Alzo Zero

                                                 

Con Teheran non scontri, ma incontri


di Massimo Fini
 

Non è negando il diritto di esistenza all’avversario che si può pensare di intavolare
trattative con lui. È quanto ha fatto il Presidente americano,George W. Bush, nel
suo discorso dell’altro giorno all’Assemblea generale dell’ONU, rivolgendosi non
ai governanti di Teheran, ma direttamente al popolo iraniano, sgarbo inaudito
dal punto di vista diplomatico, e, cosa ancor più inaudita, incitandolo a rovesciare
i propri dirigenti (se la stessa cosa l’avesse fatta Ahmadinejad, i giornali occidentali
sarebbero usciti con titoli, scandalizzati, a tutta pagina).Dove vuole arrivare Bush?
Vuole ripercorrere con l’Iran la stessa strada seguita con l’Iraq, anche se si è rivelata
disastrosa. Quindi: prima le sanzioni del Consiglio di sicurezza, per garantirsi
una copertura internazionale sulle mosse successive che sono, secondo le rivelazioni
della Cnn, il blocco navale dell’Iran col pretesto di assicurare l’efficacia delle sanzioni
e, infine, da lì il lancio di un’offensiva missilistica,
con atomiche “tattiche”, sui siti nucleari militari di Teheran, cioè la guerra. In questo
modo non si scoraggia l’Iran (…) a dotarsi dell’atomica,
ma il contrario. Bene, mi pare, ha fatto quindi Romano Prodi ad incontrare Ahmadinejad
che, piaccia o no, è il Presidente dell’Iran e, oltretutto, è arrivato al potere in modo
pacifico, attraverso elezioni, e non con la violenza e i colpi
di Stato, come altri leader internazionali con cui i Paesi occidentali pur dialogano tranquillamente.Ha fatto bene per almeno tre motivi.
1) Salvaguardare gli interessi nazionali. L’Italia è
il primo partner commerciale dell’Iran: le sanzioni colpirebbero soprattutto noi.
Ha diritto anche l’Italia ad avere degli interessi nazionali o questi devono essere
automaticamente sacrificati  a quelli degli Stati Uniti,come vorrebbero molti politici
e intellettuali italiani il cui filo-americanismo, che io chiamerei piuttosto sottoamericanismo,è così spinto da rasentare il tradimento della Nazione?
2) Può darsi che in certi casi la guerra sia necessaria, ma prima di arrivarci bisogna
fare tutto quello che si può per evitarla.
3) Dialogare e trattare con Teheran è essenziale per chiarire le sue intenzioni.
L’arricchimento dell’uranio, cui sta lavorando l’Iran, è precondizione necessaria sia
per arrivare a costruirsi il nucleare civile sia l’atomica. Impedire a un Paese di
arricchire l’uranio, come vuole l’America nel caso dell’Iran, significa impedirgli
di farsi il nucleare civile. Gli americani sostengono che l’intenzione di Teheran di
arrivare all’atomica è implicità, perché l’Iran, ricco di petrolio, non ha bisogno di
altre fonti di energia. Ora, le ricerche della BP, particolarmente attendibili
mi pare, prevedono che le riserve mondiali di petrolio,e quindi anche quelle iraniane,
si esauriranno entro il 2049 che non è lontanissimo.
In tale prospettiva, ha o non ha diritto un Paese di diversificare le proprie fonti di
energia, tanto più che il nucleare civile vuole anni di ricerche e di lavoro per essere
portato a regime e venire utilizzato? Oppure l’Iran
deve trovarsi, fra qualche decennio, senza fonti energetiche, perché così piace
agli Stati Uniti che, oltre al petrolio, hanno il nucleare civile e quello militare?
Ciò che bisogna fare non è, quindi, impedire che l’Iran proceda sulla strada dell’arricchimento dell’uranio, un diktat inaccettabile,
comprensibilmente inaccettabile, per il governo di Teheran, ma assicurarsi che
sia utilizzato solo per scopi civili. L’Iran deve, quindi, chiarire se accetta o no il
controllo degli ispettori dell’AIEA (l’Agenzia Internazionale
per l’Energia Atomica),come, peraltro, aveva già fatto (i suoi siti nucleari! erano stati riaperti alla presenza di questi ispettori),prima che il diktat del
Consiglio di sicurezza (niente arricchimento dell’uranio,
punto e basta) portasse ad un irrigidimento dei suoi dirigenti.
Questo è il punto cruciale da discutere con il governo di Teheran. Se accettano gli
ispettori, non ci sono ragioni di impedirgli di procedere nei suoi programmi nucleari. Se non quelle della prepotenza, della forza, della
violenza e della voglia di guerra.

03/10/2006


pagina di alzo zero

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003