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Quei maledetti
Nazionalsocialisti - di Joseph Goebbels
A Cura di Harm Wulf
Quello che segue è un pamphlet Nazionalsocialista largamente diffuso già
prima del 1933. La traduzione del titolo è approssimativa. (1) Ne furono
stampate diverse centinaia di migliaia di copie. Rappresenta un buon
sommario delle linee base della propaganda Nazionalsocialista proprio
prima della presa del potere del Führer nel 1933.
Perché siamo Nazionalisti?
Siamo nazionalisti perché consideriamo la Nazione l'unica via per
riconciliare (4) tutte le sue forze allo scopo di conservare e
migliorare la nostra esistenza e le nostre condizioni di vita. La
Nazione è l'unione organica di un popolo allo scopo di proteggere la
propria vita. Essere nazionalisti significa affermare quest'unione con
le parole e con le azioni. Essere nazionalisti non ha nulla a che vedere
con una forma di governo o con un simbolo. E' un'affermazione di
contenuti, non di forme esteriori. Le fogge (5) possono mutare, ma i
loro contenuti restano. Se le forme e i contenuti coincidono, in quel
caso il nazionalista sostiene entrambi. Se entrano in conflitto, il
nazionalista lotta per il contenuto e contro la forma. Non si può
coprire il contenuto con un simbolo. Se ciò accade, si sta conducendo la
battaglia nel campo sbagliato e si perde forza in vuoti formalismi.
L'obiettivo reale del nazionalismo, la Nazione, viene smarrito. Oggi, in
Germania, le cose stanno così. Il nazionalismo si è trasformato in
patriottismo borghese e i suoi difensori stanno combattendo contro i
mulini a vento. Si parla della Germania e s'intende la monarchia. Altri
proclamano la libertà e intendono Nero, Bianco e Rosso (6). Sarebbe
forse diversa, oggi, la nostra situazione se sostituissimo la repubblica
con una monarchia e sventolassimo la bandiera nera, bianca e rossa? La
colonia (7) avrebbe una carta da parati diversa, ma la sua natura, il
suo contenuto rimarrebbe esattamente lo stesso. Veramente le cose
potrebbero essere perfino peggiori, perché una facciata che nascondesse
i fatti disperderebbe le forze che oggi lottano contro la schiavitù.
Il patriottismo borghese è il privilegio di una classe. Ed è la vera
ragione del suo declino. Quando 30 milioni di persone sono favorevoli a
qualcosa ed altrettante sono contrarie, le parti si bilanciano e non
accade nulla. Questo è ciò che accade da noi. Noi siamo divenuti i paria
del mondo intero non perché non abbiamo il coraggio di resistere, ma
perché tutta la nostra energia nazionale viene sprecata in battibecchi,
infiniti quanto sterili, fra la destra e la sinistra. Questa nostra
strada va solo in discesa e potremmo già predire oggi quando cadremo
nell'abisso. Il nazionalismo raggiunge maggiormente le masse
dell'internazionalismo. Vede le cose come sono. Solo chi rispetta se
stesso può rispettare gli altri. Se come nazionalista tedesco sostengo
la Germania, come posso negarlo a un nazionalista francese che fa lo
stesso per la Francia? Solo quando queste due posizioni si scontrano su
questioni vitali vi sarà lotta politica e di potere. L'internazionalismo
non può annullare questa realtà. I suoi tentativi alla prova dei fatti
falliscono completamente. Ed anche quando i fatti paiono avere una certa
validità, allora la natura, il sangue, la volontà di vivere, e la lotta
per l'esistenza sulla dura terra dimostrano la falsità delle sue belle
teorie. La colpa del patriottismo borghese era quella di confondere una
certa forma economica con la Nazione. Associava due cose che sono
totalmente diverse. Le forme economiche, per quanto possano apparire
definitive, sono variabili. La Nazione è eterna. Se si lega (9) ciò che
è eterno con ciò che è temporaneo, il primo, l'immortale,
inevitabilmente crollerà quando cadrà il secondo, il provvisorio. Questo
fu il reale motivo del crollo della società liberale. Essa non era
