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COME NACQUERO LE TANGENTI
I primi furti della nuova classe politica in fasce Come scomparve la cassa della divisione “Monterosa”, ed in quale tasche finì. Una serie di gravissime e inconfutabili documenti sulle responsabilità del C.L.N. e di alcuni partiti dell’epoca.
Il 5 gennaio 1947, il Capo della Polizia dell’epoca (Ferrari),
indirizzò al Gabinetto del Ministero dell’Interno (Romita),
l’appunto n. 55575 di protocollo, RISERVATISSIMO, CHE QUI DI SEGUITO
SI RIPORTA: Appunto
per il Gabinetto del Sig. Ministro
Tempo addietro fu fatto cenno sui giornali che al momento della
liberazione del Piemonte una somma di 120.000.000 di lire sarebbe stata
consegnata ad una personalità di Torino la quale avrebbe rilasciato
come compenso 10.000.000.
Per incarico del Ministro disposi delle indagini in base alle
quali accertai la sussistenza del fatto, sia pure senza dettagli, e mi
fu fatto il nome del Rag. Passoni ex Prefetto di Torino, quale
consegnatario della somma. Mi fu altresì riferito che sul fatto
esisteva un rapporto che in data 10 maggio 1946 era stato redatto ed
indirizzato al Comando Militare Territoriale di Torino, Ufficio
Amministrazione, dal Capitano Casertano Lauro Comandante la Compagnia
dei Carabinieri di Ivrea.
Il questore di Torino da me richiesto, invano domandava copia del
suddetto rapporto.
Rivoltomi il 12 dicembre 1946 al Comando generale dell’Arma,
questa mi ha fatto pervenire ieri l’appunto (senza data e senza
missiva) di cui allego copia che non è, però, per quanto mi è
verbalmente affermato, copia del rapporto da me richiesto.
Mentre procedo ad ulteriori indagini ritengo doveroso informare
di quanto sopra.
Il capo della polizia
F/to Ferrari
L’appunto fu esaminato dal Ministro che dispose di “prendere
atto, restando in attesa di conoscere l’esito delle ulteriori indagini
al riguardo”.
E in effetti le ulteriori indagini portarono a scoprire che la
cassa della Divisione “Monterosa”
conteneva
in realtà 135.000.000 di lire (del 1945 ndr), che circa la metà di
tale somma era scomparsa nel corso delle “radiose
giornate” dell’aprile-maggio
1945ad opera di alcuni appartenenti ad una banda partigiana, guidata da
tal Piero Piero”,
ben noto alla Questura di Torino per i suoi trascorsi, e di un paio di
disertori della “Monterosa”,
fra cui il Sergente furiere dell’Ufficio Cassa del comando
divisionale, Franco Alberghetti, che aveva preso accordi con il Piero
Piero fin dal marzo precedente.
Inoltre, fatto fondamentale, tornò alla luce il
cincostanziatissimo rapporto dei Carabinieri di Ivrea del 10 maggio
1946, che, ampliato di quanto si era riusciti ad appurare nel frattempo,
anche con interrogatori dell’Alborghetti e di altri personaggi
implicati, diede luogo ad una estesa relazione del Capo della Polizia,
relaziona che naturalmente finì sulla scrivania del nuovo Ministro
dell’Interno, Mario Scelba.
In tale documento, che porta il n. 55575 di protocollo in data 19
aprile 1947, si confermano “le
notizie emerse circa la distrazione di notevole somma…al momento della
liberazione del Piemonte…”.
E si indicano il nome dell’ex Prefetto di Torino, rag. Passoni Pier
Luigi, quale consegnatario della somma e le circostanze “che
consentirono al comandante partigiano Pietro Urati (noto sotto il nome
di battaglia di Piero Piero) di impadronirsi, il 25 aprile 1945, dei
milioni della Divisione Monterosa”.
Denaro a sacchi
Dai verbali di interrogatorio dei personaggi, implicati anche in
altro procedimento, si riuscì a ricostruire solo la sorte di due
milioni che erano stati distribuiti a varie persone.
