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Karl Roos, martire dell’Alsazia-Lorena

 

(Surburg/Surbourg, 7/9/1878 – Champigneulles, Nancy  7/2/1940)

di F. R.

 

Il 7 febbraio del 1940 Karl Roos cadeva per l’Alsazia-Lorena sotto i colpi d’un plotone d’esecuzione francese nel poligono militare di Champigneulles, nei pressi di Nancy. Con lui scompariva un precursore e un martire della resistenza alsaziano-lorenese contro la dominazione straniera francese. Venne condannato a morte per alto tradimento, benché durante il processo non fosse stata prodotta la benché minima prova a suo carico. Il crimine di Karl Roos fu di amare la propria patria come pochi altri e d’essersi ribellato alle intenzioni francesi di privare il popolo alsaziano-lorenese della propria lingua e della propria anima. Giacché per un germanista, com’egli era, la lingua non è solo un semplice mezzo di comunicazione. La lingua è l’eredità degli avi lontani, la lingua è un patrimonio che deve essere trasmesso alla generazione successiva. E questi furono i propositi dell’insegnante prima e più tardi dell’uomo politico Karl Roos.

 

 

L’Alsazia-Lorena

 

 

La bandiera nazionale alsaziana, Rot un Wiss 1 (Rosso e Bianco, in alsaziano)

 

 

Il termine francese Alsace-Lorraine è la traduzione del tedesco Elsass-Lothringen e si riferisce ai territori ceduti dalla Francia, col Trattato di Francoforte del 10 maggio 1871, e riuniti all’Impero Tedesco con la legge del 9 giugno 18712. Lo status di questa provincia era particolare: non era uno Stato dell’Impero uguale agli altri, ma era governata direttamente dal Kaiser. 3 Le leggi che la riguardavano dovevano essere ratificate dal Consiglio federale. Nel dicembre del 1871 l’Alsazia- Lorena contava 1.549.738 abitanti su una superficie di 14.511 km². Attualmente questo territorio copre gli odierni dipartimenti dell’Alsazia: l’Haut-Rhin e il Bas-Rhin, più quello della Moselle. Nel II Reich la ristrutturazione dei confini dipartimentali in seguito all’annessione dell’Alsazia-Lorena condusse alla sua divisione in tre distretti (Bezirke): Haute- Alsace, con capoluogo Colmar, corrispondente all’attuale Haut-Rhin, la Basse-Alsace, con capoluogo Strasbourg, l’odierno Bas-Rhin, e la Lorraine, capoluogo Metz, l’attuale Moselle. Alla guida di ciascun distretto fu posto un presidente (Bezirkspräsident), l’equivalente di un prefetto francese, e con la legge del 4 luglio 1879 tutta l’Alsazia-Lorena viene governata ed amministrata da uno Statthalter nominato direttamente dal Kaiser, che risiede a Straßburg, ed invia 15 deputati al Reichstag. In ciascuno dei distretti viene eletto un Bezikstag, una sorta di consiglio provinciale. Nel 1874 viene creato il Landesausschuß, una sorta di parlamento regionale e il 27 maggio del 1911 il Reichstag vota una nuova costituzione che accorda una maggiore autonomia al territorio dell’Elsass-Lothringen, in un percorso di progressiva normalizzazione del suo status all’interno del Reich. La volontà della Francia di recuperare queste terre, dopo il 1871, sarà una delle cause prime dello scoppio della I Guerra mondiale.4 Ma anche fra i nazionalisti francesi appaiono delle considerazioni che tradiscono la verità. Il pensatore e storico delle religioni francese Ernest J. Renan (1823-1892), il 27 ottobre 1870, scriveva allo storico Numa D. Fustel de Coulanges (1830-1889): “Si può affermare che l’Alsazia è tedesca per la razza e la lingua; ma è francese per la nazionalità ed il sentimento di patria. E sapete chi l’ha resa francese? Non è stato Luigi XIV, bensì la nostra rivoluzione del 1789. Dopo quel momento l’Alsazia ha seguito la nostra sorte; ha vissuto la nostra vita”.

Il nuovo regime tedesco poteva contare soprattutto sulla fedeltà totale dei villaggi contadini protestanti, come quelli del Kochersberg, dell'Alsace Bossue e dell'Outre-Forêt, intorno a Wissembourg; mentre era osteggiato dal clero cattolico che temeva il periculum perversionis che sarebbe potuto derivare per i propri fedeli da un sovrano protestante, e dall’alta borghesia degli affari, in buona parte protestante ma liberale, che mal sopportava l’influenza degli Junkers (gli aristocratici terrieri di origine prussiana) nell’Impero. Nei quarant’anni fino alla I Guerra mondiale l’Alsazia divenne anche terra d’immigrazione, meta di moltissimi tedeschi provenienti dagli altri Stati del Reich, spesso forti patrioti, che vi trovarono facilmente lavoro e si sposarono proprio in Alsazia, contrariamente a quanto affermavano scrittori nazionalisti francesi come René Bazin (1853-1932) in Les Oberlé o Maurice Barrès (1862-1923) in Colette Baudoche.

