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Karl Roos, martire dell’Alsazia-Lorena
(Surburg/Surbourg, 7/9/1878 – Champigneulles, Nancy 7/2/1940) di F. R.
Il 7 febbraio del 1940 Karl
Roos cadeva per l’Alsazia-Lorena sotto i colpi d’un plotone d’esecuzione
francese nel poligono militare di Champigneulles, nei pressi di Nancy.
Con lui scompariva un precursore e un martire della resistenza
alsaziano-lorenese contro la dominazione straniera francese. Venne
condannato a morte per alto tradimento, benché durante il processo non
fosse stata prodotta la benché minima prova a suo carico. Il
L’Alsazia-Lorena
La bandiera nazionale alsaziana, Rot un Wiss 1 (Rosso e Bianco, in alsaziano)
Il termine francese Alsace-Lorraine è la traduzione del tedesco Elsass-Lothringen e si riferisce ai territori ceduti dalla Francia, col Trattato di Francoforte del 10 maggio 1871, e riuniti all’Impero Tedesco con la legge del 9 giugno 18712. Lo status di questa provincia era particolare: non era uno Stato dell’Impero uguale agli altri, ma era governata direttamente dal Kaiser. 3 Le leggi che la riguardavano dovevano essere ratificate dal Consiglio federale. Nel dicembre del 1871 l’Alsazia- Lorena contava 1.549.738 abitanti su una superficie di 14.511 km². Attualmente questo territorio copre gli odierni dipartimenti dell’Alsazia: l’Haut-Rhin e il Bas-Rhin, più quello della Moselle. Nel II Reich la ristrutturazione dei confini dipartimentali in seguito all’annessione dell’Alsazia-Lorena condusse alla sua divisione in tre distretti (Bezirke): Haute- Alsace, con capoluogo Colmar, corrispondente all’attuale Haut-Rhin, la Basse-Alsace, con capoluogo Strasbourg, l’odierno Bas-Rhin, e la Lorraine, capoluogo Metz, l’attuale Moselle. Alla guida di ciascun distretto fu posto un presidente (Bezirkspräsident), l’equivalente di un prefetto francese, e con la legge del 4 luglio 1879 tutta l’Alsazia-Lorena viene governata ed amministrata da uno Statthalter nominato direttamente dal Kaiser, che risiede a Straßburg, ed invia 15 deputati al Reichstag. In ciascuno dei distretti viene eletto un Bezikstag, una sorta di consiglio provinciale. Nel 1874 viene creato il Landesausschuß, una sorta di parlamento regionale e il 27 maggio del 1911 il Reichstag vota una nuova costituzione che accorda una maggiore autonomia al territorio dell’Elsass-Lothringen, in un percorso di progressiva normalizzazione del suo status all’interno del Reich. La volontà della Francia di recuperare queste terre, dopo il 1871, sarà una delle cause prime dello scoppio della I Guerra mondiale.4 Ma anche fra i nazionalisti francesi appaiono delle considerazioni che tradiscono la verità. Il pensatore e storico delle religioni francese Ernest J. Renan (1823-1892), il 27 ottobre 1870, scriveva allo storico Numa D. Fustel de Coulanges (1830-1889): “Si può affermare che l’Alsazia è tedesca per la razza e la lingua; ma è francese per la nazionalità ed il sentimento di patria. E sapete chi l’ha resa francese? Non è stato Luigi XIV, bensì la nostra rivoluzione del 1789. Dopo quel momento l’Alsazia ha seguito la nostra sorte; ha vissuto la nostra vita”.
La situazione della lingua
francese, in quel periodo, è paradossale: ufficialmente combattuta (ma
non proibita) rimane la lingua chic da insegnare ai figli della buona
borghesia. Nel 1908 un deputato al Landesausschuß parla delle famiglie
tedesche di Audun-le-Tiche che mandano i propri figli nelle vicine
scuole lussemburghesi ad imparare il francese. Purtroppo, all’epoca,
conoscere il francese veniva ritenuto indispensabile non per motivi
culturali bensì per “far bella figura in società”, una sorta di grave
snobismo che porterà i bambini, in molte famiglie alsaziane, a parlare
tedesco col padre e francese con la madre, con tutti i pericoli che ciò
comporta, come denuncerà il camerata Robert Ernst, Oberstadtkommissar di
Straßburg dal 1940 al 1944, che aveva ricevuto proprio un’educazione del
genere. E’ anche doveroso dire che, fino alla I guerra mondiale, il
tedesco era la prima lingua straniera studiata nelle scuole francesi.