Il documento prosegue:
“Dei rimanenti 133 milioni, 25 furono prelevati la sera stessa
del 25 aprile da Sclaverano Giuseppe, Commissario politico della
formazione partigiana comandata da “Piero Piero”, e portati ad Agliè.
Cinque vennero subito distribuiti fra i partigiani della formazione; e
di questi non è evidentemente possibile (a tanta distanza di tempo e
senz’altre testimonianze che quelle, assai sospette, dei due furieri
della formazione)ricostruire la particolareggiata destinazione. Gli
altri venti milioni furono caricati –in sacchi- sull’automezzo di
“Piero Piero”e portati da lui a Torino il 27 aprile, giorno in cui
la formazione da lui comandata entrò a Torino. A questo punto esiste,
nella cronistoria degli avvenimenti, una lacuna molto sospetta: lo
Sclaverano che nella giornata aveva perso il contatto con “Piero
Piero” rinvenne, in serata, la macchina del predetto, abbandonata nel
cortile del Dopolavoro “Lancia” ed a bordo trovò soltanto un sacco
contenente cinque milioni. Quindici milioni erano dunque spariti. La
versione, data sin da allora da “Piero Piero”, che i sacchi
contenenti i biglietti fossero stati asportati nella confusione che
accompagnò l’ingresso della formazione partigiana in città, non è
in alcun modo controllabile”.
Ma che fine fece la somma residua? Anche in questo caso si fanno
delle supposizioni. Dice il rapporto:
“Anche qui si naviga
in pieno campo delle supposizioni; e a tanta distanza di tempo si deve
onestamente escludere che la più accurata delle indagini possa portare
a risultati concreti. Vanno peraltro rilevate due circostanze: 1° -
Piero Piero non era solo a bordo della macchina, ma aveva con se il suo
aiutante maggiore Canale Maggiorino, nonché suo cognato, noto sotto il
nome di battaglia di “Cleber”; 2° - gli ignoti ladri lasciarono
inspiegabilmente a bordo della macchina cinque milioni. E’ possibile
che anche il Canale ed il Cleber abbiano dimenticato l’esistenza dei
preziosi sacchi ed abbiano fatto così cattiva guardia? O non è
piuttosto lecito supporre che “Piero Piero” ed i suoi compari (che
godono fama assai dubbia) abbiano fatto sparire la maggior parte della
somma, lasciando a bordo quel tanto che bastava per soddisfare le
esigenze dei loro uomini in quei giorni, e per distoglierli quindi dal
fare domande indiscrete?
Una circostanza è certa: “Piero Piero”, dopo la liberazione,
mutò completamente tenore di vita. Prima semplice operaio meccanico,
conduce ora una vita dispendiosa, senza dedicarsi ad alcuna attività
ben definita, possiede una lussuosissima macchina, è assiduo
frequentatore di case da gioco, dove arrischia ingenti somme”.
Nel proseguimento delle indagini si accertò che “Piero
Piero” era fratello del famigerato Urati che aveva capeggiato la banda
Bedin di triste memoria e che era stato ucciso in un conflitto a fuoco
con la Polizia. Si appurò anche che nella Questura di Torino era
esistito un voluminoso fascicolo al nome di Urati Piero, il “Piero
Piero” appunto, fascicolo che poco dopo l’insurrezione sparì
misteriosamente e non fu ritrovato.
Grosso modo si poté stabilire con qualche approssimazione che
fine avessero fatto 25 milioni. Restava da ricostruire la sorte dei
residui 107.
La relazione del Capo della Polizia continua:
Nel fascicolo relativo
al riconoscimento della qualifica di partigiano di “Piero Piero”
presso la Commissione Piemontese per l’accertamento delle Qualifiche
Partigiane – di Torino – esistono alcuni documenti interessanti, e
cioè: 1°) una dichiarazione di “Piero Piero” che riconosce di aver
ricevuto, in epoca successiva alla Liberazione, la somma di ventitré
milioni e rotti, che avrebbe destinata al risarcimento dei danni
sofferti dalla popolazione della zona canavesana ed al pagamento di
premi per i suoi partigiani; 2°) una lettera dell’avv. Paolo Della
Giusta, già Commissario Politico Regionale per il Piemonte delle
Formazioni “Matteotti” residente a Milano – Via Sauro 9, nella
quale questi dichiara di avere ritirato quale residuo della cassa della
“Monterosa” lire 106.074.096.
