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ROGER GARAUDY - "I MITI FONDATORI DELLA POLITICA ISRAELIANA"

di Dagoberto Husayn Bellucci - Dir. Resp. Agenzia di Stampa "Islam Italia"

Il testo pubblicato alcuni anni or sono dalle edizioni "Graphos" rappresenta un importante contributo nella ricerca storica sulla nascita, lo sviluppo e l'espansione del movimento sionista.

L'autore, Roger Garaudy, ex militante marxista e noto teorico del PCF (Partito Comunista Francese) negli anni settanta , dopo la sua conversione alla fede islamica ha pubblicato diversi saggi e articoli inerenti la questione palestinese.

Quest'attività di controinformazione gli ha procurato non pochi problemi e l'ha iscritto - "ad honorem" - nella "lista nera" dei circoli sionisti d'oltralpe.

Accusato, anni or sono , assieme all'Abbè Pierre di "antisemitismo" dalla Lega contro l'Antisemitismo (la famigerata LICRA) francese; Garaudy ha dimostrato nel presente scritto una lucidità d'analisi e una chiarezza nella sintesi espositiva non irrilevanti che mettono a fuoco i momenti salienti dell'evoluzione storico e della prassi genocida del movimento sionista prima e dell'entità criminale sionista successivamente.

Il volume in questione ha il pregio di aver spezzato le catene dell'indifferenza tra le quali viene regolarmente imprigionato il pensiero anti-conformista relativo alla cosiddetta questione ebraica rivelandosi inoltre come uno studio scientifico e rigoroso fondato su una ricca documentazione bibliografica, su dichiarazioni e interviste sempre di estrema attualità per comprendere l'essenza e le radici (anche quelle fondamentaliste messianiche e escatologiche dell'esclusivismo razzial-religioso ebraico) del movimento sionista.

Secondo la lettura fondamentalista dei rabbini ultra-ortodossi si evince chiaramente la volontà delle comunità israelitiche di determinare , fin dalla nascita del movimento sionista (1897), uno stato di conflittualità permanente nelle regini del Vicino Oriente arabo.

Tutto quanto successo dal 1948 - anno della fondazione ufficiale dello stato-pirata d' "Israele" - fino ai giorni nostri assume , alla luce delle dichiarazioni e dei documenti prodotti da Garaudy, i crismi di un inevitabile sbocco della volontà genocida del movimento sionista nato culturalmente in ambito europeo, apparentemente laico e socialista, ispirato ai principii guida della borghesia capitalistica europea di fine ottocento (il nazionalismo, l'espansionismo e il colonialismo).

"Gli abitanti del mondo possono essere divisi tra Israele e le altre nazioni prese in blocco. Quello d'Israele è il popolo eletto: dogma capitale." scriverà il rabbino Cohen nel suo commento al Talmud.

Procedendo ad una attenta analisi del volume è possibile rintracciare analoghe ammissioni di una superiorità che si fonda sul sangue e sulla fedeltà al Tempio (criterio razziale e confessione il primo procedente , presso gli ebrei, dal ramo genealogico matrilineare che attesta che è ebreo chiunque nasca da madre ebrea) anche in dichiarazioni di eminenti appartenenti al Sionismo cosiddetto politico.

"L'amara ironia della sorte ha voluto che le stesse tesi biologiche e razziste divulgate dai nazisti servano di base alla definizione di ebraicità in seno allo Stato d'Israele." ammetterà candidamente il Giudice della Corte Suprema israeliana Haim Cohen.

Secondo quanto afferma Garaudy il mito fondante la creazione dello stato ebraico in Palestina sarebbe la menzogna dell'Olocausto ovvero il preteso sterminio dei sei milioni di ebrei durante l'ultimo conflitto mondiale.

Citando storici revisionisti di fama internazionale lo storico francese riesce a disintegrare la montagna di menzogne che, una propaganda sistematica e capillare è riuscita a sostenere per oltre mezzo secolo.

A distanza di sessant'anni dal preteso "genocidio ebraico" analizzando documentazioni e reperti chimici, attraverso le analisi di tecnici, si è riusciti a dimostrare inequivocabilmente che l' "Olocausto" - attuato mediante camere a gas e forni crematori - del popolo ebraico sia essenzialmete una grandiosa fandonia alimentata ad arte dalle centrali disinformative dell'entità sionista e sostenuta , coram populi, dalla pletora ossequiosa del ruffianismo sistemico internazionale.

Ci sarebbero voluti almeno un centinaio di anni ai tedeschi per "gasare" e successivamente "cremare" quella massa di persone che, una storiografia condizionata dalle pressioni esercitate dalla potente Lobbye Ebraica, pretenderebbe insindacabile.

"Il mito dei sei milioni di ebrei sterminati in Europa durante l'ultimo conflitto mondiale è assurto a dogma che giustifica e sacralizza (come implica la parola stessa "olocausto") tutte le prevaricazioni dello Stato d'Israele in Palestina.
Il Tribunale Militare di Norimberga ha ufficializzato questa cifra che non ha mai cessato , da allora, di servire alla manipolazione dell'opinione pubblica occidentale." 
(crf dal volume "Trial of the Major War Criminals")

Sulla base di una menzogna storica dunque il Sionismo politico ha costruito le sue fortune e soprattutto costretto i grandi organi d'informazione - tutti sotto il controllo sionista - a idolatrare il nuovo dogma del Novecento.