Tutto ciò finirà allo scoppio della Grande Guerra. Alsaziani che
vivevano nelle zone interne della Francia si videro arrestare senza
motivo e trascinare nei campi di concentramento, fra gli sputi della
popolazione di lingua francese. Nei villaggi alsaziani raggiunti
dall’esercito francese gli uomini venivano arrestati senza motivo. In
queste vere e proprie razzie caddero anche vecchi combattenti
dell’esercito francese decorati nella guerra del 1870. In totale saranno
oltre 15.000 gli alsaziano-lorenesi –uomini, donne e bambini internati
nei campi di concentramento francesi per la durata della guerra. Fra
questi anche una vittima illustre (per la democrazia): il dottor Albert
Schweitzer, futuro premio Nobel per la pace. Stessa accusa, anche per
lui: era alsaziano. Da parte tedesca venne, ma solo allora, il divieto
formale di parlare francese, pena gravi ammende, e nell’esercito si
preferì utilizzare i reparti reclutati in Alsazia-Lorena lontano dalla
terra d’origine, in particolare sul fronte russo. Ciò che accadde al
termine della I Guerra mondiale con la riconquista dell’Alsazia-Lorena
da parte della Francia, può essere riassunto nelle parole seguenti,
dette da un francese dell’interno ad un alsaziano di sentimento
filo-francesi: “Fino ad ora siete stati mal governati e ben
amministrati, da ora in avanti aspettatevi di essere mal governati e
peggio amministrati”. La realtà fu, se possibile, anche peggiore della
previsione contenuta nelle parole dell’anonimo francese. L’immagine
della Francia si degradò pesantemente anche fra gli stessi alsaziani
francofili. Uno dei primi provvedimenti (ordinanza ministeriale del 14
dicembre 1918) fu quello di dividere la popolazione in quattro categorie
a seconda dell’origine: i francesi “doc” ricevettero un documento -
carta d’identità A - contrassegnato dal tricolore francese; quelli con
uno dei genitori non francesi e non alsaziano-lorenesi, furono bollati
con la carta B; gli alsaziano-lorenesi coi genitori provenienti da un
paese alleato alla Francia o neutrale ebbero la carta C ed infine i
tedeschi, gli austriaci, gli ungheresi e tutti coloro che provenivano da
uno degli Stati degli Imperi Centrali, compresi i figli, anche se nati
in Alsazia, ricevettero il documento D che li rendeva automaticamente
passibili di espulsione, oltre che soggetti alle “normali” vessazioni
quotidiane. Qualcuno ebbe l'idea di mettere un carta B nella mano della
statua dedicata a Strasburgo a Jean-Baptiste Kléber, il grande
Maresciallo di Napoleone, ucciso al Cairo nel 1800 a soli 47 anni, dopo
le vittorie della Campagna delle Piramidi. Essendo nato a Strasburgo da
genitori alsaziani, difatti, non avrebbe meritato di più. Gli alsaziani
si trovarono ancora una volta nelle mani dei francesi, come già era
accaduto ai tempi della Rivoluzione, quando, negli anni fra il 1792 ed
il 1794, il Terrore aveva devastato quella terra con gli arresti e le
esecuzioni arbitrarie, al punto che le armate austriache che entrarono
nell’Alsazia del Nord vennero accolte dal giubilo della popolazione. Già
allora, oltre 30.000 alsaziani furono costretti a fuggire attraversando
il Reno e poterono far ritorno solo nel 1795. E proprio nel 1794 iniziò
la persecuzione della lingua tedesca da parte dei Giacobini. Una delle
conseguenze delle carte imposte agli alsaziani fu di natura economica.
Infatti i titolari della carta A, i francesi “puri”, potevano cambiare
la valuta tedesca con quella francese al vecchio tasso: 1,25 franchi per
un marco. I tedeschi, con la carta D, ricevevano, per lo stesso marco,
solo 0,80 franchi. Un altro aspetto tragico per gli alsaziani fu
l’arrivo nella propria terra de “les revenants”, cioè dei figli degli
alsaziani che nel 1871, quando l’Alsazia-Lorena era passata al Reich,
avevano optato per la Francia. Costoro, rientrati in massa, pretesero di
essere considerati i più puri rappresentanti della terra d’Alsazia e
giudicarono gli altri, quelli che avevano optato per il Reich nel 1871,
dei traditori tout-court. Fin dall'entrata delle truppe francesi iniziò
il saccheggio dei negozi tedeschi, senza alcun intervento da parte delle
autorità francesi per contrastare la folla. Si giunge a provvedimenti
addirittura comici, nella loro tragicità: l’amministrazione militare
francese decreta la proibizione di usare il tedesco e l’alsaziano in
pubblico e nelle strade “dopo le ore 22” (sic!). Il decreto sarà
annullato il 7 agosto 1919. Infine, molti tedeschi furono brutalmente
espulsi, costretti ad attraversare il ponte sul Reno a piedi, portandosi
dietro solo gli effetti personali che erano in grado di trasportare e la
somma di 300 marchi, mentre un “comitato d’accoglienza” di teppisti li
insultava e li malmenava. L’immagine delle file di questi disgraziati
costretti ad abbandonare l’Alsazia rimarrà per sempre nella coscienza
collettiva, non solo delle vittime, ma di tutti i tedeschi. Mentre nel
1871 le autorità del II Reich avevano lasciato al proprio posto i
prelati nominati dal governo francese, i francesi non fecero
altrettanto. Monsignor Benzler, vescovo tedesco di Metz, che non si
occupava affatto di politica, fu cacciato brutalmente. Il vescovo di
Strasburgo, Monsignor Fritzen, già malato, fu costretto a ritirarsi nel
convento di Toussaint dove morì l’anno successivo. Si stima che furono
oltre 200.000 i tedeschi costretti ad attraversare il Reno prima della
firma del Trattato di Versailles; in seguito, circa alla metà di loro fu
consentito di rientrare, nonostante le proteste degli ultra-nazionalisti
francesi. Uno dei più accaniti era Daniel Blumenthal, un ebreo lituano
convertito al protestantesimo e stabilitosi in Alsazia che, dopo il
1919, divenne uno zelante partigiano dell’assimilazione totale
dell’Alsazia alla Francia. Oltre ai tedeschi furono espulsi anche degli
alsaziani autentici che si opponevano alle brutali misure
d’assimilazione, come Eugène Ricklin,5 ex presidente del Landtag,
o il barone Zorn de Bulach, che apparteneva ad una delle più note
famiglie d’Alsazia. L’insegnamento scolastico viene brutalmente
francesizzato ed il corpo insegnante epurato d’urgenza. Da un giorno
all’altro si chiede agli insegnanti di tenere i corsi in francese, chi
non era in grado veniva rimosso dall’incarico ed inviato à l'Intérieur
della Francia dove difficilmente, come alsaziano, riusciva a ritrovare
un impiego. In molti casi, agli insegnanti alsaziani meno “affidabili”
in fatto di francofilia ma in grado di parlar bene il francese, si
faceva subire in aula la presenza di un assistente francese, magari più
giovane e con minore esperienza, ma affidabile in quanto francese “doc”.