La situazione della lingua francese, in quel periodo, è paradossale: ufficialmente combattuta (ma non proibita) rimane la lingua chic da insegnare ai figli della buona borghesia. Nel 1908 un deputato al Landesausschuß parla delle famiglie tedesche di Audun-le-Tiche che mandano i propri figli nelle vicine scuole lussemburghesi ad imparare il francese. Purtroppo, all’epoca, conoscere il francese veniva ritenuto indispensabile non per motivi culturali bensì per “far bella figura in società”, una sorta di grave snobismo che porterà i bambini, in molte famiglie alsaziane, a parlare tedesco col padre e francese con la madre, con tutti i pericoli che ciò comporta, come denuncerà il camerata Robert Ernst, Oberstadtkommissar di Straßburg dal 1940 al 1944, che aveva ricevuto proprio un’educazione del genere. E’ anche doveroso dire che, fino alla I guerra mondiale, il tedesco era la prima lingua straniera studiata nelle scuole francesi. Tutto ciò finirà allo scoppio della Grande Guerra. Alsaziani che vivevano nelle zone interne della Francia si videro arrestare senza motivo e trascinare nei campi di concentramento, fra gli sputi della popolazione di lingua francese. Nei villaggi alsaziani raggiunti dall’esercito francese gli uomini venivano arrestati senza motivo. In queste vere e proprie razzie caddero anche vecchi combattenti dell’esercito francese decorati nella guerra del 1870. In totale saranno oltre 15.000 gli alsaziano-lorenesi –uomini, donne e bambini internati nei campi di concentramento francesi per la durata della guerra. Fra questi anche una vittima illustre (per la democrazia): il dottor Albert Schweitzer, futuro premio Nobel per la pace. Stessa accusa, anche per lui: era alsaziano. Da parte tedesca venne, ma solo allora, il divieto formale di parlare francese, pena gravi ammende, e nell’esercito si preferì utilizzare i reparti reclutati in Alsazia-Lorena lontano dalla terra d’origine, in particolare sul fronte russo. Ciò che accadde al termine della I Guerra mondiale con la riconquista dell’Alsazia-Lorena da parte della Francia, può essere riassunto nelle parole seguenti, dette da un francese dell’interno ad un alsaziano di sentimento filo-francesi: “Fino ad ora siete stati mal governati e ben amministrati, da ora in avanti aspettatevi di essere mal governati e peggio amministrati”. La realtà fu, se possibile, anche peggiore della previsione contenuta nelle parole dell’anonimo francese. L’immagine della Francia si degradò pesantemente anche fra gli stessi alsaziani francofili. Uno dei primi provvedimenti (ordinanza ministeriale del 14 dicembre 1918) fu quello di dividere la popolazione in quattro categorie a seconda dell’origine: i francesi “doc” ricevettero un documento - carta d’identità A - contrassegnato dal tricolore francese; quelli con uno dei genitori non francesi e non alsaziano-lorenesi, furono bollati con la carta B; gli alsaziano-lorenesi coi genitori provenienti da un paese alleato alla Francia o neutrale ebbero la carta C ed infine i tedeschi, gli austriaci, gli ungheresi e tutti coloro che provenivano da uno degli Stati degli Imperi Centrali, compresi i figli, anche se nati in Alsazia, ricevettero il documento D che li rendeva automaticamente passibili di espulsione, oltre che soggetti alle “normali” vessazioni quotidiane. Qualcuno ebbe l'idea di mettere un carta B nella mano della statua dedicata a Strasburgo a Jean-Baptiste Kléber, il grande Maresciallo di Napoleone, ucciso al Cairo nel 1800 a soli 47 anni, dopo le vittorie della Campagna delle Piramidi. Essendo nato a Strasburgo da genitori alsaziani, difatti, non avrebbe meritato di più. Gli alsaziani si trovarono ancora una volta nelle mani dei francesi, come già era accaduto ai tempi della Rivoluzione, quando, negli anni fra il 1792 ed il 1794, il Terrore aveva devastato quella terra con gli arresti e le esecuzioni arbitrarie, al punto che le armate austriache che entrarono nell’Alsazia del Nord vennero accolte dal giubilo della popolazione. Già allora, oltre 30.000 alsaziani furono costretti a fuggire attraversando il Reno e poterono far ritorno solo nel 1795. E proprio nel 1794 iniziò la persecuzione della lingua tedesca da parte dei Giacobini. Una delle conseguenze delle carte imposte agli alsaziani fu di natura economica. Infatti i titolari della carta A, i francesi “puri”, potevano cambiare la valuta tedesca con quella francese al vecchio tasso: 1,25 franchi per un marco. I tedeschi, con la carta D, ricevevano, per lo stesso marco, solo 0,80 franchi. Un altro aspetto tragico per gli alsaziani fu l’arrivo nella propria terra de “les revenants”, cioè dei figli degli alsaziani che nel 1871, quando l’Alsazia-Lorena era passata al Reich, avevano optato per la Francia. Costoro, rientrati in massa, pretesero di essere considerati i più puri rappresentanti della terra d’Alsazia e giudicarono gli altri, quelli che avevano optato per il Reich nel 1871, dei traditori tout-court. Fin dall'entrata delle truppe francesi iniziò il saccheggio dei negozi tedeschi, senza alcun intervento da parte delle autorità francesi per contrastare la folla. Si giunge a provvedimenti addirittura comici, nella loro tragicità: l’amministrazione militare francese decreta la proibizione di usare il tedesco e l’alsaziano in pubblico e nelle strade “dopo le ore 22” (sic!). Il decreto sarà annullato il 7 agosto 1919. Infine, molti tedeschi furono brutalmente espulsi, costretti ad attraversare il ponte sul Reno a piedi, portandosi dietro solo gli effetti personali che erano in grado di trasportare e la somma di 300 marchi, mentre un “comitato d’accoglienza” di teppisti li insultava e li malmenava. L’immagine delle file di questi disgraziati costretti ad abbandonare l’Alsazia rimarrà per sempre nella coscienza collettiva, non solo delle vittime, ma di tutti i tedeschi. Mentre nel 1871 le autorità del II Reich avevano lasciato al proprio posto i prelati nominati dal governo francese, i francesi non fecero altrettanto. Monsignor Benzler, vescovo tedesco di Metz, che non si occupava affatto di politica, fu cacciato brutalmente. Il vescovo di Strasburgo, Monsignor Fritzen, già malato, fu costretto a ritirarsi nel convento di Toussaint dove morì l’anno successivo. Si stima che furono oltre 200.000 i tedeschi costretti ad attraversare il Reno prima della firma del Trattato di Versailles; in seguito, circa alla metà di loro fu consentito di rientrare, nonostante le proteste degli ultra-nazionalisti francesi. Uno dei più accaniti era Daniel Blumenthal, un ebreo lituano convertito al protestantesimo e stabilitosi in Alsazia che, dopo il 1919, divenne uno zelante partigiano dell’assimilazione totale dell’Alsazia alla Francia. Oltre ai tedeschi furono espulsi anche degli alsaziani autentici che si opponevano alle brutali misure d’assimilazione, come Eugène Ricklin,5 ex presidente del Landtag, o il barone Zorn de Bulach, che apparteneva ad una delle più note famiglie d’Alsazia. L’insegnamento scolastico viene brutalmente francesizzato ed il corpo insegnante epurato d’urgenza. Da un giorno all’altro si chiede agli insegnanti di tenere i corsi in francese, chi non era in grado veniva rimosso dall’incarico ed inviato à l'Intérieur della Francia dove difficilmente, come alsaziano, riusciva a ritrovare un impiego. In molti casi, agli insegnanti alsaziani meno “affidabili” in fatto di francofilia ma in grado di parlar bene il francese, si faceva subire in aula la presenza di un assistente francese, magari più giovane e con minore esperienza, ma affidabile in quanto francese “doc”. Per rimpiazzare il personale destituito si pensò bene di fare appello agli insegnanti francesi de l'Intérieur, che non conoscevano l’Alsazia e men che meno una parola d’alsaziano. Parigi s’attendeva meraviglie da queste classi di allievi inebetiti che ascoltavano delle lezioni in una lingua –il francese- a loro totalmente sconosciuta. Nell’aprile del ’20, quarantamila funzionari alsaziani indicono uno sciopero generale per la salvaguardia dei propri diritti acquisiti (durante l’infame governo tedesco!) e per il riconoscimento di uno statuto regionale speciale, che dall’infame Germania avevano già ottenuto, sebbene troppo tardi. In una regione in cui le convinzioni religiose erano inseparabili, per gli autoctoni, dalla propria identità etnica, ancora più grave fu l’invio da parte del governo francese di insegnanti che si proclamavano apertamente laici, e spesso atei. Fra l’altro, per attirare in Alsazia questo personale di fortuna, l’amministrazione francese gli corrispondeva dei premi di tipo coloniale, creando in tal modo una ulteriore disparità coi pochi insegnanti alsaziani rimasti ai loro posti. Il risultato della colonizzazione francese fu che alla fine degli anni venti l’amministrazione scolastica fu costretta a consentire d’interrogare i candidati agli esami scolastici in alsaziano: oramai i ragazzi non comprendevano più il tedesco ed erano quasi completamente incapaci di parlare francese. I provvedimenti di polizia contro i partiti ed i movimenti autonomisti non si contano. Già in vista delle lezioni legislative del 1919, il 30 ottobre, vengono sciolti il Parti Fédéraliste Alsacien-Lorrain e la Ligue Alsacienne-Lorraine. Il 15 maggio del 1920, tre noti autonomisti rifugiati a Monaco (il conte Rapp, René Ley e Kaspar Muth), da dove hanno incitato i connazionali a rivoltarsi contro la Francia, vengono condannati in contumacia all’interdizione perpetua a rientrare in Alsazia. L’11 giugno 1924, Édouard Herriot (1872-1957), radical-socialista, eletto un mese prima Presidente del Consiglio, nel suo discorso d’investitura annuncia che conta di “sopprimere i privilegi” dell’Alsazia-Lorena, primi fra tutti l’amministrazione regionale ed il Concordato. Questa dichiarazione scatena una gigantesca ondata di proteste e sarà il punto di partenza da cui si muoveranno i successivi movimenti autonomisti e separatisti. Il 24 marzo del 1925, il deputato alsaziano Charles Hueber, comunista ma ferocemente autonomista, parla per la prima volta alla Chambre des Députés e pronuncia tutta la seconda parte del proprio discorso in alsaziano. Per ambedue i suoi mandati Hueber inizierà sempre i propri discorsi o in tedesco o in alsaziano.