radicata in ciò che è immortale, ma in ciò che è effimero, e quando il
provvisorio iniziò il proprio declino trascinò con se anche ciò che è
perenne. Oggi il patriottismo è solo una comoda giustificazione per un
sistema che porta con sé una crescente miseria economica. Questo è
l'unico motivo per cui il giudaismo internazionale organizza la lotta
delle classi proletarie contro ambedue queste forze, quella economica e
la Nazione, e le sconfigge. Compreso ciò, il giovane nazionalismo
formula le proprie richieste perentorie. La fede nella Nazione è cosa di
tutti, non di un solo gruppo, di un'unica classe o di una cricca
economica soltanto. Ciò che è eterno deve essere distinto da ciò che è
mortale (10). Sostenere un sistema economico marcio non ha nulla a che
vedere col nazionalismo, che è l'affermazione della Patria. Si può amare
la Germania e odiare il capitalismo. E non solo si può, ma si deve. Solo
annientando un sistema di sfruttamento si raggiunge il cuore della
rinascita del nostro popolo. Siamo nazionalisti perché, come tedeschi,
amiamo la Germania. E siccome amiamo la Germania, la vogliamo proteggere
e vogliamo combattere contro coloro che vogliono distruggerla. Quando un
comunista urla "Abbasso il nazionalismo!", parla dell'ipocrita
patriottismo borghese che vede l'economia solo come un metodo di
riduzione in schiavitù. Se noi spieghiamo agli uomini di sinistra che il
nazionalismo, cioè l'affermazione della Patria, e il capitalismo, che
rappresenta l'abuso delle sue risorse, non hanno nulla a che spartire,
anzi sono come il fuoco e l'acqua, allora anche loro, come socialisti,
giungeranno a sostenere la Nazione, che ora vogliono conquistare. Questo
è il nostro vero compito di Nazionalsocialisti. Siamo stati i primi a
riconoscere questi rapporti e i primi ad iniziare la lotta. Come
socialisti abbiamo percepito i più profondi auguri che ci manda la
Nazione, e come nazionalisti vogliamo stimolare la giustizia sociale in
una nuova Germania. Una giovane patria si leverà quando il fronte
socialista sarà compatto. Il socialismo diverrà realtà quando la Patria
sarà libera.
Perché siamo Socialisti?
Siamo socialisti perché vediamo nel socialismo, che rappresenta
l'unione di tutti i cittadini, la sola occasione di conservare la nostra
eredità razziale, di riacquistare la nostra libertà politica e di
rinnovare lo stato tedesco. Il socialismo è la dottrina della
liberazione della classe lavoratrice. Esso promuove l'ascesa della
quarta classe e la sua incorporazione nell'organismo politico della
Patria, ed è inestricabilmente legato alla rottura dell'attuale
schiavitù e alla riconquista della libertà tedesca. Quindi il socialismo
non è una questione che riguarda esclusivamente la classe degli
oppressi, ma è cosa di tutti, perché liberare il popolo tedesco dalla
schiavitù è lo scopo della politica contemporanea. Il socialismo
raggiunge la sua vera forma soltanto attraverso una fratellanza totale
che si batte con le prorompenti energie di un nazionalismo nuovamente
vigile. Senza il nazionalismo, il socialismo non è nulla, è un fantasma,
una pura teoria, un castello in aria, un bel testo. Con esso è tutto, è
il futuro, la libertà, la Patria! La colpa del pensiero liberale è stata
quella di trascurare le forze del socialismo che volevano edificare la
Nazione, permettendo in tal modo che le loro energie sfociassero verso
direzioni anti-nazionali. La colpa del marxismo è stata di degradare il
socialismo ad una faccenda di salari e di ventri (11), ponendolo in
conflitto con lo Stato e con l'esistenza nazionale. La comprensione di
questi due fatti ci porta verso un nuovo significato di socialismo, che
rivede la propria natura in funzione nazionalista, di edificazione dello
Stato, liberatrice e costruttiva. Il borghese sta per lasciare la scena
della storia. Al suo posto giungerà la classe dei lavoratori che
producono, la classe lavoratrice, che fino ad oggi è stata oppressa.