Per rimpiazzare il personale destituito si pensò bene di fare appello
agli insegnanti francesi de l'Intérieur, che non conoscevano l’Alsazia e
men che meno una parola d’alsaziano. Parigi s’attendeva meraviglie da
queste classi di allievi inebetiti che ascoltavano delle lezioni in una
lingua –il francese- a loro totalmente sconosciuta.
Prima pagina di Breiz Atao n° 24, 2 settembre 1928 (giornale del PNB bretone) Nella foto : l’ultimo a destra è Paul Schall (alsaziano), insieme a Olier Mordrel, alla sua destra, e al corso Petru Rocca (quinto da destra)
Il 13 novembre del 1924 ventuno deputati alsaziano-lorenesi abbandonano l'Assemblée nazionale per protestare contro la politica di francesizzazione. Il Governo francese risponde nominando nuovamente una Direzione Generale che da allora in avanti governerà direttamente l’Alsazia. Il 24 maggio del 1926 nasce l’Heimatbund, una struttura politica comune alle varie forze autonomiste e separatiste col compito di coordinare la lotta di tutti i patrioti che rivendicano l’identità etnica alsaziana. L’Heimatbund, fra l’altro, esigeva per l’Alsazia-Lorena autonomia legislativa ed amministrativa, un parlamento nazionale alsaziano eletto a suffragio universale, diritto d’imposizione fiscale ed un esecutivo con sede a Straßburg. L’Heimatbund raggruppava autonomisti, regionalisti e separatisti di varia estrazione politica, dall’estrema destra all’estrema sinistra (dall’8 giugno 1926 aderirono anche i comunisti alsaziani, benché sconfessati da Parigi). Il 12 settembre del 1927 viene fondato a Quimper il Comité central des Minorités nationales de France, che riunisce i gruppi autonomisti etnici di tutta la Francia. L’Heimatbund ne entrerà a far parte, come i bretoni del P.N.B. e i corsi filo-italiani di Petru Rocca (A Muvra). Dal 15 al 21 settembre, a Morlaix (Bretagna), si svolge il Congresso dei movimenti autonomisti di Francia. Il Congresso delle nazionalità difende una concezione etnico-razziale dell’organizzazione politica che viene ampiamente diffusa dall’organo mensile del Comité, la rivista Nation und Staat, che uscirà fino al 1944. Il documento di costituzione del Comité sarà firmato dall’alsaziano Paul Schall, dal corso Petru Rocca e dai bretoni Marchal e Mordrel. Il 19 ottobre 1928, nel corso della riunione del Komitee der elsässischen Einheitsfront, Paul Schall ribadisce il principio di un’Europa delle etnie, dichiarando: “Tutti nostri sforzi tendono a creare una nuova Europa. Tuttavia ciò sarà possibile solo quando saremo padroni in casa nostra e la bandiera rossa e bianca sventolerà in tutta la Nazione”.
La carta delle etnie europee della SS (1945)
Le forze anti-francesi in Alsazia comunque reagiscono: il 9 maggio del 1925, ad opera di Paul Schall e René Hauss, esce il primo numero di Die Zukunft,6 che reclama l’autonomia dell’Alsazia- Lorena. Questo giornale, diretto dal primo, e ultimo, presidente dell’Alsace-Lorraine, Eugène Ricklin, riscuote un grande successo e conduce, il 7 giugno 1926, alla nascita del manifesto
autonomista dell’Heimatbund.
Si delineano tre tendenze fra le forze contrarie alla Francia: una
regionalista, una fortemente autonomista ed una separatista. Il 25
settembre del 1927 Karl Roos fonda l’Elsaß-Lothringischen
Autonomistenpartei (Parti autonomiste alsacien-lorrain), che il 19
novembre successivo cambierà nome in Unabhängigen Landespartei (Parti
national indépendant). Nel novembre del 1927 Die Zukunft viene vietato
dal governo francese. Subito dopo altri due giornali autonomisti (Die
Volksstimme e Die Wahrheit) seguono la stessa sorte. Pochi giorni dopo,
la notte di Natale, i reparti speciali della polizia francese sferrano
un colpo pesante: tutti i capi autonomisti vengono arrestati (Joseph
Rossé,7 Paul Schall, René Hauss, e così via). Nel febbraio
dell’anno successivo il presidente della repubblica Raymond Poincaré
(1860-1934) scioglie d’autorità il consiglio municipale di Haguenau
perché autonomista. Alle elezioni successive il consiglio viene rieletto
identico. Fra febbraio e marzo vengono arrestati anche Marcel Stürmel e
Eugene Ricklin. Prosegue anche la guerra alla stampa: il 30 gennaio
viene vietato D'r Schliffstaan ed 1° febbraio D'r Müehlstaan, il 17
marzo tocca a Das Neue Elsaß (di Camill Dahlet, fondatore dell’Elsässischen
Fortschrittspartei -Parti progressiste alsacien). Il 1° maggio del 1928
si apre il clamoroso Processo di Colmar (Komplottprozess) contro 22 capi
autonomisti accusati di “complotto contro la sicurezza dello Stato”.
Cinque di loro (Karl Roos, Rossé, Ricklin, Schall e Fashauer), senza la
minima prova, vengono condannati a pene che vanno da un anno di carcere
e cinque di interdizione dai pubblici uffici a quindici anni di carcere.
