Articolo

STORIA

HOME - Scrivici

 

La polis greca

 

Dai poemi omerici ad Atene e Sparta

La comunità dei cittadini

 

Francesco Boco

 

 

La polis ( πόλις ) greca è il modello per eccellenza di comunità organica, essa è considerata l’esempio più antico di vita comunitaria, la prima manifestazione della civiltà e della politica europea, che nella Grecia arcaica e classica vede le sue radici più lontane.

Koinonia era la comunità dei cittadini ed il buon governo era detto eunomia a cui bisogna contrapporre la disnomia, la discordanza, il conflitto, la stasis.

Per le poleis greche il modello ideale di buon governo era Sparta, non conobbe mai la tirannide, al contrario di Atene, e spesso venne considerata esempio di stabilità politica e sociale.

 

Definizione di polis

Prima di trattare diffusamente di cosa fu la polis e come si espresse in Atene e Sparta, e con quali caratteri comuni si diffuse in tutto il mondo greco - colonie in Asia Minore e Mediterraneo comprese – è necessario chiarire il significato del termine stesso polis.

Spessissimo il termine in questione viene reso con ‘città-stato’, ma è una definizione imprecisa che non delinea con chiarezza la realtà storica e politica della polis. Infatti la comunità greca non sottostava a leggi superiori ed esterne (lo stato) ed era sconosciuta l’autorità assoluta ed indiscutibile di un uomo di governo ( con l’eccezione naturalmente della tirannide), ogni polis tese a limitare il potere dei magistrati e del consiglio degli anziani attraverso organi di controllo aperti ai cittadini. Atene su questa strada giunse prima all’isonomia ( governo degli uguali) e poi alla demokratia, Sparta invece non si incamminò in un processo di graduale democratizzazione – come abbiamo detto era un regime stabile – ma i due re spartani erano sottoposti al controllo di consiglio e magistrati e potevano persino essere deposti.

Inoltre la polis per poter esistere doveva necessariamente delimitare il corpo civico: la parola polis può quindi essere resa degnamente con ‘comunità di cittadini ’, ‘centro abitato ’ e pure con ‘patria’, con alcuni problemi però relativi al senso di appartenenza.

La polis era una realtà esclusiva, molto raramente veniva concessa la cittadinanza a stranieri.

Noi utilizzeremo prevalentemente il termine comunità che ci sembra essere il migliore ed il più completo.

 

La polis nell’epica omerica

La polis non si manifestò improvvisamente dopo l’Età Oscura (XI sec- VIII sec. A.C.  circa; detta oscura perché non sono rimasti documenti archeologici o cronache storiche di quei secoli) ma attraversò un processo di sviluppo e definizione che forse ebbe inizio durante i secoli bui, per diffondersi dopo la discesa dei dori in Ellade. 

Già nei poemi omerici, nei quali vi sono elementi dell’età micenea (1400-1150 A.C.) e dell’Età Oscura, si trovano alcuni elementi che definiranno sempre la polis in quanto tale.

Nello scudo di Achille sono raffigurate due città: in una si svolge un processo nell’agorà, gli intervenuti prendono la parola a turno reggendo lo scettro; l’altra città è in guerra, pure in questo contesto non mancano segni dei riti e delle istituzioni della polis: un altare ed una piazza sono infatti presenti nell’accampamento.

Nell’Odissea, della città dei Feaci, Shèria, si dice che era cinta da enormi mura, vi era un porto, un tempio ed una agorà; pure Troia viene descritta cinta da mura e con elementi che saranno costantemente presenti nella polis arcaica e classica.

In negativo i Ciclopi rappresentano quel che la polis non è, alla civiltà rappresentata dalla comunità governata rettamente si oppone quindi lo stato ferino e naturale in cui non vi sono leggi né costumi, non si conosce l’agricoltura ed ognuno opprime l’altro per il proprio interesse.

D’altra parte nell’epica omerica sono presenti tre insufficienze importanti nella definizione della polis:

un’insufficienza di integrazione territoriale, campagna e centro urbano sono rigidamente separati, non sono integrati, come invece sarà nella polis compiuta;

manca una definizione del corpo civico, non è chiaro chi sia cittadino e chi no, pare che chiunque possa partecipare alla vita politica della città;

un’insufficienza istituzionale, le cariche istituzionali non sono definite né i loro compiti, vi è un élite che controlla a piacimento posizioni di rilievo.

 

Caratteri comuni

Il processo di formazione della polis in quanto comunità di cittadini pare avere inizio in epoca oscura, di cui non abbiamo notizia che dall’epica formulare omerica in modo incerto e piuttosto nebuloso.

Nei secoli VII e VI Sparta raggiungerà la piena maturazione istituzionale, conservando nei secoli inalterato il suo ordinamento, Atene giungerà ad un completo sviluppo nel V secolo con l’opera di Pericle.