Essa sta cominciando a realizzare la propria missione politica. E'
coinvolta in una lotta aspra e dura per il potere politico poiché cerca
di divenire parte dell'organismo della Nazione. La battaglia ha avuto
inizio sul piano economico; finirà su quello politico. Non è
semplicemente una questione di salari, non è neppure una faccenda di ore
di lavoro giornaliere -sebbene non si debba mai scordare che queste cose
sono essenziali, forse la parte più significativa della piattaforma
socialista- ma, assai più importante, il nodo è quello di incorporare
(12) una classe potente e responsabile nello Stato, forse perfino di
renderla la forza dominante nella futura politica della Patria. La
borghesia non vuole riconoscere la forza della classe lavoratrice. Il
marxismo l'ha rinchiusa in una camicia di forza che la condurrà alla
rovina. Mentre la classe lavoratrice, gradualmente, si disintegra nel
fronte marxista, dissanguandosi, la borghesia e il marxismo si sono
accordati sui capisaldi (13) del capitalismo, e ora si preoccupano di
salvaguardarlo e difenderlo in molti modi, spesso occulti.
Noi siamo socialisti perché riteniamo la questione sociale una
questione di necessità e di giustizia proprio per l'esistenza di uno
Stato per il nostro popolo, e non una questione di carità a buon mercato
o d'insulso sentimentalismo. Il lavoratore ha diritto a un livello di
vita che corrisponda a quello che produce. Non intendiamo chiederlo per
favore, questo diritto. Incorporare il lavoratore nell'organismo dello
Stato non è questione critica solo per lui, ma lo è per la Nazione
intera. La cosa è ben più importante delle otto ore giornaliere. Si
tratta di dar forma ad un nuovo Stato, consapevole, che includa ogni
cittadino che produce. Dato che i poteri politici odierni non vogliono o
non sono capaci di far ciò, è il socialismo che deve battersi per
questo. Questo è uno slogan di lotta sia interno che esterno.
All'interno è diretto allo stesso tempo sia ai partiti borghesi che ai
marxisti, poiché ambedue sono nemici giurati del futuro Stato dei
lavoratori. All'estero è diretto a tutti quei poteri che minacciano la
nostra esistenza nazionale e quindi la possibilità di un futuro Stato
socialista e nazionale. Il socialismo è possibile soltanto in uno Stato
che sia unito all'interno e libero a livello internazionale. La
borghesia e il marxismo sono responsabili di aver fallito ambedue questi
obiettivi, l'unità interna e la libertà internazionale. E non ha
importanza quanto queste due forze asseriscano di essere nazionali o
sociali, rimangono nemiche giurate dello Stato socialista e nazionale.
Quindi dobbiamo battere politicamente ambedue queste forze. Le linee del
socialismo tedesco sono nette e il nostro cammino chiaro.
Noi siamo contro la borghesia politica, per un nazionalismo autentico!
(14)
Noi siamo contro il marxismo, per un vero socialismo!
Noi vogliamo il primo Stato nazionale tedesco di tipo socialista!
Noi sosteniamo il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi!
Perché un partito dei lavoratori?
Il lavoro non è la maledizione del genere umano, ma la sua
benedizione. Si diventa uomini (15) attraverso il lavoro. Esso ci
migliora, (16) ci fa forti e consapevoli, ci eleva sopra tutte le altre
creature. Il lavoro, nel suo significato più profondo, è creativo,
fecondo e creatore di cultura. Senza il lavoro, non c'è cibo. Senza
cibo, non esiste la vita. L'idea che più si hanno le mani sporche, più
il lavoro è degradante, è una falsità giudaica,non un'idea tedesca.