 

 

Prima pagina di Breiz Atao n° 24, 2 settembre 1928

(giornale del PNB bretone)

Nella foto : l’ultimo a destra è Paul Schall (alsaziano), insieme a Olier Mordrel, alla sua destra, e al corso Petru Rocca (quinto da destra)

 

Il 13 novembre del 1924 ventuno deputati alsaziano-lorenesi abbandonano l'Assemblée nazionale per protestare contro la politica di francesizzazione. Il Governo francese risponde nominando nuovamente una Direzione Generale che da allora in avanti governerà direttamente l’Alsazia. Il 24 maggio del 1926 nasce l’Heimatbund, una struttura politica comune alle varie forze autonomiste e separatiste col compito di coordinare la lotta di tutti i patrioti che rivendicano l’identità etnica alsaziana. L’Heimatbund, fra l’altro, esigeva per l’Alsazia-Lorena autonomia legislativa ed amministrativa, un parlamento nazionale alsaziano eletto a suffragio universale, diritto d’imposizione fiscale ed un esecutivo con sede a Straßburg. L’Heimatbund raggruppava autonomisti, regionalisti e separatisti di varia estrazione politica, dall’estrema destra all’estrema sinistra (dall’8 giugno 1926 aderirono anche i comunisti alsaziani, benché sconfessati da Parigi). Il 12 settembre del 1927 viene fondato a Quimper il Comité central des Minorités nationales de France, che riunisce i gruppi autonomisti etnici di tutta la Francia. L’Heimatbund ne entrerà a far parte, come i bretoni del P.N.B. e i corsi filo-italiani di Petru Rocca (A Muvra). Dal 15 al 21 settembre, a Morlaix (Bretagna), si svolge il Congresso dei movimenti autonomisti di Francia. Il Congresso delle nazionalità difende una concezione etnico-razziale dell’organizzazione politica che viene ampiamente diffusa dall’organo mensile del Comité, la rivista Nation und Staat, che uscirà fino al 1944. Il documento di costituzione del Comité sarà firmato dall’alsaziano Paul Schall, dal corso Petru Rocca e dai bretoni Marchal e Mordrel. Il 19 ottobre 1928, nel corso della riunione del Komitee der elsässischen Einheitsfront, Paul Schall ribadisce il principio di un’Europa delle etnie, dichiarando: “Tutti nostri sforzi tendono a creare una nuova Europa. Tuttavia ciò sarà possibile solo quando saremo padroni in casa nostra e la bandiera rossa e bianca sventolerà in tutta la Nazione”.

 

 

La carta delle etnie europee della SS (1945)

 

Le forze anti-francesi in Alsazia comunque reagiscono: il 9 maggio del 1925, ad opera di Paul Schall e René Hauss, esce il primo numero di Die Zukunft,6 che reclama l’autonomia dell’Alsazia- Lorena. Questo giornale, diretto dal primo, e ultimo, presidente dell’Alsace-Lorraine, Eugène Ricklin, riscuote un grande successo e conduce, il 7 giugno 1926, alla nascita del manifesto