Nei secoli successivi all’VIII si andò quindi definendo in tutto il mondo greco il modello polis; è errato pensare che la comunità così intesa fosse ordinata allo stesso modo ovunque, ogni città aveva in definitiva le sue peculiarità ed i suoi culti particolari che la distinguevano dalle altre. Altro errore da evitare è pensare che in tutta la Grecia fosse presente la polis, dove questa non si sviluppò si mantennero stati a base etnica o tribale, la Macedonia è un caso eclatante in merito.

Ovunque vi fosse l’istituzione polis, si trovavano tre caratteri comuni, sempre necessariamente presenti:

autogoverno, ogni comunità era distinta e delimitata dalle altre, non era sottoposta al governo di nessuna legge esterna o estranea;

partecipazione, i cittadini della comunità erano chiamati a partecipare attivamente alla vita pubblica e politica attraverso le assemblee e i consigli;

integrazione territoriale, erano cittadini indistintamente sia gli abitanti della campagna che quelli della città, vi fu una completa integrazione tra territorio e centro urbano - Sparta rappresenta un caso particolare, ad Atene l’integrazione di campagna e città iniziò grazie alle riforme soloniane nel 594-593. Non facevano parte del corpo civico della polis gli schiavi e tutti coloro che non avevano diritto di partecipare alla vita politica; le donne, i bambini ed i vecchi erano considerati ‘cittadini a metà ’.

 

La tirannide

Un aspetto importante che non deve essere ignorato quando si parla dell’istituzione comunitaria è il fenomeno della tirannide che si diffuse a partire dal VII secolo in diverse centri della Grecia, in particolare nelle colonie greche di Sicilia.

La parola tiranno è di origine fenicia, inizialmente non assunse un connotato negativo, serviva semplicemente ad indicare un governo personale e fastoso, solo successivamente con il nascere del concetto di democrazia e di buon governo la tirannide divenne sinonimo di disnomia e di soprusi.

Corinto conobbe la tirannide più duratura della grecità, quasi 100 anni. Ebbe inizio nel 657 con Cipselo, a cui poi seguirono il figlio Periandro e dopo di lui Psammetico, quest’ultimo ucciso in una congiura di oligarchi. Lentamente si avviò un processo di maggior partecipazione dei cittadini.

Tirannidi furono quelle delle colonie greche Mileto e Samo (Asia greca, Siria), nella seconda regnò Policrate dal 538 circa al 522, quando venne sconfitto dall’avanzata dell’impero Persiano di Dario, il quale stava imponendo il suo potere su tutte le colonie greche in Asia (le guerre persiane iniziano nel 490 e terminano nel 479; Termopili e Salamina nel 480, Platea nel 479).

In Sicilia le tirannidi furono assai numerose – così come le colonie doriche (Siracusa, Gèla, Selinunte…) -, nel 610 la tirannide di Panezio di Lentini, nel 570 quella di Falaride di Agrigento. Da ricordare sono quella di Gelone di Gèla, il quale conquistò Sircausa, successivamente il più importante tiranno siculo fu Dioniso I, il quale passò alla storia come lo stereotipo del tiranno per le violenze perpetrate ed il fasto di cui amava circondarsi. Fu negli anni della tirannide di Dioniso e poi di suo figlio (360 circa) che Platone tentò di mutare la tirannide nel regno ideale di cui ci parla nella ‘Repubblica’.

Anche Atene conobbe la tirannide, la prima nel VII secolo con Cilone, più duratura fu quella iniziata nel 560 circa da Pisistrato e retta dai suoi figli Ippia e Ipparco (ucciso in una congiura) fino al 510.

 

Sparta

La tirannide stava alla disnomia come Sparta stava all’eunomia. Come abbiamo detto, quello spartano rimase a lungo un modello di stabilità e buon governo per il mondo delle poleis greche.

Platone stesso per la stesura della ‘Repubblica’ di ispirò alla comunità spartana. 

L’ordinamento spartano era detto Grande Rethra, Sparta era essenzialmente una polis militare, i suoi cittadini, gli spartiati, erano tutti ugualmente sottoposti ad addestramento e disciplina militari dai 7 anni, dai 20 ai 30 dovevano vivere assieme ai commilitoni, dai 30 anni fino ai 60 erano guerrieri perfetti, pronti per la guerra e la mobilitazione. La fama militare di Sparta era nota in tutto il mondo greco; durante le guerre persiane la guida della Lega Ellenica contro i persiani fu affidata infatti a Sparta.

La Grande Rethra aveva al suo vertice i due re delle dinastie ereditarie degli Euripontidi e degli Agidi, la diarchia spartana aveva lo scopo di evitare l’eccessivo potenziarsi della carica regale ma era anche utile in casi di successione o reggenza, per cui una delle due cariche regali risultava momentaneamente indebolita. I due re erano parte della Gherusia, il consiglio degli anziani, composto da altri 28 componenti eletti a vita dopo la soglia dei 60 anni.