Ovunque, il tedesco prima chiede come, poi cosa. Non è tanto una
questione della posizione che si occupa, quanto un problema di come si
svolge il lavoro che Dio ci ha dato. Abbiamo scelto il nome di partito
dei lavoratori perché vogliamo riscattare la parola lavoro dal suo
attuale significato e restituirgli quello originario. Chiunque produce
valore è un creatore e quindi un lavoratore. Noi ci rifiutiamo di fare
distinzioni fra un lavoro ed un altro. Il nostro unico principio è se il
lavoro serve alla comunità, o perlomeno non la danneggia, oppure se è
nocivo per essa. Il lavoro è servizio. Se agisce contro il benessere
generale, allora è tradimento della patria. Le assurdità marxiste
rivendicavano la liberazione dal lavoro, denigrando così anche quello
dei propri sostenitori e vedendolo come una maledizione e un disonore.
Abolire il lavoro non è assolutamente il nostro scopo, piuttosto
vogliamo restituirgli un nuovo significato e un nuovo contenuto. Nello
stato capitalista, il lavoratore - ed è la sua sfortuna più grande - non
è più un essere umano vivo, un creatore, un realizzatore. E' divenuto
una macchina. Un numero, una rotella dell'ingranaggio senza più alcun
senso o comprensione. Egli è del tutto alienato da ciò che produce. Per
lui il lavoro è soltanto un modo per sopravvivere, e non il cammino per
fortune più elevate, non una gioia, non qualcosa del quale andare fiero,
o soddisfatto, o qualcosa da cui trarre stimolo o il modo per costruire
il proprio carattere. Siamo un partito di lavoratori perché nella
battaglia prossima fra la finanza e il lavoro vediamo l'inizio e la fine
della struttura del ventesimo secolo. Noi siamo dalla parte del lavoro e
contro la finanza. Il danaro è l'unità di misura del liberalismo, il
lavoro e il suo risultato sono quelli dello stato socialista. Il
liberale chiede: "Cosa fai?"(17). Un socialista invece domanda: "Chi
sei?". Li divide un abisso. Noi non vogliamo che tutti facciano la
stessa cosa. E non vogliamo neppure livelli nella popolazione, alto e
basso, sopra o sotto. L'aristocrazia del nostro (18) Stato non sarà
decisa dal possesso del danaro, ma solo dalla qualità dei risultati
individuali. Sarà il servizio a far guadagnare i meriti. Gli uomini si
distingueranno dai risultati del loro lavoro, che è il segno più sicuro
del carattere e del valore di una persona. Il valore del lavoro per il
socialismo sarà determinato dal suo valore per lo Stato, per l'intera
comunità. Lavoro significa creare valore, non contrattare. Il soldato è
un lavoratore quando sguaina la spada per proteggere l'economia
nazionale. Anche l'uomo di stato è un lavoratore quando da alla Nazione
forma e volontà che l'aiutano a produrre ciò di cui ha bisogno per la
vita e la libertà. Una fronte pensosa (19) è un segno di duro lavoro
quanto un braccio (20) potente. Un impiegato non deve vergognarsi di
rivendicare con orgoglio ciò di cui si vanta il lavoratore manuale: il
lavoro. Le relazioni fra questi due gruppi di persone determinano il
loro reciproco destino. Nessuno dei due può sopravvivere senza l'altro,
poiché entrambi sono membri di un organismo che hanno insieme l'obbligo
di sostenere se vogliono difendere e sviluppare il proprio diritto di
esistere. Ci definiamo partito dei lavoratori perché vogliamo liberare
il lavoro dalle catene del capitalismo e del marxismo. Nel combattere
per il futuro della Germania, noi l'ammettiamo liberamente, ed
accettiamo l'odio della borghesia liberale come conseguenza. Sappiamo
che avremo successo e dalle loro maledizioni faremo scaturire nuove
benedizioni. Dio ha concesso alle Nazioni il territorio perché vi cresca
il grano. Il seme diventa grano e il grano pane. L'intermediario di
tutto questo è il lavoro. Chi disprezza il lavoro ma ne accetta i
benefici è un ipocrita. Questo è il significato più profondo del nostro
movimento: esso restituisce alle cose il proprio significato originario,
senza preoccuparsi se oggi esse sono in pericolo di sprofondare nella
palude di una visione del mondo fallimentare. Chi crea valore lavora e
quindi è un lavoratore. Un movimento che vuole liberare il
lavoro è un partito dei lavoratori. Perciò noi Nazionalsocialisti ci
definiamo un partito dei lavoratori. Quando le nostre bandiere
vittoriose sventolano davanti a noi, cantiamo:
"Siamo l'esercito della Svastica,
Alziamo le bandiere rosse!