Il 17 luglio Rossé, Fashauer e Schall verranno graziati dal presidente
della Repubblica, in seguito alle manifestazioni di protesta che
scuotono l’Alsazia. Il 23 dello stesso mese fu rilasciato anche il
dottor Ricklin. Il 24 dicembre del 1931 Pierre Laval, presidente del
Consiglio, concederà l’amnistia completa a tutti condannati. La
resistenza alla francesizzazione forzata, comunque, fu un fallimento
quasi totale. Sostanzialmente per la profonda divisione fra le forze
politiche locali che vi si opponevano. Fra queste c’erano anche i
comunisti che giunsero a parlare di secessione ma furono sconfessati dai
propri dirigenti parigini, fedeli agli ordini di Mosca. Si giunse
addirittura a cacciare dal partito comunista Charles Hueber che nel 1929
era riuscito a farsi eleggere sindaco di Strasburgo, ottenendo la
collaborazione di cattolici, protestanti e nazionalisti alsaziani,
battendo il socialista filofrancese Peirotes. In questo clima si
inserisce la Blutige Sonntag (Domenica di sangue) del 22 agosto 1926 a
Colmar, capoluogo dell’Haut-Rhin. Quel giorno era prevista, autorizzata
dalla prefettura, una riunione di autonomisti alsaziano-lorenesi. Verso
le 14 e 30 gli autonomisti si presentano davanti alla sala della
manifestazione, marciando in formazione. Davanti quindici uomini della
Strassburger Schutztruppe, guidati da Kiehl, poi circa 150 comunisti, i
membri dell’Heimatbund col Rot un Wiss all’occhiello, alcuni sacerdoti,
come l’abate Rohmer di Wintzenheim e il vicario di Ingersheim, seguiti
da una folla di contadini. A quel punto scatta un vero e proprio
agguato, organizzato con la complicità del prefetto Henri Gassern. Un
folto gruppo di lealisti, excombattenti decorati, nazionalisti francesi
del Faisceau des Combattants e dei Camelots du Roi, con alla testa il
sindaco di Colmar Kalb e Auguste Wallach di Mulhouse, attaccano i
manifestanti picchiandoli a sangue, senza alcun intervento da parte
della polizia, presente ai fatti. Fra i feriti due dei leader
dell’autonomismo alsaziano, il dottor Eugène Ricklin e Zadock, invalido
di guerra dell’esercito del Reich. Al termine del pestaggio le vittime
vengono condotte via dalla polizia per l’identificazione ed alcune
addirittura arrestate. Il giorno successivo il Journal de l’Est, in
prima pagina, definisce l’episodio una “bonne journée pour la France”.
Nel 1933, con l’avvento al potere del Nazionalsocialismo in Germania,
una parte del movimento separatista vede un’occasione di riscatto dal
potere francese. Ciò condurrà come primo risultato a rendere ancora più
pesante la repressione francese che utilizzerà da qui in avanti l’accusa
di tradimento. Alle elezioni del 1936 il Front Populaire vittorioso
registra in Alsazia un fiasco notevole, sostanzialmente a causa la
volontà assimilatrice dei socialisti francesi. Il 18 giugno 1936 Hermann
Bickler 8 fonda l’Elsaß-Lothringer Partei (Parti Alsacien-
Lorrain), il primo movimento dichiaratamente Nazionalsocialista
alsaziano. Particolarmente attiva era l’organizzazione giovanile del
movimento, la Jungmannschaft. Bickler sarà particolarmente vicino ai
camerati bretoni del PNB, Mordrel, Lainé e Debauvais. Nel frattempo, il
13 gennaio 1935, dopo un referendum, la zona della Saar/Sarre, a nord
dell’Alsazia, torna alla Germania. La via crucis degli alsaziani
continuò fino allo scoppio della II guerra mondiale. Il governo
francese, infatti, aveva previsto l’evacuazione delle popolazioni che
vivevano fra la frontiera franco-tedesca e la linea Maginot, ma non
aveva organizzato la loro accoglienza all’interno della Francia. Così
accadde che gli alsaziani dovettero nuovamente partire, stavolta per le
strade dei Vosgi, a piedi o sui carri bestiame e di nuovo potendosi
portar via solo le poche cose che riuscivano a caricare sui mezzi di
fortuna. I francesi stabilirono che gli alsaziani non potevano portarsi
più di 30 chili di bagaglio a
Note dell’autore
1 Le origini dei colori rosso e bianco sono antichissime. Nell’XI secolo, le armate del primo duca di Lorena, Gerhard d’Alsace (1024-1070), sfoggiavano due vessilli, uno bianco e l’altro rosso. Ma questi due colori sono, in araldica, specificamente tedeschi. Li ritroviamo infatti, ancora oggi, sulle bandiere cittadine di tutte le località del Reno superiore, dell’Alta Austria e della Confederazione elvetica. 2 Le armate tedesche entrano in Alsazia da nord il 3 agosto 1870 e conquistano rapidamente il paese. L’8 febbraio 1871 l’Alsazia invia 22 deputati filo-francesi alla Assemblée Nazionale. Tuttavia l’83% dei deputati voteranno a favore della cessione del l'Alsace-Lorraine all’Impero tedesco. Una parte ella popolazione deciderà d’emigrare in Francia, ma la stragrande maggioranza rimarrà in Alsazia. 3 L’ Elsass-Lothringen venne infatti definita come Reichsland ed il suo status era quello di proprietà comune di tutti gli Stati dell’Impero tedesco. 4La fanatica volontà francese di accaparrarsi regioni che riteneva le appartenessero s’era già vista nel 1798 quando la repubblica di Mulhouse, città della Confederazione Elvetica, venne sottoposta ad un ricattatorio blocco economico fatto di tasse astronomiche su tutti i movimenti di merci finché, economicamente esausta, non capitolò e fu annessa alla Francia, entrando a far parte della “francese” Alsazia.
