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Articolo
STORIA |
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Eroi e traditori
Di Rodolfo Spada
Tra la
primavera e l’autunno del 1942 si decisero le sorti della seconda guerra
mondiale in Africa Settentrionale e nel Mediterraneo. Stupisce la
mancanza di uno studio spregiudicato e spietato di quel periodo glorioso
e tragico della storia italiana; amareggia il perdurare di tanta
ipocrisia nell’ignorare la verità e nel nascondere dietro elucubrazioni
da saltimbanchi e guitti di terz’ordine, i clamorosi errori degli alti
comandi italiani, i mezzucci, le gelosie e le invidie nei confronti di
Rommel, atteggiamenti tali da vanificare le grandi vittorie nel deserto
ad Ain el
Il 21 giugno 1942, dopo aver frantumato lo schieramento britannico di Ail el Gazala (tra il 26 maggio e il 16 giugno), le forze italo-tedesche conquistarono la piazzaforte di Tobruck: 33.000 prigionieri e un enorme bottino tra cui automezzi, carburanti, equipaggiamenti. I resti dell’8° Armata britannica erano in rotta precipitosa verso est, in direzione del campo fortificato di Marsa Matruh, inseguiti da italiani e tedeschi. Il campo trincerato venne travolto il 28 giugno. Le forze italo-tedesche dopo oltre un mese di durissima battaglia (contro un nemico superiore in mezzi e uomini), erano padrone del campo, dominavano l’iniziativa, ma erano ridotte a causa delle perdite subite, del logoramento dei mezzi e necessitavano di rinforzi urgentissimi: carri armati, artiglierie, aerei, munizioni, uomini, equipaggiamenti, acqua. Ma i rinforzi, i rifornimenti non giunsero al momento opportuno. Ed è in questo che consiste l’errore tragico dell’alto comando italiano. In questo si deve ricercare il limite dottrinario dei massimi conduttori delle operazioni belliche italiane, quelli che avevano il compito di assicurare il flusso di tutto ciò che era indispensabile per condurre le operazioni al fronte. Quanto accadde alla fine di giugno al 23 ottobre 1942 (inizio della battaglia di El Alamein) fu la diretta, esclusiva, terribile conseguenza della cecità del Comando Supremo su cui cade la responsabilità storica della sconfitta in Africa e della disfatta. La non tempestiva disponibilità di riserve fresche da lanciare in azione per non dare tregua all’avversario, impedendogli di riorganizzarsi, costituì la causa primaria dell’arenarsi dell’offensiva a El Alamein. La spinta poderosa, irresistibile, si era esaurita. Per rendersi conto della portata della vittoria italo-tedesca e delle conseguenze del mancato invio tempestivo di rinforzi – insistentemente richiesti e con forte anticipo da Rommel, ancora prima di sferrare l’offensiva il 26 maggio (e questo è un aspetto fondamentale che purtroppo ebbe un analogo precedente nel 1940), basti qui citare un brano di un documento ufficiale americano; si tratta di un “apprezzamento” della situazione nello scacchiere libico-egiziano stilato dal Dipartimento di Stato in data 23 giugno 1942, due giorni dopo la conquista di Tobruck da parte di italiani e tedeschi. Nel documento, a proposito della consistenza dei mezzi britannici, si legge: “In Egitto, Siria, Palestina, vi sono 958 apparecchi dei quali solo 500 servibili; - a Malta 225 di cui 141 servibili. Carri armati britannici: - al fronte 100 - nel Delta (americani) 78. Al 27 maggio i Britannici avevano nel Medio Oriente 1564 carri che oggi debbono essere rimpiazzati al 100%. - Artiglierie perdute 50% - Morale dell’8° Armata è bassissimo, la truppa ha perduto fiducia nei capi. Così pure è basso il morale della RAF. La marina britannica è impotente”. Nel documento si legge anche una frase estremamente significativa: “L’interruzione dei rifornimenti dell’Asse deve potersi raggiungere altrimenti il Medio Oriente sarà alla completa mercé di Rommel”. Nello stesso giorno, 23 giugno 1942, il Maresciallo Cavallero, Capo di stato maggiore generale, telegrafava da Roma al Generale Bastico, Comandante superiore in Libia, informandolo che “secondo informazioni pervenute da fonte attendibile, collasso forze inglesi è molto superiore a quanto potevasi attendere (…)”. Si è fatto cenno a dei precedenti a dir poco clamorosi; oltre quelli del 1940 (l’alto comando italiano rifiutò l’intervento in Nord Africa di due divisioni tedesche per chiudere la questione)vi fu quello del 1941. Un burrascoso colloquio tra i generali Bastico e Rommel, l’8 dicembre, in una uadi della baia di Ain el Gazala. Rommel ricordò che nel maggio precedente “gli italiani non hanno permesso che venissero in Africa altre due divisioni tedesche”, sottolineando inoltre: “Il nemico ha la possibilità di rinforzarsi mentre noi non possiamo ricevere nulla”. Il generale tedesco, Comandante di tutte le truppe operative, denunciava nuovamente l’inefficienza, l’inadeguatezza dei rifornimenti e – in modo particolare – la mancata percezione dell’importanza strategica della conquista dell’Egitto e della distruzione delle forze dell’impero britannico. Il controllo italiano e tedesco della zona nevralgica del Canale di Suez avrebbe consentito di ottenere dei risultati di enorme importanza: la neutralizzazione della squadra navale inglese di Alessandria, il controllo del mediterraneo orientale e centrale, l’ulteriore indebolimento di malta (nel giugno 1942 sull’orlo della resa) e – infine – delle profonde ripercussioni politiche in tutto il Medio Oriente, in Turchia, e soprattutto a Londra e a Washington.