Vogliamo sgombrare la strada della libertà
Per il lavoro tedesco!" (21)
Perché ci opponiamo agli ebrei?
Ci opponiamo agli ebrei perché difendiamo la libertà del popolo
tedesco. Gli ebrei sono la causa e i beneficiari della nostra schiavitù.
Hanno abusato della sofferenza sociale delle grandi masse per
approfondire la già terribile divisione fra la destra e la sinistra del
nostro popolo, per dividere la Germania in due parti (22), nascondendo
in tal modo la vera ragione della sconfitta nella Grande Guerra e
falsificando la natura della rivoluzione.
L'ebreo non ha alcun interesse a risolvere la questione tedesca. Non può
avere un interesse di tal genere. Egli conta che rimanga irrisolta. Se
il popolo tedesco costituisse una comunità unita e riacquistasse la
propria libertà, non ci sarebbe più posto per l'ebreo. Egli è più forte
se un popolo vive in uno stato di schiavitù interna e internazionale, ma
non lo è più quando il popolo è libero, industrioso, consapevole e
determinato. L'ebreo è causa dei nostri problemi e vive di questi.
Questa è la ragione per cui ci opponiamo agli ebrei, sia come
nazionalisti che come socialisti. Hanno rovinato la nostra razza,
corrotto la nostra moralità, svuotato i nostri costumi e spezzato la
nostra forza. Lo dobbiamo a loro se oggi siamo i paria del mondo. Fino a
quando eravamo tedeschi, loro erano solo dei lebbrosi. Nel momento in
cui abbiamo scordato la nostra natura, essi hanno trionfato su di noi e
sul nostro futuro. L'ebreo è il vero demone della decomposizione. Viene
a galla dove trova sporcizia e putridume, e comincia il proprio lavoro
di macellaio fra le Nazioni. Si nasconde dietro una maschera e si
presenta alle proprie vittime come amico, e prima d'essere riconosciuto
spezza loro il collo. L'ebreo non è creativo. Non produce nulla,
contratta soltanto (23). Contratta stracci, abiti, immagini, gioielli,
grano, titoli, medicine, popoli e stati. E, in un modo o nell'altro, ha
rubato qualsiasi cosa con cui fa affari. Quando attacca lo Stato è un
rivoluzionario. Non appena ha preso il potere, predica pace e ordine
così da poter divorare comodamente le proprie conquiste. Cosa ha a che
fare l'antisemitismo col socialismo? Io porrei la domanda in questo
modo: Cosa hanno a che spartire gli ebrei col socialismo? Il socialismo
ha a che fare col lavoro. Quando mai si è visto lavorare uno di loro,
invece di saccheggiare, rubare e vivere del sudore degli altri? Come
socialisti siamo avversari degli ebrei perché vediamo in loro
l'incarnazione del capitalismo, e dell'abuso dei beni della Nazione.
Cosa ha a che fare l'antisemitismo col nazionalismo? Io porrei la
domanda in questo modo: Cosa hanno a che spartire gli ebrei col
nazionalismo? Il nazionalismo ha a che fare col sangue e con la razza.
L'ebreo è il nemico e il distruttore della purezza del sangue, il
distruttore consapevole della nostra razza. Come nazionalisti ci
opponiamo agli ebrei perché in loro vediamo l'eterno nemico del nostro
onore nazionale e della nostra libertà. Ma l'ebreo, dopo tutto, è anche
un essere umano. Certamente, nessuno di noi ne dubita. Dubitiamo solo
che sia un essere umano decente. Non ha nulla a che vedere con noi. Lui
vive secondo leggi diverse dalle nostre. Il fatto che sia un essere
umano non è una ragione sufficiente per permettergli di sottometterci in
modo disumano. Può darsi che sia un essere umano, ma che razza di essere
umano! Se qualcuno schiaffeggia vostra madre, commentate forse: "Grazie!