5 Eugène Ricklin nacque il 12 maggio 1862 a Dammerkirch/Dannemarie, da padre e madre alsaziani. Dopo gli studi al collegio di Belfort, frequenta i licei di Altkirch e di Colmar. In seguito, in Germania, compirà i propri studi in medicina a Regensburg, poi a Freiburg, a Monaco e a Erlangen. A 29 anni diventa consigliere municipale della sua cittadina ed a 34, nel 1898, sindaco. Ma venne destituito nel 1902 per aver rivendicato per la sua terra, l’Alsazia- Lorena, uno statuto eguale a quello degli altri Stati dell’Impero tedesco (Bundesstaat). Resta comunque membro del consiglio municipale fino al 1908. Nel 1896 entra a far parte del Bezikstag dell’Haute-Alsace (del quale diviene presidente durante la guerra). Nel 1900, il Bezikstag, lo eleggerà al Landesausschuss di Straßburg, e nel 1903 sarà eletto al Reichstag di Berlino nella circoscrizione di Thann-Altkirch. Membro del Zentrum, lottò sempre convintamene per gli interessi del popolo alsaziano e per la parificazione dell’Alsazia-Lorena agli Stati del Reich, tanto da meritarsi la stima degli stessi avversari che lo soprannominarono D’r sundgauer Leeb (in alsaziano Il Leone di Sundgau, dal nome della zona della quale era originario). Quasi al termine della I Guerra mondiale arriva finalmente anche l’autonomia completa (vollberechtigter Bundesstaat) per l’Alsazia-Lorena, concessa dall’Impero Tedesco, il 25 ottobre del 1918, infatti, l’Elsass-Lothringen diviene il 25° Stato dell’Impero Tedesco; ma è ormai troppo tardi e Ricklin lancia l’idea di un Nationalrat, un Consiglio Nazionale alsaziano che riesce a convocare il 10 novembre 1918 e del quale viene eletto presidente. Inizia trattative coi francesi al fine di garantire gli interessi alsaziani, pesantemente minacciati dal giacobinismo di Parigi. Ma viene messo in minoranza dai suoi stessi colleghi di partito, il Zentrum, e dai socialisti che preferiscono non irritare i nuovi padroni francesi. Il Nationalrat, divenuto Conseil National, viene sabotato e finisce miseramente. Con l’arrivo dei francesi, Ricklin diventa per loro “l’uomo da abbattere”. Portato davanti alle infami Commissions de Triage, viene prima incarcerato ed in seguito deportato nella zona tedesca di Kehl, occupata dai francesi. Potrà rientrare solo nel novembre del 1919. A quel punto viene messo in piedi un complotto, riuscito, per rovinarlo professionalmente. Ma Ricklin è un combattente e, sempre più disgustato dal comportamento dell’amministrazione francese, ritorna alla vita pubblica nel dicembre del 1925, Prima entra nel comitato di redazione del giornale autonomista Die Zukunft, quindi, nel giugno del ’26, si unisce al gruppo degli estensori del manifesto dell’Heimatbund. Ed è grazie a lui che il comitato dell’Heimatbund entra in contatto con gli autonomisti bretoni del P.N.B. e con quelli corsi di Petru Rocca. Ricklin, inoltre, sviluppa un’intesa coi comunisti alsaziani, fortemente autonomisti, dando vita all’Einheitsfront (Fronte Unito). Con l’avvicinarsi delle elezioni del maggio del 1928, il governo francese tenta il tutto per tutto per impedire agli autonomisti –non solo alsaziani- di presentarsi candidati: sei giornali autonomisti vengono chiusi d’autorità ed i maggior leader arrestati; primi fra tutti Rossé, Hauss e il dottor Ricklin. A 66 anni, il 16 marzo del 1928, Ricklin fu portato via in manette per le strade di Mülhausen/Mulhouse a piedi per essere pubblicamente umiliato. Ma la popolarità di Ricklin e Rossé era troppo grande: vennero eletti deputati mentre erano in prigione! Dopo un processo-farsa, fra i moti popolari di protesta, a Riclkin fu concessa la grazia presidenziale e venne rilasciato il 14 luglio del 1928. Accolto trionfalmente nel suo Sundgau venne eletto di nuovo nell’ottobre del 1928, ma il governo francese invalidò la sua elezione e quella di Rossé, col pretesto che la grazia presidenziale non aveva reso loro totalmente i diritti civili. Il 2 giugno del 1929 alle nuove elezioni ambedue sono rieletti trionfalmente e di nuovo, utilizzando un decreto del 2 febbraio 1852, il governo francese invalida la loro elezione. Ad oggi non è ancora stato riabilitato. Il dottor Eugène Ricklin è morto il 4 settembre del 1935, nell’ospedale della sua città natale Dammerkirch/Dannemarie, dopo una lunga malattia.