L’avv. Paolo Della Giusta nel verbale delle dichiarazioni rese
il 19 febbraio c.a. alla Questura di Milano conferma di essersi recato
nel canavese, nella sua qualità di Commissario Politico delle brigate
Matteotti del Piemonte, per il recupero della somma imprecisata
appartenente alla Cassa Divisionale della Divisione repubblicana
fascista “Monterosa”, e che ad un primo sommario conteggio risultò
ammontare a lire 106.074.096. Egli, inoltre, ebbe notizia che all’atto
della presa di possesso della suindicata Cassa, erano state in
precedenza dalla stessa prelevati 25 milioni, di cui 5 distribuiti agli
uomini della formazione partigiana “Giorgio Davito”, nella piazza di
Agliè.
L’avv. Paolo Della Giusta dichiara altresì di aver consegnata
la somma di Lire 106.074.096 all’ex Prefetto Piero Passoni dedotte
lire 10.000.000, che il predetto Passoni autorizzò a versare al
Comandante “Piero Piero” del raggruppamento “Giorgio Davito”.
Che ne rilasciò ricevuta …(Omissis).
La Prefettura di Torino, con foglio n. 1884 del 2 febbraio c.a.
precisa che le somme della Divisione Monterosa consegnate dall’avv.
Paolo Della Giusta, e versate alla Tesoreria Provinciale, per
disposizione del Prefetto del tempo Rag. Luigi Passoni, e che furono
contemporaneamente pagate al Comando Militare Regionale Piemontese, per
la corresponsione di premi, stipendi e paghe ai componenti del “Corpo
Volontari della Libertà”, ammontava a Lire 76.074.096.
La
conclusione è che, come afferma il documento:
“Chi sa molto cose (e
forse tutte) è l’ex Prefetto di Torino, Pier Luigi Passoni, il quale
ricevendo il denaro dal Della Giusta e destinandolo, agì in più di una
veste; e cioè, come Prefetto, come Presidente del Comitato Finanziario
presso il C.L.N. Piemontese e come membro autorevole della direzione del
P.S.
Che il Partito Socialista, in fase clandestina, abbia anticipato
delle somme per le formazioni “Matteotti”, si può ritenere
verosimile, sebbene non si abbia la possibilità di esperire alcun
controllo in materia. E’ comunque certo che, per gran parte della
guerra di liberazione e cioè fino al febbraio 1945, le diverse
formazioni partigiane piemontesi non ricevettero nessun aiuto dal
Governo di Roma e dovettero provvedere alla loro esistenza come
potevano; i Partiti che sostenevano le singole formazioni (e le avevano
in certo modo tenute a battesimo) ne curarono il finanziamento e le
sovvenirono in misura rilevantissima. Nulla di più logico che, a
liberazione avvenuta, le casse dei diversi partiti ( che si erano
trovate, per quanto mi consta, tutte nella stessa situazione) cercassero
di recuperare almeno una parte del denaro anticipato…(Omissis).
E’ risultato, inoltre, che, specie nel periodo successivo alla
liberazione, il partito Socialista torinese portò in palma di mano il
Pier Piero, il quale andò sbandierando forti protezioni politiche. Dopo
lo scandalo del Convegno partigiani di Firenze in cui Pier Piero fi
pubblicamente tacciato di disonestà dal Comandante Partigiano Mario
Pellizzari, le sue azioni sono in ribasso. Non si è potuto accertare se
egli sia rimasto nel P.S.I. o abbia aderito al P.S.L.I.”.