Nessuna voce, alcune delle quali anche autorevoli, che si sia ribellata alle "verità" stabilite arbitrariamente dai sionisti e diffuse dalla loro propaganda è riuscita a perforare questo muro di omertà sistemica eretto dall'"alto" nei vertici del sistema mondialista, nel chiuso delle potenti logge massoniche e nei consigli di amministrazione delle Multinazionali.

Da Rassinier a Faurisson , da Irving allo stesso Garaudy tutti i principali studiosi che si sono avvicinati con spirito di verità e con la volontà di fare luce su questa inaudita menzogna sono stati oggetto di ritorsioni e spesso di rappresaglie anche violente da parte dei potentati  sionisti.

In quest'ottica il recente appello lanciato dal presidente della Repubblica Islamica dell'Iran , Mahmood Ahmadinejad, che - durante il vertice internazionale del Consiglio della Cooperazione asiatica a Pechino - ha richiesto una commissione d'inchiesta internazionale sull'olocausto risulta estremamente funzionale nel senso di una ravisione critica che sia il più possibile imparziale e esente dai meccanismi coercitivi d'influenza del Sionismo mondiale.

Il mito fondatore dell'entità sionista è dunque la menzogna dello sterminio dei sei milioni di ebrei in Europa che, come scrive Garaudy, ha legittimato l'occupazione del territorio palestinese da parte dei sionisti e la creazione di uno Stato neo-colonialista nel Vicino Oriente.

Un avvenimento che altrimenti non trova alcuna giustificazione nè storica nè di altro ordine: l'invenzione artificiosa di un entità statale per un popolo materialmente disperso nei quattro angoli del pianeta.

Un altro dei miti duri a morire è quello relativo alla menzogna del popolo senza terra per una terra senza popolo elaborato dalla propaganda sionista fin dai primi anni Venti del secolo scorso.

In realtà quando gli ebrei si installarono in Palestina esisteva una stragrande maggioranza della popolazione araba di fede islamica e cristiana (oltre l'80% all'indomani del primo conflitto mondiale) da risultare assurda qualsivoglia pretesa ebraica su questo territorio.

L'unica reale legittimazione per la conquista sionista della Palestina appare dunque fondata su motivazioni esclusivamente bibliche, collegate ad una visione distorta della teologia del Vecchio Testamento.

"Le stesse statistiche del Governo israeliano mostrano che il 15% degli israeliani sono religiosi. Questo non impedisce al 90% di essi di affermare che questa terra è stata data loro da Dio ...al quale non credono!".
 (citazione dal libro di Nathan Weinstock - "Le Sionisme contre Israel" - ediz. Maspero - Paris 1969)

L'attuazione di un simile piano di occupazione territoriale venne elaborata metodicamente dai dirigenti sionisti degli anni Trenta; dai vari Chaim Weizzman e Vladimir Jabotinsky (per i sionisti più radicali il vero padre fondatore dell'entità sionista) attraverso l'acquisizione di territori arabi ,  con contratti spesso illegalmente estorti ai legittimi proprietari, con lo smembramento delle vecchie istituzioni agricoli palestinesi, con la costituzione di colonie di lavoro autogestite dai sionisti (i kibbutz) e da loro difese armi alla mano con milizie di fanatici fondamentalisti accorsi da mezzo mondo nell'Eretz Israele.

Queste iniziative promosse fin dagli anni Venti del Novecento dalla Jewish Agency e dai vari Keren Kehyemet Le Israel, dal Keren Hayeshod, dal World Jewish Congress e da altre istituzioni pro-sioniste serviranno, al momento della costituzione dello Stato d'Israele, per fondare i nuclei direttivi, la direzione strategica, politica e militare, gli uffici di collegamento estero, le società e le imprese, la polizia e il futuro esercito dell'entità sionista.

L'Haganà , la Banda Stern, l'Irgun Zvei Levi sarebbero infatti state inquadrate e incorporate successivamente al primo conflitto arabo-israeliano (1948-49) nei ranghi di "tsahal" e utilizzati come serbatoio di uomini per i futuri servizi di sicurezza israeliani (Mossad e Shin Beth).

Analogamente dalla Jewish Agency verranno reclutati i futuri dirigenti della politica israeliana.

"La politica agraria dei dirigenti israeliani - scrive Israel Shahak citato nel volume da Garaudy - è stata quella di una spoliazione metodica dei contadini arabi. Per cancellare perfino il ricordo dell'esistenza della popolazione agricola palestinese e accreditare il mito del "paese deserto" , i villaggi arabi furono distrutti con le loro case, i loro recinti e anche i loro cimiteri. Per convincere che prima di Israele la Palestina era deserta , centinaia di villaggi sono stati spianati dai buldozer con le loro case, le loro recinzioni , i loro cimiteri e le loro tombe."

Dovete leggere il volume di Roger Garaudy esempio di efficace controinformazione e testimonianza autorevole nella lotta culturale contro il sionismo e i suoi complici.

 

Ultimo aggiornamento: domenica 25 giugno 2006