6 Die Zukunft. Il Futuro. 7 Joseph Rossé nasce il 26 aprile 1892 a Montreux-le-Vieux (Haut-Rhin). Professore alla scuola superiore di Colmar, viene destituito per aver collaborato alla redazione del manifesto dell’Heimatbund. Inizia allora una carriera di giornalista, all'Elsässer Kurier. Membro del comitato direttivo dell’U.P.R. (Union populaire de la République), partito cattolico, propugna una grande Lotharingie tedesca, fra Francia e Germania, comprendente il Belgio, il Lussemburgo, l’Alsazia-Lorena e la Svizzera. Eletto deputato per la circoscrizione di Colmar nel marzo del 1928, viene dichiarato decaduto dopo la condanna subita al Processo di Colmar contro gli autonomisti. Amnistiato nel 1931, Rossé viene rieletto nel 1932 e nel 1936. Nel 1938 fonda la Jung Elsass (il cui motto è : Für Gott, für Volk, für Heimat). Viene arrestato il 10 ottobre del 1939 e deportato a Privas, nell’Ardeche. Nel luglio del ’40 anche lui viene liberato dalle truppe tedesche insieme agli altri esponenti autonomisti. Il 29 luglio, a Guebwiller, lancia un appello a lavorare con la Germania ed a dimenticare e rinnegare la Francia. Il suo discorso termina al canto di Deutschland über alles. I suoi rapporti con l’amministrazione tedesca non furono sempre ottimi in quanto inseguiva ancora la sua idea della Lotharingie. Il 12 giugno 1947 viene condannato a 15 anni di lavori forzati, all’indegnità nazionale ed a vent’anni di divieto di soggiorno in Alsazia. Il camerata Rossé è morto nel carcere di Elysses nel 1951. 8 Hermann Bickler. Avvocato alsaziano di origine tedesca, nato nel 1904, fu Kreisleiter della NSDAP a Strasburgo. Standartenfuhrer della SS. Dal 1942, fu incaricato della formazione di un corpo di polizia di volontari francesi (Selbstschutzpolizei) nella zona di Parigi, corpo che operava in collaborazione con la SD e la Gestapo. Riparò in Germania coi suoi uomini nel 1944 e nel 1947 venne condannato a morte in contumacia. Sfuggito ad ogni ricerca, riparò in Italia, dove visse con la famiglia sotto falso nome, dirigendo un’impresa. E’ morto l’8 marzo 1984 sul Lago Maggiore. Il figlio Dietrich Bickler è un noto pittore e vive anch’egli sul Lago Maggiore (www.bickler.de ). 9 Zivilverwaltungsgebiet Elsaß. Amministrazione Civile della Regione d’Alsazia. 10 Chef der Zivilverwaltung. Capo dell’Amministrazione Civile. In realtà Wagner divenne Chef der Zivilverwaltung solo il 2 agosto del 1940 per decreto del Führer ed i suoi poteri in fatto di amministrazione civile furono rafforzati con un successivo decreto del 18 ottobre dello stesso anno. 11 Robert Heinrich Wagner nasce il 13 ottobre 1895 a Lindau, nei pressi di Eberbach am Neckar. Combatte nella I Guerra mondiale meritandosi le Croci di Ferro di II e I classe. Iscritto al Partito dal 1924. Gauleiter del Land Baden dal 22 marzo del 1925. Membro del Reichstag dal 5 marzo 1933. Dal 2 agosto del 1940 Chef der Zivilverwaltung Elsaß. Alla fine della guerra viene processato a Strasburgo da una corte marziale francese, presieduta dal colonnello Begue, condannato a morte e fucilato il 14 agosto 1946. Allo stesso processo, tenutosi dal 23 aprile al 3 maggio 1946 furono condannati: Hermann Gustav Philipp Röhn, Stellvertreter Gauleiter (vice di Wagner), Adolf Schuppel, Gaustabsamtsleiter, Capo di Gabinetto dell’Amministrazione Civile del Reich in Alsazia, Walter Martin Gädeke, Capo del Personale dell’Amministrazione Civile, Hugo Grüner, Kreisleiter di Thann e Lörrach (Alto Reno), Ludwig Luger, Procuratore del Volksgerichtshof di Strasburgo, Ludwig Semar, Vice Procuratore del Volksgerichtshof di Strasburgo e Richard Huber, Presidente del Volksgerichtshof di Strasburgo. 12 Josef Bürckel (30 marzo 1895-28 settembre 1944). 13 E’ interessante come, sempre con buona pace di chi, oggi, parla di occupazione militare dell’Alsazia da parte dei Nazionalsocialisti, una delle prime cose fatte a Pechelbronn nel 1940, fu l’introduzione del Deutsche Arbeiterfront (DAF), il sindacato. Nell’impresa più importante dell’Alsazia, più che altro sul piano militare –si estraeva petrolio!- si organizzò il sindacato, con la divisione fra la sezione estrattiva-mineraria e quella logistica. A capo di ciascuna era nominato un Betriebsobmänner. Per ogni attività vi era un capo cellula (Zellenwalter) e due capi-blocco (Blockwalter). E’ disponibile l’elenco dei capi cellula delle officine di Biblisheim e Schweighouse e della raffineria. Sono tutti operai e sondatori. 14 Nel bombardamento del 20 giugno 1944 vengono sganciate 2076 bombe per un totale di 260 tonnellate. Ci sono solo 27 morti e 3 feriti. Tutti alsaziani e tutti operai della raffineria. 15 Otto Meißner nasce il 13 marzo 1880 in Alsazia, a Bischweile (oggi Bischwiller) e muore il 27 maggio del 1953 a Monaco di Baviera. All’epoca l’Alsazia era entrata a far parte del Reich neppure da un decennio. Il padre era un funzionario delle poste, originario della Prussia ed eroe della guerra del 1871 che si era trasferito in Alsazia dopo la liberazione dalla Francia, la madre invece era alsaziana e morì piuttosto giovane, lasciandolo con cinque figli. Il padre si risposò allora con un’altra alsaziana, pronipote del leggendario Maresciallo Kleber. Meißner studiò legge a Strasburgo dal 1898 al 1903. Nello stesso periodo entrò a far parte della Burschenschaft, un’associazione giovanile nazionalista. In seguitò studiò a Berlino e conseguì la laurea in Legge nel 1908 a Erlangen, in Baviera. Dopo la laurea diviene funzionario delle Reichsbahn, l’ente ferroviario imperiale, a Straßburg. Sposa un’alsaziana, anche lei figlia di padre tedesco e madre alsaziana. Dal 1915 al 1917 partecipa alla I Guerra mondiale nel 136° Reggimento di fanteria. In seguito, fino al 1919, viene inviato in missione governativa