli interrogativi piuttosto imbarazzanti sulla figura del comandante tedesco.

         Eppure, la storia leggendaria del generale imbattibile e sempre in prima linea, a bordo della sua cingoletta o del suo Fieseler FI 156 (1), capace, con i suoi stratagemmi, le sue furbizie tattiche e la sua condotta delle operazioni improntata al più puro arditismo, di risolvere ogni difficile situazione militare è sempre intatta e mai scalfita. Malgrado sia chiaro che se per un tenente colonnello è sufficiente essere un buon tattico, per un generale è necessario avere sempre una visione strategica degli avvenimenti, non limitata ai pochi fatti bellici contingenti, che gli consenta di evitare di impantanarsi in un mare di sabbia a centinaia di chilometri dalle proprie strutture logistiche.

         A creare e ad alimentare la leggenda della volpe del deserto sono praticamente un po’ tutti i belligeranti sul fronte africano. Principalmente lavorano i tedeschi a far nascere e tenere viva questa figura di eroe delle sabbie infuocate ed è facile capirne il motivo. Anche perché è questo il lavoro della Propaganda Staffel. Gli italiani contribuiscono all’iconografia del generale tedesco perché è comunque un alleato, il quale, stando ai fatti che si vedono, combatte bene e vince. La cosa più interessante è che i maggiori agiografi di Rimmel sono proprio gli inglesi. Questi ultimi, stranamente, ma non tanto stranamente, sono i migliori propagandisti del loro nemico. Infatti fare onore al nemico che vince significa trovare una valida motivazione alle proprie sconfitte. Quando poi il nemico perderà lo si continuerà a glorificare in quanto più in gamba è l’avversario tanto più è bravo colui che lo ha sconfitto. E’ questa una tecnica nel quale gli inglesi sono maestri.

         Gli inglesi, al fine di eliminare definitivamente il mito al quale hanno contribuito apriranno per due volte la “caccia alla volpe” tentando, in due occasioni, di prendere prigioniero o eliminare quello che più che un uomo è ormai diventato un personaggio da favola.

         Al colonnello Edward Laycock, uno dei maghi delle “azioni speciali” dell’esercito inglese, verrà affidato il compito di esperire il primo tentativo. Laycock è un personaggio, seppur meno noto, almeno pari, per intelligenza ed arditezza, alla sua preda. Nel 1941, a soli 34 anni, è stato nominato colonnello comandante di un battaglione di commandos, denominato “Layforce”. Con tali uomini realizzerà azioni brillanti quali le operazioni di retroguardia effettuate in un’isola di Creta ormai conquistata dalle truppe aviotrasportate tedesche.

         Gli informatori danno Rimmel a Sidi Rafaa e, al fine di catturarlo o di ucciderlo, nella notte tra il 17 ed il 18 ottobre 1941 i sommergibili inglesi Torbey e Talisman fanno prendere terra su una spiaggia libica ad un commando composto da 53 militari e 6 ufficiali. Il colonnello Laycock, sbarcato con gli altri, resterà in prossimità del punto di reimbarco, mentre la direzione effettiva del commando viene presa dal tenente colonnello Keyes che morirà di lì a poco. Il colpo di mano, come d’altronde previsto dallo stesso Laycock, sarà un fallimento. Gli inglesi non riusciranno a reimbarcarsi sui sommergibili e disperdendosi tenteranno di raggiungere le proprie linee a piedi. Dei 59 uomini componenti la squadra di sabotatori solo due rientreranno alle linee inglesi dopo 41 giorni di inenarrabili avventure e sofferenze. Questi saranno il sergente Terry e lo stesso Laycock il quale nel 1942 sarà promosso generale comandante di tutte le “Forze Speciali”.

         La seconda iniziativa, per prendere nel sacco Rimmel, sarà messa in atto nell’estate del 1944. In quest’anno il generale tedesco, nominato Ispettore alle Difese, si sta occupando del Vallo Atlantico. Il 14 luglio il maggiore William Fraser dei Gordon Highlanders, precedentemente paracadutato in Francia, con compiti informativi e di sabotaggio, dà conferma di una notizia già trasmessa a Londra, il precedente 26 maggio, da un altro agente inglese e cioè che Rimmel si trova al castello del marchese De La Rochefoucald. Il maggiore Fraser tenterà inutilmente di farsi spedire tre fucili da tiratore scelto ed ottenere il beneplacito del comando per eseguire di persona l’attentato al maresciallo, comunicando che, oramai, considera l’alto ufficiale tedesco come una sua preda privata. Sarà parimenti inutile la notizia trasmessa dal maggiore inglese di aver contattato il proprietario dei terreni nei quali si trova il Quartier Generale di Rimmel. Il generale di brigata R. W. Mc Leod gli vieterà a mezzo radio di eseguire l’attentato, al quale è già stato deputato un reparto del S.A.S. (2). La saggia scelta di ordinare a Fraser di non eseguire l’attacco è dettata dalla constatazione che, trovandosi troppo lontano dal castello, dove è ospitata la “Volpe”, facilmente sarebbe intercettato, anche a causa dei fucili di precisione che dovrebbe portare con sé. Inoltre, se venisse catturato verrebbe anche a mancare a quello che è il compito primario per il quale è stato paracadutato in Francia.