autonomista dell’Heimatbund. Si delineano tre tendenze fra le forze contrarie alla Francia: una regionalista, una fortemente autonomista ed una separatista. Il 25 settembre del 1927 Karl Roos fonda l’Elsaß-Lothringischen Autonomistenpartei (Parti autonomiste alsacien-lorrain), che il 19 novembre successivo cambierà nome in Unabhängigen Landespartei (Parti national indépendant). Nel novembre del 1927 Die Zukunft viene vietato dal governo francese. Subito dopo altri due giornali autonomisti (Die Volksstimme e Die Wahrheit) seguono la stessa sorte. Pochi giorni dopo, la notte di Natale, i reparti speciali della polizia francese sferrano un colpo pesante: tutti i capi autonomisti vengono arrestati (Joseph Rossé,7 Paul Schall, René Hauss, e così via). Nel febbraio dell’anno successivo il presidente della repubblica Raymond Poincaré (1860-1934) scioglie d’autorità il consiglio municipale di Haguenau perché autonomista. Alle elezioni successive il consiglio viene rieletto identico. Fra febbraio e marzo vengono arrestati anche Marcel Stürmel e Eugene Ricklin. Prosegue anche la guerra alla stampa: il 30 gennaio viene vietato D'r Schliffstaan ed 1° febbraio D'r Müehlstaan, il 17 marzo tocca a Das Neue Elsaß (di Camill Dahlet, fondatore dell’Elsässischen Fortschrittspartei -Parti progressiste alsacien). Il 1° maggio del 1928 si apre il clamoroso Processo di Colmar (Komplottprozess) contro 22 capi autonomisti accusati di “complotto contro la sicurezza dello Stato”. Cinque di loro (Karl Roos, Rossé, Ricklin, Schall e Fashauer), senza la minima prova, vengono condannati a pene che vanno da un anno di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici a quindici anni di carcere. Il 17 luglio Rossé, Fashauer e Schall verranno graziati dal presidente della Repubblica, in seguito alle manifestazioni di protesta che scuotono l’Alsazia. Il 23 dello stesso mese fu rilasciato anche il dottor Ricklin. Il 24 dicembre del 1931 Pierre Laval, presidente del Consiglio, concederà l’amnistia completa a tutti condannati. La resistenza alla francesizzazione forzata, comunque, fu un fallimento quasi totale. Sostanzialmente per la profonda divisione fra le forze politiche locali che vi si opponevano. Fra queste c’erano anche i comunisti che giunsero a parlare di secessione ma furono sconfessati dai propri dirigenti parigini, fedeli agli ordini di Mosca. Si giunse addirittura a cacciare dal partito comunista Charles Hueber che nel 1929 era riuscito a farsi eleggere sindaco di Strasburgo, ottenendo la collaborazione di cattolici, protestanti e nazionalisti alsaziani, battendo il socialista filofrancese Peirotes. In questo clima si inserisce la Blutige Sonntag (Domenica di sangue) del 22 agosto 1926 a Colmar, capoluogo dell’Haut-Rhin. Quel giorno era prevista, autorizzata dalla prefettura, una riunione di autonomisti alsaziano-lorenesi. Verso le 14 e 30 gli autonomisti si presentano davanti alla sala della manifestazione, marciando in formazione. Davanti quindici uomini della Strassburger Schutztruppe, guidati da Kiehl, poi circa 150 comunisti, i membri dell’Heimatbund col Rot un Wiss all’occhiello, alcuni sacerdoti, come l’abate Rohmer di Wintzenheim e il vicario di Ingersheim, seguiti da una folla di contadini. A quel punto scatta un vero e proprio agguato, organizzato con la complicità del prefetto Henri Gassern. Un folto gruppo di lealisti, excombattenti decorati, nazionalisti francesi del Faisceau des Combattants e dei Camelots du Roi, con alla testa il sindaco di Colmar Kalb e Auguste Wallach di Mulhouse, attaccano i manifestanti picchiandoli a sangue, senza alcun intervento da parte della polizia, presente ai fatti. Fra i feriti due dei leader dell’autonomismo alsaziano, il dottor Eugène Ricklin e Zadock, invalido di guerra dell’esercito del Reich. Al termine del pestaggio le vittime vengono condotte via dalla polizia per l’identificazione ed alcune addirittura arrestate. Il giorno successivo il Journal de l’Est, in prima pagina, definisce l’episodio una “bonne journée pour la France”. Nel 1933, con l’avvento al potere del Nazionalsocialismo in Germania, una parte del movimento separatista vede un’occasione di riscatto dal potere francese. Ciò condurrà come primo risultato a rendere ancora più pesante la repressione francese che utilizzerà da qui in avanti l’accusa di tradimento. Alle elezioni del 1936 il Front Populaire vittorioso registra in Alsazia un fiasco notevole, sostanzialmente a causa la volontà assimilatrice dei socialisti francesi. Il 18 giugno 1936 Hermann Bickler 8 fonda l’Elsaß-Lothringer Partei (Parti Alsacien- Lorrain), il primo movimento dichiaratamente Nazionalsocialista alsaziano. Particolarmente attiva era l’organizzazione giovanile del movimento, la Jungmannschaft. Bickler sarà particolarmente vicino ai camerati bretoni del PNB, Mordrel, Lainé e Debauvais. Nel frattempo, il 13 gennaio 1935, dopo un referendum, la zona della Saar/Sarre, a nord dell’Alsazia, torna alla Germania. La via crucis degli alsaziani continuò fino allo scoppio della II guerra mondiale. Il governo francese, infatti, aveva previsto l’evacuazione delle popolazioni che vivevano fra la frontiera franco-tedesca e la linea Maginot, ma non aveva organizzato la loro accoglienza all’interno della Francia. Così accadde che gli alsaziani dovettero nuovamente partire, stavolta per le strade dei Vosgi, a piedi o sui carri bestiame e di nuovo potendosi portar via solo le poche cose che riuscivano a caricare sui mezzi di fortuna. I francesi stabilirono che gli alsaziani non potevano portarsi più di 30 chili di bagaglio a testa, che tutti gli animali dovevano rimanere in Alsazia e che le porte delle case abbandonate dovevano rimanere aperte. Vissero di nuovo l’umiliazione profonda di giungere in luoghi dove erano detestati, in particolare nel Limousin, dove erano beffeggiati e chiamati “yaya” per il fatto che usavano “Ja” al posto dell’”Oui” francese. Furono ammassati nelle stalle, senz’acqua, senza riscaldamento né elettricità. Nello stesso momento gli eroici soldati francesi saccheggeranno le loro case abbandonate, derubandoli di tutti gli oggetti di valore che era stato loro proibito di trasportare. Poterono far ritorno solo con la sconfitta della Francia e ad armistizio firmato, nel luglio del 1940, su treni appositamente predisposti dall’infame occupante tedesco. Il 1° settembre del ’39 la Francia proclama la mobilitazione generale ed il 3 settembre dichiara guerra alla Germania. Il giorno 2 inizia l’evacuazione di Strasburgo e delle comunità frontaliere da Lauterbourg a Saint Louis, di cui si è detto poc’anzi. In tutto saranno 374.000 gli alsaziani evacuati, di cui 80.000 strasburghesi deportati in Dordogna. Il 15 giugno le forze del Reich attraversano il Reno ed occupano successivamente Colmar, Mulhouse ed il 19 giugno raggiungono Strasburgo. L’armata francese in ritirata si renderà responsabile di un vero e proprio “terremoto”. Il bilancio delle distruzioni sarà impressionante. In tutto i francesi in ritirata, e senza alcun motivo di carattere militare, faranno saltare 405 ponti stradali, 109 ponti ferroviari, 81 chiuse (di cui 52 delle 101 sul solo canale Rhin/Rhône), le stazioni radio, 1.071 Km di binari di binari ferroviari che bloccano totalmente l’uso della ferrovia per mesi, e poi raffinerie, mulini, installazioni portuali sul Reno, centrali elettriche, dighe e le abitazioni private a ridosso della linea di confine, molte delle quali vennero incendiate. Fu una devastazione assolutamente gratuita, di cui per anni si è data, ovviamente, la responsabilità ai Nazionalsocialisti! Nel frattempo, nei mesi di maggio e giugno, il governo francese aveva provveduto ad internare in campo di concentramento tutti gli autonomisti su cui la polizia era riuscita a mettere le mani. I campi (che oggi non sono musei alla memoria) furono quelli di St-Dié e Arches, nel centro della Francia, e di Nancy. Le autorità francesi non hanno risparmiato partiti e giornali: il 21 aprile del 1939 l’Elsaß-Lothringer Partei di Bickler viene sciolto. Il suo giornale, Frei Volk, segue la stessa sorte il 6 maggio successivo. L’Elsaß-Lothringische Arbeiter- und Bauernpartei (Parti ouvrier et paysan alsacienlorrain) dei camerati Paul Schall e Hans-Peter Murer fa la stessa fine il 31 ottobre del 1939. Era stato preceduto dal giornale del partito, la Elsaß-Lothringer Zeitung, vietato dal 31 agosto. Uno dei primi provvedimenti delle truppe del Reich fu quello di liberare i Nancéens o, come li chiamavano i tedeschi, i Nanziger, cioè gli autonomisti ed i separatisti detenuti nei campi di concentramento. Molti di loro entrano a far parte dell’amministrazione civile del Reich: Hans-Peter Murer viene nominato vice-prefetto di Mulhouse, Hermann Bickler vice-prefetto di Strasburgo, Rudi Lang vice-prefetto di Saverne, più tardi sostituito da Rainer (René) Schlegel. Ed ancora, altri Nanziger, appena liberati dai campi francesi: Renatus (René) Hauß alla viceprefettura di Haguenau, Alexander Kraemer a quella di Gebwiller, Edmund Nussbaum diviene vice-prefetto di Molsheim, in seguito sostituito da Paul Schall. Nel gennaio del 1940 l’Alsazia è annessa di fatto al III Reich. La frontiera franco-tedesca viene spostata sulla sommità dei Vosgi. Viene unita alla regione del Baden (Land Baden und Zivilverwaltungsgebiet Elsaß 9) e posta sotto l’autorità di un Gauleiter, la cui sede sarà prima a Karlsruhe ed in seguito a Straßburg. Il passaggio ufficiale sotto l’amministrazione del Reich avviene il 1° agosto ’40. Dal 20 giugno del 1940 fino alla fine della guerra l’incarico di Gauleiter e Chef der Zivilverwaltung 10 sarà affidato a Robert Wagner.11 Il 7 ottobre la zona della Mosella entra far parte del Gau Saarland, con Josef Bürckel come Gauleiter.12 Gli alsaziani vengono considerati Deutsche Volk fin da subito, e quindi facenti parte della Nazione tedesca; già dal 20 gennaio posso richiedere ed ottenere il passaporto del Reich. Fin dal 1940 nascono in Alsazia le strutture della NSDAP e del DAF. Fin dal mese di aprile viene introdotto il servizio del lavoro obbligatorio nel Reichsarbeitsdienst per i giovani e le giovani. Il 1° di gennaio del 1942 nascono anche la Hitletjugend e la Bund Deutscher Mädel per