a Bucarest, in Romania, e quindi a Kiev, in Ucraina come incaricato d’affari tedesco per il governo ucraino. Nel 1918 gli viene offerta la direzione delle Chemins de Fer d'Alsace-Lorraine ma Meißner preferisce trasferirsi a Berlino a causa del clima persecutorio instaurato dai francesi in Alsazia, in particolare nei confronti dei tedeschi. A Berlino, nel 1919, entra come consigliere nell’ufficio del Presidente del Reich (all’epoca il socialista Friedrich Ebert). Nel 1920 diviene Direttore ministeriale e Capo di Gabinetto del Presidente del Reich. Nel 1923 lo stesso Ebert nomina Meißner Segretario di Stato. Meißner visse con la famiglia all’interno del Palazzo presidenziale dal 1929 al 1939. Fu particolarmente apprezzato come collaboratore da Paul von Hindemburg. Nel 1933, correttamente, Meißner presentò le proprie dimissioni che però furono respinte. Quando il Führer, nel 1934, assunse le funzioni di Capo dello Stato e Capo del Governo, l’ufficio di Meißner fu limitato nelle funzioni e ribattezzo Ufficio della Cancelleria Presidenziale. Ma il Führer non volle privarsi delle eccezionali capacità organizzative e legali di Meißner e nel 1937 creò per lui un ufficio apposito, nominandolo Ministro di Stato e Capo della Cancelleria Presidenziale del Führer e Cancelliere del Reich. Meißner mantenne sempre rapporti con la sua patria d’origine, l’Alsazia, al punto che si parlò di un possibile incarico di ministro per il culto da affidare al suo “protetto”, l’autonomista J. Rossé, in Alsazia. Fra l’altro fu presidente dell’Associazione degli amici della Reichsuniversität Strassburg, della quale faceva parte un altro alsaziano molto noto, il dottor Friedrich Spieser, Sturmbannführer della SS e collaboratore dell’Ahnenerbe, il rettore della Facoltà di Medicina Schmidt ed altri docenti. Dopo la fine della II Guerra mondiale, Meißner fu arrestato dagli Alleati il 23 maggio del 1945, nel 1949 fu imputato nel Processo della Wilhelmstrasse ed assolto il 14 aprile dello stesso anno. Nel maggio del 1949 fu di nuovo processato a Monaco e stavolta condannato. L’appello fu respinto ma il procedimento contro di lui venne bloccato nel gennaio del 1952. Il camerata Meißner non saprà mai cosa gli avrebbe riservato la giustizia democratica, morì infatti meno di 5 mesi dopo. 16 Tutte queste località, a parte Freiburg im Breisgau/Friburgo in Brisgovia –Germania- si trovano in Francia, a dispetto dei nomi. Il primo è il toponimo tedesco, il secondo quello imposto dalla Francia. 17 L’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia il 28 luglio, la Germania il 1 agosto alla Russia. 18 Vizefeldwebel (Vice Feldwebel) grado corrispondente a quello di sottufficiale anziano. 19 Coll’infame Trattato di Versailles (28 giugno 1919; entrato in vigore il 10 gennaio 1920), l’Alsazia torna alla Francia. Nel tentativo di “ripulire” la provincia dagli elementi filo-tedeschi, lo Stato francese crea, il 2 novembre del 1918, le Commissions de Triage (letteralmente Commissioni di Scelta), che funzioneranno fino all’ottobre del 1919. Queste Commissions operano in un totale vuoto legislativo. Prima di tutto c’è una considerazione da fare: come già detto, il 25 ottobre del 1918, l’Elsass-Lothringen diviene il 25° Stato dell’Impero Tedesco, il 9 novembre del 1918 il Kaiser abdica, il 10 novembre il Landtag dell’Alsazia-Lorena, democraticamente eletto, si costituisce in Nationalrat (vedi nota 5), il che corrisponde ad una dichiarazione d’indipendenza. L’11 novembre del 1918, l’articolo 2 del testo dell’armistizio redatto dalla Francia, elenca i paesi e gli Stati che l’esercito tedesco deve evacuare: il Lussemburgo, il Belgio e l’Alsazia-Lorena, e il 12 novembre il Nationalrat dichiara la sovranità dell’Alsazia-Lorena. La Francia, quindi, riconosce la sovranità dell’Alsazia-Lorena in modo esplicito ed irrefutabile. Ne deriva che, secondo il diritto internazionale, l’Alsazia-Lorena, Stato indipendente, viene illegalmente occupato dalle truppe francesi. Dunque, le truppe francesi occupano l’Alsazia-Lorena fra il 15 e il 18 novembre del 1918, la rivendicazione di questi territori da parte della Francia non venne messa in discussione dagli altri alleati vincitori della I Guerra mondiale, ma l’esatta meccanica del passaggio dell’Alsazia-Lorena dalla Germania alla Francia non viene definita che con la ratifica del Trattato di Versailles, nel giugno del 1919 e l’Alsazia-Lorena, d’altro canto, non ha modo alcuno per ratificare o opporsi al Trattato di Versailles. Nei sette mesi che intercorrono fra l’occupazione militare francese e la ratifica del Trattato, la provincia viene governata da una amministrazione civile e militare che risponde al solo Ministro della Guerra francese. Ed è in questo contesto che s’inseriscono le infami Commissions de Triage. Gli abitanti dell’Alsazia-Lorena si trovano in una situazione drammatica: per sette mesi non sono ancora cittadini francesi e quindi non godono degli stessi diritti (legali, in particolare) dei francesi, pur essendo la loro terra occupata manu militari dalle truppe francesi. L’idea delle Commissions viene promossa, già nel 1915, da un prete, l’abate alsaziano rinnegato Emile Wetterlé, già deputato cattolico al Reichstag, che fugge in Francia nel 1914, sposa la causa del nazionalismo francese e trascorre il resto della propria esistenza a scrivere pamphlet rabbiosamente anti-tedeschi. L’attività delle Commissions, secondo l’idea del rinnegato Wetterlé, era quella di “separare il grano dal loglio”, dividendo gli Alsaziani “buoni” –cioè quelli che, per quieto vivere, non avrebbero creato problemi alla Francia- da quelli “cattivi”, i patrioti filo-tedeschi. All’interno di queste Commissions si trovavano, purtroppo, anche alsaziani rinnegati, di