Nella valutazione delle operazioni militari condotte nel Nord Africa si è perduto di vista un aspetto essenziale. Per due volte le truppe italo-tedesche al comando di Rommel sconfissero duramente le forze dell’impero britannico senza poter sfruttare a pieno il risultato tattico, senza poter trasformare quello straordinario successo in risultato strategico. Questo accadde la prima volta nel novembre del 1941 e la seconda nel giugno del 1942. A dimostrazione del collasso britannico nel giugno 1942e conseguentemente della vittoria formidabile degli italiani e dei tedeschi, basti qui riportare una frase dell’apprezzamento della situazione del Dipartimento di Stato americano: “Per tenere il Medio Oriente i Britannici vanno riforniti immediatamente in ordine di importanza di una considerevole quantità di bombardieri, carri armati, artiglieria; un corpo d’armata corazzato, consistente di due divisioni corazzate e una di fanteria, con un battaglione anticarro come truppa di corpo d’armata, sia inviato in Medio Oriente il più rapidamente possibile”. Queste informazioni erano disponibili a Roma, ma non si ritenne di intervenire immediatamente per anticipare le mosse del nemico. Né si ritenne di mobilitare ogni uomo, nave, aereo, apparato logistico per bruciare sul tempo l’avversario e fornire a Rommel e ai suoi splendidi soldati italiani e tedeschi il supporto essenziale per alimentare la battaglia e l’inseguimento sino al Delta e anche oltre. Al contrario i britannici, proprio nel momento in cui il crollo delle loro posizioni strategiche nel Mediterraneo e in Medio oriente era (e non sembrava) imminente, lanciarono due imponenti operazioni aeronavali per rifornire Malta e quindi alimentare la capacità di interdire il traffico marittimo italiano verso la Quarta Sponda. Mezzo giugno e mezzo agosto furono battaglie aeronavali estremamente penose per i britannici. Le perdite di navi mercantili e da guerra furono pesantissime, ma anche in quelle occasioni, mentre l’Aeronautica italiana e i mezzi sottili e subacquei della Marina (MAS e sommergibili) ottennero risultati eccezionali (non di meno ne conseguirono gli U-Boote e i velivoli della Luftwaffe), le grandi unità di superficie o latitarono oppure si dimostrarono scarsamente aggressive a causa dell’eccessiva prudenza di certi ammiragli. Il 14 giugno 1992° Pantelleria è stato inaugurato un monumento a memoria delle battaglie aeronavali, Erano presenti, con le massime autorità militari italiane, i rappresentanti militari inglesi (RAF e Royal Navy) e tedeschi. Sono state lanciate corone di fiori in mare in onore dei Caduti, sono state sparate salve da un plotone di uomini del Battaglione “San Marco” a bordo di una nave da guerra in navigazione al largo dell’isola con la sua scorta. Era presente tra i molti reduci, la Medaglia d’Oro al valore Militare Martino Aichner che nel giugno ’42 alla prima missione di guerra (allora era sottotenente pilota) con il suo S. 79 affondò il cacciatorpediniere britannico “Bedouin”, danneggiato dal fuoco degli incrociatori della VII Divisione, “Raimondo Montecuccoli” e “Eugenio di Savoia”. La memoria è stata praticamente ignorata dalla stampa e in particolare dalle autorità dello Stato e da quelle politiche. Non c’è da stupirsi. Tutto rientra nella logica perversa che domina lugubremente da quasi cinquant’anni. Tornando al deserto, è necessario ripetere che nei rapporti tra gli alti comandi italiano e tedesco dominava una sottile diffidenza, soprattutto da parte italiana si acuiva una crescente insofferenza per la genialità di Rommel, la fulmineità delle sue decisioni, la capacità del suo Stato Maggiore di adeguarsi rapidamente alle esigenze tattiche. L’insistenza di Rommel nel chiedere rinforzi e rifornimenti dipendeva anche dalla disponibilità di informazioni tempestive, si potrebbe dire in tempo reale. Ciò era dovuto al lavoro di un gruppo tattico di intercettazione delle comunicazioni britanniche, un gruppo operante in prima linea. La decisione di far affluire rinforzi venne presa solo il 7 luglio 1942. Affluirono 14 gruppi di artiglieria, la divisione “Bologna” e successivamente – a scaglioni – la Folgore” e la “Pistoia”. Da parte tedesca la 164° divisione di fanteria, una brigata di paracadutisti, varie decine di pezzi da 88 millimetri e un notevole numero di carri. Ma si erano perdute fatalmente dalle cinque alle sette settimane. Nel frattempo i britannici ripristinarono alla meglio il loro schieramento, disposero profondi campi minati, ricevettero alcune centinaia di bombardieri. Errore fatale degli alti comandi tedesco e italiano, ma soprattutto degli italiani che avrebbero dovuto esercitare tutte le pressioni possibili e impossibili per sfruttare l’occasione proprio sulla base delle informazioni pervenute a Cavallero e da questi trasmesso a Bastico il 23 giugno 1942 (quindi 24 giorni prima della decisione – tardiva – di inviare rinforzi in Africa Settentrionale). E’ perfettamente inutile osservarlo, ma quali potevano essere i risultati dell’offensiva italo-tedesca se i rinforzi fossero stati disponibili – operativamente – un mese prima, cioè dalla fine di giugno, considerando che Marsa Matruh venne conquistata il 28 giugno 1942? Le cifre vengono ancora a sostegno della tesi dell’irresponsabilità dell’alto comando italiano: “Le autorità responsabili dei rifornimenti disconoscendo in modo incredibile la situazione, ci avevano mandato in Africa durante il mese di giugno 3.000 tonnellate di materiali; il nostro fabbisogno effettivo era di 60.000, cifra che tuttavia non venne mai raggiunta”. Così scrisse il Feldmaresciallo Erwin Rommel. Nel mese di agosto del 1942 si perdettero ben duecentomila tonnellate di naviglio mercantile. E questo nel periodo in cui i britannici stavano tentando (e con successo) di bloccare gli attacchi italo-tedeschi nella zona di El Alamein, attacchi sempre meno efficaci a causa della carenza di armi, munizioni, carburanti, automezzi.
Si afferma che il sistema
Ultra riusciva a decrittare i messaggi italiani e tedeschi e a guidare
sulle nostre navi da trasporto e sulle scorte, sempre esigue, gli aerei
e i sommergibili britannici e in tal modo a tagliare i rifornimenti
dell’armata di Rommel, realizzando così la premessa strategica ritenuta
indispensabile dagli americani, terrorizzati dall’andamento delle
operazioni
Sarebbe stato necessario convogliare i mercantili e proteggerli fortemente. Quando, raramente, ciò accadde, le perdite furono zero. Perché non si scelse quella soluzione nel maggio, giugno, luglio e agosto del ’42, quando gli italo-tedeschi distrussero un esercito britannico superiore in numero e mezzi? Poco più di un anno dopo, il 9 settembre 1943, la squadra navale italiana si arrese senza combattere, mentre gli alleati, sbarcati a Salerno, erano in grave crisi. Il comando alleato fu sul punto di ordinare il reimbarco in considerazione della violentissima reazione germanica. Ebbene, la flotta italiana – per scelta e volontà dei suoi massimi capi (e non certo degli uomini imbarcati) – venne consegnata intatta al nemico. “Una magnifica preda” commentò soddisfatto e sarcastico Winston Churchill. Tre corazzate, sei incrociatori, otto cacciatorpediniere e quattro torpediniere. Anzi, due corazzate, perché la “Roma” venne affondata da velivoli tedeschi ad ovest delle Bocche di Bonifacio. “Una resa ignominiosa”, “siamo stati indegnamente traditi”, scrisse la Medaglia d’Oro al Valor Militare (decorazione conquistata al comando del sommergibile “Tazzoli” in Atlantico) Carlo Fecia di Cossato nella lettera scritta alla madre prima di togliersi la vita. A cinquant’anni da quegli avvenimenti, dalla conquista di Tobruck, di Marsa Matruh, dall’invasione dell’Egitto, potrà apparire inutile ricordare. Tuttavia di fronte all’Italia di oggi, allo squallore delle tangenti, degli intrallazzi, degli intrighi, della corruzione, degli sperperi, dell’arroganza di chi dopo aver razziato pretende di dare lezioni di stile, di correttezza, di moralità, ci si deve chiedere se gli uomini delle Divisioni che si batterono nel Nord Africa, di quanti affrontarono i terribili rischi in mare e nei cieli non meritino un’altissima considerazione, soprattutto perché essi espressero un coraggio, una dignità, una coerenza morale di ben altro stampo!