le ragazze. Anche se il servizio militare obbligatorio sarà introdotto solo il 24 agosto del ‘42, la Wehrmacht e la Waffen-SS arruolano molti giovani in Alsazia-Lorena, da 135.000 a 140.000, che pagheranno un alto contributo di sangue. Oltre 40.000 moriranno sul fronte dell’Est e 20.000 saranno feriti. I prigionieri alsaziani catturati dall’Armata Rossa saranno rinchiusi nel campo di concentramento di Tambov, a 400 km da Mosca. Il generale de Grulle, a conoscenza del fatto, al termine della guerra non fece nulla per loro, per non inimicarsi Stalin. I pochi scampati tornarono in Alsazia nel 1951, sei anni dopo la fine della guerra. L’ultimo, Jean-Jacques Remetter, addirittura nel 1955. L’amministrazione del Gauleiter Wagner opera in tutti i settori. Il responsabile dell’economia e della finanza, basandosi sui Generalvollmächtiger für das volks- und reichsfeindliche Vermögen, cioè sui poteri generali di controllo dei beni dei nemici del popolo e del Reich, nomina dei gerenti provvisori come amministratori fiduciari di tutte le aziende appartenenti a stranieri nemici o con la semplice partecipazione azionaria di società o cittadini stranieri. Circa il 10% del totale delle imprese locali, non appartenenti ad alsaziani o tedeschi, passano sotto il controllo della Zivilverwaltung. I dirigenti vengono altresì rimossi. Per rilanciare l’economia disastrata dell’Alsazia, Wagner decide che tutte le merci importate dalla Francia siano esenti da tasse. Per evitare gli arricchimenti illeciti si organizzano massicci servizi di lavoro volontario. Viene costituita la Elsässische handelsgesellschaft (Société Alsacienne de Commerce), gestita dalla SS, che controlla il commercio al dettaglio e sostituisce i proprietari giudicati indegni, con quelli meritevoli. Wagner si impegna inoltre a rifondere tutte le famiglie che hanno subito danni economici a causa della loro lotta politica autonomista o a favore della Germania. La società petrolifera di Merkwiller- Pechelbronn, le cui prime prospezioni erano state effettuate da una società tedesca nel 1906- 1918, la Deutsche Erdöl Aktiengesellschaft (DEA), ritorna sotto controllo alsaziano ed è grazie a Karl Grosse, l’ingegnere responsabile della Kraftstoffindustrie del Reich, che i giacimenti petroliferi possono continuare ad essere produttivi 13, anche quando, dal giugno del 1944, le raffinerie di Merkwiller sono regolarmente bombardate dai liberatori. 14 L’opera di Wagner fu particolarmente rilevante nel ricostruire quanto i francesi in fuga avevano gratuitamente distrutto (vedi sopra). Furono messe in campo tutte le forze disponibili per ripristinare le vie di comunicazione - in particolare le ferrovie - e le installazioni logistiche. Il porto fluviale sul Reno viene ricostruito a tempo di record, tanto è vero che il traffico delle merci passa da 3.767 tonnellate nel luglio del ’40 ad oltre 100.000 nel novembre dello stesso anno (e questo con buona pace di chi, oggi, parla delle distruzioni Nazionalsocialiste! Fra il novembre del 1944 ed i marzo del 1945 gli Alleati conquistano a più riprese l’Alsazia (Strasburgo il 23 novembre ’44, Colmar il 2 febbraio ’45, Wissembourg e Lauterbourg il 18 marzo successivo), ed inizia immediatamente l’epurazione e la caccia ai collaborazionisti, che verranno rinchiusi nel campo di concentramento di Schirmeck. Il campo rimarrà in funzione fino al 1948. Oggi è un museo dedicato alla “memoria delle vittime dell’infamia nazista”. Nel febbraio del 1945 il generale De Gaulle, per prima cosa, aveva decretato il divieto di stampa dei giornali in lingua tedesca. Il 10 giugno del 1947 il camerata Hans-Peter Murer, ex-deputato e vice-prefetto di Mulhouse fino al 1944 viene fucilato dopo la condanna per collaborazionismo. L’autonomista Joseph Rossé, amico e “protetto” di Otto Meißner 15, condannato per collaborazionismo, muore in carcere nel 1951. Nel 1953 a Bordeaux sarà celebrato il processo contro 24 appartenenti alla Divisione Waffen-SS “Das Reich”, “colpevoli” della rappresaglia compiuta nel 1944 a Oradour-sur-Glane: 17 di loro sono alsaziani e 7 tedeschi. Saranno condannati. Una cosa interessante è che l'Alsace e la Moselle odierne conservano oggi uno statuto speciale che prevede, fra l’altro, un regime particolare per il trattamento delle assicurazioni per le malattie, giorni di ferie supplementari (il 26 dicembre ed il Venerdì santo), insegnamento religioso nelle scuole e sostentamento economico per i culti religiosi. Il tutto deriva dalla conservazione dei diritti concessi agli alsaziani durante il II Reich (leggi di Bismarck), prima del 1914, e lasciati inalterati durante il periodo 1940-1944, quando l’Alsazia entrò a far parte del III Reich. Karl-Philipp Roos (in francese Charles-Philippe Roos) nasce il 7 settembre del 1878 a Surburg (arrondissement di Weißenburg/Wissembourg), figlio di Nikolaus, insegnante e direttore scolastico come il nonno, e di Marie Anna Duckert, originaria di una famiglia di Durrenbach, vicino a Woerth. Frequenta la scuola elementare a Nordhouse, il liceo a Schlettstadt/Sélestat ed infine il collegio episcopale a Straßburg/Strasbourg.16 Allievo molto brillante, continua gli studi all’università di Freiburg im Breisgau e quindi all’università Kaiser-Wilhelm di Straßburg/Strasbourg, dove si laurea in linguistica, nel 1903, con una tesi sui vocaboli stranieri nei dialetti alsaziani (Fremdwörter in den elsässischen Mundarten). Dopo la laurea, Roos insegna a Strasburgo, Mulhouse e Bochum, e quindi a Colonia. All’inizio della I Guerra mondiale Roos viene arruolato il terzo giorno di mobilitazione generale 17 (1914) in qualità di Vizefeldwebel 18. Nella battaglia di Antwerp (Anversa), ottobre del ’14, ottiene la Croce di Ferro (Eiserne Kreuz) di II classe. Raggiunto il grado di tenente e comandante di compagnia (Kompagnieführer) in Belgio e Lussemburgo, rimane nelle retrovie fino alla fine della Guerra, come capostazione militare, a causa di un problema di udito. Dopo la guerra, ritorna in Alsazia-Lorena dove rileva la Hertel'sche Handelsschule a Strasburgo, una scuola commerciale che verrà chiusa dalle autorità francesi in quanto impiega degli insegnanti destituiti dalle Commissions de Triage. 19 Nel 1924 viene nominato dall’amministrazione francese ispettore delle Ecoles des Mines Domaniales de la Sarre 20, ma, totalmente in disaccordo con la politica d’assimilazione forzata dello stato francese, si dimette poco tempo dopo. E’ proprio l’azione assimilatrice della Francia che spinge Roos verso la lotta autonomista. Nel 1926 Karl Roos viene nominato segretario generale dell’Heimatbund. Nel novembre del 1927 fonda la Unabhändige Landespartei 21 che adotta un programma risolutamente autonomista e di riscatto sociale. Ma i problemi iniziano rapidamente nel 1928 col Processo di Colmar, simulacro di giustizia, il cui scopo reale è quello di stroncare gli autonomisti. Roos viene condannato in contumacia a 15 anni di fortezza. Trovandosi in Svizzera al momento della sentenza, Roos avrebbe potuto sottrarsi all’esecuzione del provvedimento. Ma un anno più tardi, l’8 novembre 1928, si costituisce e viene sottoposto ad un nuovo processo a Besançon, dal 10 al 22 giugno del 1929, al termine del quale viene prosciolto. Durante i sette mesi trascorsi in detenzione preventiva e prima della scarcerazione Karl Roos viene eletto consigliere municipale a Straßburg/Strasbourg. A partire da quel momento, la sua importanza come uomo politico cresce di anno in anno fino al 1939, e diventa, in particolare per il Commissario speciale della Polizia politica Becker 22, “l’uomo da abbattere”. Il 4 febbraio 1939 il dottor Roos viene arrestato di nuovo ed incarcerato nella prigione militare di Nancy, con l’accusa di spionaggio. 23 Il processo inizia il 23 ottobre. L’accusa è di “spionaggio a favore di una potenza nemica”. La farsa giudiziaria si chiude in soli tre giorni, il 26 ottobre, con una condanna a morte. Fino al giorno dell’esecuzione, il 7 febbraio del 1940, il prigioniero viene rinchiuso nella cella dei condannati a morte, sorvegliato a vista giorno e notte. E’ costretto a portare delle pesanti catene ai piedi che gl’impacciano i pochi movimenti. Nonostante tutto questo Karl Roos rimane imperturbabile. Il 7 febbraio, verso le 6 di mattina, entra nella sua cella il colonnello Marcy. Roos sta ancora dormendo. Lo sveglia un compagno di cella. Roos riconosce il colonnello che gli dice: “Roos, si faccia coraggio! E’ arrivata la sua ora”. Al che lui replica: “Protesto! Lei sa benissimo che sono innocente”. Davanti alla prigione un veicolo attende il condannato a morte. Roos viene condotto al poligono di tiro di Champigneulles, lì vicino. Nel centro del piazzale è stato piantato un palo. Ricevuti i conforti religiosi, Roos si congeda dal sacerdote con queste parole: “Muoio fedele alle mie idee, alla mia patria ed ai miei amici”. Due soldati lo conducono al palo. Nonostante le sue proteste non gli viene concesso neppure di morire in piedi. I francesi vogliono umiliarlo anche negli ultimi istanti. Lo obbligano ad inginocchiarsi, gli legano le mani dietro la schiena e poi al palo. Poi gli bendano gli occhi. Intanto, a nove metri dal palo il plotone ha preso posizione. Ai dodici uomini viene ordinato di mirare al cuore. La salva crepita nell’aria. Karl Roos ha reso l’anima a Dio ed alla sua terra. Un sottufficiale, secondo il regolamento, gli si avvicina e gli spara il colpo di grazia alla nuca. Il suo corpo viene sepolto nel cimitero di Champigneulles, nel quadrato di sud-est. Una semplice croce di legno con la scritta “Roos”. E’ caduto come cadde, ai suoi tempi, Andreas Hofer 24, il capo della resistenza tirolese contro Napoleone. Le sue spoglie, per disposizione del Gauleiter Wagner, vennero riportate in Alsazia-Lorena il 19 giugno del 1941 con gli onori militari e sepolte nel castello di Hünenburg (nei pressi di Zabern/Saverne), dove troveranno provvisoriamente la pace fino al 1944. Quando i francesi rientreranno in Alsazia-Lorena, una delle prime cose che faranno sarà quella di dissotterrare il corpo di Roos per trasferirlo in un luogo sconosciuto. A tutt’oggi, le autorità francesi occupanti non hanno rivelato dove riposino le spoglie del camerata Karl Roos.