L’assemblea spartana era chiamata Apélla, ad essa potevano partecipare tutti i cittadini, cioè gli spartiati. Gli Efori erano cinque magistrati con compiti di controllo sull’operato dei re e da loro ricevevano giuramento mensile sulle leggi di Sparta.

Ogni spartiata conduceva vita militare e possedeva un terreno personale che veniva coltivato dagli iloti, schiavi privi di diritti, sottomessi in seguito alle guerre messeniche. Una volta all’anno gli spartani dichiaravano guerra agli iloti, perché ne temevano il grande numero e intendevano evitare rivolte e ribellioni.

La donna spartana aveva libertà sconosciute alle altre donne greche: poteva uscire di casa e partecipare alle gare atletiche; di fatto il valore della famiglia era deprezzato, lo spartiata poteva avere più donne, questo per garantire la conservazione e l’integrità del corpo civico. Gli scapoli venivano severamente puniti dalla legge spartana.

Il declino di Sparta, dopo il periodo di egemonia (404-371 A.C.), fu causato dalle molte guerre combattute dagli spartiati che ne avevano duramente assottigliate le file, fino a quando non rimasero che un migliaio di cittadini spartani, ed allora Sparta fu costretta a concedere diritti di parziale cittadinanza ai perieci, gli abitanti della Laconia sudditi di Sparta, fino ad allora considerati liberi ma senza diritti politici.

 

Atene

Atene conobbe un’istituzionalizzazione più lenta rispetto a quella spartana, attraverso le riforme di importanti uomini politici giunse alla democrazia e ad una più vasta partecipazione dei cittadini alla vita politica.

Al vertice della società ateniese erano tre Arconti, l’Arconte Basileus, un Arconte con funzioni religiose e l’Arconte Eponimo (dava il nome all’anno), il più importante. Ai tre si affiancavano sei tra magistrati e tesorieri. Gli Arconti erano cariche annuali.

L’Ecclésia era l’assemblea ateniese aperta a tutti i cittadini, l’Areopago era il consiglio degli anziani.

Solone divenne Arconte nel 594-593, l’abolizione della schiavitù per debiti servì a stabilizzare il corpo civico ed a porre fine all’intollerabile stato di schiavitù di quei cittadini sottoposti ad altri ateniesi. Abolì inoltre l’ektemorato, il fatto cioè che dei proprietari di terreni pretendessero i 5/6 del raccolto da dei cittadini ridotti in condizioni di quasi schiavitù, i terreni vennero allora dati in affitto, venduti o affidati, avvenne la completa integrazione di territori e centro urbano. Erano considerati cittadini sia coloro che vivevano nella città, sia chi abitava e lavorava la campagna.

Ovviamente dalla cittadinanza erano esclusi gli schiavi, ma questi erano sempre barbari, cioè non greci. Solone inoltre istituì un tribunale popolare.

Divise la cittadinanza in quattro gruppi a seconda della ricchezza (pentakosiomedimnoi, hippies, zeugiti e teti), questo era un voluto scherno all’ordinamento draconiano al cui vertice erano collocati ‘quelli di buona nascita’.

Era sua opinione che non esistessero leggi superiori, di origine divina, a cui gli uomini dovessero accordare il proprio agire, bensì le leggi erano frutto delle necessità umana e della volontà di darsi un ordine giusto.

Clistere nel 508-507 proseguì il cammino delle riforme creando il consiglio dei 500, composto da membri delle 10 tribù di cui era composta l’Attica. Le cariche erano annuali ed elettive. Il consiglio dei 500 doveva bilanciare il potere del consiglio degli anziani.

Con Efialte (461-460) e Pericle (443-429) il processo verso la democrazia giunse pressoché a compimento, al consiglio rimasero poteri giuridici e sacrali, l’assemblea assunse poteri maggiori e di controllo, l’arcontato divenne più democratico e aperto anche alla terza classe di reddito (oplitica). Pericle definì con maggior chiarezza chi fosse cittadino ateniese: solamente chi era figlio di madre e padre ateniese era considerato cittadino, in passato era sufficiente essere figlio di un solo genitore ateniese.

 

Politica significa partecipazione attiva

Aristotele nella Politica dimostra di conoscere la costituzione ateniese e la definizione di cittadinanza, per lui è cittadino unicamente chi partecipa attivamente alla vita pubblica e politica, chi partecipa ai dibattiti nel consiglio e nelle magistrature.

Come vediamo, la polis, democratica o meno che fosse, chiamava cittadini unicamente coloro i quali si dimostrassero utili alla sua vita, chi insomma partecipasse attivamente alle decisioni che la comunità doveva prendere. La comunità rappresentava il bene massimo a cui il singolo era sottoposto, e così i suoi interessi.

Il Koinon era ciò che più contava nella vita politica greca. 

 

Ultimo aggiornamento: sabato 25 giugno 2005