Dopo tutto è un essere umano!"? Quello non è un essere umano, è un
mostro. E l'ebreo, che ha fatto molto di peggio alla madre di tutti noi,
la Germania, e continua a farlo? (24) Ci sono anche ebrei bianchi (25).
E' vero, ci sono fra noi dei farabutti che, benché tedeschi, agiscono in
modo immorale contro i propri camerati di sangue e di razza. Ma perché
li chiamiamo ebrei bianchi? Usiamo questo termine per descrivere
qualcosa di inferiore e spregevole. Proprio per questo lo facciamo.
Perché ci chiedete il motivo della nostra opposizione agli ebrei quando
siete, senza saperlo, dei loro? L'antisemitismo non è cristiano. Ciò
significa che è da cristiani consentire agli ebrei di continuare così:
strapparci la pelle e deriderci. Essere cristiano significa amare il
nostro simile come noi stessi! Il mio simile è il mio camerata di razza.
Se lo amo, devo odiare i suoi nemici. Chi si sente tedesco (26) deve
disprezzare gli ebrei. La prima condizione esige la seconda. Cristo
stesso si rese conto che l'amore non sempre era efficace. Infatti quando
trovò i mercanti(27) nel tempio, non disse: "Ragazzi, amatevi l'un
l'altro!". Afferrò la frusta e li cacciò via. Ci opponiamo agli ebrei
perché sosteniamo il popolo tedesco. L'ebreo è la nostra sventura più
grande. Non è vero che mangiamo gli ebrei a colazione. E' vero che,
lentamente ma sicuramente, essi ci stanno derubando di tutto quello che
abbiamo. Le cose sarebbero diverse se ci comportassimo da tede
Richieste rivoluzionarie.
Noi non entriamo in parlamento per usare i metodi parlamentari.
Sappiamo che il destino dei popoli è determinato dalle personalità, mai
dalle maggioranze parlamentari. L'essenza della democrazia parlamentare
è il principio di maggioranza, che distrugge la responsabilità personale
e esalta la massa. Poche decine di mascalzoni e di rottami muovono le
fila dietro le quinte. L'aristocrazia dipende dal risultato, che è la
legge del più capace, e la subordinazione del meno abile alla volontà
del capo(28). Ogni forma di governo -non importa se esteriormente appaia
democratico o aristocratico- si appoggia sulla costrizione. L'unica
differenza è se questa è una benedizione o una maledizione per la
comunità. Ciò che vogliamo è nuovo, decisivo, radicale e rivoluzionario
del senso più profondo della parola. Ciò non ha nulla a che vedere con
le sommosse e le barricate. Anche se cose del genere possono talvolta
(29) accadere. Le rivoluzioni sono atti spirituali. Fanno la prima
apparizione nel popolo, poi in politica e quindi nell'economia. Un
popolo nuovo crea strutture nuove. La trasformazione che vogliamo è
innanzi tutto spirituale; ciò cambierà necessariamente le cose.