 

Note dell’autore

 

1 Le origini dei colori rosso e bianco sono antichissime. Nell’XI secolo, le armate del primo duca di Lorena, Gerhard d’Alsace (1024-1070), sfoggiavano due vessilli, uno bianco e l’altro rosso. Ma questi due colori sono, in araldica, specificamente tedeschi. Li ritroviamo infatti, ancora oggi, sulle bandiere cittadine di tutte le località del Reno superiore, dell’Alta Austria e della Confederazione elvetica.

2 Le armate tedesche entrano in Alsazia da nord il 3 agosto 1870 e conquistano rapidamente il paese. L’8 febbraio 1871 l’Alsazia invia 22 deputati filo-francesi alla Assemblée Nazionale. Tuttavia l’83% dei deputati voteranno a favore della cessione del l'Alsace-Lorraine all’Impero tedesco. Una parte ella popolazione deciderà d’emigrare in Francia, ma la stragrande maggioranza rimarrà in Alsazia.

3 L’ Elsass-Lothringen venne infatti definita come Reichsland ed il suo status era quello di proprietà comune di tutti gli Stati dell’Impero tedesco.

4La fanatica volontà francese di accaparrarsi regioni che riteneva le appartenessero s’era già vista nel 1798 quando la repubblica di Mulhouse, città della Confederazione Elvetica, venne sottoposta ad un ricattatorio blocco economico fatto di tasse astronomiche su tutti i movimenti di merci finché, economicamente esausta, non capitolò e fu annessa alla Francia, entrando a far parte della “francese” Alsazia.

 

5 Eugène Ricklin nacque il 12 maggio 1862 a Dammerkirch/Dannemarie, da padre e madre alsaziani. Dopo gli studi al collegio di Belfort, frequenta i licei di Altkirch e di Colmar. In seguito, in Germania, compirà i propri studi in medicina a Regensburg, poi a Freiburg, a Monaco e a Erlangen. A 29 anni diventa consigliere municipale della sua cittadina ed a 34, nel 1898, sindaco. Ma venne destituito nel 1902 per aver rivendicato per la sua terra, l’Alsazia- Lorena, uno statuto eguale a quello degli altri Stati dell’Impero tedesco (Bundesstaat). Resta comunque membro del consiglio municipale fino al 1908. Nel 1896 entra a far parte del Bezikstag dell’Haute-Alsace (del quale diviene presidente durante la guerra). Nel 1900, il Bezikstag, lo eleggerà al Landesausschuss di Straßburg, e nel 1903 sarà eletto al Reichstag di Berlino nella circoscrizione di Thann-Altkirch. Membro del Zentrum, lottò sempre convintamene per gli interessi del popolo alsaziano e per la parificazione dell’Alsazia-Lorena agli Stati del Reich, tanto da meritarsi la stima degli stessi avversari che lo soprannominarono D’r sundgauer Leeb (in alsaziano Il Leone di Sundgau, dal nome della zona della quale era originario). Quasi al termine della I Guerra mondiale arriva finalmente anche l’autonomia completa (vollberechtigter Bundesstaat) per l’Alsazia-Lorena, concessa dall’Impero Tedesco, il 25 ottobre del 1918, infatti, l’Elsass-Lothringen diviene il 25° Stato dell’Impero Tedesco; ma è ormai troppo tardi e Ricklin lancia l’idea di un Nationalrat, un Consiglio Nazionale alsaziano che riesce a convocare il 10 novembre 1918 e del quale viene eletto presidente. Inizia trattative coi francesi al fine di garantire gli interessi alsaziani, pesantemente minacciati dal giacobinismo di Parigi. Ma viene messo in minoranza dai suoi stessi colleghi di partito, il Zentrum, e dai socialisti che preferiscono non irritare i nuovi padroni francesi. Il Nationalrat, divenuto Conseil National, viene sabotato e finisce miseramente. Con l’arrivo dei francesi, Ricklin diventa per loro “l’uomo da abbattere”. Portato davanti alle infami Commissions de Triage, viene prima incarcerato ed in seguito deportato nella zona tedesca di Kehl, occupata dai francesi. Potrà rientrare solo nel novembre del 1919. A quel punto viene messo in piedi un complotto, riuscito, per rovinarlo professionalmente. Ma Ricklin è un combattente e, sempre più disgustato dal comportamento dell’amministrazione francese, ritorna alla vita pubblica nel dicembre del 1925, Prima entra nel comitato di redazione del giornale autonomista Die Zukunft, quindi, nel giugno del ’26, si unisce al gruppo degli estensori del manifesto dell’Heimatbund. Ed è grazie a lui che il comitato dell’Heimatbund entra in contatto con gli autonomisti bretoni del P.N.B. e con quelli corsi di Petru Rocca. Ricklin, inoltre, sviluppa un’intesa coi comunisti alsaziani, fortemente autonomisti, dando vita all’Einheitsfront (Fronte Unito). Con l’avvicinarsi delle elezioni del maggio del 1928, il governo francese tenta il tutto per tutto per impedire agli autonomisti –non solo alsaziani- di presentarsi candidati: sei giornali autonomisti vengono chiusi d’autorità ed i maggior leader arrestati; primi fra tutti Rossé, Hauss e il dottor Ricklin. A 66 anni, il 16 marzo del 1928, Ricklin fu portato via in manette per le strade di Mülhausen/Mulhouse a piedi per essere pubblicamente umiliato. Ma la popolarità di Ricklin e Rossé era troppo grande: vennero eletti deputati mentre erano in prigione! Dopo un processo-farsa, fra i moti popolari di protesta, a Riclkin fu concessa la grazia presidenziale e venne rilasciato il 14 luglio del 1928. Accolto trionfalmente nel suo Sundgau venne eletto di nuovo nell’ottobre del 1928, ma il governo francese invalidò la sua elezione e quella di Rossé, col pretesto che la grazia presidenziale non aveva reso loro totalmente i diritti civili. Il 2 giugno del 1929 alle nuove elezioni ambedue sono rieletti trionfalmente e di nuovo, utilizzando un decreto del 2 febbraio 1852, il governo francese invalida la loro elezione. Ad oggi non è ancora stato riabilitato. Il dottor Eugène Ricklin è morto il 4 settembre del 1935, nell’ospedale della sua città natale Dammerkirch/Dannemarie, dopo una lunga malattia.

 

6 Die Zukunft. Il Futuro.

7 Joseph Rossé nasce il 26 aprile 1892 a Montreux-le-Vieux (Haut-Rhin). Professore alla scuola superiore di Colmar, viene destituito per aver collaborato alla redazione del manifesto dell’Heimatbund. Inizia allora una carriera di giornalista, all'Elsässer Kurier. Membro del comitato direttivo dell’U.P.R. (Union populaire de la République), partito

cattolico, propugna una grande Lotharingie tedesca, fra Francia e Germania, comprendente il Belgio, il Lussemburgo, l’Alsazia-Lorena e la Svizzera. Eletto deputato per la circoscrizione di Colmar nel marzo del 1928, viene dichiarato

decaduto dopo la condanna subita al Processo di Colmar contro gli autonomisti. Amnistiato nel 1931, Rossé viene rieletto nel 1932 e nel 1936. Nel 1938 fonda la Jung Elsass (il cui motto è : Für Gott, für Volk, für Heimat). Viene arrestato il 10 ottobre del 1939 e deportato a Privas, nell’Ardeche. Nel luglio del ’40 anche lui viene liberato dalle truppe tedesche insieme agli altri esponenti autonomisti. Il 29 luglio, a Guebwiller, lancia un appello a lavorare con la Germania ed a dimenticare e rinnegare la Francia. Il suo discorso termina al canto di Deutschland über alles. I suoi rapporti con l’amministrazione tedesca non furono sempre ottimi in quanto inseguiva ancora la sua idea della Lotharingie. Il 12 giugno 1947 viene condannato a 15 anni di lavori forzati, all’indegnità nazionale ed a vent’anni di divieto di soggiorno in Alsazia. Il camerata Rossé è morto nel carcere di Elysses nel 1951.

8 Hermann Bickler. Avvocato alsaziano di origine tedesca, nato nel 1904, fu Kreisleiter della NSDAP a Strasburgo. Standartenfuhrer della SS. Dal 1942, fu incaricato della formazione di un corpo di polizia di volontari francesi (Selbstschutzpolizei) nella zona di Parigi, corpo che operava in collaborazione con la SD e la Gestapo. Riparò in Germania coi suoi uomini nel 1944 e nel 1947 venne condannato a morte in contumacia. Sfuggito ad ogni ricerca, riparò in Italia, dove visse con la famiglia sotto falso nome, dirigendo un’impresa. E’ morto l’8 marzo 1984 sul Lago Maggiore. Il figlio Dietrich Bickler è un noto pittore e vive anch’egli sul Lago Maggiore (www.bickler.de ).