sentimenti filo-francesi. Operarono in particolar modo fra i funzionari pubblici, ad ogni livello, destituendo tutti coloro che, in modo o nell’altro, potevano essere sospettati di sentimenti anti-francesi, e li “deportarono” dall’Alsazia in zone interne della Francia. La stragrande maggioranza dei “reati” di cui le Commissions imputarono gli alsaziani non esistevano neppure nei codici giudiziari francesi. Convocavano i malcapitati sulla base di denunce anonime, sospetti, semplici voci, di solito per rispondere di “atti anti-francesi”. La cosa più terribile era che nessuno degli ufficiali francesi a capo delle Commissions parlava o comprendeva una sola parola di tedesco o di dialetto alsaziano. Il numero dei casi trattati dalle Commissions è, a tutt’oggi, oggetto di controversia. Per certo si sa che da gennaio a ottobre del 1919 la sola Commision de Triage di Strasburgo ne discusse 43.000 e che nel resto dell’Alsazia-Lorena, nello stesso periodo ne furono trattati altri 15.000! Tutti i condannati venivano privati del diritto di voto ed espulsi dall’Alsazia-Lorena, la loro terra. Le Commissions si accanirono particolarmente sugli immigrati tedeschi. 20 Scuole delle Miniere Demaniali della Saar (in francese Sarre). 21 Unabhändige Landespartei. Partito Nazionale Indipendente 22 Antoine Becker, alsaziano, nato nel giugno del 1893 a Bergheim, dopo gli studi secondari diventa giornalista e collaboratore dell’abate Wetterlé, noto per le sue idee assimilazioniste. Durante la Prima Guerra mondaile viene mobilitato e combatte con l’Esercito tedesco sul fronte dell’Est dal 1916 al 1919. Rientrato in Alsazia torna al giornalismo, di nuovo con l’abate Wetterlé, a Le Nouvelliste d’Alsace di Colmar. Poi, improvvisamente, nel maggio del 1920 Becker entra a far parte della direzione dei servizi generali della polizia d’Alsazia-Lorena, come ispettore della famigerata Police Spéciale, la cui funzione è quella d’infiltrazione nei gruppi autonomisti e separatisti alsaziani. In questa attività Becker mette un astio ed un odio senza precedenti. In più occasioni vanta la propria volontà di sradicare qualsiasi forma di germanisme in Alsazia. Farà carriera sulle persecuzioni di autonomisti e separatisti e sui processi farsa che riuscirà ad organizzare. Si guadagnerà lo spregevole soprannome di Schisshüsbecker (Calcatoio Becker), grazie alla “specialità” sua e dei suoi uomini: quella di intrufolarsi nelle toilette di ristoranti ed alberghi per intercettare i discorsi di coloro che sorvegliano. La montatura che condurrà al Processo di Colmar del 1928 porterà la sua firma. La commedia giudiziaria di Colmar porterà in primo grado a pesanti condanne per gli autonomisti Roos, Rossé, Solveen, Schall, Hauss, accusati di complotto contro lo Stato. Quando nel giugno del 1929 la corte di Besançon ribalterà il giudizio appurando che molti dei testimoni sono stati pagati da Becker per dire il falso, Becker non si perderà d’animo, ma si accanirà particolarmente proprio contro Karl Roos. Al Processo di Colmar Becker è anche protagonista di un intermezzo comico. Durante la 13° udienza infatti si vanta di aver arrestato i pericolosi autonomisti che avevano dato alle stampe l’Elsässer Kalender , una pubblicazione, a suo dire, “pericolosamente autonomista” (era un calendario!). Ed aggiunge che, degli artisti che avevano collaborato alla realizzazione del calendario, solo uno era riuscito a sfuggirgli riparando a Berlino ma che la sua cattura era cosa di giorni, essendo i suoi uomini in possesso della foto segnaletica e delle impronte digitali. Il pericoloso autonomista alsaziano, secondo Becker, rispondeva al nome di Albrecht Dürer, il grande artista morto nel 1528, circa 400 anni prima. Anche i giudici non potettero trattenersi dallo scoppiare a ridere. Nonostante questa umiliazione Becker viene ricompensato per i propri servigi e promosso commissario nel 1929. La direzione dei servizi generali di polizia verrà sciolta nel 1935 e Becker sarà destinato alla circoscrizione di Strasburgo, con compiti di controllo e sorveglianza del territorio. E’ lui che monta l’inchiesta contro Karl Roos e depone al suo processo, contribuendo a farlo condannare a morte. Al termine del processo mostrerà pubblicamente la propria soddisfazione. Ma la giustizia arriva anche per lui. Dopo la disfatta della Francia si rifugia infatti nella zona Sud, quella sotto la giurisdizione del Governo di Vichy, proseguendo il proprio lavoro di sbirro a Tolone, Clermont-Ferrand e Marsiglia. In questa città si vanterà pubblicamente di aver contribuito a far imprigionare molti “boches” e di aver fatto fucilare Karl Roos. Per questo sarà denunciato alla Gestapo ed arrestato nel dicembre del 1943. Di lui, per fortuna, non si saprà più nulla. La Francia antifascista e democratica lo annovera, dal 1950, fra i suoi eroi nazionali. Vi sono strade in alcune città francesi che portano il suo nome, per esempio quella dove si trova la sede centrale della polizia di Strasburgo. 23 Viene utilizzato il decreto del 17 giugno del 1938 che consentiva di accusare di “attentato alla sicurezza esterna dello Stato” tutti coloro sui quali pendeva un’accusa di spionaggio. “Pendeva” soltanto, si badi bene. Fu definita, infatti la “loi des suspects”. Fu utilizzata nei confronti di autonomisti, separatisti, fascisti e nazionalsocialisti. Con lo stesso decreto fu introdotta la censura sulla stampa. 24 Andreas Hofer (1767-1810) eroe nazionale tirolese. Nel 1809 guidò l’insurrezione popolare tirolese per l’indipendenza dalla Baviera, alla quale il Tirolo era stato annesso per volontà di Napoleone. Venne catturato e fucilato ai francesi.
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Ultimo aggiornamento: domenica 23 ottobre 2005