Quest'atto rivoluzionario inizia a manifestarsi in noi. Il risultato è
un nuovo tipo umano, evidente per chi è perspicace: il
Nazionalsocialista. Coerente col suo atteggiamento spirituale, il
Nazionalsocialista in politica fa delle richieste intransigenti. Per lui
non ci sono né se né ma, soltanto o questo o quello(30). Egli pretende:
La restituzione dell'onore Tedesco. Senza onore, non si ha diritto di
vivere. Una Nazione che ha impegnato il proprio onore, ha dato in pegno
il proprio pane. L'onore è il fondamento di ogni comunità popolare. La
perdita del nostro onore è la vera ragione della perdita della nostra
libertà. Al posto dell'attuale colonia di schiavi, vogliamo sia
restaurato uno Stato nazionale tedesco. Per noi, lo Stato non è un fine
a se, ma piuttosto un mezzo per raggiungere un fine. Il fine ultimo è la
razza, che riassume tutte le forze viventi e creative del popolo. La
struttura statale che oggi prende il nome di repubblica tedesca non è la
via per mantenere la nostra eredità razziale. E' divenuta qualcosa di
fine a se stesso che non ha più un legame reale col popolo e coi suoi
bisogni. Noi vogliamo abolire questa colonia di schiavi e sostituirla
con un libero stato popolare. Vogliamo pane e lavoro per ogni tedesco
che produce e per ogni camerata di sangue. Il salario deve essere
commisurato al risultato. Ciò significa paghe maggiori per i lavoratori
tedeschi! E fermerà gli scontri privi di senso in cui oggi siamo
impegnati. Prima di tutto case e lavoro per il popolo, poi pagare le
riparazioni (31)! Non c'è democratico o repubblicano che abbia il
diritto di lagnarsi di questa richiesta, perché fu proclamata come una
bandiera, per la prima volta, dalla Germania di Novembre(32) ! Vogliamo
soltanto che quello slogan divenga realtà. Prima provvedere a ciò che è
essenziale! Prima di tutto dobbiamo far fronte ai bisogni del popolo,
poi potremo produrre il superfluo. Dare lavoro a chi ha volontà di
lavorare! Dare la terra ai contadini! La politica estera tedesca, che
oggi vende ciò che abbiamo a tariffe sottocosto deve essere
completamente ribaltata e deve fissarsi in modo radicale sulla necessità
tedesca dello spazio vitale, traendone le necessarie conclusioni
politiche. Vogliamo pace fra chi produce (33)! Ognuno deve compiere il
proprio dovere per il benessere dell'intera comunità. Lo Stato ha quindi
la responsabilità di proteggere l'individuo, garantendogli il frutto del
proprio lavoro. La comunità del popolo non deve essere un semplice modo
di dire, ma una realizzazione rivoluzionaria che scaturisce dalla
soddisfazione dei bisogni vitali primari della classe dei lavoratori.
Una battaglia spietata contro la corruzione! Una guerra contro lo
sfruttamento; vogliamo la libertà per i lavoratori! L'eliminazione di
tutte le pressioni (34) economico-capitalistiche sulla politica
nazionale. Una soluzione del problema ebraico! Richiediamo
l'eliminazione sistematica da ogni settore degli elementi di razza
straniera. Dovrà esserci un cordone sanitario fra tedeschi e non
tedeschi realizzato esclusivamente su basi razziali, e non sulla
nazionalità o addirittura sul credo religioso. Basta col parlamentarismo
democratico! Creare un parlamento basato sui mestieri e sulle
professioni che determinano la produzione. La leggi nazionali saranno
decise da un organismo politico che conquisterà il proprio ruolo secondo
le leggi della forza e della selezione. Vogliamo il ripristino della
lealtà e della fiducia nella vita economica. Il rovesciamento totale
dell'ingiustizia che ha sottratto a milioni di tedeschi ciò che
possedevano. Rivendichiamo il diritto della personalità prima di quello
della massa. I tedeschi avranno sempre la precedenza su stranieri ed
ebrei. Vogliamo una battaglia contro il veleno distruttivo della cultura
internazionale ebraica! Il rafforzamento delle forze tedesche e dei
costumi tedeschi. L'eliminazione dei corrotti principi semitici e della
decadenza razziale. Chiediamo la pena di morte per i crimini contro la
comunità popolare! La forca per i profittatori e gli usurai! Un
programma inflessibile realizzato da uomini che lo adempiano
ardentemente. Basta con gli slogan, vogliamo delle energie viventi.
Questo è ciò che vogliamo!
1 Vedi nota 3.
2 Per informazioni dettagliate su Mjölnir (Hans Schweitzer) vedi:
http://www.thule-italia.com/arte/Schweitzer.html
3 E' stato tradotto letteralmente il titolo inglese (Those Damned
Nazis). La traduzione del titolo originale tedesco (Die
verfluchten Hakenkreuzler. Etwas zum Nachdenken) è: La maledetta croce
uncinata. Qualcosa che fa riflettere.