9 Zivilverwaltungsgebiet Elsaß. Amministrazione Civile della Regione d’Alsazia.

10 Chef der Zivilverwaltung. Capo dell’Amministrazione Civile. In realtà Wagner divenne Chef der Zivilverwaltung

solo il 2 agosto del 1940 per decreto del Führer ed i suoi poteri in fatto di amministrazione civile furono rafforzati con

un successivo decreto del 18 ottobre dello stesso anno.

11 Robert Heinrich Wagner nasce il 13 ottobre 1895 a Lindau, nei pressi di Eberbach am Neckar. Combatte nella I Guerra mondiale meritandosi le Croci di Ferro di II e I classe. Iscritto al Partito dal 1924. Gauleiter del Land Baden dal 22 marzo del 1925. Membro del Reichstag dal 5 marzo 1933. Dal 2 agosto del 1940 Chef der Zivilverwaltung Elsaß. Alla fine della guerra viene processato a Strasburgo da una corte marziale francese, presieduta dal colonnello Begue, condannato a morte e fucilato il 14 agosto 1946. Allo stesso processo, tenutosi dal 23 aprile al 3 maggio 1946 furono condannati: Hermann Gustav Philipp Röhn, Stellvertreter Gauleiter (vice di Wagner), Adolf Schuppel, Gaustabsamtsleiter, Capo di Gabinetto dell’Amministrazione Civile del Reich in Alsazia, Walter Martin Gädeke, Capo del Personale dell’Amministrazione Civile, Hugo Grüner, Kreisleiter di Thann e Lörrach (Alto Reno), Ludwig Luger, Procuratore del Volksgerichtshof di Strasburgo, Ludwig Semar, Vice Procuratore del Volksgerichtshof di Strasburgo e Richard Huber, Presidente del Volksgerichtshof di Strasburgo.

12 Josef Bürckel (30 marzo 1895-28 settembre 1944).

13 E’ interessante come, sempre con buona pace di chi, oggi, parla di occupazione militare dell’Alsazia da parte dei Nazionalsocialisti, una delle prime cose fatte a Pechelbronn nel 1940, fu l’introduzione del Deutsche Arbeiterfront (DAF), il sindacato. Nell’impresa più importante dell’Alsazia, più che altro sul piano militare –si estraeva petrolio!- si organizzò il sindacato, con la divisione fra la sezione estrattiva-mineraria e quella logistica. A capo di ciascuna era nominato un Betriebsobmänner. Per ogni attività vi era un capo cellula (Zellenwalter) e due capi-blocco (Blockwalter). E’ disponibile l’elenco dei capi cellula delle officine di Biblisheim e Schweighouse e della raffineria. Sono tutti operai e sondatori.

14 Nel bombardamento del 20 giugno 1944 vengono sganciate 2076 bombe per un totale di 260 tonnellate. Ci sono solo 27 morti e 3 feriti. Tutti alsaziani e tutti operai della raffineria.

15 Otto Meißner nasce il 13 marzo 1880 in Alsazia, a Bischweile (oggi Bischwiller) e muore il 27 maggio del 1953 a Monaco di Baviera. All’epoca l’Alsazia era entrata a far parte del Reich neppure da un decennio. Il padre era un funzionario delle poste, originario della Prussia ed eroe della guerra del 1871 che si era trasferito in Alsazia dopo la liberazione dalla Francia, la madre invece era alsaziana e morì piuttosto giovane, lasciandolo con cinque figli. Il padre si risposò allora con un’altra alsaziana, pronipote del leggendario Maresciallo Kleber. Meißner studiò legge a Strasburgo dal 1898 al 1903. Nello stesso periodo entrò a far parte della Burschenschaft, un’associazione giovanile nazionalista. In seguitò studiò a Berlino e conseguì la laurea in Legge nel 1908 a Erlangen, in Baviera. Dopo la laurea diviene funzionario delle Reichsbahn, l’ente ferroviario imperiale, a Straßburg. Sposa un’alsaziana, anche lei figlia di padre tedesco e madre alsaziana. Dal 1915 al 1917 partecipa alla I Guerra mondiale nel 136° Reggimento di fanteria. In seguito, fino al 1919, viene inviato in missione governativa a Bucarest, in Romania, e quindi a Kiev, in Ucraina come incaricato d’affari tedesco per il governo ucraino. Nel 1918 gli viene offerta la direzione delle Chemins de Fer d'Alsace-Lorraine ma Meißner preferisce trasferirsi a Berlino a causa del clima persecutorio instaurato dai francesi in Alsazia, in particolare nei confronti dei tedeschi. A Berlino, nel 1919, entra come consigliere nell’ufficio del Presidente del Reich (all’epoca il socialista Friedrich Ebert). Nel 1920 diviene Direttore ministeriale e Capo di Gabinetto del Presidente del Reich. Nel 1923 lo stesso Ebert nomina Meißner Segretario di Stato. Meißner visse con la famiglia all’interno del Palazzo presidenziale dal 1929 al 1939. Fu particolarmente apprezzato come collaboratore da Paul von Hindemburg. Nel 1933, correttamente, Meißner presentò le proprie dimissioni che però furono respinte. Quando il Führer, nel 1934, assunse le funzioni di Capo dello Stato e Capo del Governo, l’ufficio di Meißner fu limitato nelle funzioni e ribattezzo Ufficio della Cancelleria Presidenziale. Ma il Führer non volle privarsi delle eccezionali capacità organizzative e legali di Meißner e nel 1937 creò per lui un ufficio apposito, nominandolo Ministro di Stato e Capo della Cancelleria Presidenziale del Führer e Cancelliere del Reich. Meißner mantenne sempre rapporti con la sua patria d’origine, l’Alsazia, al punto che si parlò di un possibile incarico di ministro per il culto da affidare al suo “protetto”, l’autonomista J. Rossé, in Alsazia. Fra l’altro fu presidente dell’Associazione degli amici della Reichsuniversität Strassburg, della quale faceva parte un altro alsaziano molto noto, il dottor Friedrich Spieser, Sturmbannführer della SS e collaboratore dell’Ahnenerbe, il rettore della Facoltà di Medicina Schmidt ed altri docenti. Dopo la fine della II Guerra mondiale, Meißner fu arrestato dagli Alleati il 23 maggio del 1945, nel 1949 fu imputato nel Processo della Wilhelmstrasse ed assolto il 14 aprile dello stesso anno. Nel maggio del 1949 fu di nuovo processato a Monaco e stavolta condannato. L’appello fu respinto ma il procedimento contro di lui venne bloccato nel gennaio del 1952. Il camerata Meißner non saprà mai cosa gli avrebbe riservato la giustizia democratica, morì infatti meno di 5 mesi dopo.

16 Tutte queste località, a parte Freiburg im Breisgau/Friburgo in Brisgovia –Germania- si trovano in Francia, a dispetto dei nomi. Il primo è il toponimo tedesco, il secondo quello imposto dalla Francia.

17 L’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia il 28 luglio, la Germania il 1 agosto alla Russia.

18 Vizefeldwebel (Vice Feldwebel) grado corrispondente a quello di sottufficiale anziano.

19 Coll’infame Trattato di Versailles (28 giugno 1919; entrato in vigore il 10 gennaio 1920), l’Alsazia torna alla Francia. Nel tentativo di “ripulire” la provincia dagli elementi filo-tedeschi, lo Stato francese crea, il 2 novembre del 1918, le Commissions de Triage (letteralmente Commissioni di Scelta), che funzioneranno fino all’ottobre del 1919. Queste Commissions operano in un totale vuoto legislativo. Prima di tutto c’è una considerazione da fare: come già detto, il 25 ottobre del 1918, l’Elsass-Lothringen diviene il 25° Stato dell’Impero Tedesco, il 9 novembre del 1918 il Kaiser abdica, il 10 novembre il Landtag dell’Alsazia-Lorena, democraticamente eletto, si costituisce in Nationalrat (vedi nota 5), il che corrisponde ad una dichiarazione d’indipendenza. L’11 novembre del 1918, l’articolo 2 del testo dell’armistizio redatto dalla Francia, elenca i paesi e gli Stati che l’esercito tedesco deve evacuare: il Lussemburgo, il Belgio e l’Alsazia-Lorena, e il 12 novembre il Nationalrat dichiara la sovranità dell’Alsazia-Lorena. La Francia, quindi, riconosce la sovranità dell’Alsazia-Lorena in modo esplicito ed irrefutabile. Ne deriva che, secondo il diritto internazionale, l’Alsazia-Lorena, Stato indipendente, viene illegalmente occupato dalle truppe francesi. Dunque, le truppe francesi occupano l’Alsazia-Lorena fra il 15 e il 18 novembre del 1918, la rivendicazione di questi territori da parte della Francia non venne messa in discussione dagli altri alleati vincitori della I Guerra mondiale, ma l’esatta meccanica del passaggio dell’Alsazia-Lorena dalla Germania alla Francia non viene definita che con la ratifica del Trattato di Versailles, nel giugno del 1919 e l’Alsazia-Lorena, d’altro canto, non ha modo alcuno per ratificare o

