Articolo

STORIA

HOME - Scrivici

 

Puglia: i delitti misconosciuti dei liberatori.

 

Sono trascorsi più di sessant’anni dall’arrivo degli Alleati in Puglia. I testimoni invecchiano e molti nostri cari hanno raggiunto il Cielo per vegliarci, ed ispirarci…, da lassù. E’urgente ed essenziale, diremmo proprio di vitale importanza, che non vada persa la memoria degli aspetti sconosciuti o forse è meglio definirli colpevolmente sottaciuti, della occupazione angloamericana del nostro Paese e, per quanto ci riguarda più da vicino, della Puglia.

In questi ultimi anni si è assistito ad un fiorire di storiografia finalmente libera da conformismi e pregiudizi, se pur con dei distinguo spiacevoli fra autori, per cui quelli già noti e di sinistra vedi Pansa hanno avuto grande spazio anche a livello di critica, mentre altri non schierati o assolutamente non omologabili hanno editato magari a loro spese dei libri che hanno però avuto poi meritato successo di critica e di pubblico.

E’ il caso del bel libro di Gianfranco Ciriacono “Le stragi dimenticate – gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella” che ha riaperto il caso sulle stragi operate dagli americani in Sicilia. Delitti per cui vi furono anche dei processi ad opera di corti marziali statunitensi conclusisi con condanne poi in massima parte condonate, ma mai una, dico anche solo una protesta ufficiale italiana stante la subalternità dei governi italiani di ogni colore politico agli Stati Uniti ed ai loro emissari italiani più o meno occulti!

Anche la Puglia ed il resto d’Italia hanno patito ogni genere di sofferenze sotto i tre anni di occupazione alleata ed è ora che dagli archivi di famiglia ogni genere di testimonianza scritta, fotografica ed orale venga tirata finalmente fuori e denunciata con la dovuta forza, non per spirito di rivalsa ma per sacre esigenze di giustizia.

Più volte abbiamo richiamato l’attenzione dei lettori su una polemica che risale all’autunno del 2001 e che vide protagonisti l’attuale direttore del Corriere della Sera, notoriamente uomo di sinistra ma aperto e disposto ad ogni genere di confronto intelligente ed a tutto campo e lo storico anch’egli di sinistra Vito Antonio Leuzzi, barese nonché alcuni intellettuali locali di vario orientamento.

Le ricerche del Leuzzi,  come sempre molto attente e ben documentate scatenarono immediate e democratiche reazioni con un dibattito poi artatamente sospeso perché troppo “forte” per i corresponsabili di quei delitti ed i loro eredi politici!

Assolutamente condivisibile risulta infatti essere a nostro avviso la tesi di fondo che emerge dagli studi del Leuzzi e sottoscritta dal Mieli: esiste tuttora in Puglia una rimozione delle violenze subite dalle forze armate tedesche nell’ occupazione durata circa un mese, ossia dall’otto settembre ai primi di novembre del 1943, perché assolutamente non paragonabili a quelle ben peggiori subite dalla popolazione civile in tra anni di occupazione da parte dei liberatori … anglo-americani.

Il tutto – e questo è il tema principale anche di questo nostro nuovo ma sicuramente non ultimo intervento di denuncia - è ben presente nella memoria privata dei pugliesi ma è stato accuratamente e criminalmente rimosso dalle memoria pubblica ad opera dei politici con la complicità del cosiddetto ceto intellettuale, in specie barese, che dopo esservi servito a piene mani del regime fascista se ne sbarazzò con subitanea azione di democraticizzazione acuta… per cui tutti di colpo divennero resistenti e fieri antifascisti!!!

Come al solito pagò la povera, piccola gente.

Anche noi da anni conduciamo ricerche che con relativa difficoltà andiamo pubblicando in Italia ed all’ estero.

Che dire ad esempio, dei viticoltori di Grumo Appula che per due anni non ebbero reddito perché gli inglesi arroganti e violenti distrussero tendoni su tendoni per installare tende da campo che con tutta probabilità potevano essere sistemate senza danni? Davvero significativa la testimonianza della signora Maria D’Armiento da noi intervistata di recente.

In quei tre anni di “pace” ne successero davvero di tutti i colori fino al triste computo di un morto al giorno.

Stupri, rapine, violenze, furti, omicidi con la popolazione costretta a difendersi per lo più da sola stante la subalternità delle ricostruende Forze dell’ordine, delle Forze armate e della Magistratura, al potere anglo americano che poi continuerà sotto altra forma a condizionare la nostra vita politica ed in specie i nostri costumi.

Unico argine fu la Chiesa cattolica e l’impegno laico in specie di medici e sotto diverse vesti di funzionari pubblici, abituati all’epoca a pensare alla “Cosa pubblica” come bene comune da tutelare e non da depredare!

Particolarmente importante a Bari l’opera dei Padri rogazionisti che trasformarono un campo per prigionieri di guerra dismesso in struttura ove ospitare bimbi abbandonati, il Villaggio San Nicola, di fronte al Policlinico.

Qui furono ospitati i “ragazzi cenciosi e scalzi” di Bari, molti ammalati di sifilide.

La prostituzione a Bari ed in altre città era infatti diffusissima, si calcola che, solo nel capoluogo  interessasse non meno di diecimila donne.

Povere vittime, loro in primis, di una società in cui i più deboli erano lasciati quasi completamente soli nell’affrontare i drammi quotidiani della sopravvivenza.

Tante storie tragiche si sono così venute ad interconnettere in quegli anni.

Pensiamo alle violenze sugli ex-fascisti o presunti tali: su questo tema abbiamo da tempo intessuto una corrispondenza con storici italiani e stranieri di vario orientamento.

Dai morti, bruciati vivi, di Francavilla Fontana nel brindisino, allo scempio di un cadavere a Canosa di Puglia, per citarne solo un paio.

Dobbiamo riprenderci la nostra dignità espropriata…da servi e da vili che come scrisse un martire …non sono graditi a Dio!

L’ invito è: svuotate i cassetti, denunciamo gli orrori senza più paura, da qualunque parte siano venuti, senza omissioni.

 

LUIGI ANTONIO FINO

Ultimo aggiornamento: martedì 25 aprile 2006