4 Anche "far incontrare".
5 L'originale inglese è "forms", ovvero forme. Si è preferito "fogge",
ma si potrebbe utilizzare anche "strutture".
6 I colori della bandiera tedesca.
7 Il termine utilizzato dal Ministro è, quasi ottant'anni dopo,
perfettamente indicato anche per le situazioni "nazionali"
odierne.
8 Anche "diffamando".
9 Letteralmente: "mischia".
10 Letteralmente: "temporaneo".
11 Letteralmente: "stomaci".
12 Sarebbe "integrare", ma visto l'uso distorto che si fa ai nostri
giorni di questa parola, ho preferito non utilizzarla.
13 Letteralmente: "linee di fondo".
14 Anche "sincero".
15 Letteralmente: "un uomo diventa uomo".
16 Letteralmente: "ci innalza".
17 Letteralmente: "cosa sei?".
18 Letteralmente: "futuro" oppure "che verrà".
19 Letteralmente: "una fronte solcata". Dal seguito della frase appare
più chiaro, a mio avviso, "pensosa".
20 Letteralmente: "un pugno potente". Mi appariva scorrere meglio
"braccio".
21 E molto probabile che il Ministro si riferisca alla terza strofa
della canzone Es pfeift von allen Dächern di Roman
Hädelmayr, del 1926. Vedi
http://ingeb.org/Lieder/espfeift.html, sito
dove la canzone può essere anche ascoltata.
22 Letteralmente: "metà".
23 Letteralmente: "contratta soltanto i prodotti".
24 La traduzione di quest'ultima frase non è letterale, in quanto
suonerebbe poco comprensibile.
25 L'espressione "ebrei bianchi" venne resa famosa dall'articolo
pubblicato sul Das Schwarze Korps, il settimanale della SS, il 15 luglio
1937, intitolato appunto "Weisse Juden" in der Wissenschaft ("Ebrei
bianchi" nella scienza). Dell'articolo riportiamo un passaggio che
spiega il significato dell'espressione utilizzata dal Ministro Göbbels:
"...Perché non sono gli individui di razza ebraica in sé e per sé i più
pericolosi, più pericoloso è lo spirito che essi diffondono. E i
portatori di questo spirito purtroppo non sono solo gli ebrei, ma anche
alcuni tedeschi. [...] La voce popolare ha coniato per questi portatori
di bacilli ebraici il termine "ebrei bianchi", un termine che colpisce
molto bene nel segno perché allarga il concetto di "ebreo" al di là
della razza. Costoro sono ebrei nel carattere, nei sentimenti, nello
spirito. Essi si sono volontariamente aperti allo spirito ebraico,
perché ne manca loro uno proprio: sono gli adoratori dell'intelletto
cavilloso, perché mancano loro gli istinti naturali e quei valori
caratteriali che spingono gli uomini a sviluppare le proprie qualità e
ad attenersi strettamente ad esse. Vi è soprattutto un settore della
vita pubblica dove questo spirito ebraico dei "giudei bianchi" si
attacca come un virus e dove le parentele spirituale tra costoro e i
loro maestri e campioni ebraici si può sempre e irrefutabilmente
dimostrare: questo settore è quello della scienza.
26 Letteralmente: "chi pensa tedesco".
27 Letteralmente: "cambiavalute".
28 Letteralmente: "volontà della direzione".
29 Letteralmente: "qua e là".
30 Letteralmente: "soltanto o o".
31 Göbbels si riferisce alle assurde riparazioni di guerra imposte dal
Trattato di Versailles, che distrussero l'economia
tedesca.
32 Ci si riferisce alla Repubblica di Weimar, che nacque nel novembre
del 1918.
33 Letteralmente: "fra i lavoratori produttivi".
34 Letteralmente: "influenze".
Opere e discorsi di J. Goebbels
http://www.ety.com/berlin/gobbels.htm
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