Il Capo della Polizia Una
nota di Scelba
Dopo aver esaminato la relazione, il Ministro la correlò di un
suo appunto manoscritto in data 10-09-47 che diceva testualmente:
“Prego riferirmi: 1)
se è stata fatta denuncia all’autorità giudiziaria. 2) Qual è lo
stato attuale delle indagini e chi le conduce – Scelba”.
Naturalmente queste domande davano luogo, fina dal giorno
successivo, ad una analoga richiesta del suo Capo di Gabinetto alla
Direzione Generale di Pubblica Sicurezza. La risposta venne
indirettamente di lì a poco, il 10 ottobre successivo, tramite un
rapporto del Capo della Polizia indirizzata al Ministero di Grazia e
Giustizia e per conoscenza al Gabinetto del Ministro dell’Interno.
Tale rapporto, dopo avere ancora una volta illustrato il caso, terminava
in questo modo:
“Si portano a
conoscenza di codesto Ministero i fatti suesposti, perché sia
provveduto ad investire l’Autorità Giudiziaria competente per
territorio dell’azione penale a carico dei responsabili della illecita
appropriazione di una parte del denaro contenuto nella cassa della
Divisione alpina “ Monte Rosa”.
Il Capo della
Polizia
Il ministro Scelba, esaminato anche questo rapporto, lo corredò
ancora una volta di una nota a mano datata 31-10-47 con la quale
chiedeva di accertare “se
il Ministero della Giustizia ha dato seguito alla denuncia”.
Accertamento
che aveva la sua risposta in data 24 novembre 1947 con la lettera n.
11338/1370 proveniente dal Capo di Gabinetto del Ministro di Grazia e
Giustizia qui di fianco riprodotta. Qui
finisce la parte nota della vicenda; dopo questa comunicazione del
Ministero di Grazia e Giustizia non si è trovato altro che chiarisca
quale esito avesse avuto la denuncia all’Autorità Giudiziaria, sempre
che ci sia stata. Probabilmente tutto è finito come tante altre
“gloriose imprese” di quei tragici giorni. Quel che appare lampante
è che era incominciata fin da allora “Tangentopoli”; non per niente
nelle ultime pagine del rapporto del Capo della Polizia, si accenna, non
tanto larvatamente, al Partito Socialista Italiano quale percettore di
una parte del bottino. Era incominciata insomma la grande rapina. Uccidere
per rubare
Decine
e decine furono i casi simili che si verificarono in quei giorni. Si
arrivò perfino ad uccidere per impossessarsi dei fondi di qualche
reparto militare della R.S.I., come accadde a Vittorio Veneto dove la
cassa del Btg. M “IX settembre”, contenente 750.000 lire, fece gola
agli eroi dell’imboscata che uccisero e fecero scomparire per sempre
il giovane Sottotenente Gianmatteo Signori che l’aveva in consegna.
Forse anche questi delitti saranno stati considerati “atti di
guerra” come tanti altri e, come tanti altri, amnistiati con il regio
Decreto 5.4.1944, n. 96 modificato con il Decreto Legge Luogotenenziale
del 12.4.1945, n. 194.
In conclusione, al di fuori dei documenti di Archivio menzionati,
al fine di illustrare meglio la figura di “Piero Piero”, al secolo
Pietro Urati, il maggior protagonista della losca vicenda, occorre
aggiungere che costui era il comandante della banda partigiana che l’8
luglio 1944, con un inganno (lo scambio di prigionieri), attirò in un
agguato sulla piazza di Ozegna un reparto di circa quaranta uomini della
Xa M.A.S. comandato dal capitano di corvetta Umberto Bardelli. Dieci
militari, compreso il comandante, furono trucidati, seviziati “post
mortem” ed occultati in un letamaio; sono note le fotografie degli
uccisi, sfigurati dalle percosse loro inferte e della bocca spalancata
del comandante Bardelli al qale erano stati estirpati i dendi d’oro. Di
UGO GIANNUZZI
Da
“Storia Verità” Ed Settimo Sigillo Editrice
Europa-Roma
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Ultimo aggiornamento: sabato 26 febbraio 2005