         Il Quartiere Generale del S.A.S. si muoverà con velocità e tempismo. Dall’esame delle fotografie dell’area scattate dai ricognitori, a conferma delle notizie ricevute, si scoprirà che l’intera zona e protetta da truppe e reticolati. Il 20 luglio viene emanata la “Direttiva Operativa nr. 32”, la quale testualmente recita: “Scopo: uccidere o rapire e portare in Inghilterra feldmaresciallo Rimmel o qualsiasi alto ufficiale del suo staff”. Una squadra del S.A.S. composta da cinque uomini, guidati da Rayon Lee, viene lanciata, nella notte del 25 luglio, in prossimità di Chartres. I guastatori del S.A.S., una volta giunti a terra, non riusciranno mai ad intercettare la loro preda e si dedicheranno, quale ripiego, ad azioni di sabotaggio dietro le linee. La mancata riuscita della missione decisa con la “Direttiva Operativa nr. 32”, non sarà un grave danno per gli inglesi. Nella seconda decade di luglio 1944 la “Volpe” si è già messa in trappola da sola. Infatti, accusato di essere uno dei congiurati che hanno organizzato l’attentato a Hitler del 20 luglio 1944, anche se a quella data si trova in ospedale già da tre giorni, in quanto vittima di un attacco aereo alla sua macchina, in considerazione dei suoi meriti gli sarà offerto di scegliere tra il suicidio o un pubblico processo. Si ucciderà in auto con una pastiglia di cianuro il 14 ottobre 1944. La sua morte sarà propagandata come causata da eventi bellici e gli saranno tributati solenni funerali si Stato.

 

Di DANIELE LEMBO

 

 

NOTE:

 

(1) Il FIESELER FI156 è un aereo biposto, monorotore, ad ala alta,  da ricognizione e collegamento. Per quelli che sono meno addentro alle cose militari basterà sapere che si tratta dello stesso velivolo utilizzato per la liberazione di Mussolini sul Gran Sasso.

(2) S.A.S. Special Air Service. Si tratta di una unità speciale creata nel 1940 in Inghilterra dal capitano David Sterling del reggimento Scots Guard. Operò inizialmente in Africa, attuando incursioni e sabotaggi contro i campi di aviazione dell’Asse. Creato quale unità di paracadutisti guastatori, finì a combattere una guerra nel deserto fatta di colpi di mano, utilizzando camionette armate in maniera molto estemporanea. Nel corso della lotta nel deserto si unì ad un’altra unità di “guerriglieri”: il Long Range Desert Group. Dopo la fine della II° guerra mondiale è intervenuto nell’insurrezione in Malesia, nel Borneo e ad Aden. Nel corso della guerra delle FalKland il reparto ha effettuato l’attacco all’aeroporto di Pebble Island. Il S.A.S. ha al momento compiti di ricognizione, sabotaggio, controinsurrezione e soprattutto controguerriglia. E’ stato inoltre impiegato contro i guerriglieri dell’IRA. Attualmente il S.A.S. si articola su tre reggimenti (il 21° Rgt – 22° Rgt – 23° Rgt), ognuno di 600 uomini e due compagnie trasmissioni. Tutti gli appartenenti al S.A.S. sono elementi sceltissimi e particolarmente addestrati; la selezione per accedere al corso di 14 settimane per diventare un effettivo del reparto, prevede dieci giorni di prove che si sostanziano in esercizi fisici, lettura delle carte ed orientamento e terminano con una marcia di 64 km da effettuarsi in 20 ore con fucile e zaino affardellato da 25 kg. Il periodo di istruzione fa di ogni uomo del S.A.S. uno specializzato in uno specifico settore di impiego (trasmissioni, artificiere, navigazione su imbarcazioni) capace però di svolgere qualunque tipo di missione tipico delle altre specialità. Il S.A.S. viene impiegato di conserva con un reparto anfibio dei Royal Marines denominato S.B.S. Special Boat Squadron.

 

Ultimo aggiornamento: sabato 12 marzo 2005