opporsi al Trattato di Versailles. Nei sette mesi che intercorrono fra l’occupazione militare francese e la ratifica del Trattato, la provincia viene governata da una amministrazione civile e militare che risponde al solo Ministro della Guerra francese. Ed è in questo contesto che s’inseriscono le infami Commissions de Triage. Gli abitanti dell’Alsazia-Lorena si trovano in una situazione drammatica: per sette mesi non sono ancora cittadini francesi e quindi non godono degli stessi diritti (legali, in particolare) dei francesi, pur essendo la loro terra occupata manu militari dalle truppe francesi. L’idea delle Commissions viene promossa, già nel 1915, da un prete, l’abate alsaziano rinnegato Emile Wetterlé, già deputato cattolico al Reichstag, che fugge in Francia nel 1914, sposa la causa del nazionalismo francese e trascorre il resto della propria esistenza a scrivere pamphlet rabbiosamente anti-tedeschi. L’attività delle Commissions, secondo l’idea del rinnegato Wetterlé, era quella di “separare il grano dal loglio”, dividendo gli Alsaziani “buoni” –cioè quelli che, per quieto vivere, non avrebbero creato problemi alla Francia- da quelli “cattivi”, i patrioti filo-tedeschi. All’interno di queste Commissions si trovavano, purtroppo, anche alsaziani rinnegati, di sentimenti filo-francesi. Operarono in particolar modo fra i funzionari pubblici, ad ogni livello, destituendo tutti coloro che, in modo o nell’altro, potevano essere sospettati di sentimenti anti-francesi, e li “deportarono” dall’Alsazia in zone interne della Francia. La stragrande maggioranza dei “reati” di cui le Commissions imputarono gli alsaziani non esistevano neppure nei codici giudiziari francesi. Convocavano i malcapitati sulla base di denunce anonime, sospetti, semplici voci, di solito per rispondere di “atti anti-francesi”. La cosa più terribile era che nessuno degli ufficiali francesi a capo delle Commissions parlava o comprendeva una sola parola di tedesco o di dialetto alsaziano. Il numero dei casi trattati dalle Commissions è, a tutt’oggi, oggetto di controversia. Per certo si sa che da gennaio a ottobre del 1919 la sola Commision de Triage di

Strasburgo ne discusse 43.000 e che nel resto dell’Alsazia-Lorena, nello stesso periodo ne furono trattati altri 15.000! Tutti i condannati venivano privati del diritto di voto ed espulsi dall’Alsazia-Lorena, la loro terra. Le Commissions si accanirono particolarmente sugli immigrati tedeschi.

20 Scuole delle Miniere Demaniali della Saar (in francese Sarre).

21 Unabhändige Landespartei. Partito Nazionale Indipendente

22 Antoine Becker, alsaziano, nato nel giugno del 1893 a Bergheim, dopo gli studi secondari diventa giornalista e collaboratore dell’abate Wetterlé, noto per le sue idee assimilazioniste. Durante la Prima Guerra mondaile viene mobilitato e combatte con l’Esercito tedesco sul fronte dell’Est dal 1916 al 1919. Rientrato in Alsazia torna al giornalismo, di nuovo con l’abate Wetterlé, a Le Nouvelliste d’Alsace di Colmar. Poi, improvvisamente, nel maggio del 1920 Becker entra a far parte della direzione dei servizi generali della polizia d’Alsazia-Lorena, come ispettore della

famigerata Police Spéciale, la cui funzione è quella d’infiltrazione nei gruppi autonomisti e separatisti alsaziani. In questa attività Becker mette un astio ed un odio senza precedenti. In più occasioni vanta la propria volontà di sradicare qualsiasi forma di germanisme in Alsazia. Farà carriera sulle persecuzioni di autonomisti e separatisti e sui processi farsa che riuscirà ad organizzare. Si guadagnerà lo spregevole soprannome di Schisshüsbecker (Calcatoio Becker), grazie alla “specialità” sua e dei suoi uomini: quella di intrufolarsi nelle toilette di ristoranti ed alberghi per intercettare i discorsi di coloro che sorvegliano. La montatura che condurrà al Processo di Colmar del 1928 porterà la sua firma. La commedia giudiziaria di Colmar porterà in primo grado a pesanti condanne per gli autonomisti Roos, Rossé, Solveen, Schall, Hauss, accusati di complotto contro lo Stato. Quando nel giugno del 1929 la corte di Besançon ribalterà il giudizio appurando che molti dei testimoni sono stati pagati da Becker per dire il falso, Becker non si perderà d’animo, ma si accanirà particolarmente proprio contro Karl Roos. Al Processo di Colmar Becker è anche protagonista di un intermezzo comico. Durante la 13° udienza infatti si vanta di aver arrestato i pericolosi autonomisti che avevano dato alle stampe l’Elsässer Kalender , una pubblicazione, a suo dire, “pericolosamente autonomista” (era un calendario!). Ed aggiunge che, degli artisti che avevano collaborato alla realizzazione del calendario, solo uno era riuscito a sfuggirgli riparando a Berlino ma che la sua cattura era cosa di giorni, essendo i suoi uomini in possesso della foto segnaletica e delle impronte digitali. Il pericoloso autonomista alsaziano, secondo Becker, rispondeva al nome di Albrecht Dürer, il grande artista morto nel 1528, circa 400 anni prima. Anche i giudici non potettero trattenersi dallo scoppiare a ridere. Nonostante questa umiliazione Becker viene ricompensato per i propri servigi e promosso commissario nel 1929. La direzione dei servizi generali di polizia verrà sciolta nel 1935 e Becker sarà destinato alla circoscrizione di Strasburgo, con compiti di controllo e sorveglianza del territorio. E’ lui che monta l’inchiesta contro Karl Roos e depone al suo processo, contribuendo a farlo condannare a morte. Al termine del processo mostrerà pubblicamente la propria soddisfazione. Ma la giustizia arriva anche per lui. Dopo la disfatta della Francia si rifugia infatti nella zona Sud, quella sotto la giurisdizione del Governo di Vichy, proseguendo il proprio lavoro di sbirro a Tolone, Clermont-Ferrand e Marsiglia. In questa città si vanterà pubblicamente di aver contribuito a far imprigionare molti “boches” e di aver fatto fucilare Karl Roos. Per questo sarà denunciato alla Gestapo ed arrestato nel dicembre del 1943. Di lui, per fortuna, non si saprà più nulla. La Francia antifascista e democratica lo annovera, dal 1950, fra i suoi eroi nazionali. Vi sono strade in alcune città francesi che portano il suo nome, per esempio quella dove si trova la sede centrale della polizia di Strasburgo.

23 Viene utilizzato il decreto del 17 giugno del 1938 che consentiva di accusare di “attentato alla sicurezza esterna

dello Stato” tutti coloro sui quali pendeva un’accusa di spionaggio. “Pendeva” soltanto, si badi bene. Fu definita,

infatti la “loi des suspects”. Fu utilizzata nei confronti di autonomisti, separatisti, fascisti e nazionalsocialisti. Con lo

stesso decreto fu introdotta la censura sulla stampa.

24 Andreas Hofer (1767-1810) eroe nazionale tirolese. Nel 1809 guidò l’insurrezione popolare tirolese per l’indipendenza dalla Baviera, alla quale il Tirolo era stato annesso per volontà di Napoleone. Venne catturato e fucilato

ai francesi.

 

 

             

Ultimo aggiornamento: domenica 23 ottobre 2005