Ci si chiede, inoltre, se coloro che si opposero al tradimento, alla viltà, alla resa “ignominiosa” in nome dell’Onore, non debbano essere rivalutati! Le numerose pubblicazioni dedicate alla guerra nel Nord Africa e nel Mediterraneo insistono sino all’esasperazione sull’inadeguatezza dell’organizzazione bellica italiana, sull’impreparazione, sulla superiorità dei materiali inglesi. Vi è da chiedersi perché mai nel settembre 1940, nel maggio 1941 e nella primavera del 1942 i massimi responsabili italiani, politici e militari non ebbero il buon senso e l’umiltà, di prendere i provvedimenti adeguati, accettando le proposte germaniche relative “alla soluzione del problema Mediterraneo”, e perché non intervennero duramente nel settore industriale e logistico, considerando che sussistevano tutte le premesse per ottenere risultati idonei alla bisogna. Ci si deve chiedere altresì, in sede di critica storica, quali siano state le ragioni (se non quelle derivanti da rivalità profonde e astiose, tra gli alti comandi delle tre forze armate) che impedirono una condotta della guerra più aggressiva, determinata, tenace, soprattutto nel settore aeronavale. Nella riunione del Comando Supremo a Roma, il 28 maggio 1942 (ore 12,30)il generale tedesco Wenninger disse: “Si dovrebbero trasportare 600 tonnellate di benzina da Tripoli a Bendasi al più presto”. Ammiraglio Sansonetti: “Esamineremo il problema”. Ten, Col. Hodzen: „Avremmo 1200 uomini da portare a Bengasi“. Ammiraglio Sansonetti: “Ma è proprio necessario?” Sulla questione della protezione aerea notturna del traffico marittimo (riunione del Comando Supremo, 7 giugno 1942, ore 13,30): Generale Wenninger: “Siccome avete della caccia notturna, la potreste impiegare”. Generale Santoro: “E’ per la difesa delle città e non è addestrata per volare sul mare”.
Infine (ma si potrebbe aggiungere molto…) da parte italiana si facevano salpare mercantili con carichi di estrema importanza (soprattutto carburanti) scortati da una o due torpediniere e quasi sempre senza copertura aerea, o con una copertura limitata a poche ore rispetto alle 26-30 ore di traversata (tempo minimo). Gli inglesi, al contrario, mobilitavano l’intera squadra navale, l’intera Royal Navy. L’operazione Pedestal (agosto ’42) rappresentò un drammatico tentativo di rifornire Malta in agonia. “E’ in palio la sorte dell’isola”, dichiarò l’Ammiragliato. Per scortare 14 mercantili, la Royal Navy concentrò 4 portaerei, 2 corazzate, 7 incrociatori e 30 cacciatorpediniere. Le perdite furono pesantissime: 1 portaerei affondata e 2 seriamente danneggiate., 1 corazzata fortemente danneggiata, 2 incrociatori affondati e 2 silurati, numerosi cacciatorpediniere affondati e danneggiati, 9 piroscafi (tra cui 2 petroliere) affondati. Tuttavia quattro navi da carico, anche se alcune alcune sul punto di colare a picco, raggiunsero Malta dandole ossigeno, mentre l’armata italo-tedesca in Africa riceveva rifornimenti col contagocce e vedeva sfumare la grande occasione conquistata con il proprio sangue. E non in senso figurato. Le 21 navi consegnate agli inglesi il 9 settembre 1943 avrebbero reso un servizio più onorevole andando al fuoco nel giugno, luglio, agosto 1942 per scortare i mercantili e le petroliere con i rifornimenti destinati a Rommel, rifornimenti, invece, per la quasi totalità colati a picco da pochi aerei e sommergibili inglesi.
Nelle foto: - il Feld-mareschiallo Erwin Rommel
- il Maresciallo d'Italia
Ugo Cavallaro
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Ultimo aggiornamento: domenica 12 marzo 2006